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I vini Sauternes

 TAGS:Il Sauternes è un tipo di vino bianco francese da dessert, originario della regione di Sauternes, che si trova a BordeauxFrancia. Questo tipo di vino è di solito prodotto con i vitigni Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle affetti dal fungo chiamato Botrytis cinerea, o “muffa nobile“.

I vini Sauternes si contraddistinguono per il loro particolare equilibrio tra dolcezza e acidità con note aromatiche di miele, albicocche e pesche, e dai sapori che rimangono a lungo al palato. Un’altra vantaggiosa caratteristica di questo vino è la sua lunga durata in alcuni dei suoi migliori raccolti, che superano tranquillamente il secolo di età.

I vini Sauternes attualmente sono prodotti nei cinque comuni di Sauternes (Barsac, Bommes, Fargues, Preignac e Sauternes stesso), di cui Barsac è sicuramente la più importante di queste regioni vinicole, tanto da avere una denominazione di origine propria.

Il vino Sauternes ha un particolare colore dorato che diventa più scuro con il passare degli anni fino a diventare del colore di una moneta di rame, stato in cui, secondo molti esperti, raggiunge il suo momento migliore. Un vino di questo tipo di solito raggiunge il 13% di grado alcolico quando è nella sua fase ottimale.

Possiamo ritrovare il vino Sauternes sia in piccole bottiglie da 375 ml che nel formato grande. Un vino Sauternes va servito leggermente freddo; la sua temperatura ideale è infatti di 11 gradi. Solitamente si abbina ai dolci (da cui il rating di vino da dessert) anche se, secondo alcuni, non c’è abbinamento migliore che un vino Sauternes con un foie gras.

Muffa Nobile

Una delle caratteristiche più sorprendenti di questo vino sta nella sua produzione durante la quale il vitigno viene infettato dal fungo Botrytis cinerea, meglio conosciuto nel mondo del vino come “muffa nobile”. Questo fungo viene introdotto nei vitigni con cui si produce il vino, ottenendo un determinato livello di essiccazione e un aumento degli zuccheri di suddette uve. Questo fungo attacca le uve in zone dove di solito c’è la nebbia e, automaticamente, avvia un processo di essiccazione che altera chimicamente la vite, aumentando così non solo gli zuccheri ma anche l’acido tartarico.

Questo aiuta a fermentare il vino, aumentando la produzione di glicerolo, che a sua volta aumenta il livello di viscosità del vino in questione. Naturalmente il fungo Muffa Nobile, ha anche una notevole influenza sull’aroma e sul sapore del vino.

Eiswein, Il vino di ghiaccio

 TAGS:Il vino di ghiaccio, conosciuto anche con il termine tedesco “Eiswein“, è un vino da tavola ottenuto da uve artificialmente congelate o congelate in modo naturale, ossia direttamente nella vigna. Questo effetto di congelamento naturale fa sì che gli zuccheri propri dell’uva non si congelino; in questo modo l’uva perde acqua e il vino risulta più dolce del solito.

Il processo di congelamento dei vini di ghiaccio si verifica prima della fermentazione stessa: durante suddetto processo, infatti,  molte uve sono affette dalla “muffa nobile”, per cui sono solo pochi i grappoli con cui è possibile la realizzazione di questo vino, oltre al fatto che si deve effettuare un’ardua classificazione manuale il cui risultato è costituito da una quantità molto esigua di ceppi adatti per la sua realizzazione. Morale della favola, si tratta di un vino abbastanza costoso.

I vini di ghiaccio si producono generalmente con uve Gewürztraminer e Riesling, senza però escludere vitigni come Chardonnay, Cabernet Franc e Vidal (quest’ultimo cresce particolarmente bene in Canada). Inutile dire che questo vino viene fatto in paesi dal clima rigido, come Germania e Canada che sono i primi produttori di questo tipo di vino.

È un vino che può essere ottenuto anche attraverso la criomacerazione e la crioestrazione, due moderni processi utilizzati dai produttori per supplire al clima in maniera tecnologica e artificiale. In questo processo le uve sono congelate in modo artificiale fino ad ottenere il perfetto stato di maturazione per poi estrarre il mosto e, finalmente, produrre il vino. Va notato che questo processo “artificiale” è più lento rispetto a quello naturale, ed è anche più complicato poiché un piccolo errore di calcolo può danneggiare irrimediabilmente il vino stesso.

Sebbene il vino di ghiaccio abbia un alto contenuto di zuccheri, è un vino di grande freschezza grazie alla sua elevata acidità. Un vino di ghiaccio di solito ha un corpo medio ed un finale lungo. I sapori vanno dal miele, alle pesche, ai fichi, alle mele verdi fino ad alcuni tipi di agrumi; anche se, alcune delle sue varietà, mostrano aromi di frutti tropicali come ananas, mango o litchi.

Il vino di ghiaccio ha di solito un grado alcolico inferiore rispetto a un vino da tavola, ossia circa 6 gradi, ma possiamo trovarne anche di 13 gradi. Etichettare un vino di ghiaccio come vino da dessert, sarebbe un po’ ingiusto, anche se, più che un vino da tavola potremmo ironicamente definirlo da “dopotavola”. Per sfruttare al meglio i suoi squisiti sapori consigliamo di berlo tra i 10 e i 12 gradi centigradi.

Vini Cileni

 TAGS:I vini cileni godono di una meritata fama e sono considerati tra i migliori al mondo. Facciamo quindi un viaggio immaginario attraverso la sua storia, le sue origini e le sue varietà.

La storia del vino cileno

La storia del vino cileno ci rimanda all’arrivo degli spagnoli nel decennio tra il 1541 e il 1554; si dice infatti che il vino sia entrato nel paese attraverso la Capitaneria Generale del Cile e che il primo impianto di viti per la produzione di vino sia stato fatto a metà del 1948 a La Serena. Il terreno e il clima cileno risultano estremamente adatti per la viticoltura, e ciò non è una novità, ma allora fu propio questa benedizione della natura a facilitare il tutto sin dall’inizio.

La coltivazione andò aumentando sempre di più e si diffuse a macchia d’olio: dapprima si iniziarono a piantare viti nella periferia di Santiago, per poi arrivare fino alla Provincia di Coquimbo (una delle zone migliori per la piantagione dei vitigni). Purtroppo il divieto di re Filippo II ne arrestò la coltivazione fino al 1678. Da quel momento in poi la vinificazione in Cile avanzò con molti ostacoli e problemi ma, verso la metà del XIX secolo, grazie all’agronomo francese Claudio Gay, arrivò finalmente la modernità: è stato lui infatti ad aver creato la stazione sperimentale “Quinta Normal de Agricultura”. Il Cile, già nel 1850, aveva poco più di 40.000 viti europee coltivate con ben 70 tipi diversi di uve.

Nel 1863 la piaga della fillossera colpì gran parte del mondo ma il Cile riuscì a continuare a buon passo e contribuì successivamente alla ripresa globale del settore vinicolo. Nel 1902 negli Stati Uniti cominciarono le imposizioni fiscali ed il proibizionismo, abbassando notevolmente la produzione di vino in Cile. Ma la ripresa sarebbe avvenuta nel XX secolo quando, già nel 1980, i vitigni cileni diventano tra i migliori al mondo così come i suoi vini.

Tipi e varietà di vini cileni

I vini del Cile si dividono principalmente in tre categorie: vini con denominazione di origine, vini senza denominazione e vini da tavola. Queste categorie appaiono sull’etichetta del vino assieme alle zone di appartenenza, che sono: la regione vinicola di Aconcagua, la regione vinicola di Atacama, la regione vinicola di Coquimbo, la regione vinicola del Sud e la regione vinicola di Valle Central.

I vini cileni sono realizzati con un’interessante varietà di uve, tra cui la Carmenere che la fa da padrona soprattutto perchè in Europa si è estinta già dallo scorso secolo. Ma in Cile si ritrovano anche incredibili Cabernet Sauvignon e Merlot. Tra i vini cileni rossi si evidenziano i vitigni Cabernet Franc, Syrah, Malbec e Pinot Nero, oltre a quelli precedentemente nominati, mentre tra i vini bianchi abbiamo Chardonnay, Gewürztraminer, Sauvignon Blanc e Semillon.

Oggi possiamo dire che il Cile è il paese vinicolo del nuovo mondo per eccellenza, la qualità del suo vino si dimostra ampiamente e si riconferma in ogni vino prodotto. Qui vi consigliamo alcuni dei suoi risultati migliori:

Che significa…? Ancora vocaboli francesi (e II)

 TAGS:Continuiamo a scoprire il significato di alcune parole francesi di grande utilità nel mondo del vino.

  • Clos – Termine usato per descrivere una proprietà vinicola, quasi sempre di origine monastica, caratterizzata dalla presenza di mura di cinta.
  • Coupage – Questo termine è usato per definire la pratica di mescolare il vino di colture uguali o differenti, con lo scopo di unificare, integrare, correggere o migliorare le qualità del vino.
  • Crémant – Vino di origine francese, frizzante e molto morbido, prodotto attraverso il metodo tradizionale in una particolare area di denominazione di origine di cui, tra le più famose, ricordiamo: Alsazia, Borgogna, Bordeaux e Loira.
  • Domaine – Parola che determina la proprietà vitivinicola.
  • Éleveur – Termine che nella sua traduzione letterale significa “allevatore” ed è usato per descrivere il produttore e non il viticoltore.
  • Frappé – Parola utilizzata per determinare la temperatura ideale per bere alcuni champagne e vini bianchi.
  • Goulot – Il collo della bottiglia di vino.
  • Gourmet – Persona dal palato e gusto deliziosi, amante del buon cibo e del buon vino. Questo termine è stato poi utilizzato in diversi campi per determinare l’eccellenza di un determinato prodotto nel suo genere (ad esempio il caffè gourmet). Il plurale è gourmand.
  • Jambe – Termine francese che significa letteralmente “gamba”  ma che, nel mondo del vino, è utilizzato per descrivere le lacrime che il vino lascia nel bicchiere quando viene agitato.
  • Oni Vins – Acronimo di “Office National Interprofessionnel des Vins”, organismo francese che è responsabile della regolamentazione del mercato del vino sia in Francia che a livello internazionale.
  • Perlage – Termine usato per descrivere l’effetto delle bollicine a forma, appunto, di perle che si formano nel bicchiere di vino.
  • Perlant – Termine francese per qualificare alcuni vini che contengono anidride carbonica.
  • Pétillant – Vino con un tocco di effervescenza, dovuta alla presenza di piccole bollicine prodotte dall’anidride carbonica solitamente contenuta. In genere questo termine è usato per differenziare questi vini dai cosiddetti “vini spumanti”, in quanto questi ultimi sono più frizzanti.
  • Pigeage – L’atto di rimuovere il cosiddetto “cappello” al momento della fermentazione del vino. Il suo equivalente italiano è “pigiatura”.
  • Vin cuits – Vino ottenuto da mosti molto concentrati.
  • Vin nouveau – “Vino nuovo”, si riferisce al vino giovane che viene imbottigliato e commercializzato molto poco. Conosciuto anche come “vin primeur“.

Che significa…? Vocaboli francesi (I)

 TAGS:Nel mondo del vino ci sono alcuni termini che non appartengono alla nostra lingua e, talvolta, hanno una pronuncia un po’ strana e non hanno traduzione in italiano ma ciò non significa che non abbiano la loro importanza. Tra di loro ritroviamo molti termini che vengono dalla vicina Francia, paese con una grande cultura del vino. Accompagnaci a scoprire il loro significato.

  • Acanage – termine francese che non ha traduzione in italiano, con il quale si fa riferimento ai fili di ferro che attaccano i ceppi al palo (o traliccio). Questo vocabolo è ampiamente utilizzato nel mondo vitivinicolo.
  • Bouquet – la traduzione letterale di questo termine francese è “ramo” e si riferisce direttamente al profumo del vino acquisito attraverso l’invecchiamento. Si ottiene agitando il calice e lasciandolo riposare per un momento.
  • Château – è una grande residenza francese, di solito collocata in zone di campagna. Ma nell’ambito dell’enologia è un’espressione che si riferisce al termine utilizzato da alcune aziende vinicole di Bordeaux, a prescindere dalla rilevanza di suddetta cantina, da quanto umile sia essa stessa o la sua produzione di vino. Utilizzando questo termine si determina l’indipendenza che ha questa cantina rispetto alle altre della zona. Possiamo incontrare degli “château” anche in altre parti della Francia.
  • Premier cru – è un’espressione che determina la classificazione del vino per qualità e per età ed è quasi sempre utilizzata per i vini originari di Bordeaux. Questo termine è nato dalla necessità di classificare più specificatamente i vini di Bordeaux. Possiamo trovare anche l’espressione “Grand Crus Classés” in riferimento ad un elenco dei migliori vini locali. Cru non ha una traduzione in italiano (letteralmente sarebbe “cresciuto”), ma sarebbe l’equivalente del termine inglese “vintage” che si utilizza per classificare oggetti in base alla loro qualità, storia e antichità. Tale termine si adatta perfettamente al mondo dell’enologia in quanto è usato con lo stesso scopo.
  • Terroir – questo termine deriva dal latino “terratorium” e si utilizza anche in altre lingue per determinare il territorio o il luogo d’origine di qualcosa. Nell’enologia si riferisce alla zona agricola o, meglio ancora, vinicola. Questo termine è usato per determinare la posizione esatta del ceppo originale che è stato utilizzato nella produzione del vino. Poiché si tratta di un modo più preciso per determinare la denominazione di origine, viene utilizzato per determinare sia un vino che la sua viticoltura.

Come rimuovere le macchie di vino

 TAGS:Gli incidenti a tavola sono pane quotidiano. Rovesciare, sporcare, gocciolare e cadere sono verbi molto comuni all’ora di pranzo ma c’è una macchia tra tutte che è particolarmente pericolosa: ovviamente stiamo parlando delle macchie di vino. Queste macchie o goccioline che cadono sui nostri vestiti accidentalmente o inavvertitamente e che poi sono quasi impossibili da rimuovere. È per questo che vogliamo condividere con voi alcuni segreti per rimuovere le macchie di vino.

Un tipo di macchia molto comune è quella “secca”, di quelle che rimangono per diversi giorni sui capi di abbigliamento e di cui ci accorgiamo solo quando andiamo a lavare l’indumento. In questo si consiglia di bagnare il capo con latte caldo, solo sulla parte interessata, per un lasso di quattro o cinque ore passate le quali vedrete come la macchia svanirà. A questo punto, basterà lavare il capo normalmente. In questi casi consigliamo anche di mettere in ammollo l’indumento in questione in acqua tiepida con una dose di sale e sapone, strofinare ogni ora e cambiare l’acqua ogni qualvolta sia necessario.

Se la macchia è recente, versare immediatamente del sale sulla macchia, bagnare con dell’acqua e sfregare. Vi diciamo in anticipo che la macchia, in quel momento, non andrà via del tutto ma quando l’indumento verrà lavato, sarà molto più facile riuscire a rimuovere la suddetta macchia.
 

L’alcol è estremamente efficace nella rimozione di tutti i tipi di macchie. Il vino non è da meno ma, prima di applicarlo, si deve essere consapevoli che l’alcol tende a danneggiare i tessuti più sottili e delicati. Si consiglia quindi di utilizzarlo con indumenti di cotone, denim e altri materiali di uno spessore in grado di poter sopportare la potenza dell’alcol.

Se la macchia si è andata a piazzare proprio su una tovaglia bianca, allora possiamo usare una miscuglio di sapone liquido e acqua ossigenata; a questo punto, con l’aiuto di uno spazzolino, strofinare e risciacquare con acqua tiepida ogni qualvolta sia necessario.

Per i vestiti colorati macchiati di vino, si consiglia l’ammollo in l’acqua, con l’aggiunta di un po’ di sapone liquido e qualche goccia di ammoniaca, per circa due o tre ore, dopo le quali è possibile risciacquare e, se necessario, sfregare la parte interessata con un detergente o sapone liquido.

Le macchie del vino non solo cadono sui vestiti, ma a volte finiscono anche sul tappeto. In questo caso vi consigliamo una miscela del 60% di acqua e del 40% di candeggina: immergere un panno e strofinare sulla zona interessata; se l’acqua diventa torbida, cambiarla e ripetere l’operazione.

Ed ecco la fatidica domanda: con quale vino vi piacerebbe macchiare un capo d’abbigliamento? 

Zinfandel, un’uva misteriosa

 TAGS:Il vitigno Zinfandel si ritrova per lo più nella valle della California, considerata per molto tempo la sua culla. Gli studi moderni, tuttavia, hanno rivelato che quest’uva ha invece antenati croati e italiani, un fatto che ha aumentato il mistero della sua origine, della quale si discuteva già nel XVIII secolo, e del suo stesso nome (Zinfandel), di cui non esiste tutt’ora una versione attendibile.

Dopo la grande depressione degli Stati Uniti, insieme alla famosa recessione, molti vigneti della costa occidentale hanno scommesso su questo particolare vitigno, essendo tutt’ora la California il suo principale produttore. Quasi l’80% dei vini prodotti da questo vitigno provengono infatti dalle valli della California. L’Italia è il secondo produttore mondiale di Zinfandel (anche se nel notro paese questo vitigno è conosciuto col nome di “Primitivo”) ma c’è da dire che le colture sono relativamente giovani rispetto a quelle americane. Anche in Croazia incontriamo Crljenak Ka?telanski, che si presume essere antenata dell’attuale Zinfandel.

Conoscere uno Zinfandel

Quella del vitigno Zinfandel è un’uva vigorosa, che predilige i climi caldi rispetto ai climi molto caldi che invece in molti casi rischiano di farla appassire troppo in fretta. I grappoli di Zinfandel sono grandi e compatti, cosa che ne accelera la maturazione. Un’altra peculiarità è rappresentata dal suo elevato contenuto di zucchero, ragion per cui è ampiamente utilizzato per lo sviluppo dei cosiddetti “vini da dessert”.

I vini Zinfandel sono spesso criticati per l’alto contenuto alcolico, per cui sono considerati vini “caldi”, anche se oggigiorno, grazie alle nuove tecniche di vinificazione, si è riusciti a regolarne la gradazione. Per esempio, se uno Zinfandel è tannico, raggiunge i 15 gradi di alcool. Un altro dettaglio che può far cambiare il sapore di un vino Zinfandel è il suo grado di invecchiamento, che coinvolge principalmente il gusto.

Al naso, un vino Zinfandel è in grado di sviluppare note di mela e tabacco, ma se il vino in questione è sufficientemente maturo, può avere aromi di fragole, more e ciliegie.

L’abbinamento perfetto

Un vino Zinfandel ha il potere di unirsi a piatti molto conditi, che vanno da quelli a base di carne, caviale, frutti di mare, formaggi forti, fino a quelli molto piccanti, in particolar modo il peperoncino o il chilli. È inoltre possibile sposarlo con piatti di pesce secco o al limone (cernia, suchi, ecc).

Questo vino si degusta ad una temperatura di 14 gradi, anche se quando accompagna piatti dal gusto particolarmente carico raccomandiamo un grado in più rispetto a quanto precedentemente indicato.

Asti…champagne?

 TAGS:Uno degli errori più comuni è quello di confondere il Moscato d’Asti (o più colloquialmente Asti secco) con lo champagne ma non tutte le bottiglie con le bollicine sono champagne. Nel caso dell’Asti, si tratta di un vino frizzante prodotto nella zona da cui prende il nome, in Piemonte, mentre lo champagne è prodotto principalmente nella regione di Champagne in Francia; quindi entrambe richiamano nel nome la propria origine geografica. Oltre a questo coincidenza, per altro molto comune nei vini a “denominazione d’origine”, la differenza tra i due è sostanziale, soprattutto per quanto ne concerne la produzione.

La produzione

L’Asti è realizzato con un metodo naturale chiamato Charmat. Ciò significa che non è chimicamente gassificato, come avviene in alcuni spumanti ai quali vengono iniettati dei gas come se fossero una gassosa. Questo processo naturale, invece, fa si che lo spumante sia molto buono e che raggiunga la perfetta dolcezza, caratteristica dell’Asti; dolcezza che viene tra l’altro anch’essa acquisita con metodi naturali.

L’Asti di solito è fatto da Moscato, mentre lo Champagne è fatto con uve Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay. Per cui, la differenza abissale delle materie prime, fa si che i due prodotti siano completamente diversi, anche se molti si ostinano a paragonarli, cadendo quindi in errore.

L’abbinamento perfetto: “L’Asti è perfetto come aperitivo, per accompagnare i dessert e come soprammobile“.

L’Asti è un vino spumante, uno dei più famosi in Italia, anche definito come “il vino spumante più affascinante“. Ad Asti, città in cui questo vino spumante viene prodotto, è possibile ammirare le viti di moscato immerse in un bellissimo paesaggio di montagna. Questo vitigno che ha un caratteristico odore di arancia, miele, frutta e acacia; cosa che converte l’Asti in un vino molto aromatico.

L’Asti può essere definito come un vino fruttato, ben equilibrato e con il giusto tocco di dolce. A differenza di molti spumanti che rientrano solitamente nell’arco dei 12 gradi alcolici, l’Asti ha solo 8 gradi di alcol, caratteristica che lo rende molto facile da bere anche se ce ne sono anche alcuni tipi che vanno dai 7,5 ai 9,5 gradi.

La maggior parte degli Asti sono bianchi, ma non tutti. Se pur in minore quantità, ritroviamo infatti gli Asti rosé come, ad esempio, il Riccadona Ruby. I “rosati” hanno solitamente aromi fruttati di ciliegia, amarena e mora, di qui il colore, per l’appunto, rosato.

La qualità dell’Asti è garantita dalla DOCG, l’istituto che si occupa di monitorare e garantire la denominazione d’origine del vino. Ma la migliore garanzia di un Asti è il suo gusto morbido e rinfrescante, che sarà un complice perfetto per un’occasione speciale.

Importante: Bere l’Asti tra 6°C e 8°C.

Petit Verdot, un vitigno abbinabile

 TAGS:I vini Petit Verdot sono originari di BordeauxFrancia. Si tratta di una varietà di uve rosse quasi sempre utilizzata per mescolarsi con altri vitigni provenienti sempre da Bordeaux. La sua origine è misteriosa, così come avviene con molti altri vitigni. Presumibilmente il Petit Verdot è anteriore al Cabernet Sauvignon, anch’esso originario di Bordeaux; la prima registrazione di questo vitigno risale al secolo XVIII.

Il Petit Verdot ha come padri i vitigni Tressot e Duras, quest’ultimo proveniente dalla zone settentrionale della Valle del Tam, vicino alla regione di Tolosa; si presume che il Petit Verdot è stato portato dai Romani verso l’inteno del Mediterraneo.

Il Petit Verdot, come ci viene suggerito dal suo nome stesso, deve essere molto maturo per raggiungere la sua pienezza (“petit”, parola francese che significa “poco” e “verdot” che significa “verde”: Petit Verdot = poco verde), è a bacca piccola ed ha un  intenso colore nero. Uno dei maggiori problemi del Petit Verdot è che talvolta la bacca smette di crescere, quasi sempre per ragioni climatiche. E una delle sue caratteristiche più interessanti è che spesso produce più di due grappoli per germoglio.

Il Petit Verdot si può trovare soprattutto a Bordeaux, in particolare nella zona del Médoc, dove raggiunge la sua eccellenza solo nelle annate più calde, ed è quasi sempre utilizzato per le denominazioni miste bordolesi (o Bordeaux Blends, letteralmente “miscele Bordeaux”). In Australia si trova il maggior numero di piantagioni di questo vitigno, utilizzato nella produzione di vini monovarietali. Anche in Italia ritroviamo il Petit Verdot, ma nel nostro paese viene impiegato per la produzione di vini 100% Petit Verdot. Lo ritroviamo in quantità considerevoli anche negli Stati Uniti, dove viene utilizzato per il Meritage, in Cile, Spagna, Canada, Argentina e Venezuela.

Come abbiamo visto, la produzione di vini 100% Petit Verdot è alquanto scarsa; quasi sempre è accompagnato da un altro vitigno la cui percentuale è solitamente maggiore. Ma quando il Petit Verdot è protagonista assoluto di un determinato vino, possiamo scoprirne il suo morbido profilo tannico e la profusione dei suoi inconfondibili aromi. Il vino Petit Verdot  ha una buona acidità e un colore scuro molto intenso.

L’abbinamento perfetto

Un vino Petit Verdot si sposa magnificamente con carni rosse e formaggi aromatizzati dai sapori forti e quindi può anche essere abbinato a stufati di pollame e carni di animali da caccia. La temperatura ideale per bere questo vino è di circa 15 gradi.

Pinot Noir, un vitigno elegante

 TAGS:Il virigno Pinot Noir è originario della città di BorgognaFrancia. Si tratta di una delle uve con più importanza nella preparazione di champagne ed altri spumanti, così come nella produzione di vini varietali. Molti dei vini più famosi e costosi sono fatti da uve Pinot Noir.

Questo vitigno è tanto capriccioso quanto la sua eccellenza in fatto di sapore ed eleganza, poiché è quasi esclusivamente adatto ai climi freddi, ed evidenzia la sua produzione in paesi come Francia, Spagna, Australia, Sud Africa, Argentina e nella regione della California. Il Pinot Nero ha piccole bacche, polpa morbida e un colore nero violaceo.

Conoscere uno Pinot Noir

I vini Pinot Noir sono senza dubbio pregiati e tendono ad avere una struttura nella quale risaltano leggermente i tannini. Al palato ha un gusto molto delicato, fresco e sfumature fruttate, con un’acidità che lo mantiene “vivo”, senza mai arrivare ad essere un vino aggressivo al palato: un buon bouquet, insomma.

Al naso, il vino Pinot Noir è uno dei più aromatici tra tutti i vitigni, cosa che aumenta sicuramente la sua eccellenza. Normalmente risaltano alla narice aromi di bacche come fragole, more, lamponi, prugne e ciliegie. Possiamo anche distinguere aromi di cuoio, viola e liquirizia, questi ultima soprattutto quando quando si tratta di vini che hanno diversi anni, affinati in rovere. E tra gli aromi primari incontriamo anche il ribes nero e il tartufo.

Alla vista il Pinot Noir ha un colore molto singolare, che evidenzia un rosso mattone leggermente opaco, con un alone luminoso unico rispetto a tutti gli altri vini. Come la maggior parte dei vini, il colore naturalmente cambia con l’età: se si tratta di un Pinot Noir giovane, il colore sarà rosso rubino o violaceo mentre passati dagli 8 ai 10 anni di età, si ottiene un colore ocra arancio.

L’abbinamento perfetto

I vini Pinot Noir sono perfetti per accompagnare il pollame come il pollo, l’oca o l’anatra, soprattutto se preparati al forno ed accompagnati da spezie; ma è anche un alleato formidabile coi formaggi semiduri. Un Pinot Noir può sposarsi perfettamente con il pesce come il tonno e il salmone, e alcuni pesci d’acqua dolce, sempre preparati con sottigliezza o al vapore. Ricordate sempre che il vino non deve coprire il gusto del cibo e viceversa.

Un Pinot Noir deve essere servito a temperatura ambiente, tra i 14 ed i 15 gradi. Se il vino ha più di otto anni la temperatura ideale è di 15 gradi e, a volte, se l’abbinamento lo permette, a 16 gradi.

Se volete provare l’eccellenza del Pinot Noir, vi proponiamo tre diversi vini che vi permetteranno di imparare tutto su questo vitigno:

Codorniu Pinot Noir Brut Rosé: uno champagne rosé ottenuto esclusivamente da uve Pinot Noir, che unisce la freschezza del prosecco con la mineralità del Pinot Noir. Eccellente.

Enrique Mendoza Pinot Noir 2008: anche se il Pinot Noir si adatta meglio ad un clima freddo, ad Alicante Enrique Mendoza ha realizzato questa meraviglia. Diverso.

E voi? Qual’è l’ultimo Pinot Noir interessante che avete provato?