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Vini intensi, vini carnosi e vini complessi

 TAGS:Vini con molta o poca intensità, vini carnosi, vini complessi: oggi continuiamo a parlare delle espressioni tipiche delle note di degustazione. Avete provato a leggere una nota di degustazione “accademica” o l’etichetta di un vino in cui compaiono i termini che abbiamo visto? Che ne pensate? Sono stati applicati bene?

Questa volta parleremo di tre termini che compaiono spesso nelle note che leggete,  che tendono a ripetersi perché appartengono a molti vini, e uno di essi (“vino complesso”) è un termine di cui molti produttori sono alla ricerca per alcuni loro vini. Parliamo del termine “intenso”, associato ad un vino e degli aggettivi “carnoso” e “complesso”.

L’intensità di un vino si riferisce, appunto, all‘intensità o profondità del colore e all’opacità dello stesso. Si tratta di uno dei termini più importanti della fase visiva, perché oltre a descrivere il vino, ci portano anche interessanti informazioni su di esso. Forse una delle persone che meglio lo descrive è Caterina Capurro:

Nei vini rossi, se il colore è leggero e possiamo facilmente vedere attraverso il vino, allora diciamo che è di poca intensità. Se il colore è così opaco che non possiamo vedere attraverso di esso, allora sarà molto intenso o profondo. Se è intermedio, diremo che è di media intensità. Questa concentrazione di colore dipenderà dal carico di pigmenti nel vino, chiamati antociani.

Gli antociani provengono dalla buccia dell’uva, detta anche fiocine. Quanto più spesso è il fiocine e la polpa di dimensioni più piccole, tanto più il colore del vino sarà profondo. Inoltre, nel corso del tempo, questi antociani precipitano, convertendosi così in sedimenti. Questo è il motivo per cui un vino riserva ha un colore meno intenso, tra le varietà dell’ocra, ed ha sedimenti.

Ad esempio, Cabernet Sauvignon e Syrah sono uve dal fiocine molto spesso e quindi ci si aspetta che colore sia più intenso. Se ci presentano un Cabernet di poca intensità, dovremmo dubitare della sua qualità. Al contrario, in un Merlot, se ritroviamo colori di media intensità e pallidi, e in un Pinot Noir, una densità leggera e delicata, andranno comunque bene.

Il colore dei vini bianchi dipenderà dai fenoli, provienienti dalla polpa dell’uva, poiché nei vini bianchi di solito non si usano le bucce. I vini bianchi possono essere prodotti da uve bianche ma anche da uve rosse (i famosi Blanc de Noir) però solo di quelle di cui si usa solamente la polpa.

Quindi l’intensità di un vino può darci un’indicazione sull’uva o le uve che lo compongono o, se già conosciamo l’uva,  sul processo di produzione.
Per quanto riguarda la carnosità di un vino, si definisce carnoso un vino che risulta denso al palato e di gran corpo, per cui è una caratteristica legata al tatto, piuttosto che al gusto. Ci sono taluni vini e determinate zone che, per tradizione o per caratteristiche dei vini, tendono ad essere più carnosi di altri. Ad esempio, i vini di Jumilla, Bierzo e Toro sono spesso più carnosi di quelli di Rioja, Somontano o Penedés. Anche se si può anche dire che un determinato vino è carnoso “per essere di Rioja”.

Un vino non ha bisogno di un certo grado di carnosità per essere buono, stiamo solo parlando di una caratteristica e non di una qualità, quindi dipende dal tuo gusto personale, se ti piacciono i vini più, o meno, carnosi.
È possibile acquistare un buon vino che risulta essere carnoso in bocca come il Pétalos del Bierzo 2010 mentre un esempio di buon vino che non è carnoso è il Marqués de Murrieta Reserva 2005.

Ci rimangono i vini complessi. La parola “complesso” riferita a un vino è molto simile all’espressione “vino ampio in bocca”, di cui abbiamo parlato l’altro giorno. Si riferisce a vini che hanno una vasta gamma di sapori molto diversa ma con un certo carattere mistico che non ha la parola ampio. Sono quei vini che sorprendono per la loro ampiezza, che non ci aspettavamo, o perché tra i sapori che appaiono ce n’è uno in particolare che ci sembra “diverso” o suggestivo. Non tanto per il termine di per se, se non per le implicazioni che suggerisce, più che una caratteristica, si considera una virtù.
Un vino diventa più complesso quanto più lungo è il suo invecchiamento, perché acquisisce aromi e sapori nuovi, nonché sfumature che gli fanno guadagnare complessità. Così, uno dei vini più complessi (e fantastici) che potete provare è il Viña Tondonia Reserva 2004.

Vini vellutati, alcolici ed ampi

 TAGS:Nelle note di degustazione ci sono di solito delle espressioni particolari che si utilizzano nella descrizione dei vini. Quando leggiamo una nota di degustazione ci stiamo praticamente facendo un?idea su com?è un determinato vino, se ci può piacere o meno, quali sono le sue caratteristiche più importanti…

Tuttavia, se non abbiamo familiarità con le espressioni relazionate alle note di degustazione, la maggior parte delle volte rimaniamo alquanto perplessi nel leggerle se non addirittura più confusi di prima proprio perché non conosciamo i termini con esattezza o perché non riusciamo a capire il nesso che tali termini hanno col vino.

Durante queste settimane proveremo a spiegarvi il significato di alcune di queste parole di uso comune nel mondo del vino, affinché possiate essere più aggiornati sul tema. E? infatti molto importante conoscere tali parole perché, se ne comprenderete il significato potrete capire qualsiasi nota di degustazione; in questo modo potrete quindi sapere com?è un vino secondo tale nota e, soprattutto, se merita la pena di essere provato o meno. A poco a poco potrete cominciare a paragonarle con le vostre stesse opinioni e determinare se vi piace il criterio adottato da una determinata persona nel giudicare un determinato vino.

I termini di cui parleremo oggi sono: vini vellutati, vini alcolici e vini ampi.
Quando si dice che un vino è alcolico non stiamo parlando di un suo difetto, se non semplicemente di una caratteristica che consideriamo rilevante per alcuni tipi di vino che si caratterizzano per il forte aroma di alcol senza però essere fastidiosi. Nel caso in cui tale caratteristica dovesse darci fastidio, allora potremmo definirlo un vino “eccessivamente alcolico” o “troppo alcolico” (per la serie, ?il troppo storpia?).

In seguito, una volta deciso se questi tipi di vino ci piacciono o meno, decideremo se questa è una caratteristica che vogliamo che sia presente nei vini che scegliamo per le nostre cantine personali. Quando definiamo un vino ?alcolico? ci riferiamo quindi ad una qualità aromatica, che coinvolge l?olfatto e non il gusto.
Un vino che a me sembra alcolico senza però arrivare ad essere fastidioso è, ad esempio, il Terra do Gargalo 2010, della D.O. Monterrei, in Galizia.

L?ampiezza di un vino si può riferire invece sia all?odore che al sapore ma in questo caso considereremo solo l?aspetto gustativo: ?ampio?, è un vino che stimola le nostre papille gustative in diverse zone alla volta, dandoci sensazioni di salinità, dolcezza, acidità e/o amarezza allo stesso tempo. Ciò significa che il vino si caratterizza per alcune di queste sensazioni allo stesso tempo senza che però una prevalga nettamente sull?altra.

Dire che un vino è ampio in bocca è solitamente elogiativo, anche se, in generale, sarete sempre voi poi a decidere se tale caratteristica è di vostro gradimento o no.
Un esempio di vino ampio in bocca è il Gorgocil Tempranillo Crianza 2008, uno dei vini della Viñas de la Casa del Rico, a Jumilla (nella comunità autonoma di Murcia, Spagna).

E per concludere menzioniamo i vini vellutati: una qualità che anche in questo caso riguarda la bocca anche se, in realtà, sarebbe più appropriato parlare di ?tatto? che non di gusto. Infatti quando diciamo che un vino è vellutato vogliamo dire che il suo passaggio in bocca è morbido e che non lascia la lingua ?ruvida? né tantomeno una sensazione sgradevole.

Di solito è una caratteristica dei vini invecchiati che hanno trascorso tanto tempo nella bottiglia e che, per questa ragione, hanno perso parte dei tannini o che questi ultimi si sono ammorbiditi. E cosa sono i tannini? Ne parleremo meglio più avanti ma al momento, in maniera superficiale, possiamo definirli come dei composti responsabili della secchezza prodotta in bocca da alcuni vini e dell?asprezza ai lati della lingua che a volte può essere così forte da dire che il vino ?ci ha lasciato la bocca come carta abrasiva?.

Un vino vellutato, quindi, non lascerà alcuna sensazione di asprezza in bocca come, ad esempio, il Viña Tondonia Reserva 2001, un classico della Rioja.
Ci saranno sicuramente alcuni ai quali piaceranno di più i vini vellutati ed altri che preferiranno i vini tannici o esplosivi o, come avviene ancora più spesso, molti che preferiscono un vino all?altro semplicemente in base al momento o all?abbinamento. A te quale ti piace di più?