Lo Spritz. L’ aperitivo alla moda

 - Pochi sanno che il gettonatissimo Spritz, aperitivo in voga in Italia e non solo, ebbe i suoi natali durante l’occupazione austriaca della Serenissima Repubblica di Venezia, avvenuta nel XVIII secolo. Il termine “Spritz” viene infatti dal tedesco e significa “spruzzare”, probabilmente in riferimento alla tecnica di allungare il vino bianco con l’acqua.

Varie modifiche sono poi apportate a questa bevanda fino ad arrivare alla versione attuale che ha preso piede un po’ dovunque. La variante odierna dello Spritz è composta da vino bianco secco allungato con acqua e un bitter (Campari o Aperol) che conferisce alla bevanda un colore rosso arancio.

Ideale da consumare con stuzzichini, formaggi, affettati o patatine, lo Spritz ha ormai assunto i connotati di un vero e proprio rito sociale, vista la sua diffusione. E’ frequente, infatti, che la gente che esce dal lavoro vadi al bar e prenda non più “l’aperitivo” bensì lo “Spritz”, il quale viene inteso come un momento della giornata in cui ci si rilassa dallo stress lavorativo grazie a un alcolico leggero e fresco.

Partendo dal Veneto la cultura dello Spritz si è imposta in tutta Italia, ma non solo. E’ frequente vedere anche in città straniere locali che propongono questo aperitivo. Come, ad esempio, a Barcellona, dove la comunità italiana è tra le più numerose. Lo Spritz si impone anche all’estero come tipica bevanda italiana per prepararsi alla cena ed attrae sempre più persone incuriosite dal suo sapore particolare.

In qualità di aperitivo vero e proprio lo Spritz viene spesso accompagnato da stuzzichini come arachidi, patatine o tramezzini ripieni. Nonostante tutto la sua universalità lo ha imposto anche come bevanda alcolica notturna. E’, infatti, facile vedere gente consumare Spritz durante serate o feste, dalle più esclusive alle più semplici.

Lo Spritz è ormai una bevanda che ha varcato i confini italiani per espandersi in tutto il mondo. E non è più solamente una bevanda alcolica per accompagnare i momenti di svago, bensì assurge a fenomeno culturale vero e proprio.

Per preparare il miglior Spritz, raccomandiamo i seguenti prodotti:

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Campari, il bitter per eccellenza

 

 

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Lamberti Santepietre Pinot Grigio Delle Venezie Igt 2008, un bianco gustoso

“Erogatori” di Vino

 TAGS:Il mercato del vino sta dando un segnale della propria capacità per continuare ad aprire ulteriormente il mercato. Se di recente si è parlato del vino in tanica o dei distributori automatici di vino, in questo momento la vera e propria novità sta negli erogatori di vino.

Gli erogatori di vino sono delle macchine con delle pompe che, come potete vedere nella foto, ci permettono di riempire le bottiglie con vino all’ingrosso. Sono ecologici e probabilmente più economici. In Francia potete già vederli in alcune catene di supermercati.

Che ne pensate? Comprereste questo tipo di vino? Che marca vi piacerebbe acquistare all’ingrosso?

Gli accessori per il vino più originali

Abbiamo cercato alcuni dei regali più belli (a volte) nel fantastico mondo di accessori per il vino e ve li abbiamo qui riportati nel caso il cui abbiate bisogno di restituire il “dettaglio” ad un “amico”.

In primo luogo, cominciamo con un accessorio che è elegante e pratico: un accessorio elettrico per la ventilazione del vino che vi consente di avere pronto un Riserva o Gran Riserva in meno di un minuto:

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Se il regalo ricevuto non è stato di vostro gradimento e proviene da qualche “furbacchione”, allora non c’è niente di meglio di questo avvitatore Bosch in edizione limitata che è dotato di un accessorio per stappare il vino:

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E se il regalo proviene da un “artista”, e ce lo si può permettere, provate questo pezzo d’arte: un esclusivo decanter di design che si aggira (e a volte supera) sui 2.000 euro. Certo che  vedendo le dimensioni del decanter rispetto alla bottiglia, al momento di servire il vino, allontanatevi! TAGS:

Ma proviamo ad essere ancora più audaci. Hai un amico che è fissato con la temperatura del vino? Beh, dagli uno schiaffo morale… sorprenderai sia lui che le sue bottiglie. Con questo raffreddatore ultra-rapido, infatti, le sue bottiglie saranno fredde in cinque minuti. In questo video ti spiegano come. Basta vedere la disperazione di questo signore nell’aprire il frigorifero e accorgersi che il suo vino non è ancora freddo, per rendersi conto che c’è davvero bisogno di questo accessorio:

Ma la vera perla della collezione è il video che vi presentiamo qui di seguito. Il dispositivo in questione si chiama “Chupistola” e forse avrete già immaginato di cosa stiamo parlando… Si tratta infatti di una pistola spara chupito! Se avete davvero bisogno di vendicarvi di qualcuno, e non vi importa più di tanto che questo qualcuno lo capisca, allora regalategli questo aggeggio e chiedergli di organizzare una festa come la presentazione della “Chupistola”. Adatta solo per i più strambi:

Ti hanno mai regalato qualcosa del genere? Ti piacerebbe riceverne uno? O ne hai altri da consigliarci?

Vodka, dall’est Europa al mondo.

 TAGS:La vodka, letteralmente “piccola acqua” nella lingua russa, è una bevanda fredda il cui consumo si è ormai diffuso in tutto il mondo. Anche se la paternità del prodotto è probabilmente polacca, le prime distillerie di vodka sono state costruite in Russia, durante il regno dello Zar Ivan il Terribile. Fu poi Napoleone colui che inizió ad esportarla in Europa Occidentale dopo la campagna di Russia del 1812.

La vodka è un distillato ricavato dalla fermentazione di grano, patate, barbabietola e segale. Dopo essere stato legalizzata ufficialmente nel XVI secolo, la vodka ha assunto un valore sociale e culturale importante nella cultura russa ed oggigiorno è tra le cose di origine russa maggiormente conosciute in tutto il mondo. Ancora oggi esiste nei pressi di San Pietroburgo il museo della Vodka. In generale, la tradizione di produrre vodka si è diffusa anche nei paesi vicini alla Russia (Finlandia) e in quelli prima appartenenti all’Unione Sovietica come  Bielorussia, Ucrania e Cecoslovacchia.

Nonostante Napoleone fosse stato il primo a far conoscere la vodka lontano dai suoi luoghi d’origine, la vera diffusione della bevanda avvenne dopo la rivoluzione del 1917, quando molti dissidenti furono costretti a emigrare per le aspre purghe proposte da Lenin. Uno tra questi si chiamava Piotr Smirnov, il quale emigrò a Parigi e cambiò il suo nome in Pierre Smirnoff. La vodka che porta il suo nome è, infatti, tra le più diffuse oggigiorno, così come la vodka Eristoff, la cui distilleria fu fondata da un altro emigrato russo dissidente del regime comunista.

La gradazione della vodka oscilla tra i 37,5 e i 90 gradi, a seconda dei processi di distillazione e del tipo di produzione effettuata da ogni fabbrica. Come comanda la tradizione è una bevanda da consumare da sola, ma durante la sua diffusione in tutte le zone del mondo, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono state apportate molte modifiche al modo di berla. Dato il suo sapore poco deciso, viene spesso infatti accompagnata da bibite analcoliche al sapore di frutta come limone o arancia, oppure viene riproposta in altri cocktail come con la Sprite e la Red Bull.

Come tutte la grandi tradizioni ancestrali, dunque, anche la vodka ha avuto bisogno di adattarsi ai tempi moderni ed alla globalizzazione, nonostante ancora oggi i romantici preferiscano degustarla da sola, basta che sia ghiacciata.

Ecco dei suggerimenti riguardo ai tipi di vodka:

 

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Vodka Finlandia, dal sapore forte

 

 

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Ketel One, liscia o accompagnata

Vino e Feng Shui

 TAGS:Vino e Feng Shui? Sembrano due concetti che non hanno nulla a che fare tra loro ma la presenza di nuovi componenti nella cultura del vino in linea rispetto alla terra e alla tradizione (agricoltura biologica, biodinamica…) ha fatto risvegliare l’interesse di alcune cantine verso idee più differenti ed innovative, come questo sistema tradizionale cinese di canalizzazione dell’energia.

E non solo nelle cantine. I buoni propositi dell’anno nuovo di solito includono un cambiamento nel nostro atteggiamento verso la vita e alcuni sebrano essere interessati a cambiare anche le vibrazioni della propria casa attraverso il Feng Shui.

Allo stesso modo, vino e Feng Shui hanno finito per incontrarsi, in modo che questa filosofia ha cominciato ad incorporare alcune cantine; in certi casi già nel momento stesso in cui sono state concepite.

Tutti gli elementi del vino e del Feng Shui coincidono perfettamente: la terra, nella quale crescono le viti; l’acqua, che serve da alimento; i minerali la pianta assorbe e diventano sostanze nutritive; il legno della pianura ed il fuoco del sole che dà la vita.

Inoltre questa concezione del vino coinvolge anche altri settori ed organizza, ad esempio, quali dovrebbero essere i colori predominanti in cantina, secondo il processo di produzione, l’orientamento dell’edificio stesso della cantina e persino dei vigneti, a seconda del tipo di vino che si desidera produrre.

Qui in Italia, in particolare nella zona della Toscana, ci sono già alcune cantine che hanno integrato questa filosofia in tutti i propri processi e, anche se non sappiamo se la qualità dei vini è migliorata notevolmente, di sicuro così facendo sono aumentate le vendite sui mercati internazionali, soprattutto dell’Europa centrale, dove c’è una maggiore sensibilità verso tutto ciò che denota un rispetto per la natura, compreso il vino e il Feng Shui.

In Cina, la culla del Feng Shui, ci sono già vini prodotti in questa forma di pensiero e che vengono pubblicizzati come i più adatti per sushi, sashimi e teriyaki. Inoltre, in questo paese è stato innaugurato di recente uno dei centri termali che ha ottenuto maggior successo in tutto il mondo, grazie soprattutto ai bagni di vino caldo.

Avete intenzione di iniziare l’anno con buone vibrazioni? Avete mai usato alcuni elementi del Feng Shui per migliorare la vostra casa? Provereste un vino solo perché è stato fatto in base alle regole del Feng Shui?

L’Aglianico, frutto del sole del Sud

 TAGS:Nell’importante tradizione vinicola italiana, quando si parla di vini rossi non ci si deve fermare ai famosissimi prodotti del Piemonte o della Toscana.  E’ bensì d’uopo conoscere altre varietà di questo tipo, come l’Aglianico, prodotto prevalentemente nelle regioni Campania, Puglia e Basilicata,  dove il clima mite e soleggiato favorisce la coltivazione del tipo di uva che porta il suo stesso nome.

La diffusione di questo tipo di vino sta avendo un aumento sempre più costante, tanto che adesso persino in Australia si stanno iniziando a coltivare lo stesso tipo di vitigni rossi grazie al clima simile. Questo vino è riconosciuto come un prodotto di qualità, ricco di zuccheri e di tannini a causa della lunga fermentazione. L’Aglianico è un vino dal colore rosso rubino con sapore di more e ciliegie, la cui miglior dote è la lunga sensazione di profumo che lascia in bocca. Come buon vino rosso si sposa perfettamente con carni rosse e formaggi.

Tra le varietà di Aglianico la prima che spicca è, senza dubbio, quella dell’Aglianico del Vulture, una zona sita in Basilicata al confine con Campania e Puglia. Grazie alla composizione lavica del sottosuolo la coltivazione di viti è una pratica molto favorevole ed è ormai una tradizione nella zona. Il nome Aglianico deriva dal greco Ellenico. Questa varietà di Aglianico è molto più corposa e densa, proprio a causa della peculiarità del terreno sottostante le viti.

Un’altra varietà importante di Aglianico è il Taurasi, prodotto principalmente nella regione Irpina, a pochi km da Avellino, nella Campania interiore. Invecchiato e fermentato per tre anni in botti di rovere, l’Aglianico Taurasi risulta meno denso e corposo di quello del Vulture, ma sviluppa aromi e profumi molto intensi e ha un colore rubino quasi granata.

Data la sua consitenza e la sua amabilità, l’Aglianico viene sorseggiato anche per accompagnare primi piatti elaborati o, addirittura, una buona pizza. Vista la provenienza del prodotto, l’incontro tra due tradizioni, l’una vinicola e l’altra alimentare, è garanzia di successo.

Ecco i nostri consigli di Aglianico:

 TAGS:Di Majo Norante Ramitello 2009Di Majo Norante Ramitello 2009

Di Majo Norante Ramitello 2009, coor rubino intenso

 

 

 TAGS:Montevetrano 2008Montevetrano 2008

Montevetrano 2008, corposo e concentrato

Vino floreale, fino e franco

 TAGS:Un vino floreale contiene fiori? Un vino fino è sempre di Jerez? Un vino franco è francese? Oggi continueremo ad esplorare le espressioni più comuni che si possono trovare leggendo una nota di degustazione, affinché riusciate bene a capire com’è il vino che vi viene descritto.

Questa volta tocca a tre espressioni legate principalmente al naso: vino floreale, vino fino e vino franco.

Che cosa è un vino floreale? Quando definiamo un vino facendo riferimento ad altri oggetti o alla frutta, qualcuno potrebbe pensare che questi oggetti siano stati aggiunti al vino…ma non è così.

Si tratta semplicemente dei ricordi dell’aroma. Così come odorando una pera ci verrà in mente prima una banana di un anguria, allo stesso modo l’aroma di un vino ci può ricordare un altro frutto o un fiore. Quindi, quando diciamo che un vino ha aromi floreali, intendiamo dire che il suo odore ci ricorda i petali dei fiori che possono variare dal gelsomino (fiori bianchi, odore tipico di alcuni vini bianchi) alla viola (che può essere percepito in alcuni vini rossi) .

Un vino con note floreali molto accentuate può essere il Petrea Chardonnay 2005, un bianco che, nonostante sia invecchiato in botti di rovere (e quindi con un’ulteriore aggiunta di aromi), non ha perso l’essenza aromatica dello Chardonnay e delle sue sfumature floreali. Tutto chiaro?
Praticamente significa che è un vino fatto con uve Chardonnay (e, come tutti gli Chardonnay, con ricordi aromatici di fiori) ma che ha anche aromi di vaniglia, legno, cannella… che ha acquisito stando per un determinato arco di tempo in una botte di rovere per l’invecchiamento. Un vino molto completo ed estremamente buono.

Il vino fino, oltre ad essere un tipo di vino della DO Jerez, è anche un vino che ha aromi nobili ed eleganti di ottima intensità, che ricordano leggermente il legno profumato. Per aromi nobili si intendono solitamente gli aromi dell’invecchiamento, che devono essere facilmente riconoscibili e allo stesso tempo ben armonizzati con gli altri aromi del vino. Questo sarebbe un vino fino all’olfatto, come ad esempio il Sumarroca Boria.

Il vino franco non è un’espressione che si può utilizzare solo con i vini francesi. Perché si riferisce al vino che sembra non avere difetti né di aroma e né di sapore. E’ franco quindi, che ti piaccia o no, non ha alcun difetto.

L’amaretto, un liquore differente.

 TAGS:Nella celebre tradizione di liquori italiana l’amaretto spicca per il suo sapore peculiare diverso dai comuni digestivi che si propongono dopo un lauto pasto. L’amaretto è un liquore che viene ricavato dalle mandorle, e la sua composizione prevede anche erbe, zucchero tostato e brandy.  Tale prodotto è tra le bevande alcoliche italiane più diffuse all’estero oggigiorno.

Il suo sapore dolce ma ricercato e la sua composizione liscia lo rendono diverso da altri liquori spesso più densi. Il suo segreto risiede nella freschezza che il gusto delle mandorle gli conferisce. Tale freschezza viene spesso risaltata dall’aggiunta di abbondante ghiaccio, che lo rende una bevanda adatta anche al periodo estivo, nonostante venga consumato principalmente come digestivo, quindi liscio.

La varietà di amaretto più famosa è, senza dubbio, quella dell’Amaretto di Saronno, dove la leggenda vuole che il liquore fu creato per la prima volta nel 1500. Questo tipo di Amaretto è diffusissimo nel mondo e vede un frequente rinnovamento sia della ricetta sia del design della bottiglia, tramite i quali la ditta cerca di mantenere il prodotto dinamico e di adattarlo ai cambi culturali del bere.

Infatti questo liquore viene utilizzato anche per creare cocktail, spesso accompagnato da Coca-Cola, dimostrando così la sua ecletticità e la sua adattabilità a vari tipi di contesto che non siano solo pranzi o cene formali. Inoltre è ultimamente molto di moda il cosiddetto Amaretto Sour, che svolge la funzione di aperitivo e prevede l’aggiunta di succo di limone e zucchero, per conferire un gusto più leggero in vista di una cena.

L’amaretto è utilizzato anche in alcune ricette di dolci, come ad esempio il tiramisù. Inoltre esistono dei biscotti che portano il suo stesso nome e certificano la versatilità del suo sapore. Tali biscotti vengono chiamati, appunto, amaretti e sono prodotti con pasta di mandorle, mandorle dolci e mandorle amare e si caratterizzano come un dolce friabile che può accompagnare tè e infusioni.

Inoltre questo liquore possiede proprietà benefiche per la salute del corpo umano, dato che i semi da cui è prodotto sono antiossidanti e ricchi di vitamina B-17, conosciuta come potente anticancerogeno.

 Ecco le nostre raccomandazioni dei migliori amaretti:

 TAGS:Amaretto BarberoAmaretto Barbero

Amaretto Barbero, ideale per digerire

 

 

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Disaronno Amaretto, liscio o con ghiaccio

Vini a basso contenuto calorico

 TAGS:In post precedenti abbiamo discusso sul rapporto tra il vino e il peso ma non di vini a basso contenuto calorico. Infatti, qualche giorno addietro, abbiamo commentato uno studio che dimostrava che i bevitori di vino manifestano una minore tendenza ad ingrassare, mentre in un precedente articolo abbiamo detto che bere vino aiuta le donne a mantenere la linea. Ma vale lo stesso per tutti i vini?

Naturalmente, no. Così come non tutta la carne di maiale contiene la stessa quantità di calorie, allo stesso modo le differenze tra un vino e l’altro possono essere notevoli.

Come regola generale, un bicchiere di vino contiene una media di 125 calorie, se si tratta di vino rosso, e 121 se stiamo parlando di vino bianco.

Se siete alla ricerca di vini a basso contenuto calorico, vi diamo alcuni consigli molto generali, visto che in Italia, finora, non si pubblicano i dati sulle calorie contenute nel vino:

Esiste una chiara relazione tra il grado alcoolico di un vino e la quantità di calorie che contiene, per cui si deve tenere a mente che più percentuale di alcol significa più calorie. Ogni grammo di alcol contiene 7 calorie. I vini di solito variano tra i 10-14 gradi di alcol ma si possono trovare sul mercato anche bianchi e rosati con 9-7  e persino 4 gradi. In questo modo, oltre a moderare il consumo di alcol, terrete d’occhio anche la linea.

I vini dolci e generosi tendono ad avere più calorie rispetto agli altri. Nel caso dei dolci, ciò avviene a causa del loro elevato contenuto di zucchero, che compensa l’apparente mancanza di alcol (solo apparente, appunto, perché a volte hanno lo stesso contenuto alcolico degli altri). Per quanto riguarda i generosi, vengono così chiamati perché hanno 15 gradi o più per cui, ovviamente, avranno anche più calorie.

Quando si beve vino, provate a farlo in calici più piccoli. Anche se i calici di dimensioni più grandi sono più eleganti, soprattutto in occasioni speciali e festeggiamenti, contengono anche maggiore quantità e di conseguenza spingono ad un maggior consumo di vino. Calice piccolo e lenta degustazione.

Eppure, il vino ha meno calorie rispetto agli altri alcolici quindi, anzicché passare ai cocktail, rimanetevene col vostro bel bicchiere di vino. Risparmierete calorie e, forse, un mal di testa il giorno successivo. Salute!

Birra trappista, il nettare dei monaci

 TAGS:La birra trappista è una birra artigianale elaborata nei monasteri trappisti in Belgio e Francia.  Dal sapore intenso, è un tipo di birra che oggigiorno i monaci continuano a produrre e a commenrciare nel su del Belgio. Le uniche che possono essere chiamate trappiste sono le fabbriche di: Chimay, Rochefort, Achel, Orval, Westvleteren e Westmalle. Questo tipo di birra, non famosissima nel mondo, è tuttavia considerata tra le migliori di tutti i tempi.

Nei monasteri vi era la tradizione di elaborare birre con ricette secrete e millenarie. Nonostante col passo del tempo dai monasteri si sia passati alle industrie, l’elaborazione basica della birra trappista avviene sempre nelle abbazie. Questa è la differenza principale tra le cosiddette birre di abbazia e le birre trappiste: la ricetta è simile ma l’elaborazione artiginale dei monaci non è paragonabile a quelle delle industrie.

la loro peculiarità risiede nell’alta fermentazione o tipo Ale. Il colore della birra è molto simili a quello delle birre tostate, marroni o scure, e conferisce alla bevanda un corpo unico e molto personale. Anche il sapore è forte e leggermente amaro, data l’alta gradazione di alcol, che oscilla dal 6% al 12%.  

Affinché una birra trappista sia autentica deve portare un segno di distinzione che certifichi le sue proprietà e la qualità necessaria. Per questo, nell’etichetta le birre trappiste portano un logo speciale che assicura che la birra è stata realizzata in un monastero trappista e alla quale abbia participato almeno un monaco.

Degustare una birra trappista è un’esperienza unica. E’ una bevanda per dei veri buongustai, visto che gli intenditori assicurano che è come bere un buon vino rosso in una cena molto speciale. 

In quanto all’abbinamento, la birra va molto bene con formaggi, carni e insaccati, vista la gradevole sensazione che lascia al palato. Non c’è bisogna per forza accompagnarla con un pasto abbondante, dato che questo tipo di birra è molto corposa e alimenta molto.

Hai provato una volta una birra trappista? Qual è la tua preferita? 

 

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Orval, la trappista ambrata

 

 

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Westmalle Tripel, dal forte aroma