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I Castelli di vino da vedere assolutamente!

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Senza dubio, il turismo enologico atrae le masse. Ma per attirare i più eccentrici, gli amanti del vino ben informati ed esigenti, bisogna trovare le migliore cantine. Quelle in cui l’attenzione ai dettagli dà vini di qualità. Possiamo cominciare con la Francia, dove, senza dubbio, ci sono prodotti alcuni dei migliori vini. Un esempio con tre Castelli delle più importante regioni vinicole :

  • Lafite-Rothschild: dimora della leggendaria famiglia Rothschild, è il più vecchio Castello di cui abbiamo registri. È un prodottore di vino molto rispettato : crea illustrazioni e bottiglie. La cantina ha anche avuto i suoi alti e bassi nel corso della sua storia, però la famiglia ha riuscito a spingere in avanti i suoi prodotti di alta qualità. Era chiamata “Principale Casa Vinicola “ per la prima volta nel 1855, ed ancora oggi mantene il titolo con fiereza.
  • Angelus: Angelus ha lo status di “Premier Grand Cru Maison Classe A”, per i suoi vigneti di eccezionale qualità, che non si trovano in nessun’altra parte della Francia. La cantina ha una reputazione trasparente ed intatta. Una curiosità : il nome è stato ottenuto perché gli agricoltori del gruppo dei vigneti sentivano le voce angeliche proveniente dalle tre chiese attorno al Castello.
  • Margaux: la reputazione del Château Margaux proviene dalle sue bottiglie di vino che possono costare centinaia di euro, ma anche dalla sua antica tradizione di produzione, che ha cominciato nel dodicesimo secolo. La famiglia Lestonnac preso in mano l’azienda quando era molto popolare, più di 400 anni fa, e da allora è diventata un’icona nel campo dell’enologia. Tuttavia, non è sempre stato facile. Hanno attraversato i periodi più difficili durante la Rivoluzione francese fino al 1870. Il Castello è allora stato salvato da un ambizioso marchese, mettendo la dimora di nuovo alla ribalta, con la sua storia e la sua esclusività.

Se pensi di fare un giro della Francia, assicurati di cogliere l’opportunità di visitare 3 dei megliori Castelli del paese gallico e del mondo!

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Cantine su internet

 TAGS:Prima di cominciare, chiedo scusa in anticipo se in questo articolo parlerò molto di internet e business e poco di vini. Farò di tutto affinché ciò non si ripeta più.

Le cantine sono spesso viste come aziende anacronistiche, lontane dall’odierno consumatore a causa delle loro indecifrabili note di degustazione, preoccupate per il terroir ed i campi piuttosto che per la tecnologia e il mondo moderno, aliene ai nuovi contesti digitali. Niente di più sbagliato.

Quando ero piccolo mi misero gli occhiali. E d’un tratto comincia a vederci così bene che avrei voluto metterli a tutti. Non mi rendevo conto che i miei occhiali, ad altre persone, gli facevano vedere la realtà sfuocata. Perché non tutti hanno bisogno degli stessi strumenti.

Ora lavoro in una e-commerce, Uvinum. E nel mondo delle società di internet spesso accade proprio ciò che mi succedeva con gli occhiali: pensiamo che il business sia così evidente che non riusciamo a capire come mai ci siano aziende che non lavorano su internet. Come si può stare fuori dal web? Mettetevi i miei occhiali!

Inoltre, nel mondo del vino, ci sono comunque cantine che hanno saputo utilizzare internet in generale e, in particolare, i social network per fare business e branding. Quindi, essendoci qualcuno che ha già intrapreso questo cammino, cosa aspettano a farlo anche gli altri?

In Francia è cosa rara trovare una cantina che non abbia il suo negozio online. Molte vendono addirittura solo online, con il proprio club di abbonati ai suoi vini, e attraverso le quali si può anche acquistare en primeur.

Negli Stati Uniti le cantine sono più interessate al posizionamento del loro marchio, e fanno largo uso degli strumenti offerti dai social media per promuovere le loro cantine, in cui il dipartimento “Hospitality” è fondamentale, in modo da generare più fatturato in visite e degustazioni che non con gli ordini “tradizionali”.

In Spagna, invece, le cantine hanno un semplice sito web in flash e buonanotte. E solo in castigliano, naturalmente. Le annate non sono aggiornate, o non menzionate, e il contenuto è spesso privo di link o non è disponibile sui social network. Chiaramente, non per tutti è così (che nessuno si offenda…).

Quando tocchiamo quest’argomento con persone che hanno a che fare col mondo di internet, alcuni gridano addirittura al cielo e affermano che è inammissibile che le cantine siano così retrogade e anacronistiche: che antiche le cantine!

Ma ora che l’ultima moda è quella dei social network, risulta che le cantine lavorano nel mondo globale e sociale da molti anni, in quanto:

In quanti settori ci sono così tanti Eventi in cui spiegano, mostrano e permettono di provare i prodotti, come nel settore del vino? Non è forse questo un esempio di evento di networking?
In quanti settori si organizzano regolarmente degustazioni per far provare i propri prodotti o servizi, a volte andando in giro in lungo e in largo alla ricerca di potenziali acquirenti? Geolocalizzazione??
In quanti settori si inviano regolarmente campioni per essere menzionati nelle guide, per poi subire critiche, punteggi, confronti, in maniera così libera? Non è forse questo un esempio di Social Media?
In quanti settori le aziende esportano in modo così sistematico così come avviene con le cantine? Globalizzazione?

È chiaro quindi che, per una cantina, internet è un ottimo espediente per fare business perchè alla fine è lì che tutti, prima o poi, vanno a finire. Tuttavia, quando le aziende del web affermano che internet sia la panacea perché solo internet offre un’esperienza 2.0, non dovrebbero imparare un po’ di più dalle cantine? Non staranno provando a mettere gli occhiali a tutto il mondo?

I migliori vini di Bordeaux

 TAGS:L’altro ieri abbiamo parlato delle forme di esprimere i nostri gusti in fatto di vini, e le differenze che ci sono tra un paese e l’altro. Rimaniamo in Francia, con la promessa di spiegarvi perché i francesi nominano solo determinate cantine. Tutto parte da Bordeaux, molti, molti anni fa…

Di sicuro il metodo americano di selezionare i vini (in base al tipo di uva) non risulta essere efficace nel paese d’oltralpe, dove la maggior parte delle cantine produce vini con diversi tipi di uva messi insieme. La classificazione spagnolo (in base alla denominazione), invece, risulta essere poco precisa in un paese in cui ci sono ben 20 regioni vinicole, denominazioni generiche, regionali, comunali e persino denominazioni che corrispondono ad un’unica cantina. Solo a Bordeaux esistono 57 AOC (l’equivalente della D.O.), tante quante quelle dell’intera Spagna.

La questione non è di certo recente: la Francia è il primo produttore di vino praticamente  da quando esiste documentazione a riguardo. Durante il Medioevo, quando le guerre tra i paesi e le invasioni barbariche nei villaggi facevano dell’agricoltura una professione rischiosa (in quanto l’agricoltore era costretto a stare nello stesso posto fino al raccolto successivo), la coltivazione della vite era praticamente nelle mani dei monasteri, che rimanevano al di fuori delle rivolte che coinvolgevano il resto del mondo. In Francia, non a caso, uno degli ordini religiosi più radicati è quello dei Cistercensi, i quali rifornivano di vino le parrocchie di mezza Europa, così come gli alti funzionari.

Bordeaux, inoltre, ha iniziato la sua tradizione nel campo dell’esportazione come primo fornitore di vini dell’Inghilterra, paese di cui fece parte fino alla guerra dei 100 anni. È stata avvantaggiata rispetto ad altre zone della Francia perché, oltre ad essere parte dell’Inghilterra, aveva anche il controllo sulla foce della Garonna, per la quale passavano i vini del Languedoc e delle altre zone concorrenti.

Controllando il fiume ed applicando delle leggi come quella “Police des vins”, era praticamente impossibile per le altre zone vinicole riuscire a competere con Bordeaux. Tale legge, infatti, prevedeva che i vini (delle altre zone) prodotti per il mercato inglese potevano passare per Bordeaux non prima dell’uno dicembre,  quando i vini di Bordeaux avevano già conquistato il mercato.

Il primato di Bordeaux è tale, e tale era la quantità di sotto-aree e di cantine (oltre 3.000) che, nel 1855, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, Napoleone III decise di promuovere una classificazione dei vini di Bordeaux, in modo che chiunque potesse sapere quali vini erano migliori o peggiori in base al prestigio e alla storia dei loro Châteaus o cantine.

Tale decisione venne presa per conquistare la fiducia degli acquirenti, in modo che questi ultimi si potessero meglio rendere conto se il vino acquistato valeva realmente il prezzo pagato o no. Non tutti i Bordeaux erano buoni, e quindi non tutti i Bordeaux dovevano essere pagati per buoni. Le cantine col percorso migliore erano Premier Cru, seguite da Deuxième, Troisième, Quatrième e Cinquième Crus. Secondo questo criterio, quindi, un vino prodotto da uno Château Premier Cru dovrebbe essere sicuramente migliore (e più costoso) di un secondo o di Deuxième Cru.

Sembra una classificazione ragionevole, soprattutto se effettuata in modo rigido: l’onore di Premier Cru venne concesso solo a 4 cantine: Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux e Château Haut-Brion. Nel 1973 venne aggiunto lo ChâteauMouton Rothschild. Come abbiamo già detto, in questo modo si consolidava la fiducia dei consumatori nelle cantine che tradizionalmente avevano creato i vini migliori.

Da qui l’idea, che tutt’oggi perdura, di selezionare i gusti a seconda della marca o della cantina. Quali sono i contro di questa classificazione? Nel 1855 non era possibile per un acquirente avere accesso a guide nelle quali si valutano i vini anno per anno, per cui era più facile orientarsi in base alla tradizione di una cantina; ma ciò penalizzava enormemente le cantine più piccole che, anche se miglioravano la qualità dei propri vini, non miglioravano il loro punteggio in classifica. La classificazione del 1855 è stata rivista solo in parte, proprio per la paura delle polemiche che avrebbe potuto suscitare, in quanto per molte cantine significava marcare il limite tra successo e fallimento.

L’elenco definitivo includeva solo i vini dell’Alto Médoc e Sauternes, con l’eccezione di Haut-Brion di Graves, e ciò accentuò ancor di più la differenza tra Bordeaux e tutto il resto. Un Premier Cru di Bordeaux non è un Premier Cru di tutta la Francia, ma lo sembrava, e per questo otteneva un prezzo di vendita molto più elevato rispetto al resto. Ben presto altre zone imitarono tale classificazione, con criteri diversi, ma la fama di queste cantine si è ingigantita rispetto alle altre. Anche molti anni più tardi, dopo che molte di queste cantine hanno cambiato proprietario, posizione o qualità, il potere dei nomi continua ad essere impressionante. Ed è proprio tale potere ad impedire una revisione della classificazione: nessuno vuole rischiare di peggiorare.

Ora vi proponiamo un gioco: se in Italia dovessero rimanere solo 4 Premier Cru, selezionati in base alla qualità dei vini nel corso degli anni, quali scegliereste? Sarebbero delle stesse cantine che oggi fanno un buon vino?