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Vini del Belgio: come sono migliorati?

 

I vini belgi sono migliorati incredibilmente negli ultimi anni. I cambiamenti climatici e i cambiamenti nei consumatori, sono i fattori che determinano la sperimentazione che questo tipo di vino sta vivendo. Nonostante la produzione sia bassa, soprattutto se paragonata ad altri paesi, ad esempio la Francia, questi vini faranno molto discutere.

Anche prima c’era vino

Se ricerchiamo la storia dei vini belgi, vedremo che già nell’antichità venivano prodotti. Nel Medioevo esistevano aree ben conosciute per la qualità della produzione vinicola, ma con l’arrivo della birra, il vino non venne più prodotto. Nel 1997 si creò la prima denominazione d’origine protetta belga, Hageland; successivamente nacquero nel 2000 Haspengouw e nel 2004 Côte de Sambre-et-Meuse. La sua produzione era ridotta: 1400 hl, quasi interamente derivati da varietà selezionate per la loro resistenza al freddo piuttosto che per il potenziale qualitativo. Oggi si sono raggiunti i 5000 hl.

Cambiamenti climatici: fattori da prendere in considerazione

È importante sottolineare che l’aumento delle temperature sta portando la viticoltura nelle zone settentrionali dell’Europa. Un esempio importante è ciò che sta succedendo in Belgio, dove la produzione di vino è quadruplicato dal 2006, e la superficie dei vigneti è cresciuta ancora più velocemente.

Questo perché oggi il clima è più temperato, con estati più lunghe e una maggiore frequenza di estati ed autunni soleggiati.

Il futuro è dei vini belgi

I dati ufficiali stabiliscono che la vendemmia avverrà verso la fine di settembre o all’inizio di ottobre. Sebbene questo vino sia di solito piuttosto giovane, ben presto si inizierà il processo di invecchiamento, poiché si ritiene che con il cambiamento climatico altre aree, originalmente meno produttrici, si espanderanno.

Esportazioni e importazioni

Da un lato abbiamo i vini spumanti, molto amati dalla popolazione, come ad esempio i cuvée Ruffus di Domaine des Agaises, chardonnay di Meerdael, Zilveren Parel di Genoels-Elderen. E ci sono anche rossi e bianchi.

Secondo i dati dell’ICEX, tra i principali importatori di vino nel mondo, il Belgio è al decimo posto, con il 3% delle importazioni totali, dietro gli Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Si caratterizza come importatore di spumante, dato che occupa la settima posizione con una quota del 3,3% nel 2016.

 

Nel 2017, il Belgio ha importato un totale di 279,8 milioni di litri del valore di 833,4 milioni di euro, di cui 41 milioni di litri del valore di 90 milioni di euro provenivano dalla Spagna. Le importazioni sono diminuite rispetto al 2016. Secondo Euromonitor, tra il 2016 e il 2021, si prevede che il mercato del vino belga raggiunga una crescita annuale dello 0,3%.

Perché si vendemmia di notte?

Foto: Raimat

A fine agosto, a seconda dell’anno, inizia solitamente la vendemmia o processo di raccolta dell’uva, che in alcuni casi può durare fino ad ottobre. La vendemmia notturna è una pratica estesa in alcune aree e cantine in Spagna, ma non in tutte, anche se sta diventando sempre più comune. I motivi sono legati alla serie di vantaggi che offre questa vendemmia, anche se molti non la vedono in questo modo. Analizziamo quali sono questi vantaggi.

Le ragioni della vendemmia notturna

  • Per abbassare le temperature. Uno dei motivi più ovvi della vendemmia di notte è che quando si inizia la raccolta è ancora estate e fa caldo. Durante la notte le temperature scendono e i vendemmiatori possono lavorare meglio e senza rischi.
  • Uva più matura. Alcune cantine, come quelle appartenenti alle Denominazioni di Origine Rueda, dove questa pratica è abbastanza comune, dicono che la temperatura notturna aiuta a raccogliere e manipolare i grappoli, perché gli acini sono più sodi, in modo da evitare problemi fermentativi.
  • Il caldo danneggia l’uva. Non solo le alte temperature diminuiscono la resa dei lavoratori, ma anche l’uva ne risente. Durante il giorno, l’uva tende ad aprirsi e arriva alla cantina in cattive condizioni, comportando una maggiore ossidazione. Di notte questo non accade, essendo il momento migliore per raccogliere i grappoli e assicurarsi che arrivino correttamente in cantina.
  • Le cantine risparmiano energia. Quando le temperature scendono, la cantina può risparmiare energia poiché tutta l’uva raccolta arriva a una temperatura più bassa. Con il caldo, è necessario un dispendio energetico maggiore per raffreddare le celle in cui il frutto viene conservato.

Tutti i tipi di uva possono essere raccolti di notte?

Anche se ogni produttore di vino ha un’opinione diversa, tutti i tipi di uva possono essere raccolti durante la notte , anche se gli esperti indicano come più idonee a questa vendemmia le varietà a bacca bianca. Infatti le uve bianche sono più sensibili alla luce dato il loro colore e il tipo di pelle, mentre le varietà nere hanno una buccia più resistente.

Sistema misto di vendemmia. Come abbiamo visto, la vendemmia notturna ha chiari vantaggi ma non si estende su tutto il territorio. Diciamo quindi che c’è una vendemmia mista, nelle prime ore del mattino o di notte, che sono in entrambi i casi quando c’è meno caldo.

Vini più fruttati. Anche in questo caso, ci saranno esperti che diranno il contrario, ma alcuni produttori di vino affermano che l’attività enzimatica delle uve durante la notte è molto bassa, quindi rende i vini più fruttati.

Cos’è il vino vegano?

Siamo nel 2018. I consumatori, in particolare la generazione Y, conosciuta anche come Millennial, prestano particolare attenzione a una dieta rispettosa dell’ambiente. Inoltre, il veganismo non è più solo una tendenza, ma una scelta di vita. Il mercato vegano è in piena espansione.


In Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti si stima che tra il 10 e il 13% della popolazione è vegan o vegetariana, e in Spagna la tendenza è in aumento: un 7,8% della popolazione è veggie (include vegetariani, semi-vegetariani e vegani). Perciò, sempre più viticoltori di alto livello prendono in considerazione questo mercato di nicchia e si specializzano nella produzione di vini vegani per soddisfare le nuove generazioni.

Il vino è un prodotto vegetale! Ma perché il vino non è vegano?

Uvinum ha la risposta!

Prodotti di origine animale nel vino

I vini non sono solitamente vegani, poiché per chiarificare il vino si devono usare prodotti di origine animale come caseina, gelatina o albume. Sono utilizzati per ridurre le fecce nel vino, piccole particelle che provengono dalla polpa o dalla buccia dell’uva e possono avere un effetto negativo sul vino. Attraverso l’uso di prodotti di origine animale, queste sostanze affondano più rapidamente nel deposito, facilitando così la chiarificazione del vino.

In alcuni casi i chiarificatori di origine animale aiutano a neutralizzare il gusto di alcune varietà, che con la colatura prenderebbero un forte sapore amaro dai tannini. Con il loro aiuto, l’eccesso tannico delle bucce viene neutralizzato e il gusto del vino diventa appropriato per il nostro palato.

Ma, sfortunatamente, non è così per le persone che seguono una dieta vegana

Alternative vegane nella vinificazione

Nella produzione di vini vegani, gli enologi hanno sfruttato la loro creatività per trovare un prodotto vegetale che aiuti a chiarificare il vino. Semplicemente le proteine ​​animali vengono sostituite da proteine ​​vegetali, la cui origine sono cereali come il grano o legumi come i piselli. Grazie a questi ingredienti, le fecce vengono filtrate e il vino risulta pulito.

Un’altra soluzione per la vinificazione vegana è il terreno minerale. La bentonite, per esempio, è una cenere vulcanica che aiuta a chiarificare il vino. Il carbone attivo è usato per correggere difetti nel sapore.

Nel caso del vino vegano, la produzione del vino richiede più tempo a causa delle complesse procedure vegane. Ma, con l’obiettivo di raggiungere un cliente finale soddisfatto, il viticoltore accetta felicemente un più alto livello di complessità.

Come riconoscere il vino vegano?

È molto semplice! Dai un’occhiata alle bottiglie. Esiste un’etichetta speciale dell’Unione Vegetariana Europea che fornisce agli alimenti di tutta Europa un marchio di qualità vegana. Quando vedrai questa etichetta, avrai la piena garanzia di essere di fronte a un vino vegano.

Anche su Uvinum abbiamo compilato un elenco di vini vegani per degustare vini senza prodotti di origine animale.

Cocktail per l’autunno

Assaporare un buon cocktail non è piacevole solo in estate. Quando inizia a sentirsi il freddo, si raccomandano cocktail per l’autunno, meno rinfrescanti, più leggeri e senza agrumi, lasciando spazio alle bevande che riscaldino. Come aperitivo, dopo cena o alla fine della serata … Vi consigliamo alcuni dei migliori cocktail per questa stagione.

Quali cocktail scegliere in autunno

New York Sour

Questo cocktail di solito è composto da bevande alcoliche un po’ più forti, che sono quelle in stile con questo periodo dell’anno. Il New York Sour combina whiskey sour con vino rosso, ovvero aggiunge complessità alla miscela che di solito sorprende per il suo sapore forte.

Negroni

È un classico di tutti i tempi, quindi va bene in questi mesi di transizione. Quando può essere caldo di giorno e di notte rinfrescare. E’ composto da gin, limone, campari e vermouth dolce in parti uguali, così da non risultare né troppo forte né troppo dolce. Lo decoriamo con una fetta d’arancia sul bicchiere. È perfetto come aperitivo o per terminare la serata.

Old Fashioned

È un altro classico che, come tale, non passa mai di moda. E’ composto da whisky o bourbon, angostura, con succo d’arancia. Normalmente si serve in un ampio bicchiere. Lo possiamo decorare con buccia d’arancia.

Martini Dry

Sì, lo beviamo spesso, ma forse lo abbiamo messo da parte preferendo un gin tonic, un mojito o una rinfrescante birra estiva. Se ancora non sai come si fa, dobbiamo ricordare che di solito è elaborato con limone, gin secco, martini bianco secco e una fetta di limone.

Daiquiri Mulata

Il daiquiri è più adatto alle stagioni calde, ma possiamo aggiungere succo di limone, liquore al caffè e rum, o come alternativa, liquore di cacao o kahlua. E’ ottimo dopo cena per digerire splendidamente.

Frangelico

Made in Italy, ha un sapore che ricorda proprio l’autunno, con la sua base di nocciole tostate e rilasciate in alcool con bacche e spezie. La sua origine è legata ai monaci cristiani italiani, da cui deriva il nome: Frate Angelico. Molte persone lo consumano come digestivo dopo cene abbondanti.

Amarula

Stiamo parlando di un altro cocktail autunnale che ha un sapore un po’ più forte. L’Amarula si elabora con una crema di liquore prodotta in Sud Africa e contiene zucchero, panna e frutti dell’albero africano marula. Ha un caratteristico sapore di caramello e c’è chi lo confonde con il Baileys, ma sono diversi.

Consigli utili per ordinare vino in un ristorante

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Sebbene possa sembrare semplice, non sempre si ordina correttamente il vino al ristorante. Tutto dipende dal tipo di persona che ci accompagna e dal vino che desideriamo. Ecco alcuni suggerimenti utili per non perderci:

Ascoltare il sommelier

La prima regola e la più semplice è quella di lasciarsi consigliare dal sommelier del ristorante, nel caso ce ne sia uno. Come esperto di vini, saprà perfettamente che vino scegliere, secondo l’occasione, il piatto e i nostri gusti. Quindi non complichiamoci la vita, in caso di indecisione, chiediamo al sommelier che saprà darci le giuste indicazioni.

Dipende dal cibo

Chiaramente, a seconda di ciò che mangiamo, ordineremo un vino piuttosto che un’altro. Il vino bianco può accompagnare il riso e il pesce, il rosso si sposa con la carne, ma non sempre queste norme generali sono corrette. Tutto dipende dal tipo di carne e dall’invecchiamento del vino. Tra le regole più importanti, è giusto sottolineare che i vini corposi e d’annata non vanno serviti prima di quelli più leggeri e giovani. Il mondo degli abbinamenti  è molto ampio, infatti ci sono sapori che si sposano felicemente con un bianco, mentre altri si esprimeranno al meglio con un vino rosato.

In ordine

Un altro modo per scegliere i vini durante un lungo pranzo e cena è seguendo un’ordine. La regola più semplice prevede prima i vini frizzanti, che tendono a sposarsi bene con gli antipasti, seguiti dai bianchi fermi che si abbinano con i primi piatti leggeri. Successivamente, in ordine, i rosati, i rossi giovani e per finire i rossi di corpo, adatti per accompagnare le carni di selvaggina e i piatti saporiti.

Dipende dall’appuntamento o dalla compagnia

Quando abbiamo un pranzo di lavoro e vogliamo fare bella figura con i nostri ospiti, possiamo scegliere un vino abbastanza noto, così non ci sarà il rischio che non piaccia. Se è invece un appuntamento, possiamo sperimentare e informarci dei gusti del nostro partner.

Il miglior rum per un buon mojito

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Il mojito è uno dei cocktail di maggior successo e indubbiamente il più famoso tra quelli a base di rum. Ma nemmeno gli esperti di cocktail sono d’accordo sugli ingredienti: lime o limone, zucchero bianco o di canna, che tipo di menta, acqua frizzante o tonica…

Per non parlare delle nuove versioni di mojito con fragole, liquore al caffè, cioccolato, anguria, menta piperita … le combinazioni possibili sono quasi infinite, ma come si fa a scegliere il rum più adatto per il mojito?

Un rum per ogni mojito

Prima di tutto devi pensare quale sensazione vuoi provare con il tuo mojito, se vuoi un mojito rinfrescante, dolce, acido, gustoso o avvolgente. Gli ingredienti e i loro sapori definiscono lo stile del mojito e il rum funge da filo conduttore, dato che è l’ingrediente principale. Ecco alcuni rum consigliati secondo il gusto del tuo cocktail:

  • Mojito amaro: è il mojito in cui predominano gli aromi e i sapori della tonica, della scorza di lime o limone, di angostura o di qualcosa di più forte come la tequila. Sono i mojito più originali, perché non rappresentano l’idea classica di mojito, ma con quel tocco amaro lo rendono molto più rinfrescante. In questo caso, se vuoi accentuare il gusto amaro, dovresti usare un rum bianco con aromi delicati, come il rum Bacardi. Ricordati che il rum è uno dei distillati più dolci e, perciò, qualsiasi rum più aromatico potrebbe coprire il gusto amaro del mojito.
  • Mojito goloso: sono mojito in cui prevalgono i sapori dolci dello sciroppo o purea di frutta rossa (dalla fragola al melograno), del cioccolato, del frutto della passione, dei fichi o di un tocco dolce di spumante. Sono mojito che, se realizzati con un rum molto dolce, possono essere eccessivamente stucchevoli, perciò hanno bisogno di un rum corposo, per non perdere consistenza. Una delle migliori opzioni è il rum Barceló, un rum profondo e ricco di sfumature.
  • Mojito acido: il mojito originale è una combinazione perfetta tra l’amaro dell’acqua frizzante o della soda e l’acidità del lime o del limone. È fresco e piacevole. Per preparare un mojito acido, puoi sostituire la soda con acqua naturale o aggiungere pezzetti di ananas, pompelmo e altri frutti tropicali acidi. In questo caso l’ideale è un rum dolce, per evitare l’aggiunta di zucchero, o un forte rum bianco. Un ottimo candidato è il Bacardi Limón, pensato soprattutto per questo tipo di miscele.
  • Spiced Mojito: questo tipo di mojito è molto apprezzato nelle zone in cui sono famosi i rum delle antiche o attuali colonie inglesi o francesi, come Bermuda, Martinica e Giamaica. Al posto della menta, puoi usare ingredienti come il pepe, le bacche di ginepro, lo zenzero o il caffè, macerati con succo di agrumi. Per questa versione, puoi utilizzare tutti i tipi di rum Captain Morgan e vedrai come sorprenderai i tuoi amici.

Rum bianco o rum dorato?

Forse lo sai, ma per sicurezza è meglio ricordare, che ci sono due grandi tipi di rum: il rum dorato, che viene invecchiato in botti di rovere, e il rum bianco, filtrato attraverso il carbone e che da come risultato questo distillato incolore.

Il rum dorato, trascorrendo più tempo in botte, risulta un po’ più morbido nel sapore. Inoltre, il colore diventerà più scuro durante l’invecchiamento a contatto con il legno. Invece, il rum bianco, passando poco tempo in botte, è solitamente più forte, e può essere commercializzato subito dopo il processo di distillazione.

Storia del mojito

Prima di tutta questa varietà di mojito, qualcuno inventò questo celebre drink.

Il più famoso cocktail estivo nasce nel XVI secolo, periodo in cui il corsaro di origine uruguaiana, Silvio Suárez Díaz, annoiato dalla solitudine in mare, propose al suo equipaggio una miscela che successivamente sarà battezzata come “Draquecito” dal pirata Francis Draque. Questo cocktail era composto da acquavite diluita in un po’ d’acqua, qualche spicchio di limone per combattere lo scorbuto, erbe aromatiche come la menta e un po ‘di zucchero, che ammorbidivano il gusto e aiutavano a digerire il cocktail.

Nel XVII secolo, con la scoperta della formula di distillazione del rum, l’acquavite fu sostituita e nacque così il nostro amato mojito.

Suggerimento extra

Queste sono alcune nostre ricette, ma se quello che ti piace è un mojito tradizionale, qui troverai 2 rum con cui preparare dei mojito di lusso. Goditeli!

Il vino rosso e il tè verde potrebbero aiutare a prevenire le malattie metaboliche e neurodegenerative

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Benefici del vino rosso nelle malattie metaboliche

Sia il vino rosso che il tè verde offrono molti benefici per il nostro corpo, in parte, per gli antiossidanti che possiedono. Inoltre, grazie a uno studio, è stato anche scoperto che entrambe le bevande potrebbero trattare malattie metaboliche ereditarie.

Benefici per prevenire le malattie metaboliche

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Tel Aviv, dimostra che l’epigallocatechina gallato (EGCG), che si trova naturalmente nel tè verde, e l’acido tannico, che si trova nel vino rosso, possono bloccare la formazione di metaboliti tossici. Si tratta di sostanze che non sono direttamente nocive per l’organismo, ma che possono diventare tossiche dopo essere state metabolizzate nel fegato.

Nella maggior parte dei casi, le persone con disturbi metabolici ereditari nascono con un gene difettoso che si traduce in una carenza enzimatica. E per questo, i pazienti devono seguire una dieta rigorosa per tutta la vita.

Vino rosso e acido tannico

I ricercatori ritengono che l’acido tannico del vino rosso possa aiutare a durare le malattie metaboliche congenite. Hanno spiegato che i metaboliti, sostanze che sono, tra le altre cose, i componenti di base del DNA e delle proteine, si accumulano nel corpo. E questo accumulo senza controllo risulta tossico, causando gravi disturbi mentali e dello sviluppo.

In questo caso, l’acido tannico è noto per prevenire la formazione di strutture amiloidi tossiche che causano disturbi neurodegenerativi come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Così, previene le strutture proteiche tipo amido che possono causare tali malattie neurodegenerative.

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Conosci i benefici del vino rosso

Nello studio, le due sostanze sono state testate su tre metaboliti legati a tre malattie metaboliche ereditarie: adenina, tirosina cumulativa e fenilalanina. E si è riscontrato che sia l’acido tannico che l’EGCG sono efficaci nel bloccare la formazione di strutture amiloidi tossiche.

Risultati promettenti

I protagonisti dello studio spiegano che gli strumenti che hanno sviluppato sono pionieristici e hanno un enorme potenziale per aiutare un gran numero di pazienti nel futuro. Gli autori aggiungono che la ricerca dimostra, ancora una volta, la capacità della natura di produrre il miglior farmaco per trattare alcune delle peggiori malattie umane. Quindi questi risultati potrebbero facilitare lo sviluppo di nuovi farmaci per il trattamento di questo tipo di disturbi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista del gruppo Nature Communications Chemistry, è ancora nelle fasi preliminari. I risultati sono promettenti e sono importanti per lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche per le malattie metaboliche. Si deduce che sia il tè verde che il vino rosso, oltre a proteggerci dalle malattie legate al cuore, aumentano la salute del nostro cervello.

Da dove viene il vino?

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La Russia è la patria della vodka. Il Messico della tequila. Cuba del rum. La Scozia del whisky. Ma … da dove viene il vino? Quale paese ha l’onore di aver creato il vino? L’attribuzione è dubbia e non mancano le polemiche, visto che tutti ambiscono ad essere i creatori di una bevanda così divina. Tuttavia, la scoperta del vino non è un fatto che può essere isolato dalla storia, anzi al contrario: è inseparabile dall’evoluzione storica dell’agricoltura e della gastronomia.

La storia del vino nasce nel Neolitico

Sembra ormai certo che il vino sia nato durante il Neolitico (Età della Pietra). Le prime tracce di quello che potrebbe essere vino sono state trovate nei Monti Zagros (nella regione ora occupata da Armenia, Georgia e Iran), in particolare nella città neolitica di Hajji Firuz Tepe.

Proprio in questo insediamento venne trovato per la prima volta un recipiente risalente al 5400 a.C. contenente acido tartarico, presente nella buccia dell’uva. Ciò potrebbe indicare che il recipiente abbia contenuto vino. Inoltre, questo vino deriverebbe dalla varietà vitis vinifera sylvestris.

La nascita delle rotte commerciali

Con la trasformazione delle società nomadi in società sedentarie, migliorarono notevolmente le tecniche agricole e, inoltre, si svilupparono nuove occupazioni come il commercio che provocò uno scambio di merci sempre maggiore. E grazie a ciò, l’espansione del vino dall’Europa dell’Est raggiunse l’India e la Cina.

Il vino nell’Antico Egitto

Risalgono al regno di Udimo, quinto Faraone della I dinastia d’Egitto (tra il 2914 a.C. e il 2867 a.C.), le prime rappresentazioni pittoriche che mostravano contadini egizi vendemmiando. Originariamente, il vino, che poteva anche derivare dal succo di melograno, veniva usato nelle cerimonie religiose ed era chiamato “shedeh. Sebbene il vino fosse riservato alle classi nobili e ai sacerdoti, durante i periodi di festa anche gli egizi delle classi inferiori potevano provarlo.

Per quanto riguarda la sua conservazione, il vino veniva custodito in anfore sigillate. Alcune di queste divennero addirittura parte del corredo funebre dei faraoni, come nel caso di Tutankamon, dove furono trovate trenta grandi giare di vino.

Nell’Antico Egitto il vino veniva anche usato per pulire i corpi dei defunti prima e dopo averli svuotati nel processo di mummificazione.

Dall’Egitto alla Grecia

Data la vicinanza geografica di Creta con l’Egitto e la Fenicia, rispetto alla penisola greca, si ritiene che il vino sia arrivato alla culla della civiltà moderna attraverso questa mitica isola del Mediterraneo orientale.

Intorno al 700 a.C. il vino era una bevanda abituale e divenne tanto importante che gli fu persino assegnato un dio tutto suo: Dionisio. Normalmente, data la sua alta gradazione alcolica, il vino veniva mescolato con acqua , e si beveva puro solo durante i rituali e le celebrazioni religiose.

Grazie alla civiltà greca, la coltivazione della vite si espanse nei paesi del Mediterraneo. Inoltre, dall’antica Grecia proviene anche la prima documentazione scritta sul vino. Infatti, con il titolo Le opere e i giorni, il poeta greco Esiodo (VIII secolo a.C.) descrive la raccolta e la spremitura delle uve, come veniva consumato il vino – con l’acqua – e la sua conservazione – nelle pelli di capra.

Il vino nell’Impero Romano

Verso il 200 a.C. il vino arrivò nella penisola italiana e i territori meridionali iniziarono a chiamarsi Oenotria (“terra d’uva”), data la facilità con cui veniva coltivata la vite., tanto che si piantarono viti a latitudini difficili come in Normandia, nelle Fiandre e nei paesi baltici. Fu, per così dire, un periodo di splendore del vino e dobbiamo sicuramente ringraziare la tecnica di innesto delle viti.

I Romani iniziarono anche a usare dei tini di legno per immagazzinare e trasportare il vino, un metodo che proveniva dal nord Europa per la conservazione di altre bevande.

Con la caduta dell’Impero Romano, continueranno questa tradizione i monasteri cristiani, che durante il Medioevo si impegnarono nella coltivazione della vite, ottenendo vini per la consacrazione della messa.

Il vino nel Nuovo Mondo

L’introduzione della vite e del vino, in quello che venne chiamato il Nuovo Mondo, era nelle mani dei Gesuiti e dei conquistadores. Era necessario garantire la fornitura di vino per le celebrazioni religiose, così poco a poco, iniziarono a importare e impiantare vitigni, un processo che si accelerò grazie ai portainnesti. In poco meno di 100 anni, nel corso del XVI secolo, il vino arrivò in Messico e in Baja California per raggiungere il Perù, il Cile e l’Argentina.

Più storia e curiosità sul vino

Nel Blog di Uvinum adoriamo scrivere, imparare e informare sul vino. Se vuoi continuare a leggere articoli sulla storia e le curiosità del vino, condividiamo alcuni link che sicuramente ti interesseranno. Salute!

India, un mercato con un grande futuro per il vino

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L’India è un paese emergente con un futuro promettente in molti settori. Anche per il vino. Ciò è stato previsto da un recente studio sul mercato del vino in India, condotto da Wine Intelligence in collaborazione con Sonal Holland, l’unico Master of Wine in questo paese. Lo studio lo equipara alla Cina.

Il potere economico mondiale

Uno dei motivi principali è che l’India da anni sta crescendo come una forte potenza economica mondiale e ciò la rende interessante per il mercato d’esportazione del vino. A ciò dobbiamo aggiungere che 1.300 milioni di persone vivono in India, essendo il secondo paese più popolato al mondo.

Importazioni

L’India ha importato circa 475.000 casse di vino negli ultimi 12 mesi fino a marzo 2017. E si contano più di 300 importatori di vino nel paese. E tutto ciò nonostante le elevate tasse sui vini importati, con dazi sul vino superiori al 152%.

Molti giovani

Un altro sintomo di ottimismo è che la popolazione del paese è relativamente giovane, dal momento che si contano più di 800 milioni di persone sotto i 35 anni di età. Ciò suggerisce che potrebbero essere consumatori esponenziali in pochi anni.

Più vino prodotto

Anche se altre bevande rappresentano la maggior parte delle vendite in India, da non molto tempo si sta producendo vino localmente. Questo fatto stimola l’interesse dei consumatori e li avvicina al vino. Inoltre, lo studio afferma che, tra il 2010 e il 2017, l’industria vinicola indiana ha registrato un tasso di crescita annuale due punti superiore al 14%, trasformando il vino nella bevanda alcolica con la crescita più rapida in India.

Mumbai, città del vino

Lo studio mostra che nelle città è dove si beve più vino. In particolare, Mumbai rappresenta il 32% del consumo totale di vino in India, seguita da Delhi NCR e dal suo sobborgo tecnologico Gurugram con il 25%; Bangalore con il 20%; Pune con il 5% e Hyderabad con il 3%.

Altri studi sull’argomento

Questa ricerca dimostra il crescente interesse per il mondo del vino in India. Ma c’è di più perché nel 2018 è prevista una indagine più approfondita ed esauriente sul consumatore di vino dell’India.

Due bicchieri di vino al giorno riducono le malattie cardiovascolari e l’Alzheimer

Due bicchieri di vino al giorno riducono le malattie cardiovascolari e l'Alzheimer

Conosciamo già i molteplici benefici per la salute offerti dal vino. Molte ricerche dimostrano le proprietà benefiche del consumo di vino sull’organismo.

Per questo, la Corporación Vinoloa ci ricorda, con questo elenco, i benefici di questa bevanda per la salute.

  • Previene malattie cardiovascolari. Se si consuma una quantità di 150 ml al giorno. Gli antiossidanti che compongono il vino aumentano i livelli di colesterolo “buono” o HDL e ciò impedisce la formazione di coaguli.
  • Come trattamento per le gengive. Le proprietà del vino per la salute della bocca sono incredibili. È buono per il trattamento delle gengive e per la pulizia del palato. La composizione dell’uva fermentata evita la comparsa di streptococchi e batteri legati alle carie, oltre ad essere molto efficace contro gengiviti e mal di gola.
  • Riduce il rischio di demenza senile. Nuovi studi confermano che bere due bicchieri di vino al giorno riduce l’infiammazione e le tossine nel cervello, anche quelle associate all’Alzheimer.
  • Sensazione di felicità. È stato dimostrato che l’assunzione di vino ha anche benefici sull’umore. Quando si beve un bicchiere di vino vengono rilasciate endorfine, ci si sente più rilassati e siamo semplicemente più felici.
  • Eccellente per mantenere la linea. Forse non sai che il vino può diventare un alleato perfetto per l’operazione bikini. Il vino rosso è composto da un gene che impedisce la formazione di cellule adipose e consente di stimolare quelle esistenti depurandole fino ad eliminarle.
  • Vinoterapia per la pelle. Sempre più sono i benefici che il vino produce sulla pelle. Ad esempio, la idrata profondamente, conferendole maggior elasticità, luminosità e lotta contro i radicali liberi.
  • Migliora la circolazione periferica. C’è di più, infatti il vino favorisce la decongestione delle gambe stanche e riduce l’aspetto delle vene varicose.