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Il vino nella dieta

 TAGS:Tutti almeno una volta nella vita abbiamo seguito una dieta, o per prescrizione medica o semplicemente per iniziativa propria, il cui scopo è maggiormente la riduzione di peso. Quasi sempre queste diete sono abbastanza ferree ed un pò complicate da seguire, motivo per cui molto spesso siamo spinti ad abbandonarle.

Bene, oggi vedremo come affrontare una dieta complicata in una maniera più facile e sopportabile. Se si tratta di una dieta per diminuire di peso, dovete sapere che il vino può essere l?accompagnatore ideale per questi regimi alimentari che a volte possono essere davvero tediosi e noiosi.

Calorie e vini

Come vediamo nella nostra tavola di calorie e vini, per ogni 100 ml di vino si prendono meno di 85 calorie; ciò significa che il vino è una delle bevande alcoliche che meglio accompagna una dieta fatta per perdere peso, soprattutto se si prendono in considerazione altre bevande come la birra o il whisky che stanno sulle 240 calorie circa per ogni 100 ml.

Dieta Mediterranea

Il vino, oltre ad essere una delle bevande alcoliche più sane, è anche una delle più ?dietetiche? ed ha il potere, ormai comprovato, di evitare il concentrarsi di colesterolo nell?organismo. Ne è prova la cosiddetta ?Dieta mediterranea?, che comprende due bicchieri di vino al giorno; il risultato è chiaro e tondo: le persone che consumano questa dose giornalieria hanno una minore concentrazione di colesterolo rispetto a coloro che non la seguono.

Ma questo non è l?unico risultato della dieta mediterranea, in quanto è stato anche riscontrato un abbassamento del livello di grassi saturi e grassi polinsaturi, che la rende ancora più allettante. In questo modo favorisce un profilo emostatico di minore rischio.

Fondamentalmente la dieta mediterranea prevede 2 bicchieri di vino al giorno, uno a pranzo e uno a cena (oltre a seguire alcuni canoni dietetici dei paesi del mediterraneo: SpagnaFrancia, Italia, Grecia…), ed un?assiduità quasi religiosa. Ricorda che tutte le diete o regimi alimentari devono essere seguiti sotto osservazione medica e non possono essere fatte da tutti. Consigliamo di proporre al proprio nutrizionista l?aggiunta di vino nei diversi regimi alimentari o diete in quanto si possono raggiungere degli ottimi risultati ed allo stesso tempo riuscire ad affrontare la dieta in maniera più serena.

Fonte sulla Dieta Mediterranea : Mezzano y col. PCVS

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Castello Banfi Brunello Di Montalcino, rubino con riflessi granata

 

 

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Spelt Montepulciano D’Abruzzo 2007, sapore tannico

Lo Sherry e il Pedro Ximénez

 TAGS:Pedro Ximénez e Palomino Fino sono le varietà di uva che definiscono il carattere delle due regioni spagnole rispettivamente di Cordova e dell?Andalusia; ebbene proprio in questi luoghi così secchi ed afosi si producono i vini più rinomati del paese: lo Sherry (in spagnolo ?Jerez?) ed il Pedro Ximénez. Nel secolo XVI, molto prima che il mondo venisse a conoscenza del Rioja o del Ribera del Duero (due delle denominazioni d?origine più famose della Spagna), queste due bevande avevano già un enorme successo di esportazione, soprattutto verso il Regno Unito.

Fu precisamente il matrimonio tra la primogenita dei Re Cattolici Caterina d?Aragona ed il principe Arturo d?Inghilterra a potenziare il commercio di questi prodotti oltre frontiera. Al punto che molto tempo dopo, nel secolo XIX, lo Sherry rappresentava il 40% delle importazioni di vino dell?isola.

Per negligenza si è soliti confondere lo Sherry con il Pedro Ximénez, a causa del loro colore, praticamente identico,  e della loro vicina provenienza. Tuttavia le differenze tra i due non sono poche. Il primo è un vino secco da antipasti, elaborato con uva Palomino Fino; mentre il secondo è un vino dolce prodotto con la varietà Pedro Ximénez, ideale per accompagnare i dessert. L?unione tra le due bevande è dovuta solo alla loro terra, in quanto entrambe hanno bisogno di molte ore di sole e di poca acqua. Inoltre tutti e due sono prodotti fortificati, ciò significa che viene loro aggiunto dell?alcol vinico dopo la fermentazione e che entrambe vengono poi travasati in botti di rovere per l?invecchiamento in soleras.

Una volta nelle cantine, le botti vengono disposte in forma piramidale, lasciando sempre la più vecchia sotto e le più giovani in alto e, per il loro imbottigliamento, il cantiniere ne prende una porzione da ogni recipiente. Alla fine le botti vengono riempite utilizzando il vino più giovane. In questo modo lo Sherry ed il Pedro Ximénez si mantengono sempre freschi. Un Pedro Ximénez, per esempio, può rimanere in botte talmente tanto tempo, che ci sono ancora sul mercato delle etichette,con quotazioni altissime, della vendemmia del 1924.

Il vino Jerez (Sherry), elaborato sempre secco con la varietà di uva Palomino Fino, deve il suo nome al paese Jerez de la Frontera, nel sud della Spagna, in Andalusia. In generale, le cantine, appartenenti a delle grandi aziende, producono la bevanda solo in questa città ed in altri due paesi limitrofi: Sanlúcar de Barrameda e Puerto de Santa María.

Per tenere alta l?immagine, negli ultimi anni l?elaborazione dello sherry è regolata da una serie di norme, tra cui: limitare la quantità di vino che può essere venduto ogni anno da una cantina; proibirne la vendita all?ingrosso ed infine permettere l?inserimento dell?annata nelle etiichette dei vini premium.

Guida utile per comprare e bere vino

 TAGS:Fa une settimane abbiamo dato alcune indicazioni su come scegliere un buon vino, però non tutte, chiaramente. Quindi continuiamo su questo stesso tema.

I vini creati per essere conservati sono in netta minoranza. La maggior parte delle etichette sul mercato sono disegnate per essere utilizzate in un periodo massimo di 2 anni; ciò avviene con la maggior parte dei vini bianchi e dei rossi denominati giovani. Ad esempio, quando i produttori stabiliscono unicamente l?uva e la data di raccolta, stanno comunicando che il vino è stato prodotto per essere consumato in meno di 2 anni. Di solito, detti vini sono molto leggeri, fruttati, e facili da bere. Se, oltre all?anno e all?uva, sull?etichetta è specificato che il vino è riserva, ciò significa che esso è stato conservato per almeno 6 mesi in recipienti di legno, normalmente botti di rovere francese o americano, prima della sua messa in vendita.

In generale, quanto più tempo il vino abbia trascorso nel legno, tanto più sarà costoso. Questo tipo di invecchiamento gli dà maggiore longevità e per di più aumenta il contenuto di tannini, una componente che è strettamente relazionata con la sensazione di astringenza nella bocca.

Un vino riserva può conservare le sue proprietà tra i 3 ed i 5 anni, nonostante ci siano delle eccezioni. Infine ritroviamo i vini da conservazione, pensati per essere consumati almeno 6 anni dopo la loro produzione (alcuni lanciano sul mercato questi vini con un invecchiamento sufficiente a renderne possibile il consumo già al momento dell?acquisto).

Nel cosiddetto Nuovo Mondo vitivinicolo (America, Australia o Sudafrica, tra gli altri), nonostante non esistano delle regole che identifichino legalmente i tipi di vino messi sul mercato, ci sono condizioni che si ripetono e che mirano a dare al consumatore degli indizi riguardo alla propia elaborazione. Quando un?etichetta indica “varietale” significa che il vino viene prodotto da un unico vitigno, come ad esempio il Tannat o il Cabernet Sauvignon. Al contrario, le bottiglie prodotte con 2 vitigni si chiamano “bivarietali”, mentre i vini blend (o assemblaggio o cuvée) sono quelli in cui sono stati mischiati 3 o più tipi di uva.

Regole di consumo: i calici di vino

I dubbi vengono sempre dalla tavola: Che tipo di calice dobbiamo usare per il vino e qual?è il limite della sua servita? Pur essendoci calici disegnati appositamente per risaltare al massimo l?aroma o la fragranza per ogni tipo di varietà (ad esempio per lo Chardonnay, il Merlot o il Syrah), di solito se ne scelgono tra 3 tipi:

  • Standard da 125 ml
  • Generoso da 175 ml
  • Grande da 250 ml

In tutti i casi, oltre al recipiente, ciò che è più indicato fare al momento di versare la bevanda è riempirlo fino a ricoprire un quarto del suo volume. In questo modo sarà possibile aerare il liquido per farne volatilizzare gli odori senza rischiare di rovesciarlo.

Riguardo alle forme dei calici, ogni tipo di vino richiede una forma speciale per migliorarne il sapore e l?aroma:

  • Per i vini bianchi o rosè (che devono essere bevuti freschi) si usano coppe alte con lo stelo sottile. Così, se si prendono dal piede, la mano non toccherà la coppa e non riscalderà il vino.
  • Per i vini rossi corposi, sono ideali le coppe a piede corto.
  • Per i vini rossi leggeri, i calici più appropriati sono panciuti e più ristretti verso l?alto.
  • Per gli spumanti/champagne ed i vini frizzanti, i calici ideali sono alti e stretti.

Un bicchiere di vino al giorno è salute

VinoIn molti paesi bene vino rosso tutti i giorni durante i pasti è visto come un qualcosa di normale, un?abitudine che però può sembrare quantomeno ?strana? in alcune culture, ma in altre no. In gran parte d?Europa e America, infatti, è un fatto che non sorprende nessuno, ossia bere un bicchiere di vino al giorno è la cosa più normale del mondo, ma la questione che tratteremo non è nè culturale nè sociale, nè tantomeno sulle qualità del vino ed il piacere che ne comporta.

Diversi studi effettuati in molti paesi del mondo hanno determinato che il consumo moderato e quotidiano di vino rosso prolunga l?aspettativa di vita del 36% in più rispetto a chi non è abituato a berlo; ossia coloro che assumono piccole quantità di vino diarie (un bicchiere) hanno approssimativamente 3.8 anni in più di vita nei confronti di coloro i quali non ne bevono.

Ed in oltre queste stesse persone che bevono un bicchiere di vino rosso al giorno hanno il 34% di rischio in meno di avere problemi cardiaci, problemi che aumentano l?indice di mortalità nelle persone di terza età.

Altri pregi del vino rosso

Il vino, oltre a farci ?vivere di più?, possiede altre doti che potrebbero tranquillamente avvicinarlo al campo della medicina. Com?è noto, il vino rosso aiuta sensibilmente il sistema circolatorio. Ma i suoi poteri non finisco qui: la Dottoressa Janet L. Stanford ha affermato che gli uomini che bevono tra i 4 e i 5 bicchieri di vino rosso a settimana avranno una probabilità del 50% in meno di contarre il cancro alla prostata, ed ha aggiunto che il vino è un potente antiossidante, un buon antinfiammatorio ed è di grande aiuto per eliminare le cellule cancerogene.

?In base a questi studi, il vino bianco, la birra e gli altri alcolici non hanno lo stesso valore preventivo che il vino rosso invece ha.?

Un altro potere miracoloso che viene attribuito al vino è quello di essere un?ottimo alleato per la perdita di peso, per il fatto che il fegato solitamente elabora le calorie del vino rosso in una maniera diversa rispetto alle altre, trasformandole in energia e non in grasso.

Raccomandare l?uso di alcol per scopi medicinali potrebbe essere addirittura pericoloso ma è chiaro che sono molte le qualità del vino se assunto moderatamente perchè, che si tratti di vino o di altri alcolici, l?importante è che se ne faccia un uso razionale e ponderato.

I dati sono stati estratti dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell?Università di Wageningen (Olanda).

Come scegliere un buon vino

Elegir vinoPer scegliere un vino è importante sapere che ?il più caro? non sempre significa ?il migliore? e che il prezzo di ogni bottiglia ha a che fare col processo di elaborazione del vino ma non è un indice di qualità. I fattori che più influiscono sul costo di una bottiglia sono:

  • la maggiore o minore cura delle uve nel vigneto
  • se c?è stato o no l?invecchiamento in bottiglia
  • cuanto tempo è stato conservato il vino in cantina
  • il prezzo dei materiali utilizzati per l?etichetta, il tappo, la tecnologia, la bottiglia, etc.

In definitiva, un vino giovane è diverso, ma non peggiore, rispetto a un riserva.

Riguardo all?aroma e al sapore del vino, non esistono ricette speciali; come esperienza sensoriale, la degustazione del vino è molto soggettiva. Nonostante ciò, si può dire che un vino bianco dovrebbe avere un?acidità marcata, che si diluisca in bocca almeno 3 volte dopo aver fatto il primo sorso; dovrebbe inoltre essere fruttato ed apportare una sensazione di freschezza al palato. Nel caso dei vini rossi, non dovrebbero avere una forte acidità, a meno che non si tratti di vini riserva, che si contraddistinguono proprio per questa caratteristica. Queste bottiglie non dovrebbero nemmeno avere un?astringenza tale da rendere la bocca totalmente secca perchè, nel caso per esempio di un riserva, ció significherebbe che ancora non è pronto per essere bevuto; questa è tuttavia una caratteristica che si affievolisce con gli anni di invecchiamento in bottiglia. In tutti i casi, i vini non devono mai avere un?aroma mostoso o stantio, a meno che non siano stati prodotti per essere consumati giovani.

Quando ci troviamo di fronte ad un gran vino, noteremo che nel calice si riflette almeno un aspetto di ogni tappa della sua elaborazione: una nota erbacea del vigneto, un aroma fruttato dell?uva, un tocco floreale proveniente dalla fermentazione, ed una fragranza di vaniglia o di tabacco tipico del legno. Comunque, al di là delle ricette, il suo obiettivo dev?essere sempre quello di entusiasmare coloro i quali lo provano, in modo che non riescano a resistere all?idea di berne ancora in futuro.

Altro tema controverso è quello della giusta temperatura di servizio del vino. Pur essendo una questione di gusto personale, gli esperti raccomandano di mettere in fresco i vini bianchi più leggeri come il Sauvignon Blanc e il Pinot Grigio a 10ºC, mentre quelli più corposi ed invecchiati in botte come lo Chardonnay o il Viognier a 12ºC. Gli spumanti e i vini dolci si consumano entrambe ad una temperatura tra i 6ºC e gli 8ºC. Riguardo ai rossi, quelli più giovani e leggeri si servono intorno ai 12ºC mentre quelli più corposi o riserva tra 17ºC e 18ºC nonostante l?opinione popolare li voglia serviti a temperatura ambiente.

Come degustare il vino pur non essendo sommelier

 TAGS:Tutti noi che apprezziamo il vino e che subiamo il fascino delle sue doti e del suo squisito sapore, siamo un pò degli inconsapevoli sommelier. I sensi utilizzati per degustarlo sono la vista, l?olfatto ed il gusto, e questi sensi non sono un?esclusiva di un assaggiatore o di un sommelier. E se da un lato è vero che per essere un degustatore esperto ci vogliono anni ed anni di esperienza ed una competenza che si raggiunge solo grazie allo studio, dall?altro è anche vero che per avere una conoscenza basilare sulla degustazione del vino può bastare un semplice interessamento ed un consumo costate del vino stesso.

Come abbiamo detto all?inizio, i punti fondamentali per la degustazione del vino risiedono nel buon uso dei 3 sensi (vista, olfatto e gusto). Cominciando da quì, potremo raggiungere una degustazione del vino con ottimi risultati.

  • Prendere sempre il calice dalla base e portarlo all?altezza degli occhi, cosicchè possiamo osservare il colore, la lucentezza e la nitidezza del vino. Muovendo il calice possiamo notare le cosiddette ?lacrime? che il vino lascia sul bicchiere in modo da determinarne il grado alcolico.
  • Anche l?olfatto svolge un ruolo fondamentale nella degustazione: introducendo leggermente il naso nel calice, potremo percepire gli aromi chiamati rispettivamente primari, secondari e terziari, agitando dolcemente il calice per ampliare i suddetti aromi.
  • E forse la parte più cruciale della degustazione sta nell?assaggiare il vino: mettere alla prova il senso del gusto, muovendo il vino in tutta la nostra bocca senza lasciar fuoriuscire l?aria in essa contenuta. Quello del sapore e della corposità è uno dei punti più importanti.

Descrivere la degustazione del vino può sembrare persino facile ma senza una conoscenza appopriata i passaggi sopra elencati non serviranno a niente perchè, come in tutte le cose, l?e sperienza è molto importante ed il tempo può essere nostro alleato in questo intento. Ogni qualvolta beviamo un vino teniamo sempre presenti questi dettagli e mettiamoli in pratica con vini che hanno caratteristiche simili perchè ciò ci aiuterà ad avere dei termini di paragone tra un vino e l?altro.

Può esserci inoltre di aiuto assorbire il più possibile notizie a riguardo attraverso i vari mezzi di informazione, così come sapere le caratteristiche basilari del vino che si sta assaggiando; ciò sarà un punto a nostro favore per la degustazione del vino. Farlo in maniera amatoriale e per soddisfazione personale può essere un buon inizio per entrare nell?affascinante mondo dei vini. Ti associ?

Di dov’è il vino?

BacoMolti sono i paesi che hanno un liquore nazionale da innalzare con orgoglio: la Russia e la sua vodka, il Messico e la sua Tequila, la Scozia ed il suo whisky, il Perú ed il suo pisco, e tanti altri ancora; ma chi dovrebbe sentirsi orgoglioso per il vino? In quale paese o cultura è stato inventato? La risposta è alquanto polemica e controversa; la culla del vino non è poi così chiara e si basa su molte supposizioni che non fanno luce sulla sua effettiva provenienza.

La storia racconta

È noto che la nascita del vino avvenne durante il neolitico (l?etá della pietra), le prime tracce di ció che potrebbe essere chiamato ?vino? furono trovate sui Monti Zagros (oggi Armenia, Georgia e Iran), in cui vennero ritrovate due prove che metterebbero luce sulla culla del vino. Furono rinvenuti resti di viti e pezzi di ceramica di ciò che potrebbe essere il primo vino della storia, giacchè suddeta ceramica risale all?anno 5400 a. C.

Il successivo ritrovamento storico di vino avvenne più ad occidente rispetto al primo, ossia in Grecia, la cui civiltà possiede la prima documentazione sul vino chiamata ?Le opere e i giorni?, del poeta greco Esiodo (VIII secolo a. C); in questo documento storico infatti si narra della raccolta e della pigiatura dell?uva, il cui risultato veniva poi consumato con acqua e conservato in ghirbe di capra. Si hanno inoltre notizie del vino in questa epoca anche in Egitto e nella famosa oasi Bahariya. Si dice che Giulio Cesare fu colui che introdusse il vino nell?impero romano dall?Egitto, paese che già dominava la viticultura.

In Cina si narra che gli antichi abitanti dell?oriente dominassero l?arte della fermentazione dell?uva, circa 4 mila anni fa. Il vino divenne poi conosciuto ai più all?inizio del cristianesimo, poichè la Bibbia è uno dei testi antichi in cui più si parla di esso. Attraverso il Dio Bacco i romani ed i greci adoravano la divinità e tutto ciò che rappresentava, e tra ciò che rappresentava c?era proprio il vino.

Come vedete l?origine del vino non è poi così chiara, la paternità risiede tra egiziani, cinesi, greci ed alcuni paesi del medioriente, e purtroppo non si possono effettuare prove del DNA, ma ciò che è evidente è che da qualsiasi parte esso provenga, è la bevanda più importante di tutta la storia e su questo non si discute.

Imparare ad odorare un vino

 TAGS:Uno dei sensi presenti nella degustazione di un vino è l?olfatto. L?olfatto dev?essere ben allenato affinchè la fase olfattiva dei vini durante la dedustazione sia soddisfacente, ma non è un risultato che si raggiunge essendo un semplice affezionato o avendo annusato un paio di vini. Dato che l?unico modo per allenarsi è quello di annusare in continuazione, è importante sapere quali sono gli aromi che dobbiamo tener presenti per fare pratica e, appurato ciò, esercitarsi in continuazione.

La maggior parte degli odori da sperimentare sono presenti nella nostra vita quotidiana, per tanto l?allenamento non richiede grandi complicazioni, al contrario può essere davvero semplice se si ha costanza e concentrazione: basta prestare un pò di attenzione a ciò che possiamo annusare in casa, all?aria aperta e principalmente in cucina.

Non dobbiamo dimenticare che con un respiro normale è possibile sentire gli aromi, ma in maniera molto attenuata, per cui ci conviene effettuare respiri lunghi e profondi, e prestare molta attenzione. Ê inoltre importante non ripeterli più di 2 o 3 volte, per non affaticare l?olfatto. Per inizire ad esercitarvi vi proponiamo una guida pratica ai diversi odori che dovremmo essere capaci di riconoscere. Buon allenamento!

  • Gli odori essenziali: questo tipo di odore lo classificheremo in chimico, floreale, fruttato e vegetale in generale, si devono poi includere in questi ultimi le erbe e le spezie.
  • Gli odori chimici: sono l?acido acetico (aceto), l?acetato di etile (smalto per unghie e acetone), diacetile (l?aroma della margarina, molto simile a quello del burro), anidride solforosa (ricorda le uova marce), alcol etilico o etanolo.
  • Gli odori floreali: rosa, viola, gelsomino, geranio, zagara, tutti abbastanza ben identificabili.
  • Gli odori fruttati: mela verde e rossa, pesca, pera, limone, pompelmo, ananas, frutti di bosco, banana, uva, prugna, ciliegia, tutta la frutta fresca e poi cucinata.
  • Gli odori vegetali: aglio, cipolla, peperone e peperoncino, asparago, olive verdi e nere, funghi, erba appena tagliata e secca, eucalipto.
  • Infine, gli odori di erbe e spezie: cannella, chiodi di garofano, pepe, menta.

La temperatura ideale per bere il vino

 TAGS:La temperatura del vino è un tema antico e controverso così come la credenza popolare che il vino bianco si beva più freddo del vino rosso, ma qual?è la temperatura esatta per poter degustare il vino in tutto il suo splendore? Di seguito cercheremo di risolvere questo ed altri interrogativi.

Di solito i vini vengono conservati nelle cantine o nei luoghi più freschi della casa, luoghi che potrebbero raggiungere gli 11 gradi centigradi, tenendo in conto que la temperatura normale dell?ambiente oscilla tra i 18 ed i 25 gradi centigradi. Questi dettagli climatici rendono le cose ancor più complicate in quanto tutto dipenderà da dove si trova e che stagione dell?anno è, in modo da aprire un ventaglio infinito di alternative sui vari climi che rendono impossibile ottenere una temperatura ben precisa.

La temperatura nei vini rossi

I vini rossi si devono bere a quella che viene detta temperatura ambiente, cioè, tra 16 e 18 gradi centigradi, in quanto questa temperatura aiuterà a mantenere il gusto, l?aroma e la corposità del vino.

Tuttavia:

  • Se il vino rosso in questione è giovane la temperatura ideale sarà più bassa, trea 12 e 15 gradi centigradi, cosicchè potremo assaporarne la freschezza nonchè alcune tonalità floreali o fruttate nel caso in cui ci siano.
  • Se ci ritroviamo tra le mani un vino da selezione, la temperatura ideale dovrà essere tra 16 e 18 gradi centigradi, in modo da apprezarne il bouquet il meglio possibile.
  • Se è un vino di grande annata potrebbe essere consumato fino a 20 gradi centigradi, ma molto dipende dal tipo di origine del vino.

La temperatura nei vini bianchi

I vini bianchi si degustano senza dubbio meglio freddi, più dei vini rossi. Però, così come nel caso dei vini rossi, esistono diverse varietà specifiche di vini bianchi. Se il bianco che beviamo è un bianco giovane allora l?ideale è degustarlo a meno di 10 gradi centigradi, fino a 7 o 8 gradi è l?ideale, in modo da risaltarne gli aromi senza però arrivare a denudarne l?acidità o il gusto alcolico.

Se il vino bianco è un semisecco potremmo berlo fino a 6 gradi centigradi, in modo da metterne in risalto la sua morbida dolcezza ed il suo gusto fruttato. I vini bianchi fini si degustano ottimamente a 10 gradi centigradi, tra i quali citiamo i vini ?manzanilla?.

Un discorso a parte meritano i vini rosato, che devono essere preferibilmente bevuti sotto gli 8 gradi centigradi ma mai sotto i 6. Per gli spumanti la temperatura raccomandata è tra i 5 ed i 7 gradi centigradi.

I 10 miti del vino

Miti e leggende urbane ci traggono continuamente in inganno. Fino alla degustazione di Parigi del 1976, nelle menti degli enofili viveva ancora il mito che la Francia fosse l?unico paese a poter produrre vini di alta qualità. Forse sorriderai su alcuni dei miti elencati di seguito, ma alcune persone ancora ci cascano. Cerchiamo quindi di fare un pò di chiarezza. TAGS:

10. La frutta utilizzata per descrivere il vino è stata utilizzata per farlo

A meno che non stia comprando un vino elaborato con un tipo di frutta che non sia l?uva, il vino è fatto con il tipo di uva dell?etichetta e non a base della frutta che viene utilizzata per descriverlo (per esempio, ciliegia nera, fragola, kiwi). E? come per i sapori artificiali, cioè hanno un sapore simile a quello copiato ma non contengono realmente l?ingrediente vero e proprio. Quindi quando vedi sull?etichetta “tocchi di lampone, ciliegia e vaniglia”, significa che il produttore sta semplicemente descrivendo il sapore del vino comparandolo a questi componenti, che però non sono stati realmente impiegati nella produzione del vino stesso.

9. C?è bisogno di un calice diverso per ogni tipo di vino
Anche questo è un mito che è stato sfatato già da molto tempo. Ci vuole un calice a forma di tulipano o con gli estrattori verso la parte superiore per concentrare l?aroma nella narice, ma non sono necessarie altre forme per portare il vino nei diversi punti della lingua o arieggiarlo più rapidamente. Procurati un buon set di calici (Riedel Ouverture Calice Rosso, Zinfandel o quelli senza stelo O Riedel) e salva spazio nella tua credenza!

8. Non puoi invecchiare vini sigillati con un altro tappo

In realtà i dati dimostrano che i tappi filettati, o altrimenti detti twist-off, sono più efficienti nella sigillatura del vino rispetto a quelli di sughero. Uno studio, citato nella rivista Wine Spectator del 31 marzo del 2005 a pagina 59-60, ha provato che i tappi filettati fanno entrare in una bottiglia di vino una media di 0,001 centimetri cubici di ossigeno al giorno, a dispetto di quelli da sughero che hanno una media che oscilla da 0,1 a 0,001 centimetri cubici. Infatti 7 delle 35 bottiglie chiuse col sughero ne fecero uscire 0,1 cc! Ciò significa che i twist-off sono più costanti e lasciano entrare meno ossigeno col tempo, vale a dire un maggiore invecchiamento per le bottiglie. All?industria del sughero piacerebbe molto che la pensassi al contrario, ma non ci credere perchè i tappi filettati ci sono e sono efficienti e non avrai più problemi nel lasciare invecchiare i tuoi vini.

7. Bordeaux, Borgogna, Champagne, Jerez e Porto rappresentano le varietà di uva
A causa di un sistema di etichettatura europeo poco chiaro questo è un errore molto comune che fanno tanti consumatori di vino. Le città della Francia, Spagna, Italia e Portogallo, tra gli altri, limitano la produzione delle varietà di uva nelle proprie zone. Affinchè una cantina ottenga l?approvazione legale e l?etichetta del proprio vino, c?è bisogno che l?organizzazione che ne controlla la produzione mandi qualcuno in loco. Ciò significa che “champagne” non è una varietà di vino, se non il luogo in cui si produce un pò di vino frizzante. Vuoi produrre un vino non frizzante nella regione di Champagne e chiamarlo Cabernet Sauvignon sull?etichetta? Non puoi farlo. Lo stesso con il Burdeaux, che è un misto di differenti varietà di uve rosse, il Borgogna, che è principalmente Pinot Noir, ed il Porto, che si fa con diverse varietà di uva rossa e bianca.

6. Accoppiare il vino bianco al pesce o al pollo ed il vino rosso alle carne rossa
Nonostante questa sia la risposta più comune alla domanda “con quale vino dovrei abbinare gli alimenti”, ciò non è corretto. Il modo migliore per sposare un vino al cibo è attraverso l?analisi dei sapori del cibo ed i sapori del vino. Ad esempio, se ti metti ad arrostire un pesce di stagione con un pò di sale, limone e burro, optare per un piacevole Sauvignon Blanc con note di agrumi, o per uno Chardonnay dal gusto burroso sarrebbe un ottimo lavoro. Tuttavia, se li salmone verrà ricoperto da una salsa di more, sarebbe molto più adeguata la scelta di un vino rosso fruttato come un Pinot Noir, un Merlot, o persino un Syrah. La cosa migliore da fare sarebbe leggere la descrizione dell?etichetta dei vini e poi fare l?abbinamento con qualcosa che gli somigi. Ê inoltre utile capire che i vini con tannini consistenti vanno meglio con i piatti salati, o che i vini acidi hanno bisogno di pietanze un pò acide, o che ancora i cibi piccanti vanno meglio con vini che hanno un pò di zucchero residuo e non un livello di alcol molto alto. Fai conto che comunque per tutto ciò non esistono delle regole estremamente rigorose e precise.

5. Gli amanti del vino sono snob
Solo le persone che vivono a Napa o a Burdeaux sono… No, sto scherzando. In realtà, gli amanti del vino più seri sono gli enologi ed hanno i piedi per terra. Ê la gente che maschera l?ignoranza con l?arroganza che dobbiamo tenere sott?occhio. I veri amanti del vino continuano appassionatamente la loro educazione vinicola, e sono disposti a condividere il loro sapere ed un calice con tutti coloro che sono interessati al tema.

4. Si può riconoscere la qualità del vino in base alle lacrime che lascia sul calice
Agita il tuo calice, lascialo riposare e ti accorgerai che un sottile strato trasparente è rimasto all?interno del cristallo, e comincia a sgocciolare verso il basso. A volte sono definite come lacrime, si tratta semplicemente di una piccola quantità di alcohol e acqua che aderisce alla superficie del vetro, quindi l?alcol poi evapora e l?acqua ritorna gocciolando verso l?interno del calice. Perchè? L?acqua è un componente fondamentale del vino e l?alcol evapora molto più velocemente, cosicchè quando lasci il calice, l?alcol evapora e la tensione della superficie dell?acqua aumenta provocando la formazione di goccie d?acqua di cui ne prende il controllo la gravità. Non è quindi questo un metodo per misurare la viscosità o la qualità del vino, non preoccuparti.

3. Bere il vino rosso a temperatura ambiente, ed i vini bianchi freddi
Anche se non si tratta proprio di una cattiva idea, l?interpretazione che se ne trae lo è quasi sempre. Molti la vedono così: si debe lasciare il vino rosso nella credenza affinchè possa raggiungere la temperatura ambiente attuale, ed il vino bianco dev?essere aperto appena tirato fuori dal frigorifero. La temperatura ambiente ideale per il vino rosso è intorno ai 60 gradi Fahrenheit, ossia la temperatura tipica di una “sala” quando questa abitudine diventò popolare. Molti professionisti concordano sul fatto che il modo migliore per gustare il vino, a meno che non si abbia il lusso di possedere una cantinetta a temperatura controllata, è quello di mettere in frigo i vini rossi dai 5 ai 15 minuti prima dell?uso, e quelli bianchi dai 20 ai 30 minuti. Se conservi il tuo vino in frigorifero, tira fuori il bianco almeno 15 minuti prima di servire ed il rosso per lo meno 30 minuti prima. Ancora una volta, non si tratta di una scienza estatta ma in generale si dovrebbe cercare di arrivare a circa 60 gradi Fahrenheit per un rosso, un poco meno per un bianco, ed ancora un pò più freddo per quello frizzante. Alcuni sostengono che le tonalità non si percepiscano nei vini bianchi troppo freddi, e questo è certo.

2. Tutti i vini migliorano con l?età
In realtà, sono molto pochi i vini che hanno una struttura adeguata a sopportare l?invecchiamento. La maggior parte dei vini si producono con l?intenzione di aprirli entro pochi anni. I pochi vini che ricevono gran parte dei premi della stampa sono quelli che hanno avuto più tempo d?invecchiamento ma la maggior parte della gente non li compra nemmeno. Quindi se stai conservando un Zinfandel bianco da 10 anni perchè credi che migliori, sarebbe meglio che riducessi i danni ora stesso.(Potresti pensare di riciclarlo come regalo?)

1. Annusando il tappo al ristorante capirai che il vino non è buono

Il tappo sa di… bene, di tappo, e non ti darà nessuna indicazione sulla qualità del vino. Ê il vino a richiedere di essere annusato mentre il tappo si propone solamente per un veloce esame. Cosa ci si debe aspettare quando l?oste ci mostra il tappo? Se stai comprando una bottiglia costosa, la cosa più importante che si vuole evitare è l?imbroglio, e se ti trovi in un ristorante rinomato, ti dimostrano che comprano da fornitori di fiducia, solo come precauzione. Sul tappo appare il nome della cantina, il logo o l?informazione su altre marche? Il tappo è stato danneggiato, compromesso, o ha permesso in qualche modo un?infiltrazione. Se si tratta di una bottiglia più costosa, l?anno stampato sul tappo coincide con quello della raccolta del vino?