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Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

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Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.

Perché il vino si utilizza per cucinare e qual è il più consigliato?

Fin dall’antichità, i vini sono stati usati in cucina per conferire maggior intensità e sapore a tutti i tipi di piatti. Nonostante molti credano che si dovrebbero utilizzare vini di qualità inferiore e più economici, in realtà non è raccomandabile. In seguito vi diremo quali sono i vini migliori per cucinare e perché.

Quali vini usare per cucinare

Miglior qualità. Come abbiamo già detto, è meglio evitare i vini economici e non dovremmo cucinare con un vino che non berremmo perché un buon piatto può anche essere rovinato da un vino economico e insipido.

Un ingrediente in più. Per non esagerare e sprecare un buon vino scioccamente, quando cuciniamo dobbiamo tenere presente che il vino è uno degli ingredienti della ricetta, che dovremmo seguire alla lettera. Cioè utilizzare solo la quantità stabilita.

Abbinamento perfetto. Non sempre si sceglie il vino giusto per cucinare. Non ci sono regole precise, quindi dobbiamo tentare e sperimentare in cucina. Prova diversi vini, ricette, sapori e scegli quello che ci regala il sapore che stiamo cercando per il nostro piatto.


Vini rossi. Parlando di tipi di vino, il rosso è consigliato per cucinare stufati, spezzatini e carni forti. Per questi piatti si raccomandano vini come Merlot, Pinot Nero, Tempranillo, Cabernet Sauvignon, Syrah o Monastrell.

Vini bianchi. Presentano più acidità e sono adatti per cucinare stufati di pesce o pesce in generale, preferendo i bianchi aromatici e fruttati. Li possiamo scegliere anche per le carni bianche, in alternativa ai rosati.

Vini bianchi dolci. Questo tipo di vino è riservato per salse molto dolci. Dobbiamo tener presente che sarà uno degli ingredienti principali per la salsa, quindi non possiamo scegliere vini troppo forti.

Ricette piccanti. In piatti con sapori più forti, saporiti e anche piccanti, possiamo aggiungere alla ricetta vini rossi giovani e vini bianchi aromatici come il Gewürztraminer, il Riesling o il Viognier.

Vino de Jerez. Questo tipo di vino si utilizza spesso in cucina. Soprattutto serve per accompagnare zuppe e stufati di carne.

Vini giovani o invecchiati. Abbiamo già visto che vanno bene sia per la carne che per il pesce. Inoltre sono particolarmente raccomandati per i legumi, e consigliamo soprattutto i vini invecchiati per carni di manzo o agnello.

Il cioccolato e il vino ritardano l’invecchiamento

Due dei piaceri più preziosi di questa vita, il cioccolato e il vino, possono preservarci dall’invecchiamento. Una ricerca pubblicata sulla rivista BMC Cell Biology dimostra che le cellule umane possono essere ringiovanite, se mangiamo e beviamo (sempre con moderazione) entrambi. Scopriamo perché.

Il resveratrolo, antiossidante per prevenire l’invecchiamento

Sebbene siano già emersi diversi studi che fanno riferimento a questa affermazione, questa recente ricerca dimostra che i prodotti chimici simili al resveratrolo, che è un antiossidante presente in diverse piante e alimenti, come il cacao o l’uva, ringiovaniscono la pelle.

Lo studio, condotto da ricercatori delle università di Exeter e Brighton nel Regno Unito, e guidato da professori di genetica molecolare, ha rilevato che aggiungendo sostanze simili al resveratrolo al processo d’invecchiamento delle cellule umane, non solo le cellule vecchie sembravano più giovani, ma iniziano anche a dividersi di nuovo. Questo sarebbe, di fatto, il comportamento normale delle cellule giovani.


I responsabili dello studio hanno spiegato di aver ripetuto più volte l’esperimento. In ogni caso, le cellule sono ringiovanite. Quindi la ricerca riafferma che sia il cacao che il vino sono potenti antiossidanti, che rigenerano le nostre cellule e rallentano l’invecchiamento della pelle.

Benefici del cioccolato

Come possiamo vedere, quindi, grazie agli antiossidanti, il cioccolato trasforma la pelle e la rende più giovane e liscia. Infatti, è noto che i trattamenti estetici di chocoterapia per il corpo consentono di migliorare l’epidermide.

Ma, se ciò non bastasse, il cioccolato fa bene al cuore. La Società Spagnola di Dietetica e Scienze dell’Alimentazione, Sedca, indica che il cioccolato fondente è quello che apporta più nutrienti e abbassa la pressione sanguigna.

Inoltre, a livello psicologico, i medici affermano che una porzione normale di cioccolato provoca un’elevata attività psicofarmacologica. Pertanto, si raccomanda per combattere la depressione o lo sconforto perché attiva l’ormone della felicità, mentre ci dà energia e benessere. Come sappiamo, il cacao nero è il migliore per la salute, anche se non possiamo abusarne.

Proprietà del vino

Soprattutto il vino rosso ha molte proprietà. Da un lato, dato che l’uva contiene polifenoli antiossidanti, regala giovinezza alla nostra pelle. Ma aiuta anche a combattere i radicali liberi, aumenta il colesterolo buono, protegge il cuore e ci rilassa. E, come il cioccolato, fornisce energia rilasciando endorfine.

Il vino dove essere bevuto con moderazione, tanto che la dieta mediterranea lo include e ne consiglia un bicchiere al giorno.

 

Vino 2.0: i nuovi mestieri del vino

In un mondo in cui nessuno può più fare a meno del cellulare e dei social network, anche il mondo del vino si è aggiornato. Alle classiche figure del viticoltore, dell’enologo e del sommelier, si sono affiancati anche nuovi professionisti, più “tecnologici”.

Ecco una lista dei nuovi professionisti del vino, figure di riferimento che hanno il compito di far conoscere il prodotto al grande pubblico.

Il vino nel XXI secolo: le nuove professioni del vino - Uvinum

Wine blogger

Perché andare in una cantina o in un negozio specializzato se si possono reperire tutte le informazioni necessarie su un vino direttamente a casa su internet? Se si digita la parola “vino” su Google, è facile trovare tra i risultati di ricerca blog tenuti da persone appassionate di vino e scrittura.

Il wine blogger è un sommelier, un giornalista, il proprietario di una cantina o un semplice appassionato che ama dire la sua. Nei loro siti si possono trovare recensioni, consigli, news, curiosità e informazioni su prodotti ed eventi, raccontate in modo più o meno professionale.

Wine influencer

Non solo moda! Gli influencer – coloro che sfruttano la loro immagine sui social, in particolar modo Instagram, per pubblicizzare prodotti – si occupano anche di vino. Una bella foto, il “tag” alla cantina produttrice e gli hashtag giusti: il gioco è fatto! Naturalmente se ti sei conquistato la fiducia di un qualche migliaio di followers…

Questa volta, cercate la parola “vino” su Facebook, Twitter e Instagram: non è poi raro incontrare i profili social di cantine e critici enologici. Le reti sociali, al giorno d’oggi, sono il nuovo modo per farsi pubblicità! Ecco perché il community manager è diventato una figura chiave nella strategia di marketing di qualsiasi azienda, anche vinicola.

Wine promoter

Il wine promoter è un organizzatore di eventi specializzato nel campo del vino. È lui che sceglie quando, dove e come un vino deve essere lanciato e/o degustato. Deve conoscere alla perfezione sia il produttore che il consumatore, in modo da poter creare la situazione e l’atmosfera giuste per far sì che il prodotto venga associato a un’esperienza positiva e divertente. Un passo falso potrebbe voler dire il fallimento di un prodotto!

Vino 2.0: i nuovi mestieri del vino

Wine hunter

È il “cacciatore di teste” delle bottiglie. Sei un collezionista di bottiglie pregiate e non sai dove recuperare quel Bordeaux di quell’annata tanto speciale? No problem, ci pensa il wine hunter a rintracciarla. I tempi si stringono, le contrattazioni si snelliscono e il cliente è felice.

Anche le cantine e le enoteche possono assumere un wine hunter per farsi conoscere dalla clientela giusta, più mirata ed esclusiva.

Wine driver

Si sa, il vino è convivialità! Si esce con gli amici, si beve un po’ più del dovuto e non si sa come ritornare a casa. Il wine driver è colui che può risolvere il problema! Utilizzando la sua auto o la tua, ti riporta a casa senza rischi.

4 cocktail a basso contenuto calorico per mantenere la linea

Vuoi perdere qualche chilo senza rinunciare a un gustoso aperitivo dopo il lavoro? Non ti preoccupare, su Uvinum conosciamo bene questo problema. Proprio per questo, ti proponiamo 4 cocktail a basso contenuto calorico per goderti il sabato sera con gli amici, senza perdere la tua linea.

1. Spritzer – La bevanda nazionale austriaca

Lo Spritzer, chiamato Weinschorle in Germania , è probabilmente il long drink più famoso in Austria e si degusta in qualsiasi stagione dell’anno. È una bevanda a base di vino, miscelato con acqua minerale, e decorata con una fetta di limone. Per questo cocktail popolare si utilizza un vino giovane proveniente da vitigni a bacca bianca come il Grüner Veltiner, lo Weißburgunder e lo Chardonnay e la proporzione tra vino ed acqua dovrebbe essere di 1:1. Questa bevanda rinfrescante ha solo 58 calorie per 100 ml.

C’è anche un altro vantaggio: ti risparmierai i postumi della sbornia grazie all’alto contenuto d’acqua di questa bevanda. Goditi questo classico austriaco!

2. Vodka Soda – Semplice e con poche calorie

Soda + Vodka = Vodka Soda

Certo, non è così semplice! Anche questo cocktail deve essere miscelato correttamente. Per prima cosa, riempi un bicchiere con cubetti di ghiaccio e aggiungi gli ingredienti. Per questa bevanda a basso contenuto calorico servono 3 parti di soda e 1 parte di vodka. Infine, decora il bicchiere con una fetta di lime. Questo cocktail ha solo 22 calorie per 100 ml.

Non sai quale vodka usare per preparare questo cocktail? Nel nostro blog ti offriamo una selezione unica.

3. Martini: miscelato o shakerato?

Tutti conoscono questo drink dai famosi film di James Bond, ma sapevi che questo cocktail appartiene alle bevande alcoliche a basso contenuto calorico? Il cocktail Martini è un drink da bere come aperitivo ed è solitamente preparato con assenzio francese e gin.
Una delle varianti più conosciute del Martini è il Martini Dry. Questo drink è composto da London Dry Gin e la minor quantità di vermouth possibile. Senza mai dimenticare l’oliva che decora il bicchiere.

Una quantità equivalente a 100 ml di Martini Cocktail ha solo 140 calorie! Ora capisci perché James Bond ha un corpo così perfetto.

4. Mojito – Saluti da Cuba

A differenza di molti altri cocktail cubani, il mojito è un’alternativa con poche calorie. Inventato a L’Avana, questo cocktail è composto da 5 ingredienti fondamentali: rum bianco, zucchero (tradizionalmente succo di canna da zucchero), succo di limone, soda e menta. L’elemento più importante nell’elaborazione di un mojito è probabilmente il rum. I migliori rum per il tuo mojito sono disponibili su Uvinum.

L’acqua minerale di questo cocktail cubano lo rende una bevanda ipocalorica. L’oro verde di Cuba ha solo 71 calorie per 100 ml.

Come puoi vedere, c’è una selezione unica di cocktail con poche calorie. Quindi niente ti limiterà nel prossimo party. Divertiti provando e godendoti questi cocktail a basso contenuto calorico. E, ricorda, bevi con moderazione! 😉

Menù di Pasqua: che vino scegliere?

Avete già preparato tutto per il pranzo pasquale? Certo, il cibo è importante, ma altrettanto importante è il vino che sceglierete. Ecco alcuni preziosi consigli che vi faranno fare un figurone con i vostri ospiti.

Che vino bere a Pasqua? Ecco i consigli di Uvinum

Gli antipasti

Ogni pranzo pasquale che si rispetti inizia con un sacco di antipasti: uova sode, verdure in pastella, vol-au-vent di pesce, torta pasqualina… chi ne ha più ne metta!

Per iniziare vi consigliamo di scegliere vini prodotti con uve Riesling, un Etna Bianco o ancora un Grignolino del Monferrato. Quest’ultimo è indicato soprattutto con il classico Casatiello napoletano.

I primi piatti

Cannelloni, lasagne e paste al ragù sono i primi piatti più tradizionali. Sono dei piatti ricchi, che hanno bisogno di un vino corposo e rigorosamente rosso: possiamo scegliere tra un Montepulciano d’Abruzzo, un Bonarda dell’Oltrepò Pavese, un Montefalco Rosso o un Lambrusco.

l’agnello

Si sa: il piatto più importante di ogni pranzo di Pasqua è l’agnello. Questo tipo di carne ha bisogno di un vino avvolgente e morbido, ma tutto dipende da come viene proposto. Se in umido, una buona idea è quello di abbinarlo ad un Aglianico del Vulture, ad un Barbaresco o ad un vino siciliano intenso come il Nero d’Avola.

Se l’agnello viene cotto alla brace o al forno, l’accompagnamento giusto è quello con un Cabernet Sauvignon dell’Alto Adige, con un Bolgheri o con un potente Cannonau.

Le verdure

Non siete amanti dell’agnello? Seguite una dieta vegetariana? Nessun problema. Un’alternativa è quella di ripiegare su formaggi e verdura di stagione, come asparagi e carciofi. In questo caso è meglio optare per un vino bianco con una bella acidità. Noi vi consigliamo un Pouilly-Fumé o un Pinot Bianco altoatesino.

Non sai che vini servire durante il pranzo di Pasqua? Ecco i suggerimenti di Uvinum

I dolci

Ed ecco la parte più amata dai golosi: il momento del dolce! E cos’è Pasqua senza uovo di cioccolato? Attenzione, però, al tipo di cioccolato. Con il cioccolato fondente è preferibile l’abbinamento ad un  vino dolce, come un Barolo Chinato o un Marsala; con il cioccolato al latte, più delicato, optiamo per un Recioto della Valpolicella.

Per chi, invece, preferisce la tradizionale colomba pasquale, consigliamo un Moscato d’Asti, un Recioto di Soave, un Passito di Pantelleria o un Malvasia di Bosa.

Pastiera napoletana e nepitelle calabresi, infine, vanno d’accordo con Vin SantoSauternes e Greco di Bianco.

La pancia è piena, ma c’è sempre lo spazio per un buon calice. E allora perché non concludere la mangiata in bellezza con un brindisi? Champagne, Franciacorta o un Trento DOC saranno la conclusione perfetta per questa bella giornata di festa.

Elementi importanti per capire il vino bianco semidolce

Si distinguono diverse tipologie di vini bianchi a seconda del tipo di uva utilizzata e del suo sapore e colore. Di solito sono classificati, per concentrazione di zucchero, come vino bianco dolce, semidolce e secco. Vediamo alcune delle differenze tra i tre tipi per approfondire il vino bianco semidolce.

Com’è il vino bianco semidolce

Le vendite del vino semidolce sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, confermando questo vino come uno dei più consumati. È inevitabile, quindi, parlare di questa tipologia, che è venerata sia dai consumatori che dagli esperti del mondo del vino.

Per questo motivo, dobbiamo capire bene come sono le altre tipologia di vino bianco. Il vino bianco dolce è solitamente bevuto molto freddo poiché consigliato in estate e nelle stagioni più calorose. Per essere denominato dolce, deve contenere più di 50 grammi di zucchero per litro. Quando parliamo di vino bianco secco, ci riferiamo a quelli che hanno meno di 5 grammi di zucchero per litro, e quindi sono molto meno dolci. Tra questi ci sono anche i semi secchi, che contengono tra i 5 e i 15 grammi di zucchero per litro.

Generalmente, il vino bianco semidolce si beve freddo, ma non tanto quanto il dolce, e si caratterizza per contenere tra i 30 e i 50 grammi di zucchero per litro di vino.

Produzione del vino bianco semidolce

Di solito viene utilizzata una macerazione a bassa temperatura per fermentare a freddo il mosto. Successivamente si blocca la fermentazione con un abbassamento di temperatura per eliminare i lieviti e ottenere un vino con zucchero residuo.

Il risultato è un vino senza troppo zucchero e poco dolce ma con sfumature e senza molta acidità. La sua freschezza, come abbiamo visto, è una delle sue principali caratteristiche, oltre a esprimere un sapore delicato, che lo rendono facile da bere, tra quei vini che si consumano volentieri.

Come abbinarlo

Non essendo un vino dolce, non è riservato ai dessert, ovvero, è ottimo sia per i primi piatti che per i secondi. Il vino bianco semidolce è solitamente abbinato a tutti i tipi di pesce, ai formaggi stagionati, alla pasta e alle insalate. Anche i frutti di mare si sposano perfettamente con questo tipo di vino.

Al momento troviamo bianchi semidolci di qualità, con denominazioni note come Verdejos e Albariño, ma anche altre meno conosciute che optano per una maggior varietà.

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Cambiamento climatico: come influenzerà il mondo del vino

Il problema del cambiamento climatico, inevitabilmente, impatta anche il mondo del vino. I danni causati dal surriscaldamento, la perdita di fertilità del suolo e l’alterazione degli ecosistemi sono solo alcune delle problematiche che i viticoltori si trovano costretti a fronteggiare.

Earth Hour: in che modo il cambiamento climatico impatterà il mondo del vino - Uvinum

Lo spostamento dei vigneti e la distruzione degli ecosistemi

Secondo lo studio “Climate change, wine, and conservation”, uno dei problemi principali, il surriscaldamento, imporrebbe uno sistematico spostamento dei vigneti ad altitudini più elevate, il che comporterebbe a sua volta un cambio radicale delle aree vitivinicole. Le principali aree vinicole del mondo, tra cui Toscana, Borgogna e Australia, in un prossimo futuro potrebbero vedere ridotte fino al 73% le proprie superfici coltivabili, trovandosi appunto costrette a spostare i propri vigneti in zone precedentemente inviolate.

La conseguenza sarebbe la distruzione delle specie vegetali autoctone e la scomparsa degli animali locali che hanno sempre vissuto indisturbati nel territorio. Il paesaggio, inoltre, potrebbe venire distrutto dall’utilizzo di recinzioni e dalla polverizzazione di prodotti chimici. Le zone più a rischio sarebbero le Montagne Rocciose, al confine tra Usa e Canada, e le pianure della Russia occidentale.

Temperature elevate: un pericolo per le fonti d’acqua

Non solo. Un aumento della temperatura di anche solo 1.5°C potrebbe voler dire uno stravolgimento delle attuali pratiche di coltivazione della vite e un peggioramento della qualità del vino. Le temperature più elevate, inoltre, costituiranno una vera e propria minaccia per le acque dolci, in quanto i produttori di vino saranno costretti a rinfrescare le proprie vigne più frequentemente per sopperire alla disidratazione dovuta al caldo eccessivo e alla scarsa piovosità.

Esiste una soluzione?

Naturalmente, la vigna è solo un esempio, ma lo stesso discorso vale per tutti gli altri tipi di coltivazione. Quella del vino si è sempre dimostrata nel tempo un’industria consapevole e sensibile al tema dell’ambiente.

È difficile trovare una soluzione definitiva al problema, ma si possono comunque adottare azioni collettive che possano limitare i danni. Ad esempio, viticoltori ed enti difensori dell’ambiente dovrebbero pianificare congiuntamente l’eventuale espansione dei vigneti per evitare zone di grande importanza dal punto di vista ambientale. Si potrebbe anche valutare l’utilizzo di altre varietà di uva dalle caratteristiche simili ma più resistenti al cambiamento di clima e sensibilizzare i consumatori, invitandoli a preferire cantine che producono nel rispetto della natura.

 

 

Dionisio: il dio del vino e del teatro

Dio dell’estasi, del vino e della liberazione dei sensi. La figura di Dionisio, identificato dai Romani come Bacco, è strettamente legata alla nascita del teatro. Il teatro, infatti, sarebbe nato come celebrazione religiosa in onore del dio Dionisio, amante della danza e della musica.

Dionisio: il dio a cui si devono il teatro e il vino - Uvinum

Frutto della relazione extra-coniugale tra Zeus e Sèmele, la bellissima figlia del Re di Tebe, Dioniso fu portato appena nato sul Nisa, una montagna di cui nessuno conosceva l’ubicazione, per scampare alla vendetta di Hera, moglie del sovrano degli dei. Qui visse in compagnia di Sileno, suo maestro, e delle Ninfe in una grotta ricoperta di piante di vite selvatica.

La scoperta del vino

Dionisio era un bambino chiassoso e vivace, – deriva appunto da “Bacco” la parola italiana “baccano” – appassionato di caccia e di passeggiate per i boschi e le campagne. Estremamente incuriosito da quelle piante che crescevano allo stato selvatico tutt’intorno alla sua grotta, il dio fece una scoperta: il vino. Un giorno, infatti, raccolse un grappolo d’uva, lo spremette in una coppa d’oro e ne ricavò una bevanda alcolica dal colore rosso porpora. Il nettare era capace di far passare la stanchezza e di far dimenticare i problemi, regalando un senso di euforia. Il giovane si accorse anche che più il vino veniva lasciato riposare nelle coppe, più aumentava la sensazione di ebrezza: aveva appena scoperto la fermentazione.

Dionisio fece conoscere il vino a tutte le creature del bosco, Ninfe, Satiri e Ore, che iniziarono a consumarlo come bevanda per le feste. Il dio iniziò anche un viaggio in giro per il mondo per far conoscere a tutta l’umanità la sua preziosa scoperta, vivendo diverse avventure e dovendo sempre proteggersi dall’ira di Hera.

La nascita del teatro

Durante le feste dionisiache, celebrate in autunno e in primavera, si faceva baldoria e si cantavano canzoni – i ditirambi – che raccontavano le gesta e le avventure del dio Dionisio. Il ditirambo, un’antica forma di poesia lirica corale greca, era inizialmente rozzo e volgare, ma con il tempo divenne una vera e propria forma d’arte a cui si dedicarono poeti veri. Il canto, inoltre, era spesso accompagnato da danze e rituali. È da qui che ebbe inizio il dramma e, di conseguenza, la storia del teatro.