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Vino floreale, fino e franco

 TAGS:Un vino floreale contiene fiori? Un vino fino è sempre di Jerez? Un vino franco è francese? Oggi continueremo ad esplorare le espressioni più comuni che si possono trovare leggendo una nota di degustazione, affinché riusciate bene a capire com’è il vino che vi viene descritto.

Questa volta tocca a tre espressioni legate principalmente al naso: vino floreale, vino fino e vino franco.

Che cosa è un vino floreale? Quando definiamo un vino facendo riferimento ad altri oggetti o alla frutta, qualcuno potrebbe pensare che questi oggetti siano stati aggiunti al vino…ma non è così.

Si tratta semplicemente dei ricordi dell’aroma. Così come odorando una pera ci verrà in mente prima una banana di un anguria, allo stesso modo l’aroma di un vino ci può ricordare un altro frutto o un fiore. Quindi, quando diciamo che un vino ha aromi floreali, intendiamo dire che il suo odore ci ricorda i petali dei fiori che possono variare dal gelsomino (fiori bianchi, odore tipico di alcuni vini bianchi) alla viola (che può essere percepito in alcuni vini rossi) .

Un vino con note floreali molto accentuate può essere il Petrea Chardonnay 2005, un bianco che, nonostante sia invecchiato in botti di rovere (e quindi con un’ulteriore aggiunta di aromi), non ha perso l’essenza aromatica dello Chardonnay e delle sue sfumature floreali. Tutto chiaro?
Praticamente significa che è un vino fatto con uve Chardonnay (e, come tutti gli Chardonnay, con ricordi aromatici di fiori) ma che ha anche aromi di vaniglia, legno, cannella… che ha acquisito stando per un determinato arco di tempo in una botte di rovere per l’invecchiamento. Un vino molto completo ed estremamente buono.

Il vino fino, oltre ad essere un tipo di vino della DO Jerez, è anche un vino che ha aromi nobili ed eleganti di ottima intensità, che ricordano leggermente il legno profumato. Per aromi nobili si intendono solitamente gli aromi dell’invecchiamento, che devono essere facilmente riconoscibili e allo stesso tempo ben armonizzati con gli altri aromi del vino. Questo sarebbe un vino fino all’olfatto, come ad esempio il Sumarroca Boria.

Il vino franco non è un’espressione che si può utilizzare solo con i vini francesi. Perché si riferisce al vino che sembra non avere difetti né di aroma e né di sapore. E’ franco quindi, che ti piaccia o no, non ha alcun difetto.

Vini deboli, Vini delicati e Vini duri

 TAGS:Vini deboli, vini delicati e vini duri sono le tre espressioni della degustazione di cui andremo a parlare oggi. I primi due, in particolar modo, sembrano abbastanza legati tra loro anche se, in realtà, hanno tinte molto differenti. Tuttavia, vedremo che, anche se la base è la stessa, il vino debole ed il vino delicato rappresentano le due faccie della stessa moneta. Riguardo al vino duro, si tratta di un espressione che si usa per due diversi sensi, per cui è importante che precisiate a quale senso vi riferite quando la utilizzate. Ecco la spiegazione:

Quando un vino ha poco aroma o sapore, si può dire che si tratta sia di un vino debole che di un vino delicato. Qual è allora la differenza? La distinzione sta nel risultato finale: se di questo vino ne apprezziamo più gli aromi, allora si tratta di un vino debole; se invece notiamo grandi aromi o sapori ma in forma molto leggera, quasi impercettibile, allora si tratterà di un vino delicato.

La differenza non sta in “quanti” (pochi in entrambe i casi), se non in quali siano gli aromi o i sapori che apprezziamo. Se si tratta di un vino con buoni aromi, ci mancherà la potenza aromatica, che avremmo più apprezzato, mentre un vino debole non migliorerà la qualità del suo aroma, anche nel caso in cui quest’ultimo sia più potente.

Un eccellente vino che risulta molto delicato nell’aroma è il Fray Germán Verdejo 2011.

Mentre vini delicati e vini deboli  sono due termini che si riferiscono, con alcune varianti, alla stessa cosa, quando diciamo che ci troviamo di fronte a un vino duro possiamo intendere due cose differenti.

Un vino duro può essere tannico o astringente e può essere un vino con un eccesso di acidità. Nel caso in cui lo usiamo perché ci sembra tannico (con molti tannini , aspro in bocca), si tratta di una peculiatirà che, in quanto tale, ad alcuni può piacere e ad altri no, sebbene di solito abbia una connotazione negativa. Il termine può essere utilizzato anche quando si prova un vino dal lungo invecchiamento che non si è evoluto abbastanza in bottiglia (“questo vino si presenta ancora un pò duro”). Al contrario, nel secondo significato, il termine viene usato con un significato chiaramente negativo (come lo è tutto ciò che è eccessivo).

Ci sono anche alcune persone che usano il termine “vino duro” in entrambe i sensi alla volta, o quando il vino sembra troppo corposo o con un eccesso di qualche qualità, che è ciò che lo rende “duro”. Inoltre, per tradizione, ci sono zone in cui i vini possono essere più duri (nel senso di tannici) rispetto ad altre (in Extremadura o Bullas si tende a produrre vini più duri che in Pla i Llevant o Navarra, per esempio); per cui si può relativizzare l’uso del termine (un vino di Navarra particolarmente duro non deve essere necessariamente più duro di uno di Bullas, per esempio).

Un vino particolarmente duro per Pla i Llevant, per esempio, è il Miquel Gelabert Cabernet Sauvignon 2003 e, senza dubbio, vi assicuro che si tratta di un vino eccezionale.

Ti piacciono i vini duri? Oppure li preferisci delicati? Sei mai rimasto deluso da un vino che ti è sembrato debole?