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In viaggio tra i vini dell’Africa

Negli ultimi anni, l’Africa è diventata la terra promessa del vino. La reputazione e la qualità dei vigneti del Sudafrica sono ben noti, ma è il continente nel suo insieme che sta vivendo una vera e propria rivoluzione vinicola.

Non solo Sudfrica: in viaggio tra i vini africani - Uvinum

Quando si parla di Africa e vino, però, è bene ricordare che in molte zone del continente le bevande alcoliche sono vietate dalla religione, ed è per questo motivo che la produzione e il commercio del vino non si sono mai sviluppati tanto come in altre parti del mondo.

Salite a bordo e fate un viaggio con noi nel continente africano… giusto per il tempo di leggere questo articolo!

Sudafrica

Lo stato del Sudafrica rappresenta senza dubbio la zona del continente più famosa – e più apprezzata – per i suoi vini. La viticoltura vi si pratica fin dal 1600, quando fu introdotta dagli olandesi che si occupavano dei traffici commerciali tra Europa e Oriente. Furono poi gli Ugonotti francesi e olandesi – in fuga dall’Europa a seguito della revoca dell’Editto di Nantes da parte del sovrano francese Luigi XIV – che dal 1680 circa fecero diventare vigneti e frutteti i principali protagonisti dell’economia del paese.

In Sudafrica si trovano tre importantissime zone vinicole, che oggi stanno conquistando i mercati mondiali. La prima, la più antica, è quella di Constantia, situata sul Capo di Buona Speranza, dove nel 1685 fu fondata la prima cantina sudafricana. Seguono Stellenbosh, famosa anche per i suoi vini fortificati, e Paarl, dove vengono prodotti spumanti e brandy.

Oggi, il vitigno più coltivato è lo Chenin Bianco, qui chiamato Steen, che vince su Chardonnay, Sauvignon, Riesling, Colombard e Cape Riesling, da noi più famoso come Moscato d’Alessandria. Tra le uve a bacca rossa, invece, primeggiano il Cabernet Sauvignon, il Cinsault, il Merlot e lo Shiraz. Importantissimo è anche il Pinotage, una varietà locale ottenuta dall’incrocio tra Cinsault e Pinot Nero.

Tanzania

La Tanzania si è buttata solo recentemente nel settore vinicolo. Nel 2002 l’ingegnere veronese Fiorenzo Chesini ha pensato bene di investire ingenti risorse in un progetto di valorizzazione a favore dei produttori locali. Grazie agli investimenti di Chesini, sono sorte delle cantine all’avanguardia nel cuore della regione di Dodoma, situata su un altipiano di 1.100-1.200 m proprio nel centro del Paese.

Dalle cantine del villaggio di Hombolo ci arrivano dei vini di qualità, intensi e esotici, che non hanno nulla da inviare a quelli di altri paesi e continenti. I vigneti tanzaniani ospitano soprattutto uve Marzemino, Teroldego, Aglianico e Syrah, varietà introdotte precedentemente dai missionari europei.

Kenya

Il Kenya è ancora alle prime armi per quanto riguarda la produzione di vino. Al momento, i migliori sono quelli a base di uve Colombard prodotti nella zona del Lago Naivasha, a nord-ovest di Nairobi.

Se volete assaporrare qualcosa di davvero tipico, allora non potete non provare il mnazi, un vino biancastro ricavato dalla palma di cocco. Il vino di cocco è ottenuto dalla fermentazione della linfa della palma e presenta un sapore piuttosto acido. Dobbiamo avvertirvi, però: il mnazi non sembra incontrare il gusto della maggior parte dei viaggiatori europei!

Etiopia

Purtroppo, l’origine della vitivinicoltura in Etiopia è legata a una pagina nera della storia, quella del colonialismo italiano in Abissinia. Le truppe italiane di occupazione, infatti, iniziarono a coltivare la vigna vicino alla capitale, Addis Abeba, per produrre in loco del vino. Dopo l’indipendenza dall’Italia (1947), la produzione di vino fu nazionalizzata e lasciata ristagnare per parecchi anni.

Questo fino al 2012, quando il colosso francese Castel, su invito dell’ex presidente Meles Zenawi, decise di investire sullo sviluppo della viticoltura in Etiopia. Dalla Francia arrivarono uve Syrah, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, che sembrano aver trovato il loro ambiente ideale sugli altipiani e nelle verdi vallate etiopi.

Vini dal continente africano - Uvinum

Nordafrica

I vini marocchini sono perlopiù vini rossi. La zona maggiormente coltivata a vite è quella della valle di Meknes, a ovest di Fez e situata a circa 600 m di altitudine. Altri vigneti si possono trovare sulla costa, nelle città di Rabat e Casablanca, e sulle montagne della catena dell’Atlante.

La Tunisia, invece, è specializzata in vini bianchi di ottima qualità. La Tunisia è uno dei pochi Paesi africani dove la vitivinicoltura ha origini profonde: il Moscato veniva qui coltivato e vinificato già dai fenici.

Nel nostro tour non poteva certo mancare l’Egitto. La coltivazione e la produzione del vino egiziane vantano una lunga tradizione, come testimoniano i geroglifici che decorano le tombe dei faraoni e i documenti scritti ritrovati dagli archeologi. Il Delta del Nilo era intensamente coltivato a vite dagli antichi egizi e il vino era la bevanda preferita dai nobili. Secondo la leggenda, fu lo stesso dio Osiride ad insegnare agli uomini a produrre il vino.

Con il tempo, però, la vitivinicoltura egiziana ha subito uno stop (circa il 90% della popolazione è musulmana). Oggi, sembra esserci la volontà, da parte di alcuni produttori locali, di investire nella produzione e nell’esportazione di vini – bianchi, rossi e rosé – per portare l’Egitto a una posizione competitiva nel mercato internazionale.

Beh, non siete curiosi? Mettete “Africa” di Toto a tutto volume e iniziate a scoprire l’Africa partendo dal bicchiere!

 

 TAGS:Boschendal Pinotage 2016

Boschendal Pinotage 2016

Al naso, presenta note di ciliegia matura, ribes, prugna e un tocco di cioccolato fondente. In bocca, invece, è possibile riconoscere eleganti sfumature di fumo e pelle.

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Vergelegen Sauvignon Blanc 2016

Vino sorprendentemente elegante, regala aromi di fiori di tiglio, uva spina, guava, pepe bianco e mela cotogna. Secondo gli utenti di Uvinum, merita una valutazione di 4 punti su 5.

Game of Thrones: un gioco di bicchieri

Siete fan della serie e state aspettando con trepidazione il finale? Rilassatevi con un bicchiere di vino. Firmato Game of Thrones, ovviamente!

HBO, il network proprietario del marchio Game of Thrones, sta approfittando del successo stellare della serie TV per lanciare sul mercato gadget e prodotti di ogni tipo, compresi vini, birre e distillati. Alcuni sono, per il momento, dedicati al mercato statunitense, ma altri sono già disponibili in Europa.

Game of Thrones: i vini, le birre e i whisky dedicati alla serie - Uvinum

More wine!

Durante la serie sono molte le scene in cui i personaggi sorseggiano – e in alcuni casi tracannano – del vino, primi fra tutti Robert Baratheon, Cersei e Tyrion. Sembrerebbe, infatti, che il vino sia uno dei pochi personaggi capaci di sopravvivere a tutte le stagioni!

HBO e la Vintage Wine Estates, proprietaria di alcuni vigneti americani, hanno lanciato quattro diversi tipi di vino: un Red Wine, un Cabernet Sauvignon, uno Chardonnay e un Pinot Noir. Tutti e quattro vengono venduti in eleganti bottiglie con etichette riccamente decorate e riportanti il logo ufficiale della serie.

Il gravoso compito di ideare un nettare degno del trono di spade è stato assegnato al famoso enologo Bob Cabral, che ha accettato con entusiasmo la sfida di creare dei vini che rappresentassero al meglio i personaggi della sua serie preferita. Non ci resta altro che provarli!

Beer is coming

L’azienda americana Brewery Ommegang, specializzata in bevande di tradizione belga, è stata incaricata da HBO di realizzare una collezione di birre dedicate a Game of Thrones.

Della collezione fanno parte cinque diverse bottiglie: Hand of the Queen, una Barleywine Ale ispirata a Tyrion Lannister; Queen of the Seven Kingdoms, una bionda dedicata a un’altra bionda, Cersei; Mother of Dragons, una miscela di Porter Affumicata e Kriek in onore di Daenerys Targaryen; King in the North, una Imperial Stout fatta invecchiare in botte dedicata a Jon Snow; For the Throne, una Strong Golden Ale fermentata con succo di Pinot Grigio e Viognier. A chi è dedicata? Beh, a chi alla fine occuperà il Trono di Spade.

Things I do for whisky

Diageo e HBO hanno pensato di celebrare le otto stagioni della serie con otto bottiglie di Single Malt Scotch Whisky, ognuna delle quali è dedicata ad una casata:

  1. Alla casata Greyjoy, che regna sulle Isole di Ferro, è toccato un Talisker Select Reserve distillato sull’isola di Skye.
  2. Ai Lannister, si sa, piace il potere. A loro è stato assegnato un Lagavulin invecchiato 9 anni, whisky prodotto in una distilleria che da oltre 200 anni domina le nostre di Islay. Appropriato, non trovate?
  3. La distilleria scozzese Dalwhinnie è situata ad alte latitudini, in un ambiente freddo e lontano. Ci poteva essere un whisky migliore per gli Stark, signori del Nord, che il Dalwhinnie Winter’s Frost?
  4. Per la famiglia Tully, i signori delle Terre dei Fiumi, è stato assegnato un Singleton of Glendullan Select, che nasce sulle rive del fiume Fiddich.
  5. Ai leggendari Targaryen, e più in particolare a Daenerys, è stato dedicato un Cardhu Gold Reserve. D’altronde, la distilleria Cardhu fu avviata principalmente da Helen Cumming e dalla nuora Elizabeth nell’800, in un’epoca in cui solo gli uomini potevano occuparsi di whisky. Girl power!
  6. Una bottiglia nera per i Guardiani della Notte! A loro è dedicato un Oban Bay Reserve, la cui distilleria sorge a strapiombo sulla baia che divide le Highlands occidentali dalle Islands scozzesi. Non vi ricorda il Castello Nero?
  7. Alla reale famiglia Baratheon non poteva che essere assegnato un whisky altrettanto reale: un Royal Lochnagar 12 Year Old.
  8. La distilleria Clynelish è situata nel mezzo di un paesaggio bucolico, fatti di verdi pascoli e ridenti colline. Ecco allora che il Clynelish Reserve sembra essere la scelta più ovvia per i Tyrell, i signori dell’Altopiano, dove si trovano le terre più fertili del Continente Occidentale.

E visto che senza Estranei Game of Thrones perderebbe una parte piuttosto importante della storia, è giusto che anche a loro venga dedicata una bottiglia: White Walker by Johnnie Walker. Da servire ghiacciato, ovviamente!

Come direbbe il Re Folle, drink them all!

 

 TAGS:Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Un whisky che mette i brividi (servitelo ghiacciato!) è stato scelto per rappresentare gli spaventosi Estranei. Il loro è un blend di single malt Cardhu e Clynelish, distillerie situate nel nord della Scozia.

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Lagavulin 9 Anni Game Of Thrones House Lannister

Questo Lagavulin invecchiato 9 Anni è dedicato alla casa dei Lannister. È un Single Malt che “ruggisce” come un leone, da apprezzare liscio o con una spruzzata d’acqua.

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Cardhu Gold Reserve Game of Thrones House Targaryen

Il Cardhu Gold Reserve è il whisky scelto per rappresentare i Targaryen. È un whisky passionale, che rinchiude in sé tutta la grinta delle donne. Fu Helen Cumming ad avviare la distilleria con l’aiuto della nuora, distillando e vendendo il whisky illegalmente!

Carbonara Day: i vini da abbinare ai vostri spaghetti!

Uova, guanciale, pecorino romano, sale e pepe: i semplici ingredienti di un piatto senza tempo! Il 6 aprile in Italia si festeggia il Carbonara Day e noi di Uvinum vi consigliamo i vini più adatti da abbinare al vostro piatto di pasta.

Giornata della Carbonara: quali vini abbinare? - Uvinum

La storia della pasta alla carbonara

Scoccerà ammetterlo, ma la pasta alla carbonara non ha un’origine 100% italiana. Sembrerebbe, infatti, che gli inventori siano stati gli alleati americani di stanza in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare quelli posizionati sulla Linea Reinhard.

I soldati, alcuni dei quali davvero molto giovani, sentivano nostalgia dell’America e decisero, quindi, di aggiungere un sapore “di casa” alla ricetta della pasta cacio e ova abruzzese. Cosa si accompagna alle uova nella tipica colazione statunitense? Il bacon, molto simile a quel guanciale prodotto sugli Appennini tra Lazio e Abruzzo.

In poco tempo, la ricetta italo-americana si diffuse fino alla capitale, dove divenne un piatto tradizionale, tramandato con orgoglio di generazione in generazione.

Carbonara e vino: un matrimonio difficile

La pasta alla carbonara è un piatto piuttosto semplice da preparare ma, allo stesso tempo, si rivela molto complesso a livello di sapori e, di conseguenza, difficile da abbinare al vino.

Questo perché la carbonara ha una forte componente dolce, sia a causa dell’impiego del tuorlo d’uovo – da aggiungere a cottura quasi ultimata – sia a causa degli zuccheri presenti nella pasta. Inoltre, l’aggiunta del guanciale di maiale conferisce una certa untuosità e una nota leggermente amarognola al piatto, dovuta alla sua rosolatura in padella. Il tutto, poi, viene ben condito dalla forte sapidità del pecorino.

Spaghetti alla carbonara: quale vino scegliere? - Uvinum

Carbonara e vini bianchi

Per chi predilige i vini bianchi, la scelta dovrebbe ricadere su un vino di bassa acidità e di buona freschezza, che aiuti ad alleggerire il salato del formaggio e che copra l’estrema dolcezza dell’uovo. Consigliamo quindi uno Chardonnay, un Viognier, un Verdicchio, un Bianco dei Colli Armerini o un Malvasia delle Venezie. Da non sottovalutare, poi, la scelta di una bollicina, ad esempio un Franciacorta DOCG o un Trento DOC, capaci di rendere meno unto il piatto.

Carbonara e vini rossi

Agli amanti dei rossi ricordiamo di scegliere un vino rotondo e morbido. Suggeriamo un bel Merlot, consistente ma versatile, o un Sangiovese, più energico. Tre le diverse opzioni, rientrano anche il Nebbiolo, il Barbera o lo Schioppettino.

Carbonara e vini rosé

I vini rosati, freschi e minerali, si adattano alla perfezione alla pasta alla carbonara, in quanto combinano la struttura di un buon rosso con la freschezza di un vino bianco. In questo caso, potete scegliere tra un Rosato Puglia IGT, un Vignanello Rosato DOC o un Chiaretto del Garda.

Il pesce d’aprile? Mettetelo in padella!

Siete già stanchi di tutti gli scherzi che dovrete subire oggi, 1 aprile? La soluzione per liberarvi del famoso pesce d’aprile è… mangiarlo! Ecco la nostra guida definitiva per abbinare nel modo corretto i vostri piatti a base di pesce con il vino giusto.

La guida di Uvinum per abbinare il pesce al vino

Pasta al pesce

Il vino ideale per accompagnare un primo di pesce è un vino minerale e delicato, non molto alcolico e con una persistenza aromatica non troppo forte.

Per accompagnare un bel piatto di pasta allo scoglio, consigliamo di scegliere un Vermentino di Gallura, un Grave del Friuli Tocai o un Salice Salentino. Per i tanto amati spaghetti con le vongole, invece, potete scegliere tra un Soave Classico, un Verdicchio dei Castelli di Jesi, un Gavi, un Elba Bianco o una Falanghina del Sannio.

La pasta con le sarde necessita di un vino morbido e mediterraneo, come un Alcamo Bianco o un Contessa Entellina Bianco. Con un piatto di spaghetti ai ricci di mare, invece, è ottimo l’abbinamento con un Gewürztraminer giovane e fresco. Infine, per il risotto agli scampi, meno salato rispetto ai piatti già citati, preferite un bianco asciutto e leggero, come l’Alto Adige Müller-Thurgau, il Verdicchio di Matelica, il Colli d’Imola Trebbiano o il Sauvignon Collio.

Pesce al forno

Orata, branzino e dentice sono pesci saporiti e delicati, che hanno bisogno di un vino fresco ma di buon corpo, con una persistenza aromatica intensa. Optate quindi per un un Alto Adige Chardonnay, un Verdicchio dei Castelli di Jesi o un Vermentino Superiore di Gallura.

Per pesci come il pesce spada, la cernia o la ricciola, invece, è giusto orientarsi su bianchi più evoluti, come un Greco di Tufo, un Fiano di Avellino o una Vernaccia di San Gimignano.

Pesce: gli abbinamenti più riusciti con il vino - Uvinum

Pesce in padella

I piatti speziati, come quelli della cucina orientale, hanno bisogno di un vino molto aromatico. Ecco allora che un Alto Adige Gewürztraminer diventa l’abbinamento ideale.

Con un baccalà alla vicentina, piatto ricco e molto unto, scegliete un Etna Bianco, un Collio bianco o un Durello Pas Dosé Riserva. Per una tagliata di tonno, appena scottata, affidiamoci ad un Frappato siciliano.

Pesce al vapore

Alleato di tutte quelle persone che seguono una dieta, non sempre il pesce a vapore è sinonimo di sacrificio! La cottura al vapore, infatti, esalta la delicatezza delle carni di pesci d’acqua dolce e salata. Accompagnate il vostro (salutare) pasto con un bianco giovane e fresco, come un Colli di Luni Vermentino, un Frascati Superiore o un Locorotondo.

Pesce alla griglia

Il miglior compagno per una grigliata mista di pesce è un vino di buona struttura, come un Trentino Chardonnay, un  Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio o un Pomino bianco. Grazie ai loro aromi intensi, infatti, bilanciano le note amarognole date dalla cottura sul fuoco.

Pesce fritto

Per i fritti bisogna puntare su un vino sgrassante: più alcool, più acidità, più anidride carbonica. In questo caso, scegliamo un Prosecco extra-dry o uno Champagne. Oltre a ridurre l’untuosità del piatto, lasceranno il palato pulito.

Zuppe di pesce

Solitamente nelle ricette di guazzetti e caciucchi rientrano aglio e peperoncino. Per accompagnare le vostre zuppe di pesce, potete scegliere un vino rosso giovane e leggero, magari servito fresco, ad esempio un Rossese di Dolceacqua o un Chianti Classico.

Si abbinano anche vini bianchi o rosati di gran corpo, con una buona componente alcolica e una buona sapidità, come un Soave Classico e un Greco di Tufo. Ottimi sono i vini rosati pugliesi, un Rosé della Valtenesi, un Cerasuolo d’Abruzzo o un Bolgheri Rosé.

Il pesce d'aprile mettilo in padella! Abbinamento con il vino - Uvinum

Frutti di mare

Granchio, astice e scampi e crostacei in generale sono da degustare con dei vini bianchi aromatici, come quelli del nord-est: la scelta ricade su un Alto Adige Muller Thurgau, un Collio Malvasia Istriana, un Alto Adige Sauvignon o Alto Adige Riesling Renano.

Con un saporito sauté di cozze scegliamo un vino profumato e morbido, come un S’Elegas o anche un Garda DOC Brut Rosé.

Per le capesante, sia gratinate che scottate in padella, scegliamo vini freschi come un Alto Adige Chardonnay, uno Chablis o uno Champagne Extra Brut.

Le ostriche, invece, si abbinano tradizionalmente con il Muscadet-Sèvre-et-Maine, un vino fruttato prodotto nell’area Nantes, ma anche l’abbinamento con l’italiano Langhe Bianco non è male!

Sushi

La salsa di soia che accompagna il sushi o il sashimi dona al piatto un quinto gusto, l’umami, che indica il sapore del glutammato. Il vino adatto per il vostro pesce crudo, quindi, è il rosé, che combina la vivacità di un bianco alla complessità di un rosso.

Altrimenti, valutate l’abbinamento con un Sauvignon Blanc, un Trentodoc o un Franciacorta, per equilibrare la grassezza del salmone e per evidenziare la freschezza del tonno.

 

Våffeldagen, la giornata dei waffle

Gaufre, wafel o waffle: in qualsiasi modo li chiamiate, siamo sicuri che chiunque di voi li abbia provati almeno una volta! Si tratta di cialde croccanti fuori e morbide dentro, dalla riconoscibilissima trama a nido d’ape e preparate in una doppia piastra rovente. In realtà, esiste una differenza tra gaufre e waffle: la gaufre è preparata con lievito di birra, mentre per il waffle (variante americana e scandinava) viene usato il lievito chimico in polvere.

Oggi è la giornata dedicata ai waffle - Uvinum

Il waffle è un dolce tipico di molti paesi, tra cui Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Scandinavia. Ed è proprio nella fredda penisola, precisamente in Svezia, che oggi si festeggia il Våffeldagen, la giornata dei waffle.

I waffle, di per sé, non hanno molto sapore. Per questo vengono spesso arricchiti con una spolverata di zucchero a velo o con condimenti più sostanziosi e golosi. Gelato, frutta fresca, cioccolato fuso, creme di liquore, frutta secca, caramello, panna montata… Potete davvero sbizzarrirvi!

Come preparare i waffle

Ingredienti:

  • 2 uova
  • 80 gr di zucchero
  • 180 gr di farina
  • 50 gr di burro
  • 180 ml di latte
  • ½ cucchiaino di lievito
  • Un cucchiaino di estratto di vaniglia

Dopo aver separato i tuorli dagli albumi, montate a neve gli albumi con lo sbattitore. In un’altra ciotola, sbattete i tuorli con lo zucchero e l’estratto di vaniglia, dopodiché aggiungete il burro fuso, la farina e il lievito, continuando sempre a mescolare. Versate anche il latte a filo e gli albumi.

È giunta l’ora di tirare fuori la vostra piastra per i waffle! Fatela scaldare e versate a poco a poco il composto. Fate cuocere il waffle per circa 5 minuti (dipende dalla potenza della piastra).

Farcite i vostri waffle e serviteli ancora caldi!

Cosa bere con i waffle

Come abbiamo detto, i waffle non hanno un sapore forte. Per questo motivo, scegliamo un vino opulento e sontuoso, dal grande spessore gustativo. Vi consigliamo un Passito di Pantelleria o un Vin Santo di Montepulciano. Altrimenti, potete ripiegare su un vino dolce, come un Moscato d’Asti, un Sangue di Giuda, un Gewürtztraminer o un Malvasia delle Lipari. Anche un Asti Spumante dolce è un’ottima scelta.

Se siete più tipi da cocktail, un’idea può essere l’Apple Martini (4 cl di vodka, 1.5 cl di liquore alla mela, 1.5 cl di triple sec), che dona un bel tocco acidulo e pungente, o la Piña Colada (3 cl di rum bianco, 9 cl di succo d’ananas, 3 cl di crema di cocco, 1.5 cl di succo di lime), ideale per chi ama i sapori dolci e morbidi.

In alternativa, potete anche bere un semplice bicchierino di rum, brandy o cognac, che non deludono mai!

 TAGS:Donnafugata Passito di Pantelleria Ben Ryé 2015

Le felicità in un bicchiere!

Vino e felicità - Uvinum

“La felicità, come un vino pregiato, deve essere assaporata sorso a sorso.” Così sosteneva il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, e forse aveva ragione: la felicità può stare in un bicchiere.

Pensateci. Quanti di voi hanno provato una sensazione di armonia e pace mentre sorseggiavano un bel bicchiere di vino rosso ascoltando un po’ di musica, leggendo un libro o magari guardando un bel panorama?

Gli ormoni del benessere

È ormai risaputo che l’assunzione di vino fa sì che il nostro corpo rilasci endorfine, gli ormoni del benessere, che ci regalano una bella sensazione di relax e felicità. Se si pratica un bere moderato, questo rilascio chimico si può avvertire ogni volta che si beve un drink.

L’effetto benefico dell’alcol si nota soprattutto quando si è costretti ad attività o compiti noiosi – pensate a quanto vi annoia fare la fila al bar la mattina per il vostro caffè e, invece, come chiacchierate e ballate mentre siete in fila per il bagno in una discoteca – e potenzia ancora di più la soddisfazione e il piacere derivante da attività che sono già di per sé divertenti, come socializzare o fare l’amore.

Andare al bar rende felici

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford, poi, anche andare al bar aiuterebbe a sentirsi più allegri: il bar è un luogo di ritrovo, ideale per socializzare, stringere nuove amicizie e rafforzare le vecchie. Il bar e i pub si rivelano così dei luoghi fondamentali per stringere rapporti profondi e creare quella rete sociale necessaria ad ogni uomo e donna, impossibile da consolidare solo attraverso i social. Inoltre, un moderato consumo di alcol favorirebbe anche alcune abilità sociali, come la capacità di interazione sociale, di comunicazione e di condivisione.

Benessere fisico

Anche la salute fisica trae beneficio da un bel bicchiere di vino: riduce il rischio di demenza, di malattie degenerative, di aterosclerosi e migliora il flusso sanguigno; aiuta a perdere peso, in quanto è in grado di attivare un gene che impedisce la formazione di cellule grasse, ed elimina poco a poco quelle che già esistono; è ricco di polifenoli, antiossidanti che aiutano a prevenire il colesterolo cattivo; aiuta a proteggersi dalle infezioni urinarie; viene annoverato nella lista degli alimenti anticancro. Forse il detto avrebbe dovuto recitare “Un calice di vino rosso al giorno toglie il medico di torno”?

Attenzione a non esagerare!

Ovviamente, come tutte le cose, è giusto porsi un limite e moderarsi. Altrimenti, più che felicità, proveremo un profondo senso di pentimento per aver esagerato la sera prima! Inoltre, quando bere diventa un vizio e/o una necessità, si produce esattamente l’effetto opposto, e la sensazione di soddisfazione personale diminuisce.

Alla salute… e alla felicità!

 

Biodinamica: i vini che rispettano l’ambiente

sciopero mondiale per il futuro - i vini biodinamici - Uvinum

Oggi si scende in piazza per il futuro del pianeta. Gli studenti, infatti, hanno indetto una sciopero per il clima per chiedere ai governanti misure concrete contro il riscaldamento globale. Anche per quanto riguarda il mondo del vino, i produttori non sono indifferenti a questa questione e da qualche anno si è assistito all’introduzione di una serie di pratiche volte a salvaguardare l’ambiente.

La parola d’ordine è biodinamica. Molto simile come concetto a quello di viticoltura biologica, – che si basa essenzialmente sulla coltivazione senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e OGM – la viticoltura biodinamica (e più in generale l’agricoltura biodinamica) si basa sul rispetto del corso naturale della natura e sull’equilibrio dell’ecosistema pianta-suolo-animali.

Inoltre, si differenzia dalla viticoltura biologica per l’utilizzo di preparati particolari a base di erbe e minerali, irrorati sulle piante in periodi specifici dell’anno, e per  l’adattamento ai cicli lunari sia per la semina che per il lavoro nei campi.

La certificazione Demeter

Anche se non esiste ancora una normativa di legge di riferimento , esistono delle certificazione che attribuiscono il titolo di “vino biodinamico”.

La principale è Demeter, creata nel 1927 e oggi in vigore in una cinquantina di paesi. La sede italiana dell’Associazione si trova a Parma e opera un attento controllo sulla produzione e sulla commercializzazione dei prodotti biodinamici, seguendo ogni fase fino all’etichettatura. Demeter non si occupa solo di vino e prodotti vegetali, ma anche di carne, prodotti caseari, spezie e prodotti non alimentari, come cosmetici e tessuti.

Vino biodinamico per salvare il pianeta - Uvinum

Alois Lageder

L’azienda Alois Lageder porta avanti con orgoglio la tradizione enologica di vini di qualità dell’Alto-Adige. L’approccio olistico e sostenibile della cantina si rispecchia nell’attività vitivinicola biologica e biodinamica, che le ha consentito di fondere tradizione e modernità.

 

La Raia

La Raia, azienda agricola biodinamica certificata Demeter, si trova nel cuore delle colline del Gavi, dove produce vini nel pieno rispetto per la natura.

Stefano Amerighi

Stefano Amerighi, nei suoi vigneti di Poggiobello di Farneta, segue scrupolosamente tutte le regole del metodo biodinamico: lavorazioni in vigna scandite dalle fasi lunari; pigiatura con i piedi; fermentazione spontanea con lieviti indigeni; imbottigliamento senza filtrazione o stabilizzazione.

5 grandi vini prodotti da donne

Il mondo del vino è sempre stato concepito come un mondo dominato dagli uomini. Eppure, negli ultimi anni, sempre più donne vi si stanno avvicinando, dando una nuova impronta alla comunicazione e alla produzione del vino.

Oggi 8 marzo, in occasione della Festa della Donna, vi proponiamo 5 vini prodotti da donne. Cosa aspettate a provarli?

Donne e vino: 5 vini prodotti da donne - Uvinum

Arianna Occhipinti Sp 68 Bianco Sicilia 2017

Arianna Occhipinti acquista nel 2004 un ettaro di terreno a Fossa di Lupo, a lato della SP68, ed impianta il primo vigneto. Oggi il suo podere misura 22 ettari e i suoi vini sono apprezzati in tutto il mondo. Arianna si occupa in prima persona di tutto il ciclo produttivo, dalla vigna alla cantina, stando sempre molto attenta a rispettare il territorio e la natura.

2 Elena Walch Gewürztraminer 2017

Elena Walch si avvicina al mondo del vino nel 1985, quando decide di chiudere il suo studio di architettura e trasferirsi a Termeno. In pochi anni, Walch è diventata un’azienda di primo livello, conosciuta a livello nazionale ed internazionale. È il Gewürztraminer il fiore all’occhiello dell’azienda.

3 Donne Fittipaldi Bolgheri 2016

Maria Fittipaldi Menarini e le quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina sono il cuore dell’azienda Donne Fittipaldi. Tutto ha inizio nel 2004 a Bolgheri, nel cuore della Toscana, con l’obiettivo di produrre vini di grande eleganza ed armonia.

4 Mora E Memo Tino Sur Lie 2015

Elisabetta Pala, insieme alla sorella e alla madre, conduce l’azienda Mora&Memo a Serdiana, Sardegna. La “mora” – un riferimento ai quattro mori della bandiera sarda – simboleggia la figura della donna, da sempre fulcro della famiglia; “memo” sta per memoria, un “reminder” per tutti della figura edificatrice della donna.

Foradori Teroldego Sgarzon 2016

Elisabetta Foradori è stata una delle pioniere della viticoltura biodinamica in Italia. Elisabetta ha preso in mano le redini dell’azienda – fondata dal nonno a Mezzolombardo – nel 1984, imponendosi come primo obiettivo quello di recuperare una delle varietà trentine più antiche, il teroldego.

I migliori vini del nuovo mondo

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In breve tempo, i vini del nuovo mondo stanno emergendo e competendo con quelli del vecchio mondo, o di quei luoghi più tradizionali in termini di cultura del vino.Quando parliamo di vini del nuovo mondo ci riferiamo a quelli provenienti da zone al di fuori dei vigneti europei o, come abbiamo specificato, dalle terre che normalmente producono vino, come la Spagna, la Francia, l’Italia, la Germania, l’Ungheria, il Portogallo, i paesi balcanici e il Regno Unito.

I vini del nuovo mondo che stanno avendo sempre più successo oggigiorno provengono da posti come Argentina, Cile, Stati Uniti, Messico, Perù, Uruguay, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa, tra gli altri.

I vini di questi paesi hanno alcune caratteristiche diverse dai precedenti, hanno colori più forti, sono caldi, di frutta matura … e sono totalmente condizionati dal clima che prevale in quel paese, normalmente più caldo di quelli europei.

Quelli provenienti dall’Argentina si possono già trovare nei ristoranti di tutto il mondo e hanno un grande successo. Il paese latino è il più grande produttore di vino in sudamerica e il quinto produttore mondiale, quindi la sua importanza è notevole. Si tratta di vini con un colore e un corpo molto intensi. In Canada si produce vino da molti anni, soprattutto a base di uve chardonnay, riesling, cabernet sauvignon, cabernet franc, uva selvatica e merlot.

Anche i vini australiani stanno avendo un certo successo, soprattutto per via del loro sapore intenso. L’Australia è il sesto produttore di vini in tutto il mondo, e tra i suoi migliori vi sono Riesling e il Semillon, elaborati a partire da varietà nobili europee.

Menzione speciale per i vini sudafricani. Attualmente il paese ha una superficie coltivata di circa 100.000 ettari e principalmente varietà bianche. I suoi vini molto popolari e venduti in tutto il mondo. In gran parte del paese vi è un clima simile a quello del Mediterraneo, il che da ai loro vini un sapore simile.

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I migliori vini del nuovo mondo

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Con il passare del tempo, i vini del nuovo mondo hanno guadagnato popolarità, arrivando a competere con quelli del vecchio mondo, o con paesi che hanno una lunga tradizione vinicola.

Quando parliamo di vini del nuovo mondo ci riferiamo a quelli che provengono da zone  fuori dell’Europa, o da terre che hanno una vasta cultura del vino, come abbiamo già detto. Tra questi paesi, possiamo nominare Spagna Francia, Italia, Germania, Ungheria, Portogallo, Regno Unito e i paesi balcanici.

Da parte sua, i vini del nuovo mondo che hanno una maggiore accettazione sono quelli che provengono da paesi come Argentina, Chile, Stati Uniti, Messico, Perù, Uruguay, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e molti altri.

I vini del nouvo mondo hanno alcune caratteristiche diverse da quelle che siamo abituati a vedere. Hanno colori più forti, sono caldi e fruttati e sono totalmente condizionati dal clima di ciascun paese, che di solito è più caldo del vecchio mondo.

I vini argentini si trovano già nei ristoranti di tutto il mondo, e hanno molto successo. Dobbiamo pensare che questo paese è diventato il più grande produttore di vino in America Latina e il quinto produttore al mondo, motivo per cui è di grande importanza. Sono vini con un colore e un corpo intensi. D’altra parte, in Canada, si produce vino da molti anni. Tendono ad essere di tavola, con chardonnay, riesling, cabernet sauvignon, cabernet franc, uva selvatica e merlot.

È già normale vedere i vini australiani in molti angoli del paese. Sono vini del nuovo mondo con molto sapore. L’Australia è il sesto produttore di vini in tutto il mondo e mette in risalto il riesling e il semillon, ottenuti da varietà nobili europee.

E non potremmo ignorare i vini del Sud Africa, che sono senza dubbio speciali. Attualmente il paese ha una superficie coltivata di circa 100.000 ettari, in particolare varietà bianche. Questi vini del nuovo mondo sono piuttosto popolari e venduti in molti angoli del mondo. In gran parte del paese hanno di climi simili al Mediterraneo, quindi i loro sapori sono simili.

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