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Il Bulli mette all’asta i suoi vini

 TAGS:Tutto ciò che tocca Ferran Adrià, nominato come miglior cuoco del mondo varie volte, sembra avere successo. Tempo fa Adrià chiuse i battenti dell’emblematico ristorante El Bulli per dedicarsi ad altri progetti, come il Bulli Foundation, un centro di investigazione culinaria che potrebbe essere aperto nel 2014, o la Bullipedia, che nel 2015 sarà una piattaforma digitale di alta cucina.

Una delle ultime notizie di Ferrar Adrià è quella della sua asta della bottega di vini de El Bulli che avrà luogo il  3 Aprile 2013 a Hong Kong e il 26  Aprile A New York, entrambe nella casa d’aste di Sotheby’s.

Si tratte di beni preziosi che in molti vorrebbero possedere. In totale verranno messe all’asta 8.807 bottiglie che Ferran Adrià e il suo socio Juli Soler hanno accumulato nei 27 anni nei quali hanno gestito il ristorante sito nella località di Roses. Alcune bottiglie sono firmate dai due soci e etichettate esclusivamente per il ristorante.

Le due aste che verranno effettuate hanno il fine di raccogliere fondi per la Bulli Foundation. Lo stesso cuoco ha asserito in alcune intervista a varie emittenti che non conosce ancora l’entità che potrà avere l’asta e nemmeno le cifre che saranno raccolte, nonostante in altre situazioni ha affermato che gli utili dell’asta potrebbero aggirarsi intorno ai 1,25 milioni di euro.

Il fatto è che la cantina de El Bulli è di altissima qualità. Per esempio vi sono 2mila vini spagnoli che valgono dai 150.000 ai 230.000 euro. È chiaro che molti amanti del vino sono già in trepida attesa per poter accaparrare una delle bottiglie etichettate El Bulli. Sicuramente anche la tua cantina ne sarebbe impreziosita.

Ma bisognerà attendere Aprile per conoscere le cifre ed i fortunati che entreranno in possesso di vini che tutti vorrebbere avere. E tu quanto saresti disposto a pagare per avere questo privilegio?

Di seguito raccomandiamo due prodotti de El Bulli in vendita su Uvinum:

 

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Damm Inedit 75cl, la birra prodotta da Ferran Adrià

 

 

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Perelada Finca Garbet 2004, tra i migliori della Catalogna

Old Vines – Vigna Vecchia

 TAGS:Molte etichette di vino riportano l’indicazione “Vigna Vecchia“, o dei relativi corrispondenti in francese “Vieilles Vignes“, in tedesco “Reben” o in inglese “Old Vine“. Ma a cosa si riferisce esattamente questa espressione?

L’espressione “Vigna Vecchia” si riferisce proprio alle viti con cui è stato fatto il vino in questione, alludendo all’età di questa vite e, più nello specifico, al fatto che si tratta di un vitigno particolarmente antico. Tale precisazione implica inoltre che, trattandosi di un vecchio vigneto, le sue condizioni sono migliori così come la sua predisposizione nel darci un vino migliore, perché ha una minore produzione ma una maggiore quantità di sapori ed aromi. C’è anche da dire che in alcuni paesi, come la Francia o gli Stati Uniti, tale denominazione non è valida o riconosciuta.

Possiamo fornirvi alcuni interessanti esempi sui cosiddetti “Old Vines“. In Canada ci sono vigneti con 120 anni di età che, dopo 20 anni dal momento in cui erano stati piantati, hanno cominciato a produrre colture di piccole dimensioni, il cui risultato è stata la produzione di vini molto intensi e gustosi. Uno degli esempi più eclatanti è quello dei vigneti che si trovano nella Barossa Valley in Australia, essendo quello della vigna Shiraz Langmeil uno dei vigneti più antichi del mondo, piantato ben 168 anni fa (nel 1843). Le uve vengono fatte fermentare e da esse se ne ricavano solo 100 piccole bottiglie di vino. Gli autori di questo vino spettacolare sono i proprietari del Barossa Old Vine Charter, i quali si possono vantare di fare il vino con uno dei vitigni più antichi del mondo.

Ma il più antico di tutti in assoluto si trova a Maribor, in Slovenia, piantato ben 400 anni fa e che produce solo dai 35 ai 45 kg di uva all’anno.

Alcuni produttori di vino affermano e insistono sul fatto che il vino deve essere prodotto con vitigni che non abbiano meno di 30 o 40 anni, e ancor meglio se ne hanno addirittura di più. Tutto ciò chiaramente dipende da molti fattori, come la qualità delle uve, il tipo di uva e il rendimento sostenibile che può avere, economicamente parlando; perché l’invecchiamento è anche sinonimo di investimento: immaginate cosa può significare aspettare 40 anni prima di iniziare a produrre del vino?

D’altro canto, dobbiamo anche dire che non esiste una definizione giuridica di ciò che si venderebbe per “vigna vecchia”, e che spesso viene scambiato per un vino di riserva. Dobbiamo quindi fare molta attenzione alle informazioni che ci vengono fornite dall’etichetta del vino, per non cadere in equivoci.

Vuoi provare dei vini vigna vecchia? Te ne consigliamo alcuni tra i migliori:

Baltasar Gracián Garnacha Viñas Viejas 2009: il più famoso di Spagna, ha ottenuto grande successo anche a livello internazionale ed ha contribuito a far conoscere questa categoria di vini in Spagna. Un vino da provare.
Gran Feudo Edición Viñas Viejas Reserva 2006: Chivite ha dei vitigni antichissimi in cui si produce questo vino di grande qualità. Se un vino di Chivite è già normalmente garanzia di qualità, con questo vigna vecchia rimarrai senza parole.
Jorge Ordóñez Nº 3 Viñas Viejas 375ml 2007: Victoria Ordóñe produce a Malaga dei vini fantastici, naturalmente dolci, di Moscato d’Alessandria, ognuno con il suo carattere unico. Questo vigna vecchia è setoso e geniale.

Voglia di un vigna vecchia? Si dice che l’esperienza sia la madre della scienza …

Ricette con vino

 TAGS:Il vino è un ingrediente pregiato, presente in diverse cucine, i cui benefici sono riconosciuti dai migliori chef del mondo; è sostenuto da una grande tradizione culinaria soprattutto nella cucina francese e in quella italiana, i due paesi che più fanno uso di quest’incredibile bevanda. Ecco perché abbiamo fatto una raccolta delle ricette più emblematiche che presentano, tra gli ingredienti principali, proprio il vino.

  • Lombo di maiale al vino rosso – la carne rossa e il vino rosso si sono sempre abbinati bene, e questo piatto così squisito ne è un ottimo esempio. Questa ricetta proviene dalla cucina mediterranea.

Ingredienti

1 kg di lonza di maiale
1 bicchiere di vino rosso (250 ml)
1 cucchiaio di mostarda
1 cucchiaio di timo
¼ tazza di aceto (circa 65 ml)
30 grammi di burro
Sale e pepe qb
Olio di oliva qb

Preparazione

Marinare con vino, aceto e mostarda la lonza di maiale per 3 ore.
Rimuovere la carne marinata e condire con sale, timo e pepe a piacere. Mettere da parte.
Versare in una padella una spruzzata abbondante di olio d’oliva e burro.
Una volta che l’olio è diventato caldo e il burro fuso, sigilliamo la lonza di maiale da tutti e quattro i lati, tutto questo a fuoco lento.
Una volta sigillata la carne, toglierla dal fuoco.
In una teglia da forno riponiamo la carne di maiale sigillata, versiamo l’olio avanzato dalla sigillatura e il succo della macerazione.
Introdurre nel forno a 180° per 20-25 minuti.
Possiamo accompagnare il piatto con patate, riso o insalata verde.
Nel servire, tagliare il lombo a fette e versarne il succo.
Questo piatto si sposa perfettamente con un vino rosso Cabernet Sauvignon.

  • Reni al vino – Uno dei piatti più emblematici della cucina francese in cui il vino regna come ingrediente principale, ma che è stato adottato anche dalla cucina spagnola e peruviana.

Ingredienti

1 kg di reni di suino
1 bicchiere di vino rosso (250 ml)
4 cipolline tritate
200 grammi di sale
Prezzemolo tritato qb
80 grammi di burro
2 cucchiai di farina
½ bicchiere di aceto di vino
½ cipolla tagliata alla julienne
½ tazza di prezzemolo tritato
Olio d’oliva

Preparazione

In una grande ciotola, immergere i reni con abbondante acqua e sale, per un periodo di almeno 2 ore.
Dopo questo lasso di tempo, scolare e sciacquare i reni.
Marinare nel vino e nell’aceto per 30 minuti e mettere da parte.
In una padella versate dell’olio d’oliva e del burro.
Una volta fuso il burro, aggiungere le cipolle tritate e fate soffriggere per 2 minuti.
Aggiungere al preparato il succo di macerazione (vino e aceto).
Cuocere fino a ebollizione, poi aggiungere i reni e il prezzemolo.
Continuare a cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti.
Servite con patate al forno o verdure.
Questo piatto si sposa perfettamente con un vino rosso malbec o syrah.

Il riscaldamento globale danneggia il vino

 TAGS:Siamo tutti consapevoli dell’importanza e delle conseguenze del riscaldamento globale, ma ora si è aggiunta un’altra preoccupazione a questa già delicata questione: il riscaldamento globale danneggia il vino e di conseguenza i produttori di questa bevanda e, naturalmente, gli stessi consumatori.

Nel III Congresso mondiale sui cambiamenti climatici e il vino, tenutosi qualche giorno addietro nella città di Marbella, si è giunti ad alcune importanti conclusioni sul futuro del vino rispetto all’imminente riscaldamento globale. Tra tutte le nuove problematiche venute alla luce, la più scioccante è che il vino per effetto del riscaldamento globale potrebbe aumentare il suo grado alcolico.

Ma non finisce qui. Durante la conferenza, infatti, si è anche discusso sul fatto che alcuni vini rossi perderebbero il loro colore e sapore, che si abbasserebbe il loro livello di acidità mentre nel caso di vini bianchi succederebbe esattamente il contrario. Tali cambiamenti, finora ingestibili, danneggerebbero molte delle qualità proprie di ogni vino.

Anche i vitigni stessi sono stati argomento di discussione, per i quali si è giunti alla conclusione che le uve “autoctone” saranno quelle che riusciranno a resistere meglio a questi capricci della natura. Ernesto Franco Aladrén (rappresentante della Denominazione di Origine Cariñena e Direttore del reparto di Enologia del Centro di Ricerca e Tecnologia Agroalimentare di Aragona), ha spiegato che i vitigni come Garnacha, Moristel, Parraleta o Alcañón, dall’inizio degli anni 80 ad oggi, sono stati gradualmente sostituiti da Chardonnay o Cabernet Sauvignon, per cui ha sottolineato quanto sia necessaria un’opera di recupero completa ed immediata dei vitigni sopra elencati.

Ignacio Fernandez (Direttore della Facoltà di Economia e Diritto dell’Organizzazione Internazionale del Vino – OIV), ha spiegato che le varietà autoctone, grazie all’aiuto della tecnologia e di alcune pratiche in campo, potrebbero salvarsi dal cambiamento delle temperature o quantomeno adattarcisi. Tuttavia ha comunque parlato di panorami climatici molto estremi che potrebbero essere nefasti per la produzione del vino e per la produzione vitivinicola in sè.

Fernandez ha concluso la sua presentazione con una frase che ci richiama alla riflessione e che sintetizza il pericolo imminente che si potrebbe abbattere sull’industria del vino: “Se non facciamo nulla, arriveremo a una produzione insostenibile“.

Le affermazioni di questi studiosi, dovrebbero far riflettere non solo coloro che sono coinvolti nel mondo del vino, ma l’intera popolazione, dal momento che sta a noi fermare questi disastri climatici.

Pizza e Vino

 TAGS:La pizza è uno dei piatti più popolari in tutto il mondo; dalle sue origini nella città di Napoli fino ai nostri giorni, si è fatta davvero molta strada e ha preso d’assalto i palati di tutto il mondo. C’è un incredibile varietà di tipi di pizza, che cambia in base agli ingredienti e alla sua preparazione, ma la domanda è sempre la stessa: con cosa abbiniamo la pizza? La risposta, così come avviene per molti altri alimenti, è riassunta in sole quattro lettere: “vino“.

La maggior parte delle pizze sono con prosciutto, salame o altri insaccati che di solito si sposano perfettamente con il vino, mentre l’ingrediente davvero immancabile è senza dubbio il formaggio, un altro fedele amico del vino per cui, con queste premesse, il vino diventa senza dubbio il miglior accompagnatore per la pizza.

Che pizza, che vino

Diamo ora inizio ad un dibattito eterno sul quale non pretendiamo di custodire la verità universale sul tema della pizza e del suo abbinamento perfetto, ma speriamo semplicemente di potervi dare una mano; alla fine sarete sempre voi ad avere l’ultima parola.

  • Pizza Margherita – Probabilmente la pizza più popolare di tutte. Semplicità e gusto ad ogni boccone, questa pizza è condita con pomodoro, basilico, olio d’oliva e mozzarella. Si sposa perfettamente con vini rossi morbidi, proprio per non coprirne il sapore, soprattutto del basilico, per cui un Syrah è proprio il suo vino ideale.
  • Pizza con le acciughe – Le acciughe hanno un sapore forte e profondo che regna su tutta la pizza, per cui dovremmo optare per un vino bianco come un buon Chardonnay o un Pinot Noir.
  • Pizza con la nutella – Anch’essa relativamente recente, è fatta proprio per accontentare i palati più golosi. In questo caso, dobbiamo quindi utilizzare un vino da dessert, un rosso semi-secco. Vi consigliamo un Borgogna o uno Zinfandel leggermente fresco.
  • Pizza ai quattro formaggi – Una pizza fatta con ingredienti tipici della nostra cucina italiana. Semplice ma deliziosa, ci apre numerose possibilità nell’abbinamento. Sicuramente ci vuole un buon vino rosso: un Syrah o un Cabernet Sauvignon sarebbero l’ideale.

Ebbene, concludendo questa modesta selezione di possibili abbinamenti con la pizza, ti ricordiamo che non c’è abbinamento migliore se non quello che più ti piace. Ti invitiamo pertanto a provare e sperimentare diverse combinazioni con altrettanti vini.

Il vino riduce la pressione sanguigna

 TAGS:* Se il linguaggio scientifico non è il vostro forte, potete passare direttamente al prossimo asterisco. Ma l’interesse di ciò che verrà spiegato qui di seguito è tale da giustificare un articolo più tecnico come quello di oggi. A voi la scelta

Se volete, qui potete conoscere otto effetti benefici del vino rosso sulla salute.

Le proprietà curative del vino sono ormai note a tutti ma oggi dobbiamo attribuirgli un’altra virtù che ha quasi del miracoloso. Gli scienziati dell’Università di Granada hanno appena confermato definitivamente che l’assunzione di vino rosso provoca un effetto positivo come antiossidante grazie ai suoi polifenoli, con l’aggiunta di proprietà antiteratogeniche. Ne risulta una riduzione della pressione sanguigna ed un netto miglioramento della disfunzione endoteliale.

Ma le buone notizie non finiscono qui: è stato anche scoperto, infatti, che il vino, grazie all’epicatechina in esso contenuto, svolge un ruolo determinante nell’associazione vino/persona o vino/animale, diventando un antiossidante benefico per la nostra salute. Gli scienziati dell’Università di Granada hanno inoltre dimostrato effetti benefici nel trattamento cronico con epicatechina, soprattutto a livello cardiovascolare, concentrandosi su due ipertensioni animali: DOCA-salt e L-NAME.

Tra i vari aspetti che questo studio ha messo alla luce, è stato scoperto l’effetto prottetivo del vino, e le capacità dell’epicatechina che produce, prevenendo lo stress ossidativo sistemico e riducendo i livelli plasmatici di ET-1.

Nella loro prima fase, tali studi sono stati testati su roditori da laboratorio, ai quali è stato rimosso un rene per ricevere una dose intramuscolare di DOCA, una volta alla settimana. I risultati sono stati tanto rivelatori quanto incoraggianti. Questi interessanti studi sono stati condotti dagli scienziati spagnoli Juan Manuel Duarte Pérez e Rosario Jiménez Moleón e sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista “Clinical Science“.

* Forse questi termini “scientifici” o “medici” sembrano arabo per le nostre orecchie ma in una traduzione più colloquiale o in un italiano più comune, questi studi rivelano una scoperta molto importante, così come conclusiva: “Il vino riduce la pressione sanguigna“. L’importanza di questi studi va dalla prevenzione dell’arteriosclerosi, al trattamento cronico con epicatechina, fino alla riduzione dello stress.

Da parte nostra possiamo solo dire che abbiamo un pretesto in più per brindare con un buon vino, e siamo sicuri che questi studi avranno presto una risonanza globale sulla comunità scientifica e medica di tutto il mondo. Ci aspettiamo ulteriori notizie sul tema e sugli effetti benefici del vino per la nostra salute.

L’importanza della bottiglia nel vino

 TAGS:Si parla molto della presentazione del vino, del tappo e dell’etichetta, ma a volte ci dimentichiamo della bottiglia, l’accessorio perfetto per una conservazione ottimale del vino e che fa da rifugio ideale nel preservare la qualità che ci si aspetta dal vino stesso. Facciamo quindi un tour nel mondo delle bottiglie di vino.

Le dimensioni delle bottiglie di vino

Siamo abituati alle cosiddette bottiglie “standard“, che contengono 750 ml, oppure ad altre più grandi come le “damigiane” che possono essere di varie dimensioni o, infine, alle più piccole come quelle che si danno sugli aerei. Ma la gamma di bottiglie è davvero ampia; qui vi presentiamo le dimensioni principali:

Bottiglia Piccola o Benjamin: 187-200 ml (È utilizzata per lo champagne o per lo spumante).

Bottiglia Split: 187 ml (Viene spesso utilizzata in campioni gratuiti o da regalo).

Bottiglia Media: 375 ml (Nonostante il nome, è una bottiglia intera).

Bottiglia Standard: 750 ml (La più comune di tutti).

Bottiglia Magnum: 1,5 L.

Bottiglia Damigiana: da 2 fino a 40 L (Le più piccole sono solitamente rivestite divimini).

Bottiglia Double Magnum: 3 L.

Bottiglia Jéroboam: 3 L (Utilizzata anche per lo champagne o per lo spumante).

Bottiglia Réhoboam: 4,5 L (Usata anche per champagne e spumante).

Bottiglia Box: 5 L.

Bottiglia Imperial: 6 L.

Bottiglia Mathusalem: 6 L (Usata unicamente per champagne e spumante).

Bottiglia Salmanazar: 9 L.

Bottiglia Balthazar: 12 L.

Bottiglia Nabucodonosor: 15 L.

Bottiglia Melchior o Salomon: 18 L (Usata unicamente per champagne e spumante).

Bottiglia Sovereign: 25 L (Usata unicamente per champagne e spumante).

Bottiglia Primato: 27 L (Usata unicamente per champagne e spumante).

Bottiglia di Melchisedec: 30 L (Usata unicamente per champagne e spumante).

I colori delle bottiglie di vino

In principio il colore della bottiglia era pensato per proteggerla dal sole visto che, anticamente, la sua esposizione era molto piùcostante; oggigiorno, invece, il colore è più una questione di design, di marca e di presentazione del vino. I colori più utilizzati continuano ad essere il verde, in tutte le sue tonalità, l’ambra e il giallo, senza escludere l’utilizzo del vetro trasparente.

Le forme delle bottiglie di vino

Un pò come accade con il colore, anche in questo campo il design la fa da padrone, mostrando bottiglie di forme diverse, che vanno dal classico ai modelli più innovativi per attrarre l’occhio del consumatore. Tra i modelli classici possiamo nominare la bottiglia del tipo Bordeaux, la bottiglia del tipo Borgogna e la classica bottiglia di vino.

Il Pisco, una bevanda dalla lunga tradizione

 TAGS:Il Pisco è una bevanda originaria del Perù, è fatta da diversi vitigni ed è considerata un’acquavite d’uva. La sua origine risale alla fine del XVI secolo nella cittadina di “Pisco“, da cui il nome, una città costiera con una bella valle che racchiude secoli di storia e un patrimonio culturale molto rilevante.

Storia del Pisco

Il pisco deve il suo nome ad un pezzo di ceramica appartenente alla cultura autoctona pre-inca: tale contenitore era infatti chiamato “piskos” ed era un recipiente utilizzato per conservare le bevande alcoliche; essendo stato presumibilmente il primo contenitore di pisco, da qui ecco che ne deriva il suo nome. L’altra versione sull’etimologia della parola pisco riguarda gli uccelli chiamati “pishqus”, che sorvolavano proprio la valle dell’odierna Pisco (situata a sua volta a Ica).

Il Pisco ha cominciato a diffondersi poco dopo che si sono iniziate a piantare le prime viti in Perù; in particolare, sono state le chiese a dare vita alla tradizione del vino grazie anche alla presenza di molte valli fertili che, già allora, risultarono essere estremamente adatte per piantare le gustose uve. Da questo momento in poi si è cominciato a produrre il vino. Ora, poiché il boom del vino era ormai imminente, è chiaro che l’arrivo di una sua acquavite era solo una questione di tempo: è in questo modo, quindi, che nasce questa bevanda che custodisce nel suo passato leggende di pirati e di re.

Già nell’anno 1617 il pisco veniva commercializzato dai Gesuiti, che ne avevano esteso la produzione da Ica a Lima, Cuzco, Ayacucho e Potosi (quest’ultima ora appartenente alla Bolivia). Il Pisco iniziò ad espandere i propri confini proprio dal porto della città di cui ha il nome, arrivando fino in Spagna, la prima ad accoglierlo, e ben presto raggiungendo anche l’Inghilterra e alcune altre parti d’Europa.

Il pisco e la controversia sulle sue origini

Per molti anni si è discusso sull’origine del nome Pisco, con dispute di ogni genere, tra il Perù e il Cile. Oltre ad avere una città con lo stesso nome, il Perù ha mostrato più di una ragione per essere riconosciuto come il creatore di questa bevanda: da innumerevoli documenti storici, ad opere letterarie e a numerosi cimeli del passato. Oggi la discussione sembra essere finalmente terminata ed è ormai credenza comune che il Pisco sia di origine peruviana.

Preparazione del Pisco

Il pisco è un distillato e la sua preparazione non è poi così diversa da quella di altre bevande alcoliche similari. Il pisco è ottenuto da uve al 100% che possiamo dividere in due gruppi: le uve aromatiche come Albilla, Italia, Moscatel e Torontel, e non aromatiche come Mollar, Quebranta e Uvina. Da queste varietà di uve si ricavano i seguenti tipi di pisco:

Pisco Puro – Realizzato con una sola varietà di uva non aromatica. È l’ideale per preparare il famoso Pisco Sour.
Pisco Acholado – Realizzato con più di un’uva. È uno di quelli più potenti.
Pisco Mosto verde – Realizzato con mosti che ancora non hanno compiuto la fermentazione. È il più delicato e raffinato di tutti.
Pisco Aromatico – Realizzato con varie uve aromatiche. È quindi il più aromatico.
Pisco Aromatizzato – Prodotto con uve aromatizzate e frutta.

Oggi il pisco si è convertito nella bevanda simbolo del Perù; la sua esportazione cresce a vista d’occhio ed è sicuramente l’acquavite più importante del Sud America.

Tipi di vini italiani (I)

 TAGS:In Italia la cultura del vino ha una lunga storia e una grande tradizione; i suoi famosi vini hanno superato tutti i tipi di barriere culturali e sociali. Diamo un’occhiata a questo mondo affascinante e scopriamo alcuni dei tipi di vini italiani.

Chianti, Dolcetto e Lambrusco

Vini Chianti – Questo tipo di vino rappresenta uno dei migliori vini rossi, oltre ad avere una grande reputazione avallata ovviamente dalla sua indiscussa qualità. Il nome riporta direttamente alle sue origini: questo vino, infatti, nasce nella provincia di Siena e, più precisamente, tra le colline del Chianti, nei borghi di Gaiole in Chianti, Castellina in Chianti e Radda in Chianti. Questo vino è di solito ottenuto da uve sangiovese, anche se non si esclude la presenza, in piccole quantità, di syrah, merlot e cabernet sauvignon. Senza dubbio il più famoso è il Chianti Superiore, il migliore della sua categoria. Oggi il vino Chianti viene prodotto in grandi quantità in città come Pisa, Arezzo e Firenze, facenti parte delle otto sottozone della sua attuale produzione.

Vini Dolcetto – Questo vino nasce nella regione del Piemonte e, nonostante il suo nome richiami a qualcosa di “dolce”, il dolcetto non ha un alto livello zuccherino come si potrebbe supporre ma, al contrario, la maggior parte della sua produzione è secca, e una piccolissima quantità è semi-secca (leggermente dolce). Tra i più famosi vini Dolcetto ritroviamo il Nero Ceretto, dal sapore predominante di prugne con sfumature di mandorle che contribuiscono a conferirgli quell’amarezza che lo caratterizza. Si distinguono in particolare due tipi di vino, il Dolcetto di Dogliani e il Dolcetto di Dogliani Superiore, che sono considerati di qualità, appunto, superiore. Il dolcetto si abbina perfettamente con pasta e pizza.
 

Vini Lambrusco – Questo vino nasce nella regione dell’Emilia-Romagna. E’ prodotto da molte varietà di uve, alcune delle quali sono frutto di “clonazioni” che possono includerne fino a 40 varietà. Questo vino è diviso in quattro denominazioni di origine: Lambrusco Salamino di Santa Croce, Lambrusco Reggiano, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e Lambrusco di Sorbara. Il vino Lambrusco è di solito leggermente frizzante; si può trovare secco ma soprattutto semi-secco. Tra le sue caratteristiche principali possiamo dire che ha un’elevata acidità ed un sapore in cui risaltano differenti bacche da frutto. Oggi il mercato più grande di lambrusco si trova negli Stati Uniti. Il suo successo è stato esportato oltreoceano e se ne produce anche in Argentina e Cile, se pur in piccole quantità.

La cantina in casa

 TAGS:Tutti gli amanti del vino coltivano il sogno di avere una cantina in casa propria per poter conservare i loro preziosi vini custoditi come tesori da preservare per delle occasioni speciali. Qui vi diamo alcuni consigli che vi saranno di grande utilità se state pensando di crearvi una cantina in casa.

La posizione – Tanto per cominciare, dobbiamo avere una buona posizione, necessariamente nella parte più isolata della casa, ovviamente se sottoterra ancora meglio, e deve essere anche la parte più tranquilla e fresca possibile e, obbligatoriamente, la meno umida. Una volta scelta la posizione, dobbiamo isolare il pavimento di questa stanza, preferibilmente con il legno che, in questi casi, risulta essere la soluzione migliore. Riguardo la parete che sosterrà la nostra cantina è consigliabile che sia fatta di un materiale grezzo in modo da poterla mantenere più fredda. Questo posto dovrebbe essere anche lontano da qualsiasi tipo di movimento o vibrazione.

La temperatura – La temperatura è di solito il notro peggior nemico: la cantina, infatti, deve essere sempre fredda e, se necessario, possiamo ricorrere alla tecnologia per riuscire a preservare la nostra cantina grazie, ad esempio, a degli impianti di aria condizionata. La temperatura ideale è di 14 gradi.

Gli scaffali – i portabottiglie o le nicchie in cui si inseriscono le bottiglie di vino della cantina devono avere una profondità di 25 cm (in modo da poter far sporgere il collo della bottiglia). La quantità dipenderà dai vostri gusti o dallo spazio disponibile. Anche in questo caso il legno risulta essere il materiale migliore da impiegare nella loro costruzione.

Non tutti i vini devono essere conservati in cantina

Se si sta pensando di avere una cantina di vini è perchè se ne possiedono almeno alcune dozzine; avere tanti tipi di vino, oltre ad essere meraviglioso, è anche necessario. Ma quali sono i vini che meritano di stare in cantina? Una domanda interessante, a cui rispondere è però alquanto discutibile. Prima di arrivare nei nostri calici, per un buon vino di un’annata importante, non c’è posto migliore che una cantina. Non stiamo quindi a discutere se un vino sia importante o meno, perchè alla fine ognuno ha il proprio criterio. Ricordate solo che i vini frizzanti quali champagne, cava o asti, solitamente vanno consumati rapidamete e non hanno quindi bisogno di essere conservati in una cantina, così come i vini da tavola.

Una volta che abbiamo la nostra cantina in casa, dobbiamo sapere con estrema precisione quali bottiglie ci sono in modo da poter consumare il vino giusto al momento giusto. Non scartate l’ipotesi di aiutarvi con un buon testo di enologia o con la consulenza di un  esperto.