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Sardine in salsa al vino bianco

 TAGS:undefinedLe sardine in salamoia sono un’opzione di cibo sano e ideale da consumare a casa con la famiglia o con gli amici. La quantità di ferro neller sardine è molto salutare per l’organismo e il tocco di vino bianco fornisce un sapore particolare al tutto. 

Il ferro, infatti, serve per prevenire dolori allo stomaco e l’anemia, oltre ad essere importante per gli Omega3 presenti in molti tipi di pesce. 

Ingredienti

  • 12 sardine
  • 50 grammi di farina
  • 200 ml di vino bianco 
  • 2 carote
  • 2 cipolle
  • Lauro
  • Prezzemolo
  • Olio d’Oliva
  • Sale
  • Pepe

Elaborazione:

  1. Taglia le carote, le cipolle e il sedano in pezzi piccoli e mettili da parte
  2. Riscalda 4 cucchiai di olio in una padella e salta le verdure per 1 minuto
  3. Abbassa il fuoco al minimo e gira le verdure per 10 minuti
  4. In seguito procedi a infarinare le sardine per poi riscaldare 4 cucchiaio d’olio in una padella per friggerle
  5. Ritaglia il prezzemolo, aggiungi verdure, lauro e timo, in seguito aggiungi sale e pepe
  6. Bagna con il vino e l’aceto il contenuto della padella fino a coprirlo del tutto e cucina per 10 minuti
  7. Versa tutto il contenuto sulle sardine e lascia il tutto per 12 ore in frigo
  8. Reparti le sardine nei piatti e poi bagnale con la salsa preparata

La cosa fantastica di questa ricetta è che la puoi preparare un weekend ed averla pronta in settimana con il fine di ottimizzare il tuo tempo con un’alternativa sana e deliziosa.

Inoltre, ti raccomandiamo due vini perfetti per questo piatto:

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Solarte Rosato del Salento

 

 

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Casella Sauvignon 2009

Risotto al nero di seppia in salsa aioli

 TAGS:undefinedDurante il periodo estivo, quei bei piatti freschi e leggeri a base di pesce hanno tutto un altro sapore. Se poi ci mettiamo pure il riso, allora non ci rimane altro che fare un brindisi con un buon vino rosato o bianco e goderci il caldo sole estivo.

La ricetta di oggi è: risotto al nero di seppia in salsa aioli. Prendete nota e preparatevi a leccarvi le dita!

Ingredienti

  • 150-200 gr. di riso
  • pepe verde
  • porro
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • cipolla
  • pomodoro
  • sacchetti di nero di seppia
  • acqua, olio, spezie
  • 150-200 gr. polpo e bollito

Per preparare l’aioli

  • 1 spicchio di aglio
  • 1 uovo o latte
  • olio d’oliva

Preparazione

E’ un piatto molto facile da preparare e allo stesso tempo gustoso e fresco. Se avete ospiti, di sicuro rimarranno estremamente colpiti dalle vostre abilità culinarie.

  1. Fase 1: Prima di tutto svuotare le sacche di nero di seppia e riscaldarne il contenuto. Preparare poi un soffritto con cipolle, pomodori e porri in una padella con l’olio. Quindi, aggiungere il pepe macinato, il polpo e un po’ di vino bianco.
  2. Fase 2: Aggiungere al tutto il riso ed il nero di seppia precedentemente riscaldato. Lasciare cuocere fino a quando il riso non raggiunga la giusta cottura, stando sempre attenti che non si attacchi. Per presentare il piatto, possiamo fare un piccolo timballo di riso con una formina aggiungerci sopra i pezzi di polpo e la salsa aioli precedentemente preparata.

Salsa aioli

La salsa aioli si può preparare sia in un mortaio, aggiungendovi l’olio mano a mano che mescoliamo, sia con il mixer, visto che il risultato è gustoso e cremoso in entrambe i casi (forse col mixer è un po’ più facile da preparare).

Inserire tutti gli ingredienti nel mixer con il sale e un po’ di succo di limone. Mentre frulliamo il tutto, aggiungervi mano a mano l’olio d’oliva. A questa miscela deliziosa, potremo aggiungere più o meno aglio, in base ai propri gusti personali.

Quale vino consigliarvi? Come sempre, con il riso e con il pesce ci sta sicuramente bene il vino bianco; tuttavia, siccome la salsa aioli ed il riso al nero di seppia hanno un sapore più forte, possiamo anche abbinare questo piatto con un vino rosato o spumante, senza che la pietanza perda il suo caratteristico sapore. Per cui oggi vi consigliamo:

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Terras Gauda 2013, un albariño che si sposa alla perfezione con qualsiasi piatto a base di polpo.

 

 

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Raventós i Blanc de Nit 2011, un rosato frizzante che si abbina perfettamente sia col polpo che col riso.

 

Pollo all’aglio con salsa di vino bianco

 TAGS:undefinedIl pollo all’aglio con salsa al vino bianco è una ricetta tradizionale spagnola, principalmente dell’Andalusia e con una bassa quantità di calorie. È perfetto, quindi, per i pranzi familiari e per le persone che soffrono di ipertensione.  

Preparare questo piatto è facilissimo e si può preparare se si ha mezz’ora o un’ora di tempo. È perfetto come secondo piatto per qualsiasi tipo di invitato al proprio commensale. 

Ingredienti:

  • 1/2 Pollo disossato e tagliato
  • 2 Cucchiai di aglio granulato
  • 1/2 Bicchiere di vino bianco
  • Olio d’ Oliva extra vergine
  • Peperoncino
  • Sale quanto basta

Preparazione:

  1. Fase 1: Prendere il pollo disossato e a pezzi per condirlo con gli ingredienti e in seguito passarlo per l’aglio granulato per dargli uno strato superficiale 
  2. Fase  2: Metti una padella a fuoco medio con uno strato di olio d’oliva e un pezzo di peperoncino per saltare i pezzi di pollo 
  3. Fase 3: Con l’olio calda metti i pezzi di pollo conditi fino a quando non acquisiscono un tono dorato.
  4. Fase 4: Togli il pollo dalla padella per poi versarci quantità uguali di acqua e vino bianco. Lascia cuocere fino a togliere la patina che si forma mentre evaporano le spezie
  5. Fase  5: Puoi optare per un recipiente a parte per questa salsa o anche fare tutt’uno con il pollo nella stessa padella. 

Non c’è alcun dubbio che la tua famiglia o i tuoi ospiti saranno incantati dal sapore del tuo piatto, che può essere accompagnato perfettamente da un’insalata. Riguardo al vino, a parte un bianco, si può usare anche un classico spumante, che combacia perfettamente con le spezie del pollo.

Oggi ti raccomandiamo:

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Corte Adami Soave

 

 

 TAGS:Jermann Traminer Aromatico 2012Jermann Traminer Aromatico 2012

Jermann Traminer Aromatico 2012

L’uva Viognier

 TAGS:L’uva Viognier appartiene ad un vitigno bianco dall’origine sconosciuta, anche se si presume che provenga dalla Francia, vista la dedizione con cui la si coltiva in queste terre. Forse la sua caratteristica più importante è che è un’uva molto difficile da coltivare, cosa che la rende ancora più preziosa e protagonista unicamente di grandi vini, soprattutto del Condrieu francese, della Valle del Rodano.

Storia dell’uva Viognier

Come già detto, le origini dell’uva Viognier sono incerte, tuttavia il punto di partenza della sua storia è forse rintracciabile nella valle del Rodano. In realtà alcuni sostegono anche che provenga dalla Dalmazia (oggi Croazia) e che sia stata condotta nei territori francesi dai Romani, sotto l’imperatore Probo (281 dC), al quale si attribuisce anche il merito di aver portato il Syrah.

Oggigiorno l’uva Viognier, dopo essere stata vicina all’estinzione nel 1965, è diventata una delle uve più preziose della valle del Rodano. La ritroviamo inoltre in Spagna, Stati Uniti (in particolare in California), Australia, Cile e Argentina.

I Vini Viognier

I vini prodotti con la Viognier sono molto raffinati e di prima scelta, e una delle loro caratteristiche principali è rappresentata dagli aromi floreali e fruttati. Dobbiamo sottolineare il fatto che la preparazione di questo vino è più complicata rispetto ad un vino tradizionale, e che tra l’altro va consumato relativamente giovane, proprio per paura che possa presentare dei problemi durante l’invecchiamento. La maggior parte dei vini Viognier, infatti, di solito hanno un massimo di 3 anni di invecchiamento e, sebbene sia possibile trovarne di più datati, raramente riescono a superare i 10 anni visto che, dopo questo periodo, spesso perdono proprio quegli aromi che tanto li caratterizzano e diventano alquanto acidognoli.

“I vitigni Viognier vengono raccolti alla fine del mese di ottobre o all’inizio di novembre.”

Il suo sapore ed il suo aroma unici, lo rendono un vino molto ricercato ed apprezzato dagli esperti, tanto è vero che il valore di ogni bottiglia è solitamente superiore rispetto a quello di altri vini con caratteristiche simili. Ecco perché il vitigno Viognier è uno dei più quotati sul mercato.

“Oggigiorno sono gli Stati Uniti i maggiori produttori di vini Viognier, visto che il clima mite della California Valley ne favorisce la difficile coltura”.

Abbinamento del vino Viognier

Il suo sapore unico lo rende un vino sofisticato, per cui puo’ essere abbinato a piatti altrettanto sofisticati appartenenti, ad esempio, alla cucina tailandese o peruviana, entrambe ricche di sapori speziati, particolarmente congeniali a questo vino.

Provate quindi il buon gusto dei vini Viognier! Qui ve ne consigliamo due da non perdere:

 TAGS:Bàrbara Forés Blanc 2012Bàrbara Forés Blanc 2012

Bàrbara Forés Blanc 2012: Uno dei primi Viognier spagnoli; è un punto di riferimento fondamentale per riuscire a comprendere lo sviluppo di questo vitigno in Spagna.

 

 

 TAGS:Planeta la Segreta Bianco 2011Planeta la Segreta Bianco 2011

Planeta la Segreta Bianco 2011: Il Viognier più di moda. E’ caldo e gustoso al palato e non eccessivamente aromatico. Un vero e proprio fiore all’occhiello tra i vini bianchi di Sicilia.

 

Rioja bianco e il giusto abbinamento

 TAGS:Il vino Rioja è il più venduto di Spagna, nonché il più esportato all’estero. In alcuni paesi, addirittura, è l’unico rappresentante dei vini spagnoli. Ma cos’è che rende il vino Rioja così speciale? Come si deve bere? E con cosa?

In Uvinum abbiamo già parlato varie volte dei vini Rioja, offrendo numerosi suggerimenti per acquistare vini on-line di questa famosa cantina; oggi invece ci dedicheremo all’abbinamento del vino bianco Rioja con il cibo, in modo che risulti ancora più buono e appetitoso:

Vini bianchi di Rioja con il pesce: generalmente un po’ tutti i vini bianchi si sposano bene, per loro natura, con il pesce. I vini bianchi Rioja in particolare, combinano perfettamente sapore e corposità, rendendoli ideali per i pesci più ricchi di grassi e per i piatti più corpulenti, per esempio di baccala o di salmone.

L’abbinamento migliore: a differenza di altri vini bianchi, i Rioja si sposano meravigliosamente con i pesci al limone, sia arrostiti che in umido. L’acidità  del limone, infatti, è equilibrata dalla varietà aromatica dei Rioja Riserva.

L’abbinamento meno riuscito: bisogna fare particolarmente attenzione ai piatti in cui si utilizza la salsa di pomodoro, come per il merluzzo Biscayne, in quanto il glutine del pomodoro non va molto bene con questo tipo di vini.

Un consiglio: merluzzo in salsa di limone con erba cipollina e Viña Tondonia Blanco Reserva 1997

 TAGS:Viña Tondonia Blanco Reserva 1998Viña Tondonia Blanco Reserva 1998

Viña Tondonia Blanco Reserva 1998: Un vino di Viura (Macabeo) con un tocco di Malvasia, che apporta zuccheri e alcool e che ne favorisce l’invecchiamento. Uno dei migliori bianchi di Spagna.

 

Vini bianchi di Rioja con carne: la potenza e la persistenza dei vini bianchi di Rioja li rendono particolarmente adatti da bere con la carne. A differenza degli altri bianchi, infatti, i Rioja accrescono il loro sapore e dimostrano tutta la loro potenza.

L’abbinamento migliore: da provare con carni di selvaggina, compresa l’anatra, accompagnate da patate al forno o arrosto. Anche le carni alla griglia si sposano particolarmente bene con i bianchi Rioja.

L’abbinamento meno riuscito: con le carni di animali da cacciagione di grandi dimensioni, come cinghiali e cervi, soprattutto se allo spezzatino e se accompagnate da funghi o frutti di bosco. E non ci stanno bene nemmeno le carni preparate con spezie asiatiche, come il curry.

Un consiglio: maialino al forno e Marqués de Murrieta Capellanía Blanco Reserva 2007.

 TAGS:Marqués de Murrieta Capellanía Blanco Reserva 2007Marqués de Murrieta Capellanía Blanco Reserva 2007

Marqués de Murrieta Capellanía Blanco Reserva 2007: Frutta, miele, mandorle… la varietà dei sapori è incredibile, e cambia man mano che il vino viene arieggiato. Vi piacerà sempre di più.

3 vini bianchi nel loro momento migliore

 TAGS:Il vino bianco, più giovane è meglio è. Questo è uno dei consigli che più ci vengono dati quando compriamo del vino e in esso c’è comunque un fondo di verità. Naturalmente, come sempre avviene quando si generalizza, non si deve prendere tutto alla lettera anche se è comunque vero che molti vini bianchi non vengono fatti affinché durino a lungo.

Lasciando da parte i vini bianchi dolci, che non sono considerati bianchi sebbene l’uva con cui sono fatti sia bianca, ci sono molti bianchi secchi che, pur essendo pronti per la prossima vendemmia, in realtà proprio ora si trovano nel momento migliore.

La primavera è finalmente arrivata e fa già abbastanza caldo per potersi godere un bel vino bianco: volete che ve ne consigliamo qualcuno che sia perfetto proprio in questo momento? Oggi vi mostreremo come scegliere vini bianchi mediamente giovani.

I vini bianchi fermentati in barrique sono fatti appositamente per assorbire gli aromi dovuti al passaggio attraverso il rovere, acquisendo maggiore complessità e potenziale di invecchiamento. Non che durerà per decenni, ma un bianco fermentato in barrique nel 2010 è ora, senza dubbio, nel suo momento migliore. Nella regione di Somontano fanno dei vini fermentati in barrique davvero eccezionali, e nella zona di Rueda questo tipo di vino diventa migliore di giorno in giorno.
Riguardo i vini Albariño ci sono molte divergenze. Alcuni dicono che è meglio berli più giovani, perché così conservano tutta la loro freschezza e la potenza degli aromi, mentre altri sostengono che i vini Rias Baixas siano migliori quando gli aromi sono più riposati e che, in generale, sono sempre migliori quelli dell’annata precedente rispetto a quella attuale. Volendo mantenere una via di mezzo, settembre sarebbe quindi il momento ideale per degustare un vino Albariño.
In quasi tutta la Catalogna la vendemmia è più tardiva del normale, rispetto anche al resto della Spagna, in particolare nelle regioni del Penedès, Priorat e Montsant. Inoltre, alcune cantine coltivano uve come Marsanne, Viognier o Roussanne, di origine francese, con l’intento di creare vini che si evolvano bene in bottiglia. Questo è il momento ideale per scoprirne alcuni.

Ma visto che “la strada si fa camminando” ed il vino si assapora bevendolo, ecco le nostre proposte di oggi:

 

 TAGS:Palacio de Bornos Verdejo Fermentado en Barrica 2010Palacio de Bornos Verdejo Fermentado en Barrica 2010

Palacio de Bornos è una delle più grandi aziende vinicole di Rueda. Produce vini molto accurati, e molto piacevoli al gusto.

 

 

 TAGS:Luna Creciente Albariño 2010Luna Creciente Albariño 2010

Un vino della cantina Viñedos singulares, fresco, morbido, e con sentori di fieno e miele.

 

 

 TAGS:Auzells 2010Auzells 2010

Un vino complesso, elegante e molto ben sviluppato. È anche possibile conservarlo qualche altro anno, ma ora è divino.

Lo Spritz. L’ aperitivo alla moda

 - Pochi sanno che il gettonatissimo Spritz, aperitivo in voga in Italia e non solo, ebbe i suoi natali durante l’occupazione austriaca della Serenissima Repubblica di Venezia, avvenuta nel XVIII secolo. Il termine “Spritz” viene infatti dal tedesco e significa “spruzzare”, probabilmente in riferimento alla tecnica di allungare il vino bianco con l’acqua.

Varie modifiche sono poi apportate a questa bevanda fino ad arrivare alla versione attuale che ha preso piede un po’ dovunque. La variante odierna dello Spritz è composta da vino bianco secco allungato con acqua e un bitter (Campari o Aperol) che conferisce alla bevanda un colore rosso arancio. 

Ideale da consumare con stuzzichini, formaggi, affettati o patatine, lo Spritz ha ormai assunto i connotati di un vero e proprio rito sociale, vista la sua diffusione. E’ frequente, infatti, che la gente che esce dal lavoro vadi al bar e prenda non più “l’aperitivo” bensì lo “Spritz”, il quale viene inteso come un momento della giornata in cui ci si rilassa dallo stress lavorativo grazie a un alcolico leggero e fresco.

Partendo dal Veneto la cultura dello Spritz si è imposta in tutta Italia, ma non solo. E’ frequente vedere anche in città straniere locali che propongono questo aperitivo. Come, ad esempio, a Barcellona, dove la comunità italiana è tra le più numerose. Lo Spritz si impone anche all’estero come tipica bevanda italiana per prepararsi alla cena ed attrae sempre più persone incuriosite dal suo sapore particolare.

In qualità di aperitivo vero e proprio lo Spritz viene spesso accompagnato da stuzzichini come arachidi, patatine o tramezzini ripieni. Nonostante tutto la sua universalità lo ha imposto anche come bevanda alcolica notturna. E’, infatti, facile vedere gente consumare Spritz durante serate o feste, dalle più esclusive alle più semplici.  

Lo Spritz è ormai una bevanda che ha varcato i confini italiani per espandersi in tutto il mondo. E non è più solamente una bevanda alcolica per accompagnare i momenti di svago, bensì assurge a fenomeno culturale vero e proprio.

 Per preparare il miglior Spritz, raccomandiamo i seguenti prodotti:

 TAGS:CampariCampari

Campari, il bitter per eccellenza

 

 

 TAGS:Lamberti Santepietre Pinot Grigio Delle Venezie Igt 2008Lamberti Santepietre Pinot Grigio Delle Venezie Igt 2008

Lamberti Santepietre Pinot Grigio Delle Venezie Igt 2008, un bianco gustoso

Il vino greco

 TAGS:Da poco presente nell?itinerario del turismo enologico, la Grecia si è contraddistinta per la produzione di vini notoriamente forti e generosi, proprio come le sue mitologiche divinità.

Gelosa dei suoi grandi pensatori, Hellas, così come viene chiamata dai suoi abitanti, è riconosciuta in tutto il mondo come la culla della civiltà e della logica. Le sue rovine, testimonianza del passato e della conquista romana, ricevono milioni di turisti all?anno desiderosi di incontrare, girando l?angolo, Platone disquisendo in una piazza.

Attualmente la Grecia si contraddistingue non solo come uno dei migliori produttori di olio di oliva del mondo, pilastro fondamentale della sua cucina ma anche per l?instancabile lavoro che sta operando nel dare nuova vita alle sue viti ancestrali.

Ciò gli permetterà di salire alla ribalta della scena turistica diventando una destinazione di grande interesse per gli enofili, grazie ai suoi “poderosi” vini rossi, ai suoi freschi bianchi, ai suoi liquorosi considerati eccezionali, e ad un ampio ventaglio di itinerari che abbraccia gran parte del suo territorio.

Si dice che il famoso scrittore Virgilio, autore della mitica Eneide, affermasse che in Grecia era più facile contare i granelli di sabbia che non tutte le varietà di uva. Forse, il fatto che fossero più di 300 diversi vitigni, metteva in difficoltà Virgilio nel riuscire a memorizzarli tutti. Distribuiti su 150.000 ettari di vigneti divisi in nove regioni, secondo quanto scritto da Illias Anagnostakis (membro del dipartimento di Studi Medievali della Fondazione di Ricerca Nazionale Ellenica di Atene e dell?Istituto di Ricerca Bizantino) nel libro ?The Illustrated Greek Wine Book?, “la vinificazione di questo centinaio di uve è una tradizionemillenaria che precede persino l?era bizantina, al punto che la storia segnala questo paese come il responsabile della diffusione della coltura in Europa”.

Tuttavia, in tempi più recenti, la Grecia sembrava aver dato le spalle a Bacco ed essere conosciuta nel mondo come produttore di uno strano vino, dal sapore considerato fino a qualche anno fa sgradevole e grossolano, chiamato Retsina (un vino bianco profumato con resina di pino, oggi molto più stimato di prima). Di conseguenza, poco si sa sui potenti, freschi, dolci e secchi vini greci, che dagli anni ?70 cercano di riposizionarsi all?interno del mercato mondiale del vino.

Tra i bianchi, per esempio, si distinguono: l?Assyrtiko, che si esprime al meglio nell?isola di Santorini; il vino prodotto dal vitigno Vilana, apprezzato principalmente nell?isola di Creta; il Roditis, prodotto in Macedonia, Tracia e nel Peloponneso; ed infine i vini Retsina, Moscatel e Savatiano. Tra i rossi abbiamo il vitigno Agiorgitiko, creato a Nemea, nel Peloponneso, uno dei più famosi del paese, che per l?intensità del suo colore e per il suo sapore penetrante si è meritato il titolo di ?sangue di Ercole“. Ma in Grecia si producono anche vini con uve francesi come la Cabernet Sauvignon, la Cabernet Franc (Cotes de Meliton, Macedonia), la Garnacha, la Syrah e la Chardonnay.

Il colore del vino

 TAGS:Quando si comincia a degustare un vino, la prima cosa che si tiene in considerazione è il suo colore, la parvenza, l?impressione visiva. Per poterne apprezzare la colorazione nel miglior modo possibile si dovrebbe annalizzarlo con la luce naturale perchè quella artificiale potrebbe essere abbastanza ingannevole. Sicuramente per molti la luce delle candele, su uno sfondo bianco, può essere utile per riconoscere le tonalità ma nel caso dei vini rossi e bianchi, è la luce del sole a poterci permettere di analizzare perfettamente tutte le varie sfumature.

I cambiamenti del colore del vino sono dovuti a vari fattori, come ad esempio il vitigno da cui proviene, il modo in cui è stato lavorato il vino, il periodo in cui la buccia è rimasta nel mosto, se è stato collocato in botti di legno o meno, l?età ed il modo in cui è stato conservato.

L?assortimento di colori è solitamente molto più ampio nei rossi che non nei bianchi, in quanto i colori dei primi possono variare dal porpora intenso a toni più castani, granata o violacei, passando per una vastissima gamma di sfumature: cremisi, vermiglio, rubino, ruggine, mattone, etc. Ogni qualvolta si parla di queste tonalità c?è da dire che se ne discute sempre molto a riguardo in quanto non esiste una tavola di colori fissa che faccia da referente e che permetta di individuare con esattezza il colore del vino, tranne in alcune eccezioni come nel caso del rosso rubino e del mattone.

Sono i pigmenti delle antocianine a dare il colore rosso al vino, presenti nella buccia dell?uva rossa ed estratti dall?alcol. Il colore sarà più o meno intenso in base al tempo in cui la buccia rimarrà a contatto col mosto. Quando il vino è giovane, il rosso può accostarsi di più all?arancio el col passare del tempo avvicinarsi sempre di più al castano o al mattone.

Riguardo ai vini bianchi, le tonalità sono molte di meno e sembra che i vini bianchi odierni stiano man mano diventando sempre più chiari e pallidi, persino con un certo livello di trasparenza per cui, tempi addietro, sarebbero stati considerati troppo acquosi. Quei vini che venivano definiti ?dorati? ormai non si vedono più da nessuna parte, e per fortuna, perchè sono considerati di scarsa qualità; questa tonalità, infatti, è dovuta ad un eccesso di ossigeno e quindi ad un qualche difetto durante il processo di elaborazione. Un?altra delle caratteristiche che ormai non si ritrova più nei vini bianchi è l?intorbidimento che è stato totalmente eliminato grazie alle moderne tecniche di filtraggio. C?è però da aggiungere che esistono alcune varietà di vino bianco, come lo Sherry o la manzanilla, che possono avere delle sfumature dorate che non sono tuttavia dovute ad un errore durante il processo di elaborazione.

La lavorazione del vino

 TAGS:Partendo dal presupposto che è difficile spiegare come fare il vino con poche parole, proveremo per lo meno a trasmettere al lettore una sintesi di ciò che abbiamo visto visitando delle cantine, soprattutto durante la vendemmia, e ciò che ci è stato spiegato dagli esperti.

Semplificando il tutto, possiamo dire che affinchè il succo dell?uva si trasformi in vino è necessario un processo che sia il più naturale possibile: la fermentazione. Un fenomeno chimico attraverso il quale lo zucchero dell?uva si trasforma in alcol ed anidride carbonica e che si verifica grazie all?intervento di lieviti presenti maggiormente nella buccia (cuticola). Quando la cuticola dell?uva si rompe, i lieviti cominciano ad esercitare la loro influenza sullo zucchero, dando così inizio alla fermentazione.

A questo punto l?uva viene portata via dalla vigna in grappoli che vengono poi depositati nel macinatoio (il luogo della cantina in cui si compie questo processo) per poi passare alla pigiadiraspatrice che divide gli acini finalmente pronti per la pigiatura e per l?estrazione del succo. Questo succo, costituito dalla polpa, dalla buccia e dai semi, viene chiamato mosto ed è proprio esso che sarà poi messo a fermentare in vasche o tini. Normalmente i lieviti eserciterebbero la loro azione fino alla completa trasformazione dello zucchero in alcol o per lo meno fino a raggiungere un livello alcolico del 15% nel vino, tuttavia può succedere che alcune uve siano troppo dolci cosicchè il processo deve avvenire manualmente.

Oggigiorno il processo attraverso il quale si producono i vini è accompagnato dall?uso di tecnologie che prima non erano nemmeno lontanamente immaginabili ma che ora sono estremamente necessarie per assicurare la qualità del prodotto. Per esempio, è ben noto che i vini bianchi hanno bisogno che la fermentazione avvenga a bassa temperatura, per cui sono imprescindibili degli impianti di raffreddamento che ritardino il processo di fermentazione, riuscendo così a controllarne il processo e ad evitare l?ossidazione, un agente assolutamente dannoso al processo di elaborazione del vino. Al contrario, i vini rossi non hanno bisogno di basse temperature ma allo stesso tempo anche nel loro caso il pericolo dell?ossigenazione deve essere assolutamente evitato durante la sua elaborazione.

I vini che invecchiano nelle botti di rovere, siano essi bianchi o neri, affrontano un processo di ossigenazione che è però molto più leggero in quanto l?elemento si ?cola? in piccole dosi e smette di farlo quando il vino viene ben imbottigliato e tappato. La sua permanenza nella bottiglia è necessaria e fondamentale affinchè il vino si stabilizzi e raggiunga così il punto di maturità ottimale.