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Abitudini più sane riguardo al consumo di alcol tra i giovani nel Regno Unito

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista britannica BMC Public Health, incentrato sulle abitudini giovanili, si è osservata da alcuni anni una diminuzione del consumo di alcol tra i giovani adulti (tra i 16 e i 24 anni). Dei quasi 100.000 giovani intervistati, il 29% si considera non bevitore, quando nel 2005 la cifra raggiungeva solo il 18%.

Nel 2005, infatti, il 43% dei giovani ha ammesso di aver bevuto oltre i limiti raccomandati, una cifra che dieci anni dopo scende al 28%. Il consumo compulsivo è diminuito dal 27% al 18% nello stesso periodo e gli astensionisti sono aumentati dal 9% al 17%.

Discesa generalizzata

Secondo quanto affermato dagli autori della ricerca in un articolo del portale The Drinks Business, la crescita dei non bevitori tra la popolazione giovane si estende ad una vasta gamma di gruppi, compresi gli abitanti delle regioni settentrionali e meridionali dell’Inghilterra, la popolazione bianca, gli studenti a tempo pieno, i lavoratori e tutti i tipi di classi sociali. Questa crescita indica che l’astinenza dall’alcol sta diventando una tendenza che potrebbe trovare la sua origine in fattori culturali.

Questo comportamento sta diventando socialmente più accettabile, mentre i comportamenti a rischio associati all’uso compulsivo vengono messi fuori dalla normalità. Ciò viene confermato dai dati offerti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che mostrano una drastica diminuzione del consumo di alcol tra gli adolescenti inglesi, rispetto ad altri paesi europei.

Dal 2002 e 2014 c’è stata una significativa riduzione del consumo tra gli adolescenti, ma con cifre molto variabili tra i vari stati, dando all’Inghilterra la riduzione più drastica: mentre nel 2002 il 50,3% dichiarava di bere settimanalmente, nel 2014 la cifra è scesa al 10%.

Buone notizie per la salute dei giovani

Senza dubbio questo studio è una buona notizia, dato che avere abitudini salutari riguardo al consumo di bevande alcoliche è fondamentale. Bere con moderazione può essere benefico per la salute, ma sempre entro i limiti stabiliti da organizzazioni internazionali come l’OMS.

Questa tendenza al consumo va di pari passo con l’aumento della preferenza per le bevande a bassa gradazione alcolica, come i vini analcolici, che stanno gradualmente guadagnando importanza nel mercato.

 

7 cose da evitare nei pranzi e nelle cene natalizie

Vigilia, Natale, Santo Stefano, Capodanno … le vacanze di Natale sono infinite e ci ritroviamo varie volte seduti a tavola. Vi vogliamo, quindi, dare qualche consiglio su cosa evitare durante i pranzi e le cene natalizie, in modo che tutto vada bene, sia per la salute che socialmente.

1. Riempirsi con gli antipasti

I pasti natalizi sono lunghi, anche troppo. Se ci riempiamo con gli antipasti, già all’inizio, non arriveremo mai ai dolci, o se ci arriviamo, potremmo davvero sentirci male. Dobbiamo mangiare sempre senza esagerare.

2. Non organizzare, né pianificare

Se siamo i padroni di casa, dobbiamo avere tutto ben organizzato in modo che non ci siano spiacevoli sorprese per gli ospiti. Dobbiamo avere una corretta pianificazione e non organizzare le cene e i pranzi di Natale all’ultimo minuto.

3. Comprare pesce e frutti di mare la Vigilia di Natale

Per il cenone di Natale, la qualità dei prodotti è essenziale. Perciò, è meglio comprare pesci e frutti di mare prima, perché avvicinandosi le vacanze, i prezzi si alzano notevolmente e rischiamo di non trovare ciò che desideriamo.

4. Evitare argomenti di conversazione inopportuni

Con la famiglia o con gli amici, gli incontri saranno all’ordine del giorno durante le vacanze natalizie. Se già sappiamo che ci sono alcuni temi spinosi, è meglio non toccarli. E’ meglio parlare di televisione, suonare, raccontare barzellette … sarà utile per divertirsi insieme.

5. Scegliere un vino scadente

Il cibo è importante, ma anche il bere. Con frutti di mare o arrosti, dobbiamo scegliere i migliori vini, quelli che si abbinano al cibo che cuciniamo.

6. Esagerare con le bevande alcoliche

Sì, è inevitabile bere durante le feste natalizie. Ma è meglio non mischiare troppo, bere vino di qualità e un po’ di liquore con i dolci. Vedrai come, il giorno dopo, potrai affrontare meglio una nuova giornata di incontri e feste.

7. Cucinare in eccesso

Per prima cosa, ci stanchiamo inutilmente, e poi, il cibo rimane ed è già sufficiente ciò che si mangia durante questi giorni senza aver avanzi per tutta la settimana. E’ meglio calcolare attentamente la quantità di cibo necessario per le feste natalizie.

E, ritornando al punto 5, ecco alcuni vini per le feste di Natale che sicuramente non vi deluderanno 😉

 

I migliori abbinamenti con la cucina araba

Il cucina araba si caratterizza per il suo sapore un po’ piccante e potente. A differenza di altre tradizioni culinaria, i piatti arabi non sono particolarmente leggeri, ma ci sono comunque delle eccezioni. Ovviamente, se esageriamo, mangiando più del necessario, possiamo avere problemi digestivi. Vediamo quali sono gli abbinamenti migliori con i piatti della cucina araba.

Come abbinare la cucina araba

E’ necessario contrastare i sapori agrodolci, salati, dolci e piccanti di queste ricette con vini che mitighino questi gusti, ma non li eliminino, perché offrono davvero una grande ricchezza per il palato. Va inoltre ricordato che, tradizionalmente, questo cibo non è accompagnato da vino per motivi religiosi.

Vini bianchi

Quando si tratta di accompagnare alcune salse e creme, come il tradizionale hummus, è meglio optare per un vino bianco, perché la freschezza renderà più leggero il piatto, che di solito è accompagnato da un pane speciale. In questo caso, si consiglia un tipo di vino bianco Chardonnay.


Un altro tipo di vino bianco da abbinare ai piatti arabi è il Sauvignon Blanc. È la giusta scelta per i shawarma, il riso, il bulgur, il tabouleh o le insalate con spezie. Ma non sono gli unici bianchi che possono accompagnare questi piatti, sia i primi che i secondi. Possiamo consigliare anche un fruttato Verdejo e Rueda.

Vino rosso

In questo caso, sarebbe per le carni. E i migliori vini da abbinare ai piatti arabi sono il Merlot, il Malbec o il Riojas. Questi vini rossi sono una chiara scelta per questa cucina, non rovinano quel sapore piccante o speziato che così tanto ci piace. Inoltre, sono perfetti per l’agnello.

Attenzione al Carménère, di origine francese, che presenta un delicato aroma di erbe, tocchi di frutta e note di peperone verde e rosso. Per le sue caratteristiche, è consigliato da molti esperti per chiarire che le spezie sono senza dubbio i protagonisti di tali piatti. Perciò, si raccomandano sia vini giovani che rossi più invecchiati, con aromi e profumi di frutti rossi, come la ciliegia, e ricordi di vaniglia.

Rosati

Per alcune ricette di riso, specialmente quelle con verdure e ortaggi, possiamo scegliere vini rosati.

Vino di Jerez

Questo vino si abbina con equilibrio a molti piatti orientali e soprattutto arabi. Si sposa con il pollo al curry ed anche con il tradizionale tajín, che normalmente presenta verdure, pesce, pollo, riso ed altro.

Birra

Alcuni piatti come il kebab non si abbinano solitamente al vino. Per questo ed altri piatti, più veloci da cucinare e da mangiare, si consiglia la birra, dato che la sua freschezza offre diverse sfumature al palato.

 

Come alternare diversi vini nel pranzo di Natale

Si stanno avvicinando delle feste molto speciali. Dove la gastronomia sarà protagonista e il vino sarà un fedele compagno nei tuoi incontri tra amici e familiari. Puoi già scegliere i vini per Natale se vuoi che il tuo pranzo sia un successo. Scegli qualità e varietà, sicuramente sarai ricompensato.
Pesce, carne, dolce … durante le feste natalizie mangiamo tanto e proviamo piatti di diverso tipo, ecco perché dobbiamo alternare vini differenti, specialmente durante il pranzo di Natale, normalmente più lungo.

Dal bianco al rosso. È un modo tradizionale di alternare i vini e di solito vengono serviti in questo ordine durante le degustazioni. Ovviamente è legato a quello che mangiamo, poiché di norma si inizia con aperitivi e minestre, a volte piatti di pesce, quindi i vini bianchi saranno da preferire. Gli stufati, il bollito misto e gli arrosti, con i loro gusti decisi, ci permettono di terminare il pranzo con un vino rosso più o meno corposo. Così, il gusto si intensificherà con il susseguirsi delle portate durante il pranzo. Normalmente, vengono serviti un vino bianco e due o tre vini rossi, in modo da creare diversi effetti in bocca.

Da secco a dolce. Tutto dipende dal menu, ma vi consigliamo di iniziare con vini secchi bianchi o rossi, per poi passare ai vini dolci, come i moscati per accompagnare i dessert. L’abbinamento dei vini secchi con i primi e secondi piatti sarà davvero piacevole, e il gusto morbido e dolce delle uve bianche, si sposerà perfettamente con torroni e dolci natalizi. Inoltre, in questo modo, la digestione risulterà più facile.

Il protocollo. Il primo vino viene solitamente stappato e assaggiato da chi organizza il pranzo, anche se è possibile chiedere anche a un ospite di provarlo. Una volta aperta, la bottiglia può essere lasciata sul tavolo, anche se sarebbe meglio sistemarla su un tavolino e si servirà quando i calici saranno vuoti. I primi calici verranno riempiti a metà, e poi a piacere del commensale. Il protocollo stabilisce che prima vengano serviti i vini bianchi e rosati, ad una temperatura di 10º, quindi i vini rossi a temperatura ambiente di 20º, e infine vini dolci o spumanti sugli 8º.

Hai già i vini per il pranzo di Natale? Noi ti consigliamo:

 

Vini del Belgio: come sono migliorati?

 

I vini belgi sono migliorati incredibilmente negli ultimi anni. I cambiamenti climatici e i cambiamenti nei consumatori, sono i fattori che determinano la sperimentazione che questo tipo di vino sta vivendo. Nonostante la produzione sia bassa, soprattutto se paragonata ad altri paesi, ad esempio la Francia, questi vini faranno molto discutere.

Anche prima c’era vino

Se ricerchiamo la storia dei vini belgi, vedremo che già nell’antichità venivano prodotti. Nel Medioevo esistevano aree ben conosciute per la qualità della produzione vinicola, ma con l’arrivo della birra, il vino non venne più prodotto. Nel 1997 si creò la prima denominazione d’origine protetta belga, Hageland; successivamente nacquero nel 2000 Haspengouw e nel 2004 Côte de Sambre-et-Meuse. La sua produzione era ridotta: 1400 hl, quasi interamente derivati da varietà selezionate per la loro resistenza al freddo piuttosto che per il potenziale qualitativo. Oggi si sono raggiunti i 5000 hl.

Cambiamenti climatici: fattori da prendere in considerazione

È importante sottolineare che l’aumento delle temperature sta portando la viticoltura nelle zone settentrionali dell’Europa. Un esempio importante è ciò che sta succedendo in Belgio, dove la produzione di vino è quadruplicato dal 2006, e la superficie dei vigneti è cresciuta ancora più velocemente.

Questo perché oggi il clima è più temperato, con estati più lunghe e una maggiore frequenza di estati ed autunni soleggiati.

Il futuro è dei vini belgi

I dati ufficiali stabiliscono che la vendemmia avverrà verso la fine di settembre o all’inizio di ottobre. Sebbene questo vino sia di solito piuttosto giovane, ben presto si inizierà il processo di invecchiamento, poiché si ritiene che con il cambiamento climatico altre aree, originalmente meno produttrici, si espanderanno.

Esportazioni e importazioni

Da un lato abbiamo i vini spumanti, molto amati dalla popolazione, come ad esempio i cuvée Ruffus di Domaine des Agaises, chardonnay di Meerdael, Zilveren Parel di Genoels-Elderen. E ci sono anche rossi e bianchi.

Secondo i dati dell’ICEX, tra i principali importatori di vino nel mondo, il Belgio è al decimo posto, con il 3% delle importazioni totali, dietro gli Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Si caratterizza come importatore di spumante, dato che occupa la settima posizione con una quota del 3,3% nel 2016.

 

Nel 2017, il Belgio ha importato un totale di 279,8 milioni di litri del valore di 833,4 milioni di euro, di cui 41 milioni di litri del valore di 90 milioni di euro provenivano dalla Spagna. Le importazioni sono diminuite rispetto al 2016. Secondo Euromonitor, tra il 2016 e il 2021, si prevede che il mercato del vino belga raggiunga una crescita annuale dello 0,3%.

Perché si vendemmia di notte?

Foto: Raimat

A fine agosto, a seconda dell’anno, inizia solitamente la vendemmia o processo di raccolta dell’uva, che in alcuni casi può durare fino ad ottobre. La vendemmia notturna è una pratica estesa in alcune aree e cantine in Spagna, ma non in tutte, anche se sta diventando sempre più comune. I motivi sono legati alla serie di vantaggi che offre questa vendemmia, anche se molti non la vedono in questo modo. Analizziamo quali sono questi vantaggi.

Le ragioni della vendemmia notturna

  • Per abbassare le temperature. Uno dei motivi più ovvi della vendemmia di notte è che quando si inizia la raccolta è ancora estate e fa caldo. Durante la notte le temperature scendono e i vendemmiatori possono lavorare meglio e senza rischi.
  • Uva più matura. Alcune cantine, come quelle appartenenti alle Denominazioni di Origine Rueda, dove questa pratica è abbastanza comune, dicono che la temperatura notturna aiuta a raccogliere e manipolare i grappoli, perché gli acini sono più sodi, in modo da evitare problemi fermentativi.
  • Il caldo danneggia l’uva. Non solo le alte temperature diminuiscono la resa dei lavoratori, ma anche l’uva ne risente. Durante il giorno, l’uva tende ad aprirsi e arriva alla cantina in cattive condizioni, comportando una maggiore ossidazione. Di notte questo non accade, essendo il momento migliore per raccogliere i grappoli e assicurarsi che arrivino correttamente in cantina.
  • Le cantine risparmiano energia. Quando le temperature scendono, la cantina può risparmiare energia poiché tutta l’uva raccolta arriva a una temperatura più bassa. Con il caldo, è necessario un dispendio energetico maggiore per raffreddare le celle in cui il frutto viene conservato.

Tutti i tipi di uva possono essere raccolti di notte?

Anche se ogni produttore di vino ha un’opinione diversa, tutti i tipi di uva possono essere raccolti durante la notte , anche se gli esperti indicano come più idonee a questa vendemmia le varietà a bacca bianca. Infatti le uve bianche sono più sensibili alla luce dato il loro colore e il tipo di pelle, mentre le varietà nere hanno una buccia più resistente.

Sistema misto di vendemmia. Come abbiamo visto, la vendemmia notturna ha chiari vantaggi ma non si estende su tutto il territorio. Diciamo quindi che c’è una vendemmia mista, nelle prime ore del mattino o di notte, che sono in entrambi i casi quando c’è meno caldo.

Vini più fruttati. Anche in questo caso, ci saranno esperti che diranno il contrario, ma alcuni produttori di vino affermano che l’attività enzimatica delle uve durante la notte è molto bassa, quindi rende i vini più fruttati.

Cos’è il vino vegano?

Siamo nel 2018. I consumatori, in particolare la generazione Y, conosciuta anche come Millennial, prestano particolare attenzione a una dieta rispettosa dell’ambiente. Inoltre, il veganismo non è più solo una tendenza, ma una scelta di vita. Il mercato vegano è in piena espansione.


In Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti si stima che tra il 10 e il 13% della popolazione è vegan o vegetariana, e in Spagna la tendenza è in aumento: un 7,8% della popolazione è veggie (include vegetariani, semi-vegetariani e vegani). Perciò, sempre più viticoltori di alto livello prendono in considerazione questo mercato di nicchia e si specializzano nella produzione di vini vegani per soddisfare le nuove generazioni.

Il vino è un prodotto vegetale! Ma perché il vino non è vegano?

Uvinum ha la risposta!

Prodotti di origine animale nel vino

I vini non sono solitamente vegani, poiché per chiarificare il vino si devono usare prodotti di origine animale come caseina, gelatina o albume. Sono utilizzati per ridurre le fecce nel vino, piccole particelle che provengono dalla polpa o dalla buccia dell’uva e possono avere un effetto negativo sul vino. Attraverso l’uso di prodotti di origine animale, queste sostanze affondano più rapidamente nel deposito, facilitando così la chiarificazione del vino.

In alcuni casi i chiarificatori di origine animale aiutano a neutralizzare il gusto di alcune varietà, che con la colatura prenderebbero un forte sapore amaro dai tannini. Con il loro aiuto, l’eccesso tannico delle bucce viene neutralizzato e il gusto del vino diventa appropriato per il nostro palato.

Ma, sfortunatamente, non è così per le persone che seguono una dieta vegana

Alternative vegane nella vinificazione

Nella produzione di vini vegani, gli enologi hanno sfruttato la loro creatività per trovare un prodotto vegetale che aiuti a chiarificare il vino. Semplicemente le proteine ​​animali vengono sostituite da proteine ​​vegetali, la cui origine sono cereali come il grano o legumi come i piselli. Grazie a questi ingredienti, le fecce vengono filtrate e il vino risulta pulito.

Un’altra soluzione per la vinificazione vegana è il terreno minerale. La bentonite, per esempio, è una cenere vulcanica che aiuta a chiarificare il vino. Il carbone attivo è usato per correggere difetti nel sapore.

Nel caso del vino vegano, la produzione del vino richiede più tempo a causa delle complesse procedure vegane. Ma, con l’obiettivo di raggiungere un cliente finale soddisfatto, il viticoltore accetta felicemente un più alto livello di complessità.

Come riconoscere il vino vegano?

È molto semplice! Dai un’occhiata alle bottiglie. Esiste un’etichetta speciale dell’Unione Vegetariana Europea che fornisce agli alimenti di tutta Europa un marchio di qualità vegana. Quando vedrai questa etichetta, avrai la piena garanzia di essere di fronte a un vino vegano.

Anche su Uvinum abbiamo compilato un elenco di vini vegani per degustare vini senza prodotti di origine animale.

Cocktail per l’autunno

Assaporare un buon cocktail non è piacevole solo in estate. Quando inizia a sentirsi il freddo, si raccomandano cocktail per l’autunno, meno rinfrescanti, più leggeri e senza agrumi, lasciando spazio alle bevande che riscaldino. Come aperitivo, dopo cena o alla fine della serata … Vi consigliamo alcuni dei migliori cocktail per questa stagione.

Quali cocktail scegliere in autunno

New York Sour

Questo cocktail di solito è composto da bevande alcoliche un po’ più forti, che sono quelle in stile con questo periodo dell’anno. Il New York Sour combina whiskey sour con vino rosso, ovvero aggiunge complessità alla miscela che di solito sorprende per il suo sapore forte.

Negroni

È un classico di tutti i tempi, quindi va bene in questi mesi di transizione. Quando può essere caldo di giorno e di notte rinfrescare. E’ composto da gin, limone, campari e vermouth dolce in parti uguali, così da non risultare né troppo forte né troppo dolce. Lo decoriamo con una fetta d’arancia sul bicchiere. È perfetto come aperitivo o per terminare la serata.

Old Fashioned

È un altro classico che, come tale, non passa mai di moda. E’ composto da whisky o bourbon, angostura, con succo d’arancia. Normalmente si serve in un ampio bicchiere. Lo possiamo decorare con buccia d’arancia.

Martini Dry

Sì, lo beviamo spesso, ma forse lo abbiamo messo da parte preferendo un gin tonic, un mojito o una rinfrescante birra estiva. Se ancora non sai come si fa, dobbiamo ricordare che di solito è elaborato con limone, gin secco, martini bianco secco e una fetta di limone.

Daiquiri Mulata

Il daiquiri è più adatto alle stagioni calde, ma possiamo aggiungere succo di limone, liquore al caffè e rum, o come alternativa, liquore di cacao o kahlua. E’ ottimo dopo cena per digerire splendidamente.

Frangelico

Made in Italy, ha un sapore che ricorda proprio l’autunno, con la sua base di nocciole tostate e rilasciate in alcool con bacche e spezie. La sua origine è legata ai monaci cristiani italiani, da cui deriva il nome: Frate Angelico. Molte persone lo consumano come digestivo dopo cene abbondanti.

Amarula

Stiamo parlando di un altro cocktail autunnale che ha un sapore un po’ più forte. L’Amarula si elabora con una crema di liquore prodotta in Sud Africa e contiene zucchero, panna e frutti dell’albero africano marula. Ha un caratteristico sapore di caramello e c’è chi lo confonde con il Baileys, ma sono diversi.

Consigli utili per ordinare vino in un ristorante

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Sebbene possa sembrare semplice, non sempre si ordina correttamente il vino al ristorante. Tutto dipende dal tipo di persona che ci accompagna e dal vino che desideriamo. Ecco alcuni suggerimenti utili per non perderci:

Ascoltare il sommelier

La prima regola e la più semplice è quella di lasciarsi consigliare dal sommelier del ristorante, nel caso ce ne sia uno. Come esperto di vini, saprà perfettamente che vino scegliere, secondo l’occasione, il piatto e i nostri gusti. Quindi non complichiamoci la vita, in caso di indecisione, chiediamo al sommelier che saprà darci le giuste indicazioni.

Dipende dal cibo

Chiaramente, a seconda di ciò che mangiamo, ordineremo un vino piuttosto che un’altro. Il vino bianco può accompagnare il riso e il pesce, il rosso si sposa con la carne, ma non sempre queste norme generali sono corrette. Tutto dipende dal tipo di carne e dall’invecchiamento del vino. Tra le regole più importanti, è giusto sottolineare che i vini corposi e d’annata non vanno serviti prima di quelli più leggeri e giovani. Il mondo degli abbinamenti  è molto ampio, infatti ci sono sapori che si sposano felicemente con un bianco, mentre altri si esprimeranno al meglio con un vino rosato.

In ordine

Un altro modo per scegliere i vini durante un lungo pranzo e cena è seguendo un’ordine. La regola più semplice prevede prima i vini frizzanti, che tendono a sposarsi bene con gli antipasti, seguiti dai bianchi fermi che si abbinano con i primi piatti leggeri. Successivamente, in ordine, i rosati, i rossi giovani e per finire i rossi di corpo, adatti per accompagnare le carni di selvaggina e i piatti saporiti.

Dipende dall’appuntamento o dalla compagnia

Quando abbiamo un pranzo di lavoro e vogliamo fare bella figura con i nostri ospiti, possiamo scegliere un vino abbastanza noto, così non ci sarà il rischio che non piaccia. Se è invece un appuntamento, possiamo sperimentare e informarci dei gusti del nostro partner.

Il miglior rum per un buon mojito

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Il mojito è uno dei cocktail di maggior successo e indubbiamente il più famoso tra quelli a base di rum. Ma nemmeno gli esperti di cocktail sono d’accordo sugli ingredienti: lime o limone, zucchero bianco o di canna, che tipo di menta, acqua frizzante o tonica…

Per non parlare delle nuove versioni di mojito con fragole, liquore al caffè, cioccolato, anguria, menta piperita … le combinazioni possibili sono quasi infinite, ma come si fa a scegliere il rum più adatto per il mojito?

Un rum per ogni mojito

Prima di tutto devi pensare quale sensazione vuoi provare con il tuo mojito, se vuoi un mojito rinfrescante, dolce, acido, gustoso o avvolgente. Gli ingredienti e i loro sapori definiscono lo stile del mojito e il rum funge da filo conduttore, dato che è l’ingrediente principale. Ecco alcuni rum consigliati secondo il gusto del tuo cocktail:

  • Mojito amaro: è il mojito in cui predominano gli aromi e i sapori della tonica, della scorza di lime o limone, di angostura o di qualcosa di più forte come la tequila. Sono i mojito più originali, perché non rappresentano l’idea classica di mojito, ma con quel tocco amaro lo rendono molto più rinfrescante. In questo caso, se vuoi accentuare il gusto amaro, dovresti usare un rum bianco con aromi delicati, come il rum Bacardi. Ricordati che il rum è uno dei distillati più dolci e, perciò, qualsiasi rum più aromatico potrebbe coprire il gusto amaro del mojito.
  • Mojito goloso: sono mojito in cui prevalgono i sapori dolci dello sciroppo o purea di frutta rossa (dalla fragola al melograno), del cioccolato, del frutto della passione, dei fichi o di un tocco dolce di spumante. Sono mojito che, se realizzati con un rum molto dolce, possono essere eccessivamente stucchevoli, perciò hanno bisogno di un rum corposo, per non perdere consistenza. Una delle migliori opzioni è il rum Barceló, un rum profondo e ricco di sfumature.
  • Mojito acido: il mojito originale è una combinazione perfetta tra l’amaro dell’acqua frizzante o della soda e l’acidità del lime o del limone. È fresco e piacevole. Per preparare un mojito acido, puoi sostituire la soda con acqua naturale o aggiungere pezzetti di ananas, pompelmo e altri frutti tropicali acidi. In questo caso l’ideale è un rum dolce, per evitare l’aggiunta di zucchero, o un forte rum bianco. Un ottimo candidato è il Bacardi Limón, pensato soprattutto per questo tipo di miscele.
  • Spiced Mojito: questo tipo di mojito è molto apprezzato nelle zone in cui sono famosi i rum delle antiche o attuali colonie inglesi o francesi, come Bermuda, Martinica e Giamaica. Al posto della menta, puoi usare ingredienti come il pepe, le bacche di ginepro, lo zenzero o il caffè, macerati con succo di agrumi. Per questa versione, puoi utilizzare tutti i tipi di rum Captain Morgan e vedrai come sorprenderai i tuoi amici.

Rum bianco o rum dorato?

Forse lo sai, ma per sicurezza è meglio ricordare, che ci sono due grandi tipi di rum: il rum dorato, che viene invecchiato in botti di rovere, e il rum bianco, filtrato attraverso il carbone e che da come risultato questo distillato incolore.

Il rum dorato, trascorrendo più tempo in botte, risulta un po’ più morbido nel sapore. Inoltre, il colore diventerà più scuro durante l’invecchiamento a contatto con il legno. Invece, il rum bianco, passando poco tempo in botte, è solitamente più forte, e può essere commercializzato subito dopo il processo di distillazione.

Storia del mojito

Prima di tutta questa varietà di mojito, qualcuno inventò questo celebre drink.

Il più famoso cocktail estivo nasce nel XVI secolo, periodo in cui il corsaro di origine uruguaiana, Silvio Suárez Díaz, annoiato dalla solitudine in mare, propose al suo equipaggio una miscela che successivamente sarà battezzata come “Draquecito” dal pirata Francis Draque. Questo cocktail era composto da acquavite diluita in un po’ d’acqua, qualche spicchio di limone per combattere lo scorbuto, erbe aromatiche come la menta e un po ‘di zucchero, che ammorbidivano il gusto e aiutavano a digerire il cocktail.

Nel XVII secolo, con la scoperta della formula di distillazione del rum, l’acquavite fu sostituita e nacque così il nostro amato mojito.

Suggerimento extra

Queste sono alcune nostre ricette, ma se quello che ti piace è un mojito tradizionale, qui troverai 2 rum con cui preparare dei mojito di lusso. Goditeli!