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È un mito il concetto di terroir?

 TAGS:undefinedUn professore francese di nome Valéry Michaux, direttore di investigazione presso la Neoma Business School, dice che la qualità di alcuni dei migliori vini del mondo è stata ridotta ai riconoscimenti sul luogo rispetto all’importanza del terroir. 

Secondo questo professore, i vini frizzanti come l’Asti o alcuni Rioja, non hanno successo per la chimica del suo bensì grazie a una concentrazione di conoscimenti, come dice in un libro. 

Denominato ?Strategie della vinificazione dei territori, aggruppamenti, gestione e marca territoriale”, il libro scritto dal professor Michaux si basa nell’argomento secondo il quale l’effetto gruppo, la gestione solida e la marca territoriale sono oggigiorno più importanti dei conoscimenti di terroir.  

Per realizzare questo libro sono stati aggruppati vari ricercatori che hanno analizzato vari vigneti in tutto il mondo, tra i quali quelli dello Champagne e della Rioja,  oltre ai produttori principali che si trovano nel Nord Italia e nella Valle Bekaa Labanon.

Con questa premessa Michaux analizza il successo delle regioni vinicole non per il sapore del vino quando per uno sforzo di collaborazione tra gli enologi e i produttori. Per Michaux la Silicon Valley californiana risulta l’esempio perfetto dell’effetto di gruppo, che include una forte cultura aziendale, concorrenza diretta, sperimentazione continua, innovazione e solidarietà. Arrivando a trovare la chiave del successo.

Secondo lui:

La presenza di un’alleanza strategica tra professionisti contribuisce moltissimo allo sviluppo di una marca territoriale e dunque la sua influenza sul mercato. Un forte autogoverno locale è inoltre essenziale affinché si crei una marca territoriale”. 

Sarà quindi interessante conoscere più a fondo l’argomento espresso nel libro per scoprire qualcosa di più riguardo la cooperazione tra enologi e produttori delle zone vinicole più importanti del mondo.

E secondo te? Cosa influisci maggioramente sulla produzione del vino? Oggi ti raccomandiamo: 

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Il vino e’ meglio servito la notte?

 TAGS:Servire il vino nelle migliori condizioni dipende anche da fattori come la luce o i suoni, secondo uno studio effettuato da alcuni scienziati di Oxford. Un esperimento verrà svolto a breve e mille persone saranno invitato al festival Southbank di Londra, nel laboratorio del colore di Chales Spence, professore di Psicologia sperimentale dell’università.

L’esperimento consisterà nel qualificare i vini dopo averli bevuti in un bicchiere completamente nero ed esposto alla luce e mentre si ascoltano alcuni suoni. Spence crede dunque che i risultati possano influire nelle etichette dei vini del futuro, provocando raccomandazioni del tipo ‘ bere con musica classica’ o ‘ meglio se servito di notte’.  

Inoltre Spence ha detto questo al The Telegraph:

“Tutti ci siamo trovati nella situazione in cui abbiamo aperto una bottiglia di vino con amici, per poi renderci conto che non avevo lo stesso sapore di quando lo abbiamo provato per la prima volta”.

“È ovvio che il vino è sempre lo stesso, ciò che cambia è quello che lo circonda. Quindi c’è bisogno di ricreare l’ambiente e il momento. Magari è meglio attendere un pomeriggio soleggiato o una notte estiva, oltre a cambiare la musica, affinché si possa recuperare il sapore perduto”.

Il professor Spence ha anche aggiunto che la tendenza attuale di schemi di colori neutri nelle casa potrebbe far sì che il vino risulti più dolce al gusto. “In casa la gente beve vino in cucina o in saloni dove i colori principali sono il bianco o il color crema”. 

“Si alla gente piace il suo vino, meglio che pensi alle possibilità di cambiare le tonalità di colore intorno a sé”.

I risultati dello studio, sponsorizzato dall’etichetta di vino spagnola Campo Viejo, saranno pubblicati dallo stesso professor Spence, che già da adesso afferma che i risultati potranno scatenare la fine del sommelier classico. ” Credo che i risultati del nostro studio si estenderanno ai ristoranti e ai bar, che riconsidereranno il colore dei loro muri, delle loro tovaglie e addirittura delle posate”.

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