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I principali paesi produttori di vino nel mondo

 TAGS:Si è appena concluso l’anno ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione sull’ultima vendemmia; il risultato rivela un dato destinato a rimanere nella storia: per la prima volta la Spagna supera l’Italia in termini di produzione di vino, collocandosi al secondo posto come produttore a livello mondiale, appena dopo la Francia.

E’ quanto emerge dagli studi presentati dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA – UIV), un ente responsabile del controllo della produzione di vino in Italia, unitamente a quelli del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare spagnolo (MARM – “Ministerio de Medio Ambiente, y Medio Rural y Marino”) che stimano in 40,3 milioni di ettolitri la produzione totale spagnola nel 2011, contro i 40,2 milioni di ettolitri di quella italiana.

La Spagna, il paese del mondo con la maggiore superficie agricola dedicata alla coltivazione dell’uva, occupava il 3° posto nella produzione di vino, superata solo da Italia e Francia, quest’ultima leader indiscusso del settore con una produzione di ben 50.200 mila ettolitri nel 2011.

Al quarto posto, molto più distaccati, ci sono gli Stati Uniti che hanno registrato un netto calo nella produzione che ammonta a 18,7 milioni di ettolitri. Tale calo da parte degli Stati Uniti è dovuto principalmente al cattivo raccolto verificatosi in California, la principale regione vinicola del paese americano.

Pubblicati i risultati finali del 2011, l’elenco completo dei nove principali paesi produttori di vino del mondo, è il seguente:

  1. Francia – 50,2 milioni di ettolitri.
  2. Spagna – 40,3 milioni di ettolitri.
  3. Italia – 40,2 milioni di ettolitri.
  4. Stati Uniti – 18,7 milioni di ettolitri.
  5. Argentina – 14,6 milioni di ettolitri.
  6. Australia – 10,5 milioni di ettolitri.
  7. Cile – 10,4 milioni di ettolitri.
  8. Cina – 10,4 milioni di ettolitri.
  9. Sudafrica – 10,2 milioni di ettolitri.

Ciò che richiama maggiormente l’attenzione è il calo della produzione della Cina, che per anni era stata in continua crescita, unitamente a quello dell’Argentina, con un calo di circa il 10%.

Si nota invece l’aumento della produzione di vino in Europa centrale e orientale, in particolare in Bulgaria (55%) e Austria (45%), così come in Cile (15,5%). Per i paesi europei tale aumento è dovuto al fatto che quest’anno fortunatamente non si è ripetuta la cattiva vendemmia del 2010, mentre per quanto riguarda la produzione di vino cileno, essa risulta in aumento grazie agli ottimi risultati di vendita registrati negli ultimi anni all’interno dei mercati internazionali.

Oggi vi consigliamo due vini spagnoli famosi in tutto il mondo:

 TAGS:Habla del Silencio 2010Habla del Silencio 2010

Habla del Silencio 2010 è un vino che consigliamo vivamente per il suo gusto e per l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

 

 

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Viña Albina Reserva 2005, un Riserva di Rioja dal prezzo incredibile.

 

La potatura della vite

 TAGS:Nel pieno della stagione della potatura, superate le tensioni dell’ultimo trimestre dell’anno, arriva il momento di pianificare quello che ne sarà del prossimo raccolto, e di prendere delle decisioni sul terreno: che cammino si intraprenderà nella prossima annata?

Fino alla fine dell’anno, si lavora duramente in tutte le cantine: per la raccolta, la lavorazione, la fermentazione, la svinatura, la campagna di vendite natalizia…

Nel campo, invece, da novembre a febbraio sembra che la vite sia in letargo: non c’è bisogno d’irrigazione e la pianta sembra aver bloccato la sua crescita; solo le viti spoglie e senza foglie, come fossero abbandonate, sembrano aspettare la primavera.

Tuttavia durante l’anno, ci sono due fasi davvero importanti per la vigna: la scelta del momento della vendemmia e la potatura. Perché è così importante la potatura?

La potatura è il taglio dalla massa vegetativa della vite, in modo da trovare il giusto equilibrio tra la crescita e la produzione della pianta. In questo modo si controlla se la pianta ha una produzione regolare anno dopo anno, se ha una qualità sostenibe e se ha le dimensioni tali da facilitare il lavoro agricolo.

All’interno della vite possiamo distinguere il ceppo o tronco, il tralcio o ramo da cui crescono i grappoli, e la gemma o germoglio da cui nascerà un nuovo tralcio.

A differenza di altri alberi da frutta, la vite produce uva dai tralci nuovi della stessa annata. Un albero di albicocche, per esempio, produce i frutti dai rami dell’anno precedente. Se non ci sono rami dell’anno precedente allora non ci sarà alcun frutto. Invece la vite produce nuovi tralci ogni anno dalle gemme ed è su questi tralci che cresceranno i grappoli.

Ed è per questa ragione che il ceppo può spogliarsi dei suoi rami e recuperare comunque la sua vegetazione e la sua produzione. I ceppi sono in grado di riprodursi, ed infatti lo fanno, in quei germogli che crescono appena iniziata la germinazione. Così, quando si cammina attraverso un vigneto dopo la potatura c’è ben poco da vedere se non i ceppi con le gemme che sono state conservate per la nascita dei nuovi germogli, cosa che favorisce il controllo su tutta la lunghezza della vite.

A questo punto, quante gemme dovrebbe essere lasciate sulla vite? Questo è il nocciolo della questione sulla potatura: il peso di una vite. Il peso è rappresentato infatti dal numero di gemme lasciate dopo aver effettuato la potatura. Ognuna di queste gemme darà la nascita a un tralcio portatore di un determinato numero di grappoli, che sono correlati con il numero di uve attese per la successiva vendemmia. E tutto questo avviene, naturalmente, in base alla capacità della vite (al tipo di uva, all’età del vigneto, alla fertilità della terra, etc…).

Ogni vigneto ha il suo punto di equilibrio, in cui un determinato numero di gemme produrrà i tralci adeguati affinché ogni grappolo sia della miglior qualità. Ed in questo equilibrio può essere estremamente dannoso sia l’eccesso che il difetto.

Se lasciamo un numero eccessivo di gemme, infatti, si produrrà più uva di quella che la pianta è in grado di avere, e si correranno determinati rischi: allegagione insufficiente, maturazione incompleta, rami troppo deboli, che daranno vita ad una grande quantità d’uva, ma di scarsa qualità. Inoltre, la pianta risentirà molto dello sforzo, a discapito delle produzioni per gli anni successivi.

Al contrario, se il peso è troppo leggero (a causa di un’eccessiva potatura), la vite, avendo bisogno di poca energia per sostenere l’esigua quantità di rami, comincerà a produrre legno inutile, a formare ceppi più spessi, e a produrre troppe foglie. Si finirà quindi per sprecare sia la capacità della vite che il denaro investito. È un metodo che può andare bene dopo un periodo di siccità oppure nei casi in cui  è meglio lasciare la pianta a riposo dopo un anno difficile. In ogni caso, si tratta comunque di un metodo improduttivo e costoso, in quanto i costi rimangono gli stessi mentre la produzione diminuisce.

In tempi di crisi, gli agricoltori di solito lasciano un elevato carico di gemme sulla vite, per garantire la produzione: se l’annata si mette male e si perde una parte del raccolto, i grappoli in eccesso risolveranno il problema. Così facendo si garantisce almeno l’annata. Tuttavia, come abbiamo già visto, questo metodo non da grossi benefici né alla qualità né al futuro della cantina, perché i vini prodotti saranno di qualità inferiore e perché tale pratica pregiudica la produzione della vigna negli anni successivi. In ogni caso, è sempre la catina a decidere che tipo di produzione volere per l’anno venturo (quantità, qualità, prezzo, etc…).

La produzione di uva per vini rossi di qualità, ed anche per alcuni bianchi, ha bisogno di un’uva più matura e di più zucchero, in modo da produrre un vino in grado di rimanere per qualche tempo in bottiglia. Tale uva è frutto esclusivo di una potatura dei ceppi effettuata con la giusta quantità di gemme, in modo da non incorrere in una sovrapproduzione. I produttori di questo tipo di vino richiedono una qualità delle uve tale da permettergli un tipo di cultura estremamente accurata.

Ci rimane poi tutta quell’uva destinata ad un mercato che non esige più di un vino giovane e ben elaborato e che l’uva rientri in alcuni parametri che lo rendano redditizio; sempre se il vino sia sufficientemente competitivo.

L’ideale è cercare la produzione migliore, non solo in riferimento alla qualità delle uve. L’obiettivo, infatti, deve essere quello in cui la qualità e la quantità fanno parte di un giusto equilibrio volto a massimizzare sia la produzione che le entrate. Ogni bottiglia di un vino eccellente che non riesce ad entrare nel mercato è uno spreco di denaro, così come lo è ogni bottiglia che non si vende più (o che si deve vendere ad un prezzo inferiore) perché la qualità non è stata elevata. Si tratta di un equilibrio difficile, per cui tutto viene deciso durante la potatura.

Optare per una potatura e una coltivazione che soddisfino le esigenze di qualità e di immagine che richiede il mercato, risulta essere quindi il principale obiettivo della potatura. Importante, no?

La lavorazione del vino

 TAGS:Partendo dal presupposto che è difficile spiegare come fare il vino con poche parole, proveremo per lo meno a trasmettere al lettore una sintesi di ciò che abbiamo visto visitando delle cantine, soprattutto durante la vendemmia, e ciò che ci è stato spiegato dagli esperti.

Semplificando il tutto, possiamo dire che affinchè il succo dell?uva si trasformi in vino è necessario un processo che sia il più naturale possibile: la fermentazione. Un fenomeno chimico attraverso il quale lo zucchero dell?uva si trasforma in alcol ed anidride carbonica e che si verifica grazie all?intervento di lieviti presenti maggiormente nella buccia (cuticola). Quando la cuticola dell?uva si rompe, i lieviti cominciano ad esercitare la loro influenza sullo zucchero, dando così inizio alla fermentazione.

A questo punto l?uva viene portata via dalla vigna in grappoli che vengono poi depositati nel macinatoio (il luogo della cantina in cui si compie questo processo) per poi passare alla pigiadiraspatrice che divide gli acini finalmente pronti per la pigiatura e per l?estrazione del succo. Questo succo, costituito dalla polpa, dalla buccia e dai semi, viene chiamato mosto ed è proprio esso che sarà poi messo a fermentare in vasche o tini. Normalmente i lieviti eserciterebbero la loro azione fino alla completa trasformazione dello zucchero in alcol o per lo meno fino a raggiungere un livello alcolico del 15% nel vino, tuttavia può succedere che alcune uve siano troppo dolci cosicchè il processo deve avvenire manualmente.

Oggigiorno il processo attraverso il quale si producono i vini è accompagnato dall?uso di tecnologie che prima non erano nemmeno lontanamente immaginabili ma che ora sono estremamente necessarie per assicurare la qualità del prodotto. Per esempio, è ben noto che i vini bianchi hanno bisogno che la fermentazione avvenga a bassa temperatura, per cui sono imprescindibili degli impianti di raffreddamento che ritardino il processo di fermentazione, riuscendo così a controllarne il processo e ad evitare l?ossidazione, un agente assolutamente dannoso al processo di elaborazione del vino. Al contrario, i vini rossi non hanno bisogno di basse temperature ma allo stesso tempo anche nel loro caso il pericolo dell?ossigenazione deve essere assolutamente evitato durante la sua elaborazione.

I vini che invecchiano nelle botti di rovere, siano essi bianchi o neri, affrontano un processo di ossigenazione che è però molto più leggero in quanto l?elemento si ?cola? in piccole dosi e smette di farlo quando il vino viene ben imbottigliato e tappato. La sua permanenza nella bottiglia è necessaria e fondamentale affinchè il vino si stabilizzi e raggiunga così il punto di maturità ottimale.