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Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

In fondo al mar: quando i vini invecchiano sott’acqua

No, i vini non invecchiano solo in oscure cantine. Alcuni produttori vinicoli preferiscono far riposare i loro vini sott’acqua, direttamente in mare, dove le condizioni ambientali sembrerebbero essere migliori e le caratteristiche organolettiche del vino vengono mantenute inalterate.

Le ragioni, se ci pensate, sono abbastanza chiare: assenza di ossigeno, assenza di luce, temperatura costante, immobilità. Non si potrebbe chiedere di meglio per far invecchiare il proprio vino in tranquillità!

lecantine acquatiche: quando i vini invecchiano sott'acqua - Uvinum

Come è nata l’idea?

L’idea di una cantina sott’acqua è nata nel 2010, grazie al ritrovamento di una nave affondata nel 1880 nell’arcipelago delle Aaland, fra Svezia e Finlandia. I sommozzatori trovarono 168 bottiglie di Champagne, molte delle quali firmate Veuve Clicquot, che probabilmente erano dirette alla corte russa.

Molte delle bottiglie sono state restituite alla casa madre, altre sono state destinate ad esami e prove in laboratorio, altre ancora sono state aperte. La tentazione di assaporare il frutto di 170 anni di sepoltura marina era troppo forte! Sebbene il perlage fosse quasi del tutto scomparso, il vino era inaspettatamente ancora integro.

Nel 2014, Veuve Clicquot ha dato il via al progetto “A cellar in the sea”, una cantina sotto il mare, a 42 metri di profondità, dove lasciare invecchiare lo Champagne in condizioni naturali. Il progetto prevede il posizionamento di diversi vini (una selezione di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi-Sec), in diversi tipi di contenitore, accanto al famoso relitto. I vini verranno tenuti sotto stretta osservazione e sottoposti ad esami di laboratorio per cinquant’anni.

Le cantine sommerse d’Europa

Il Mediterraneo è la culla delle cantine sommerse. In Grecia, nella stupenda isola di Santorini, la cantina Gaia Wines dispone le sue gabbie metalliche piene di bottiglie di vino Thalassitis, prodotto con la nobile uva Assyrtico, a una profondità di 25 metri per almeno 5 anni. In Croazia, invece, optano per un metodo un po’ più “vintage”. La cantina Edivovino ripone le sue bottiglie di vino in anfore di terracotta e le lascia riposare sul fondo del mare per 1-2 anni.

Anche gli spagnoli non si sono lasciati sfuggire l’occasione di utilizzare il mare come cantina. Vina Maris fa risposare il suo vino, sia bianco che rosso, in bottiglie sigillate a una profondità di 30 metri a largo di Calpe, vicino ad Alicante.  Nei Paesi Baschi, più precisamente a Plentzia, esiste anche un laboratorio che studia l’invecchiamento del vino sott’acqua: il Lseb – Laboratorio submarino envejecimiento bebidas.

Lo Château francese Larrivet Haut-Brion, invece, ha inabissato alcuni dei suoi pregiati Bordeaux nelle profondità dell’Oceano Atlantico.

Invecchiamento dei vini sott'acqua in Italia - uvinum

E in Italia?

In Italia, il pioniere delle cantine acquatiche è stato Piero Lugano, proprietario dell’azienda vinicola Bisson di Chiavari. Nel 2009, Lugano ha posizionato ben 6.500 bottiglie dello spumante Abissi sul fondale del golfo di Portofino. Oggi le bottiglie della sua Riserva Marina di Portofino sono oltre 30.000.

Dal 2010, la Tenuta del Paguro di Brisighella ha affondato migliaia di bottiglie di Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera al largo di Ravenna. Continuando a parlare di Mar Adriatico, il Lagunare rosso di Ornella Molon Traverso viene lasciato invecchiare per 6 mesi in botti calate nella Laguna di Caorle.

In Sardegna, la Cantina Santa Maria La Palma di Alghero fa riposare il suo Vermentino DOC nella stupenda Area Marina Protetta di Capo Caccia.

 

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Bisson Metodo Classico Dosage Zero Abissi 2015

Dopo la vinificazione, lo spumante viene imbottigliato, posizionato in gabbie di acciaio inox e immerso sott’acqua ad una profondità di 60 metri, alla temperatura costante di 15° per 18 mesi. 

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

 TAGS:Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.

Game of Thrones: un gioco di bicchieri

Siete fan della serie e state aspettando con trepidazione il finale? Rilassatevi con un bicchiere di vino. Firmato Game of Thrones, ovviamente!

HBO, il network proprietario del marchio Game of Thrones, sta approfittando del successo stellare della serie TV per lanciare sul mercato gadget e prodotti di ogni tipo, compresi vini, birre e distillati. Alcuni sono, per il momento, dedicati al mercato statunitense, ma altri sono già disponibili in Europa.

Game of Thrones: i vini, le birre e i whisky dedicati alla serie - Uvinum

More wine!

Durante la serie sono molte le scene in cui i personaggi sorseggiano – e in alcuni casi tracannano – del vino, primi fra tutti Robert Baratheon, Cersei e Tyrion. Sembrerebbe, infatti, che il vino sia uno dei pochi personaggi capaci di sopravvivere a tutte le stagioni!

HBO e la Vintage Wine Estates, proprietaria di alcuni vigneti americani, hanno lanciato quattro diversi tipi di vino: un Red Wine, un Cabernet Sauvignon, uno Chardonnay e un Pinot Noir. Tutti e quattro vengono venduti in eleganti bottiglie con etichette riccamente decorate e riportanti il logo ufficiale della serie.

Il gravoso compito di ideare un nettare degno del trono di spade è stato assegnato al famoso enologo Bob Cabral, che ha accettato con entusiasmo la sfida di creare dei vini che rappresentassero al meglio i personaggi della sua serie preferita. Non ci resta altro che provarli!

Beer is coming

L’azienda americana Brewery Ommegang, specializzata in bevande di tradizione belga, è stata incaricata da HBO di realizzare una collezione di birre dedicate a Game of Thrones.

Della collezione fanno parte cinque diverse bottiglie: Hand of the Queen, una Barleywine Ale ispirata a Tyrion Lannister; Queen of the Seven Kingdoms, una bionda dedicata a un’altra bionda, Cersei; Mother of Dragons, una miscela di Porter Affumicata e Kriek in onore di Daenerys Targaryen; King in the North, una Imperial Stout fatta invecchiare in botte dedicata a Jon Snow; For the Throne, una Strong Golden Ale fermentata con succo di Pinot Grigio e Viognier. A chi è dedicata? Beh, a chi alla fine occuperà il Trono di Spade.

Things I do for whisky

Diageo e HBO hanno pensato di celebrare le otto stagioni della serie con otto bottiglie di Single Malt Scotch Whisky, ognuna delle quali è dedicata ad una casata:

  1. Alla casata Greyjoy, che regna sulle Isole di Ferro, è toccato un Talisker Select Reserve distillato sull’isola di Skye.
  2. Ai Lannister, si sa, piace il potere. A loro è stato assegnato un Lagavulin invecchiato 9 anni, whisky prodotto in una distilleria che da oltre 200 anni domina le nostre di Islay. Appropriato, non trovate?
  3. La distilleria scozzese Dalwhinnie è situata ad alte latitudini, in un ambiente freddo e lontano. Ci poteva essere un whisky migliore per gli Stark, signori del Nord, che il Dalwhinnie Winter’s Frost?
  4. Per la famiglia Tully, i signori delle Terre dei Fiumi, è stato assegnato un Singleton of Glendullan Select, che nasce sulle rive del fiume Fiddich.
  5. Ai leggendari Targaryen, e più in particolare a Daenerys, è stato dedicato un Cardhu Gold Reserve. D’altronde, la distilleria Cardhu fu avviata principalmente da Helen Cumming e dalla nuora Elizabeth nell’800, in un’epoca in cui solo gli uomini potevano occuparsi di whisky. Girl power!
  6. Una bottiglia nera per i Guardiani della Notte! A loro è dedicato un Oban Bay Reserve, la cui distilleria sorge a strapiombo sulla baia che divide le Highlands occidentali dalle Islands scozzesi. Non vi ricorda il Castello Nero?
  7. Alla reale famiglia Baratheon non poteva che essere assegnato un whisky altrettanto reale: un Royal Lochnagar 12 Year Old.
  8. La distilleria Clynelish è situata nel mezzo di un paesaggio bucolico, fatti di verdi pascoli e ridenti colline. Ecco allora che il Clynelish Reserve sembra essere la scelta più ovvia per i Tyrell, i signori dell’Altopiano, dove si trovano le terre più fertili del Continente Occidentale.

E visto che senza Estranei Game of Thrones perderebbe una parte piuttosto importante della storia, è giusto che anche a loro venga dedicata una bottiglia: White Walker by Johnnie Walker. Da servire ghiacciato, ovviamente!

Come direbbe il Re Folle, drink them all!

 

 TAGS:Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Un whisky che mette i brividi (servitelo ghiacciato!) è stato scelto per rappresentare gli spaventosi Estranei. Il loro è un blend di single malt Cardhu e Clynelish, distillerie situate nel nord della Scozia.

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Lagavulin 9 Anni Game Of Thrones House Lannister

Questo Lagavulin invecchiato 9 Anni è dedicato alla casa dei Lannister. È un Single Malt che “ruggisce” come un leone, da apprezzare liscio o con una spruzzata d’acqua.

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Cardhu Gold Reserve Game of Thrones House Targaryen

Il Cardhu Gold Reserve è il whisky scelto per rappresentare i Targaryen. È un whisky passionale, che rinchiude in sé tutta la grinta delle donne. Fu Helen Cumming ad avviare la distilleria con l’aiuto della nuora, distillando e vendendo il whisky illegalmente!

Etichette d’autore: quando l’arte incontra il vino

Molti concorderanno sul fatto che fare vino è una vera e propria arte. In una società dove l’apparenza è tutto, però, un buon vino deve presentarsi sul mercato in maniera accattivante, con un packaging che attiri l’attenzione del consumatore e che lo invogli a compralo. Tanti sono coloro, magari meno conoscitori del settore, che scelgono un vino in base alla bellezza dell’etichetta, piuttosto che in base alla fama della cantina o al tipo di uva.

Ecco perché lo sforzo di un’etichetta ben fatta, che sia sì bella ma anche (e soprattutto) rappresentativa del vino e della cantina, merita di essere riconosciuto e premiato.

Vino e arte: le etichette d'autore - Uvinum

Etichetta Château Mouton Rothschild 1973

L’arte in etichetta

Data la premessa, non risulta strano se molti artisti nel corso degli anni abbiano collaborato con i vignaioli per mettere il loro tocco su una bottiglia. Château Mouton Rothschild, tenuta storica situata a Pauillac, ha fatto dell’etichetta d’autore una sua caratteristica distintiva. Dal 1945 lo Château ha collaborato con i più grandi artisti contemporanei: Georges Braque, Salvator Dalì, Joan Mirò, Marc Chagall, Wassily Kandinsky , Roberto Matta, Pablo Picasso, Andy Warhol, Francis Bacon, Robert Wilson… Non è certo un caso se una bottiglia di Château Mouton Rothschild può arrivare a costare centinaia di dollari!

Anche in Italia, terra d’arte, non potevano certo mancare esempi simili. Dal 1971 Alfredo Currado e la moglie Luciana, proprietari della cantina Vietti, affidano ad artisti diversi l’arduo compito di rappresentare visivamente le caratteristiche distintive di ogni annata. Claudio Bonichi, Mino Maccari, Pier Paolo Pasolini, Pierflavio Gallina, Janet Fish ,Wayne Thiebaud e Jerry N. Uelsmann sono solo alcune delle personalità che hanno prestato il loro talento al mondo del vino.

Celebri sono anche le etichette della casa siciliana Donnafugata, ideate da Gabriella Rallo e realizzate da Stefano Vitale. Lo scopo della cantina è quello di rappresentare, attraverso delle sinuose e colorate figure femminile, la personalità di ogni vino e l’amore per la propria terra.

Per altre case vinicole, la strategia è stata quella di riprodurre sull’etichetta opere già conosciute. La Tenuta di Sant’Anna, situata ad Annone Veneto, ha utilizzato le più famose opere di Velasquez, Gauguin, Bruegel e Botticelli, mentre la Pojer e Sandri di Faedo utilizza opere Dürer, artista che ha legato il proprio nome al luogo. Molte sono le cantine che si sono affidate alle opere di artisti locali per impreziosire le loro bottiglie: la cantina La-Vis, in Trentino, ha utilizzato dipinti del Segantini; la cantina Menfi di Agrigento si è affidata ai dipinti di Guttuso; l’Azienda Agricola Lorenzon di Ponte Piave, infine, ha scelto le opere di Pietro Longhi.

Quando il vignaiolo è anche artista

Se fare vino è un’arte, non deve sorprenderci se il vignaiolo, a volte, è un vero e proprio artista! È il caso di Sandro Chia, scultore e pittore che nel 1984 acquistò le cantine del Castello Romitorio di Montalcino e iniziò a impreziosirne le bottiglie con bozzetti e opere compiute.

C’è anche Carlo Hauner, artista e designer bresciano che negli anni ’70 iniziò a fare vino alle isole Eolie. Ed è proprio la Sicilia, con i suoi colori e i suoi paesaggi, il soggetto preferito per le etichette del suo passito Malvasia riserva delle Lipari.

Interessante è anche il caso delle etichette della linea “Comete” di Alois Lageder, cantina storica dell’Alto Adige. Ogni etichetta è decorata da una cometa bianca disegnata a mano, o meglio con un polpastrello, ed è quindi un’opera unica e irriproducibile.

Sembra inutile sottolineare che molte di queste bottiglie “artistiche” sono state prodotte in edizioni limitate e sono diventate oggetti ambiti da molti collezionisti.

Alcool e glitter: il gusto dell’anno è l’unicorno!

Oggi, 9 aprile, è lo Unicorn Day. Avete capito bene, esiste una giornata dedicata agli unicorni! Negli ultimi tempi, infatti, l’immagine del mitologico animale, simbolo di forza e purezza, è tornata di moda, comparendo su magliette, accessori e… cibo!

Approfittiamo di questa festività alquanto bizzarra per proporvi una serie di vini e distillati dedicati al magico mondo di questa creatura fatata.

Lacrime di unicorno: vino, gin e birra - Uvinum

Il vino alle lacrime di unicorno

È rosa ed è glitterato, si chiama Lágrimas de Unicornio e arriva dalla Spagna. A produrlo è  Gik Live!, azienda a cui non manca certo la fantasia: è infatti stata la prima a commercializzare il vino azzurro prodotto con un mix di uve bianche e rosse.

Se vi siete mai chiesti che sapore abbiano le lacrime di un unicorno, ora avrete la risposta. Il vino, che ha una gradazione alcolica di 12 gradi, è (molto) dolce e sa di caramella. La ricetta? È un mistero, proprio come l’animale a cui si ispira. L’unica cosa che ci è dato sapere è che è completamente naturale.

I gin dedicati agli unicorni

La lacrime di unicorno sembrano essere un ingrediente apprezzato anche dai produttori di gin! Firebox ci propone un gin dal gusto fresco e aromatizzato, dove spiccano tocchi di citronella, arancia e liquirizia. Anche in questo caso, la bevanda è arricchita da brillantini argentei, ovviamente commestibili, che rendono il gin prezioso e affascinante. Perfetto per il vostro gin tonic e per vivere una serata… magica! Esiste anche la versione aromatizzata al lampone, rosa e scintillante.

Per Zymurgorium, invece, il gin giusto da dedicare a un unicorno è quello che sa di marshmallow. Il sapore di Realm of the Unicorn è proprio quello della sofficissima caramella, reso più speziato da note di ginepro e vaniglia.

Christine and Stephen Ditchfiel, fondatori di 3 Pugs, non si sono limitati a dedicare una bevanda agli unicorni. Il duo si è superato immaginando la trasformazione in unicorno dei loro tre cagnolini, la cui missione è quella di salvare la principessa dello zucchero filato. Neanche a dirlo, Rise Of The Unicorn Pugs ha il sapore di una nuvoletta zuccherata, a cui si aggiungono note di ginepro e agrumi. Il colore? Rosa e glitterato, ovviamente!

La birra al sapore di unicorno

Amanti della birra, ce n’è anche per voi! È in arrivo dagli Stati Uniti la Sour Me Unicorn Farts, una birra fruttata che sa di cioccolato e biscotto. Nonostante in questo caso l’ingrediente segreto non siano le lacrime ma le puzzette di unicorno, non potevano di certo mancare i glitter commestibili.

La bevanda è un’edizione limitata e nasce dalla collaborazione tra DuClaw Brewing Co., azienda produttrice di birra artigianale del Maryland, e Diablo Doughnuts, azienda che si dedica alla produzione di ciambelle a Baltimora. È stata lanciata a marzo negli USA e non si sa ancora quando arriverà nel nostro Paese.

Siete pronti a buttarvi nel mondo luccicante degli unicorni?

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Happy New Beer’s Eve!

Il 7 aprile è il National Beer Day negli Stati Uniti, ma i festeggiamenti non si limitano a questa data. Il giorno prima, infatti, si celebra quella che gli americani chiamano New Beer’s Eve, la vigilia della Nuova Birra! Vi state chiedendo quale sia il senso di questa festa? Beh, dobbiamo tornare indietro ai tempi del Proibizionismo.

New Beer's Eve: un passo importante verso la fine del proibizionismo - Uvinum

I tempi bui del Proibizionismo

Ogni amante delle birra che si rispetti dovrebbe conoscere questa storia. Dal 1920 al 1933 ogni bevanda alcolica era assolutamente proibita negli Stati Uniti. L’unica maniera per assaporare una goccia di alcool era quella di rivolgersi a fabbricanti illegali e contrabbandieri, che fecero la loro fortuna in quegli anni. Insomma, quella che era stata pensata come una legge per difendere la morale e l’efficienza sociale si era trasformata in una manna per la criminalità organizzata.

Non solo. Durante i “ruggenti anni venti” si diffusero per tutto il Paese i cosiddetti speakeasy, bar dove si vendevano illegalmente alcolici, si giocava d’azzardo e si consumavano sostanze stupefacenti. Neanche a dirlo, erano i luoghi di ritrovo preferiti dei gangster più pericolosi.

Per il Governo Federale degli Stati Uniti, invece, la prima conseguenza fu la perdita del circa 14% delle sue entrate, che derivavano proprio dalla tassazione degli alcolici. Inoltre, il Bureau of Prohibition, il dipartimento che si occupava della lotta contro l’alcool, richiedeva sempre più risorse in termini di uomini e denaro: nel 1930, ne facevano parte quasi 4.500 agenti, per una spesa che superava i 14 milioni di dollari. A questo si aggiungevano poliziotti, ufficiali della dogana e la guardia costiera.

Un buon momento per farsi una birra

Il 22 marzo 1933 il Presidente Franklin D. Roosevelt firmò la legge Cullen-Harrison, che legalizzava la vendita di birra con un contenuto alcolico pari o inferiore al 3,2% Vol. All’epoca si pensava, forse ingenuamente, che questo livello di alcool era troppo basso per dare effetti tossici. La leggenda vuole che, al momento della firma, il presidente Roosevelt pronunciò la famosa frase “sarebbe un buon momento per bere una birra”. Una battuta da film americano!

Mito o no, la legge entrò in vigore il 7 aprile. Il giorno prima, milioni di americani si misero in fila davanti a pub e bar, aspettando che scoccasse la mezzanotte per gustare le prime birre legali dopo 13 anni di astinenza. Non sorprende che solo nelle prime 24 ore dopo la fine del divieto siano stati consumati circa 1,5 milioni di barili di birra.

Il Proibizionismo terminò ufficialmente il 5 dicembre 1933 con la ratifica del XXI Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Gli americani poterono finalmente tornare a bere bevande alcoliche regolarmente tassate, i bar illegali chiusero i battenti, si crearono più di un milione di nuovi posti di lavoro e la criminalità perse numerose entrate. Era davvero la fine di un’epoca buia.

Come non unirsi ai festeggiamenti? Ecco la nostra selezione di birre:

Cambiamento climatico: come influenzerà il mondo del vino

Il problema del cambiamento climatico, inevitabilmente, impatta anche il mondo del vino. I danni causati dal surriscaldamento, la perdita di fertilità del suolo e l’alterazione degli ecosistemi sono solo alcune delle problematiche che i viticoltori si trovano costretti a fronteggiare.

Earth Hour: in che modo il cambiamento climatico impatterà il mondo del vino - Uvinum

Lo spostamento dei vigneti e la distruzione degli ecosistemi

Secondo lo studio “Climate change, wine, and conservation”, uno dei problemi principali, il surriscaldamento, imporrebbe uno sistematico spostamento dei vigneti ad altitudini più elevate, il che comporterebbe a sua volta un cambio radicale delle aree vitivinicole. Le principali aree vinicole del mondo, tra cui Toscana, Borgogna e Australia, in un prossimo futuro potrebbero vedere ridotte fino al 73% le proprie superfici coltivabili, trovandosi appunto costrette a spostare i propri vigneti in zone precedentemente inviolate.

La conseguenza sarebbe la distruzione delle specie vegetali autoctone e la scomparsa degli animali locali che hanno sempre vissuto indisturbati nel territorio. Il paesaggio, inoltre, potrebbe venire distrutto dall’utilizzo di recinzioni e dalla polverizzazione di prodotti chimici. Le zone più a rischio sarebbero le Montagne Rocciose, al confine tra Usa e Canada, e le pianure della Russia occidentale.

Temperature elevate: un pericolo per le fonti d’acqua

Non solo. Un aumento della temperatura di anche solo 1.5°C potrebbe voler dire uno stravolgimento delle attuali pratiche di coltivazione della vite e un peggioramento della qualità del vino. Le temperature più elevate, inoltre, costituiranno una vera e propria minaccia per le acque dolci, in quanto i produttori di vino saranno costretti a rinfrescare le proprie vigne più frequentemente per sopperire alla disidratazione dovuta al caldo eccessivo e alla scarsa piovosità.

Esiste una soluzione?

Naturalmente, la vigna è solo un esempio, ma lo stesso discorso vale per tutti gli altri tipi di coltivazione. Quella del vino si è sempre dimostrata nel tempo un’industria consapevole e sensibile al tema dell’ambiente.

È difficile trovare una soluzione definitiva al problema, ma si possono comunque adottare azioni collettive che possano limitare i danni. Ad esempio, viticoltori ed enti difensori dell’ambiente dovrebbero pianificare congiuntamente l’eventuale espansione dei vigneti per evitare zone di grande importanza dal punto di vista ambientale. Si potrebbe anche valutare l’utilizzo di altre varietà di uva dalle caratteristiche simili ma più resistenti al cambiamento di clima e sensibilizzare i consumatori, invitandoli a preferire cantine che producono nel rispetto della natura.

 

 

Dionisio: il dio del vino e del teatro

Dio dell’estasi, del vino e della liberazione dei sensi. La figura di Dionisio, identificato dai Romani come Bacco, è strettamente legata alla nascita del teatro. Il teatro, infatti, sarebbe nato come celebrazione religiosa in onore del dio Dionisio, amante della danza e della musica.

Dionisio: il dio a cui si devono il teatro e il vino - Uvinum

Frutto della relazione extra-coniugale tra Zeus e Sèmele, la bellissima figlia del Re di Tebe, Dioniso fu portato appena nato sul Nisa, una montagna di cui nessuno conosceva l’ubicazione, per scampare alla vendetta di Hera, moglie del sovrano degli dei. Qui visse in compagnia di Sileno, suo maestro, e delle Ninfe in una grotta ricoperta di piante di vite selvatica.

La scoperta del vino

Dionisio era un bambino chiassoso e vivace, – deriva appunto da “Bacco” la parola italiana “baccano” – appassionato di caccia e di passeggiate per i boschi e le campagne. Estremamente incuriosito da quelle piante che crescevano allo stato selvatico tutt’intorno alla sua grotta, il dio fece una scoperta: il vino. Un giorno, infatti, raccolse un grappolo d’uva, lo spremette in una coppa d’oro e ne ricavò una bevanda alcolica dal colore rosso porpora. Il nettare era capace di far passare la stanchezza e di far dimenticare i problemi, regalando un senso di euforia. Il giovane si accorse anche che più il vino veniva lasciato riposare nelle coppe, più aumentava la sensazione di ebrezza: aveva appena scoperto la fermentazione.

Dionisio fece conoscere il vino a tutte le creature del bosco, Ninfe, Satiri e Ore, che iniziarono a consumarlo come bevanda per le feste. Il dio iniziò anche un viaggio in giro per il mondo per far conoscere a tutta l’umanità la sua preziosa scoperta, vivendo diverse avventure e dovendo sempre proteggersi dall’ira di Hera.

La nascita del teatro

Durante le feste dionisiache, celebrate in autunno e in primavera, si faceva baldoria e si cantavano canzoni – i ditirambi – che raccontavano le gesta e le avventure del dio Dionisio. Il ditirambo, un’antica forma di poesia lirica corale greca, era inizialmente rozzo e volgare, ma con il tempo divenne una vera e propria forma d’arte a cui si dedicarono poeti veri. Il canto, inoltre, era spesso accompagnato da danze e rituali. È da qui che ebbe inizio il dramma e, di conseguenza, la storia del teatro.

 

 

4 wine bar unici a Vienna

Vienna, scelta ogni anno come la città con la più alta qualità di vita nel mondo, merita sempre una visita. Le prime cose che vengono in mente quando pensiamo alla capitale austriaca sono l’architettura imperialista, la torta Sacher o l’imperatrice Sissi. Ma ricordiamo che l’Austria è anche un paese ricco di vino.


Se sei a Vienna, dopo un emozionante tour turistico, dovresti visitare uno dei tanti wine bar della città. Su Uvinum ti consigliamo i nostri 4 wine bar preferiti in città. Sono davvero perfetti per gustare un bicchiere di buon vino …

MAST Weinbistro

Per il team Falstaff, il miglior wine bar di Vienna è il MAST Weinbistro. Questo bar ti aspetta con le porte aperte e un design moderno e minimalista dove, senza dubbio, ti sentirai subito a casa grazie al suo cordiale personale.

Sei un fan dei vini biologici? Allora sei venuto nel posto giusto! Al MAST Weinbistro sono appassionati di vini naturali di viticoltori nazionali e internazionali. Inoltre, dovresti visitare questo fantastico bar con un po’ di fame: i piatti futuristici si adatteranno senz’altro ai tuoi gusti.

Der Dachboden

I Millennials di Vienna si sentono particolarmente a proprio agio qui. Questo bar è situato su una terrazza con una delle migliori viste di Vienna. Il Der Dachboden ha tutto ciò che i cuori moderni desiderano. Nella carta dei vini troverai solo vini austriaci delle regioni vinicole di Neusiedlersee, Kremstal o Weinviertel.
Puoi anche provare i famosi long drink austriaci con vino come il Weißer Spritzer o la bevanda cult Hugo, che è preparata con vino bianco e succo di bacche di sambuco.

O Boufés

L’enoteca O Boufé si trova nel lussuoso primo distretto, vicino all’emblematico Stephansdom e Hofburg. Il bar è stato inaugurato nel 2015 dallo chef stellato Michelin Konstantin Filippou.

Come ci si aspetta da uno chef di questo livello, questa enoteca offre solo prodotti di altissima qualità. Qui vengono serviti solo vini naturali provenienti da regioni vinicole famose o anche meno conosciute come l’Istria e la Transilvania. E non c’è bisogno di dire che il menu dello chef Michelin è assolutamente da provare, vero?

Wailand Winery

Nel 19 ° distretto di Döbling si trova la cantina viennese Wailand. Grüner Veltliner, Welschriesling e Zweigelt si coltivano ​​qui da oltre 20 anni. Nel vigneto adiacente è possibile fermarsi al famoso Heuriger e degustare il vino e l’eccellente cibo.

In Austria, un Heuriger è un ristorante dove puoi servire solo vino e cibo di propria produzione. Qui vivrai un’autentica tradizione viennese. Inoltre, non è difficile raggiungere la cantina con i mezzi pubblici.

Ma non preoccuparti: se non puoi visitare Vienna, su Uvinum ti offriamo un’eccellente selezione di vini austriaci! In questo modo, potrai goderti i vini eccezionali di questa repubblica alpina.