Il colore del vino

 TAGS:Quando si comincia a degustare un vino, la prima cosa che si tiene in considerazione è il suo colore, la parvenza, l?impressione visiva. Per poterne apprezzare la colorazione nel miglior modo possibile si dovrebbe annalizzarlo con la luce naturale perchè quella artificiale potrebbe essere abbastanza ingannevole. Sicuramente per molti la luce delle candele, su uno sfondo bianco, può essere utile per riconoscere le tonalità ma nel caso dei vini rossi e bianchi, è la luce del sole a poterci permettere di analizzare perfettamente tutte le varie sfumature.

I cambiamenti del colore del vino sono dovuti a vari fattori, come ad esempio il vitigno da cui proviene, il modo in cui è stato lavorato il vino, il periodo in cui la buccia è rimasta nel mosto, se è stato collocato in botti di legno o meno, l?età ed il modo in cui è stato conservato.

L?assortimento di colori è solitamente molto più ampio nei rossi che non nei bianchi, in quanto i colori dei primi possono variare dal porpora intenso a toni più castani, granata o violacei, passando per una vastissima gamma di sfumature: cremisi, vermiglio, rubino, ruggine, mattone, etc. Ogni qualvolta si parla di queste tonalità c?è da dire che se ne discute sempre molto a riguardo in quanto non esiste una tavola di colori fissa che faccia da referente e che permetta di individuare con esattezza il colore del vino, tranne in alcune eccezioni come nel caso del rosso rubino e del mattone.

Sono i pigmenti delle antocianine a dare il colore rosso al vino, presenti nella buccia dell?uva rossa ed estratti dall?alcol. Il colore sarà più o meno intenso in base al tempo in cui la buccia rimarrà a contatto col mosto. Quando il vino è giovane, il rosso può accostarsi di più all?arancio el col passare del tempo avvicinarsi sempre di più al castano o al mattone.

Riguardo ai vini bianchi, le tonalità sono molte di meno e sembra che i vini bianchi odierni stiano man mano diventando sempre più chiari e pallidi, persino con un certo livello di trasparenza per cui, tempi addietro, sarebbero stati considerati troppo acquosi. Quei vini che venivano definiti ?dorati? ormai non si vedono più da nessuna parte, e per fortuna, perchè sono considerati di scarsa qualità; questa tonalità, infatti, è dovuta ad un eccesso di ossigeno e quindi ad un qualche difetto durante il processo di elaborazione. Un?altra delle caratteristiche che ormai non si ritrova più nei vini bianchi è l?intorbidimento che è stato totalmente eliminato grazie alle moderne tecniche di filtraggio. C?è però da aggiungere che esistono alcune varietà di vino bianco, come lo Sherry o la manzanilla, che possono avere delle sfumature dorate che non sono tuttavia dovute ad un errore durante il processo di elaborazione.

La lavorazione del vino

 TAGS:Partendo dal presupposto che è difficile spiegare come fare il vino con poche parole, proveremo per lo meno a trasmettere al lettore una sintesi di ciò che abbiamo visto visitando delle cantine, soprattutto durante la vendemmia, e ciò che ci è stato spiegato dagli esperti.

Semplificando il tutto, possiamo dire che affinchè il succo dell?uva si trasformi in vino è necessario un processo che sia il più naturale possibile: la fermentazione. Un fenomeno chimico attraverso il quale lo zucchero dell?uva si trasforma in alcol ed anidride carbonica e che si verifica grazie all?intervento di lieviti presenti maggiormente nella buccia (cuticola). Quando la cuticola dell?uva si rompe, i lieviti cominciano ad esercitare la loro influenza sullo zucchero, dando così inizio alla fermentazione.

A questo punto l?uva viene portata via dalla vigna in grappoli che vengono poi depositati nel macinatoio (il luogo della cantina in cui si compie questo processo) per poi passare alla pigiadiraspatrice che divide gli acini finalmente pronti per la pigiatura e per l?estrazione del succo. Questo succo, costituito dalla polpa, dalla buccia e dai semi, viene chiamato mosto ed è proprio esso che sarà poi messo a fermentare in vasche o tini. Normalmente i lieviti eserciterebbero la loro azione fino alla completa trasformazione dello zucchero in alcol o per lo meno fino a raggiungere un livello alcolico del 15% nel vino, tuttavia può succedere che alcune uve siano troppo dolci cosicchè il processo deve avvenire manualmente.

Oggigiorno il processo attraverso il quale si producono i vini è accompagnato dall?uso di tecnologie che prima non erano nemmeno lontanamente immaginabili ma che ora sono estremamente necessarie per assicurare la qualità del prodotto. Per esempio, è ben noto che i vini bianchi hanno bisogno che la fermentazione avvenga a bassa temperatura, per cui sono imprescindibili degli impianti di raffreddamento che ritardino il processo di fermentazione, riuscendo così a controllarne il processo e ad evitare l?ossidazione, un agente assolutamente dannoso al processo di elaborazione del vino. Al contrario, i vini rossi non hanno bisogno di basse temperature ma allo stesso tempo anche nel loro caso il pericolo dell?ossigenazione deve essere assolutamente evitato durante la sua elaborazione.

I vini che invecchiano nelle botti di rovere, siano essi bianchi o neri, affrontano un processo di ossigenazione che è però molto più leggero in quanto l?elemento si ?cola? in piccole dosi e smette di farlo quando il vino viene ben imbottigliato e tappato. La sua permanenza nella bottiglia è necessaria e fondamentale affinchè il vino si stabilizzi e raggiunga così il punto di maturità ottimale.

Il vino nella dieta

 TAGS:Tutti almeno una volta nella vita abbiamo seguito una dieta, o per prescrizione medica o semplicemente per iniziativa propria, il cui scopo è maggiormente la riduzione di peso. Quasi sempre queste diete sono abbastanza ferree ed un pò complicate da seguire, motivo per cui molto spesso siamo spinti ad abbandonarle.

Bene, oggi vedremo come affrontare una dieta complicata in una maniera più facile e sopportabile. Se si tratta di una dieta per diminuire di peso, dovete sapere che il vino può essere l?accompagnatore ideale per questi regimi alimentari che a volte possono essere davvero tediosi e noiosi.

Calorie e vini

Come vediamo nella nostra tavola di calorie e vini, per ogni 100 ml di vino si prendono meno di 85 calorie; ciò significa che il vino è una delle bevande alcoliche che meglio accompagna una dieta fatta per perdere peso, soprattutto se si prendono in considerazione altre bevande come la birra o il whisky che stanno sulle 240 calorie circa per ogni 100 ml.

Dieta Mediterranea

Il vino, oltre ad essere una delle bevande alcoliche più sane, è anche una delle più ?dietetiche? ed ha il potere, ormai comprovato, di evitare il concentrarsi di colesterolo nell?organismo. Ne è prova la cosiddetta ?Dieta mediterranea?, che comprende due bicchieri di vino al giorno; il risultato è chiaro e tondo: le persone che consumano questa dose giornalieria hanno una minore concentrazione di colesterolo rispetto a coloro che non la seguono.

Ma questo non è l?unico risultato della dieta mediterranea, in quanto è stato anche riscontrato un abbassamento del livello di grassi saturi e grassi polinsaturi, che la rende ancora più allettante. In questo modo favorisce un profilo emostatico di minore rischio.

Fondamentalmente la dieta mediterranea prevede 2 bicchieri di vino al giorno, uno a pranzo e uno a cena (oltre a seguire alcuni canoni dietetici dei paesi del mediterraneo: SpagnaFrancia, Italia, Grecia…), ed un?assiduità quasi religiosa. Ricorda che tutte le diete o regimi alimentari devono essere seguiti sotto osservazione medica e non possono essere fatte da tutti. Consigliamo di proporre al proprio nutrizionista l?aggiunta di vino nei diversi regimi alimentari o diete in quanto si possono raggiungere degli ottimi risultati ed allo stesso tempo riuscire ad affrontare la dieta in maniera più serena.

Fonte sulla Dieta Mediterranea : Mezzano y col. PCVS

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Castello Banfi Brunello Di Montalcino, rubino con riflessi granata

 

 

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Spelt Montepulciano D’Abruzzo 2007, sapore tannico

Vino e pesce

 TAGS:L?abbinamento può essere molto più facile di quello che si pensi; una cena gustosa accompagnata da un buon vino è un piacere più unico che raro. Uno degli abbinamenti più tipici è quello tra vino e pesce; diamo quindi un?occhiata ai vari piatti di pesce e cerchiamo di capire che vino scegliere per un abbinamento perfetto.

  • Pesci aromatizzati con limone e arancia: che si tratti di pesce crudo come in un esotico sushi giapponese o cotto come in un piccante ceviche latinoamericano, i vini più adatti a questo tipo di piatti sono i vini bianchi aromatici, tra cui raccomandiamo l?Albariño o un buon Sauvignon Blanc.

  • Frittura di pesce: la semplicità della gastronomia ci porta ad un?enorme varietà di piatti di pesce fritto per cui raccomandiamo un vino bianco fruttato o un vino rosè, leggermente freddo.

  • Pesce affumicato: che sia un bel salmone o un tonno o, in loro mancanza, qualsiasi altro tipo di pesce di fiume, il nostro consiglio è di abbinarlo ad un rosso giovane o ad un vino rosè, purchè sia poco alcolico.

  • Pesce marinato: un?altra maniera di preparare il pesce, comune a molte delle principali gastronomie internazionali; per questa deliziosa occasione raccomandiamo un vino Merlot o un vino rosè molto corposo.

  • Pesce al burro o al formaggio: tipico della gastronomia italiana e francese, questa delizia mediterranea va abbinata ad un vino Viura o un Verdejo.

  • Pesce al vapore: molto comune sia nella cucina cinese che in quella peruviana è difficile da abbinare, visti i sapori così intensi tipici di queste portate, può essere comunque accostato con successo ad un Riesling.

  • Pesce al sale: tonno, salmone, baccalà, tra i tanti, che in questo caso vanno però abbinati a vini più leggeri come nel caso di un vino frizzante secco.

  • Pesce alla griglia: generalmente viene condito semplicemente con del sale, per cui è raccomandabile l?abbinamento ad un vino bianco secco, leggermente freddo.

  • Zuppe di pesce: in questo caso, essendo il pesce il protagonista unico di questo piatto, affinchè mantenga questo primato è meglio accostarlo ad un vino bianco secco o ad un rosè.

Non dimenticare che esistono tantissime varietà di vini quindi, la buon riuscita dell?abbinamento, dipenderà soprattutto dalla tua perizia nel provare i diversi tipi di vino: buona fortuna e buon appetito.

Le origini del Porto

 TAGS:La Gran Bretagna non ha reso famosi solo il tè ed il whisky. Nonostante non sia produttore di vino, ha dato un grande contributo allo sviluppo della vitivinicoltura mondiale: sono stati infatti proprio gli inglesi a scoprire il vino Porto. La storia di questa bevanda portoghese risale a diversi secoli addietro ma è stato recentemente, nel XVII secolo, che gli inglesi l?hanno imposta al resto del mondo. La Gran Bretagna era in guerra con la Francia, per cui la Corona fu costretta a decretare l?embargo contro i prodotti provenienti da questo paese. E fu proprio nella ricerca di vini di qualità che sostituissero quelli francesi che incontrarono questa bevanda diversa, con una gradazione alcolica maggiore del solito ed un sapore secco o dolce, che sorprese perfino i palati più esigenti.

Il suo segreto si nascondeva nell?aggiunta in botte di vari litri di brandy durante la fermentazione in modo da conservare una parte dello zucchero naturale dell?uva. L?interesse che il Porto destò in Inghilterra fece sì che molti degli investimenti di questo paese si stabilissero nella zona che circonda la città portoghese di Porto, dando un grande impulso alla vitivinicoltura della regione. Alcune cantine conservano ancora i nomi anglofoni dei propri fondatori: “Croft“, “Offley“, “Graham’s“, “Sandeman“, “Dow’s“.

Verso la metà del secolo XVIII, il vino di Porto ricevette l?impulso definitivo quando la Corona portoghese creò l?attuale legge Real Companhia Velha, la più antica cantina di elaborazione del Porto, e immediatamente dopo, tra il 1758 ed il 1761, delimitò la regione di produzione del vino di Porto dando origine alla denominazione di origine più antica del mondo, prima persino a quella dei vini francesi. A partire da allora sono stati definitivamente stabiliti i metodi di elaborazione che vengono rispettati a tutt?oggi.

I vini, elaborati a partire da più di 12 varietà di uve tra bianche e rosse, si fermentano nelle cantine situate nell’alto Douro (nome che prende il fiume Duero in territorio Portoghese) vicino ai vigneti posizionati sui fianchi delle colline. Una volta avvenuta la fermentazione, quando lo zucchero non è stato ancora totalmente assorbito, si aggiunge il brandy (l?alcol del vino), impedendo che la fermentazione continui e lasciando che la bevanda sia dolce. Una volta portato a termine, il Porto viene trasferito per l?invecchiamento attraverso il fiume a Villanova de Gaia, di fronte alla città di Porto, vicino all?oceano Atlantico.

Elaborazione e varianti del vino di Jerez, o Sherry

 TAGS:Il vino Sherry non è un vino unico, in quanto la sua denominazione raggruppa 4 varianti che nascono a partire da un liquido base elaborato nello stesso modo:

– Fino

– Amontillado

– Oloroso

– Palo cortado

Per legge, il 70% della pestatura iniziale deve essere utilizzato per produrre i vini della varietà ?fino? o comune, un altro 20% è destinato alla produzione della varietà ?oloroso? e di altri vini di minore qualità, mentre il liquido rimanente deve essere distillato (convertito in una bevanda alcolica, come il cognac).

Nell?elaborazione di questi vini, oltre alla raccolta delle uve, alla macinazione, alla pigiatura, alla fermentazione e all?aggiunta di alcol vinico per aumentarne la graduazione, è molto importante che nella botte in cui riposa cresca anche il cosiddetto “fiore”: un fungo che sviluppa uno strato che conferisce al vino delle proprietà uniche e allo stesso tempo lo protegge dall?azione nociva dell?ossigeno. Tuttavia, contrariamente a quanto accade con i vini tradizionali, quella dell?ossigeno non sempre è una presenza scomoda; anzi, a volte si cerca proprio quel deterioramento dovuto alla sua esistenza. Come nel caso, per esempio, del vino Jerez “amontillado”. La gradazione alcolica determinerà poi il vino stesso; nel caso dei “finos”, degli “amontillados” e degli “olorosos”, sarà di 15% in volume mentre per la varietà “palo cortado” di 17% in volume (il fiore non si può sviluppare in questo ambiente).

La massima espressione tra questi vini è il cosiddetto “fino”, di colore dorato pallido e dall?aroma mandorlato. Si tratta di una bevanda molto secca e dal gusto morbido. Qui il fiore evita, dopo almeno tre anni di invecchiamento biologico, l?ossidazione del liquido. Da molti considerato l?aperitivo perfetto, questo vino si consuma a 8ºC e si abbina perfettamente al pesce e ai frutti di mare.

Il vino di Jerez “amontillado” ricorda invece le nocciole ed ha un colore ambrato. Anch?esso di sapore secco, è il risultato di un doppio invecchiamento, biologico e ossidante; la sua elaborazione comincia come un “fino”, con tanto di fiore, che però con il tempo perde, e l?ossigeno inizia ad influire sul liquido conferendogli caratteristiche proprie. Servito ottimamente a 14°C, gli esperti consigliano di abbinare questo vino a zuppe, carne bianca e pesce grasso.

“Oloroso” è il termine utilizzato per identificare uno sherry più scuro rispetto ai precedenti, con note di noce e affumicato alla bocca. Con una maggiore gradazione alcolica del “fino” o del “amontillado”, questo vino di Jerez deriva da un contatto prolungato del vino con l?aria all?interno della botte. Si consuma di solito con carni di selvaggina, per il suo gusto marcato, e ad una temperatura intorno ai 14°C.

Tra la varietà “amontillado” e quella “oloroso” incontriamo la “palo cortado”, che si raggiunge quando i sommelier identificano note citriche nell?invecchiamento dello Jerez fino e lo fortificano con più alcol per eliminarne il fiore e aprire la strada ad una fase ossidante che potenzierà le speciali caratteristiche ritrovate in botte. Questo vino si beve a 13°C, ed è ideale da degustare solo o forse con frutta secca.

Nella zona di Sanlucar de Barrameda, l?inverno è più mite rispetto a Puerto de Santa Maria o a Jerez de la Frontera, perché la vicinanza dell?oceano Atlantico ne modera il freddo. La natura fa si che il fiore rimanga attivo tutto l?anno conferendo al ?fino? caratteristiche peculiari tanto da essere conosciuto con il nome di Manzanilla.

Il mito delle annate

 TAGS:Fai un test per un lavoro. Quando finisci, ti chiedono di correggerlo tu stesso, sapendo che se ottieni almeno un 5 il lavoro è tuo. Che voto ti dai?

Questo è il problema della qualificazione delle annate a Spagna. La Denominazione di Origine ha l?incarico di valutare l?annata dei vini prodotti nella propria zona, sapendo bene che un giudizio sfavorevole influirà negativamente sulle vendite, così come una valutazione positiva migliorerà le possibilità di promozione della D. O. Che giudizio daresti?

In Denominazioni come la Toro, dal 1991 ad oggi c?è stato solo un anno in cui il voto è stato ?Buono?; tutti gli altri sono sempre stati “Ottimo” o “Eccellente”. Nemmeno un ?Sufficiente? negli ultimi 20 anni. Che fortuna.

Però questa fortuna va condivisa con più di 40 denominazioni.

Ampurdán-Costa Brava, Calatayud, Cariñena, Conca de Barberá, Condado de Huelva, Montilla-Moriles, Ribera del Duero, Tacoronte-Acentejo e Valdeorras sono le denominazioni che in qualche annata hanno ottenuto un ?Sufficiente?; 9 in totale. E di ?Insufficiente?, in tutta la Spagna e negli ultimi 20 anni, ce n?è stato solo uno, nel 1993 per il Bierzo. Se la memoria non m?inganna…

Per come stanno le cose, magari tutti i settori produttivi spagnoli avessero la stessa altissima qualità dei produttori di vino. Non sbagliano mai e, se le cose vanno così così, l?annata è eccellente. Ma non è che c?è un problema di autocritica?

E? che ci troviamo di fronte al problema della giustizia statistica. Una cantina può creare un grande vino in un?annata cattiva così come un?altra può produrre un vino cattivo in un?annata eccezionale. E questa stessa cantina può persino migliorare il suo vino nell?anno seguente nonostante la qualificazione D. O. sia peggiore, grazie ad una miglioria dei processi di produzione o semplicemente perché il suo vigneto ha raggiunto il suo stato ideale.

Se in una determinata categoria, la valutazione media è bassa, chi ha ottenuto la matricola d?onore deve essere penalizzato? Ci sono denominazioni, come quella dello spumante, che riuniscono produttori disseminati in tutto il paese. Com?è quindi possibile dare un?unica valutazione, se le condizioni climatiche sono così diverse in Catalogna, Rioja o Estremadura? Se ha piovuto troppo a Penedés, il produttore di spumante di Cenicero ha avuto una cattiva annata? In generale, le Denominazioni di Origine tendono a mantenersi alti nelle qualificazioni per non pregiudicare coloro che hanno fatto meglio; però ciò significa anche che il giudizio non è obbiettivo al 100%…

Senza contare il fatto che le condizioni variano a seconda che il vigneto sia di vino bianco o rosso. Un?annata troppo fredda per l?uva rossa può essere invece perfetta per i vini bianchi. E quindi che voto diamo?

In Francia, ad esempio, fanno una distinzione tra le qualificazioni per il bianco e per il rosso. E per quanto vogliano tirar acqua al proprio mulino, immagino che siano un po? più severi. Cosicché il Bordeaux rosso ha 3 ?Sufficiente? dal 91 mentre il Bordeaux Bianco 7. Nella Loira, tanto nei vini rossi come nei bianchi-rosati, quella del 94 è stata definita un?annata insufficiente. Perché il paese che vende di più è anche il più rigoroso?

C?è chi afferma che, siccome vendono di più, vengono anche più criticati quando eccedono nelle valutazioni e, per questo, sono costretti ad essere molto più cauti. Al contrario, altri dicono che quando le cantine pensano di riaffermare l?immagine del proprio marchio nelle vendite al dettaglio di un?annata, è più importante mantenere nel tempo una posizione rispettabile in modo che il consumatore possa avere più fiducia nel corso degli anni.

Io voglio aggiungere un?altra riflessione. In Francia i produttori solitamente conservano il vino nelle cantine per molto più tempo, fino a quando il vino non viene imbottigliato e a volte fino a quando è nel momento di consumo migliore, mentre in Spagna i produttori non hanno pazienza (o soldi, o spazio), per conservare tanto vino e non venderlo. Per questa ragione, quando un?annata è eccellente, la cantina non ha nessun inconveniente nell?aspettare perché il prezzo aumenterà col tempo, e quando deciderà di vendere offrirà un prodotto che si è perfezionato nel luogo migliore: la proprietà. Al contrario, se l?annata non è buona, se ne disfa. Il sovrapprezzo del vino migliore coprirà le perdite ed il cantiniere si risparmierà di dover conservare un vino che sa che non venderà tanto facilmente. Il tempo gioca a suo favore?

Visto che mi piace concludere gli articoli con dei consigli, ecco a voi un vino eccellente di un?annata che è stata considerata ?solamente? buona. Si tratta di El Regajal 2008, un vino della D.O. Vini di Madrid che si trova in un momento perfetto per essere degustato e che sicuramente vi farà pensare fino a che punto si debbano tenere in considerazione le tabelle delle annate…

Vini della Gallia

 TAGS:Tra i parchi ed i boschi che si incontrano lungo il cammino di Santiago, si sente un profumo di erbe fresche, timo ed allori. Ed è proprio qui, nel sud della Francia, ai confini con la Catalogna, che si trova la regione di Languedoc-Roussillon (Linguadoca-Rossiglione), terra di vini rossi, vini dolci, spumanti, e sapori mediterranei di oliva ed aglio.

Languedoc si distingue per la produzione di vini rossi e moscati, mentre a Rousillon predominano gli spumanti ed i vini dolci naturali. Tra la Catalogna, i Pirenei ed il Mediterraneo, le montagne ed i versanti di questa zona nascondono rovine millenarie in cui si respira il profumo di bevande dense ed espressive, di moscati, vini dolci naturali e frizzanti, ed in cui tutto è impresso dal marchio Sud de France.

Gli storici affermano che la regione venne consolidata verso la fine del secolo III a.C. da un piccolo villaggio celtico. All?epoca, le sue capitali erano Tolosa e Nîmes. Invasa dai romani e dai vandali nell?anno 778, Languedoc-Roussillon venne conquistata da Carlo Magno che, alla sua morte, lasciò le terre in eredità ai suoi figli e ne delegò l?amministrazione ai Conti di Tolosa. All?epoca esistevano, da un lato le province di Roussillon e di Sardegna, dominio della Corona d?Aragona, e dall?altro il Basso Languedoc, proprietà della casa Trencavel ed i suoi rivali, i Conti di Tolosa. Anni dopo, nel 1271, alla fine della dinastia dei Conti di Tolosa, la provincia venne finalmente annessa al Regno di Francia, con la città di Corbiéres come confine tra questo regno e quello della Corona Aragonese.

Riguardo alla vite, c?è chi afferma che la sua coltivazione in questa zona arrivò dai greci nel secolo VIII a.C., però fu con i romani che la produzione di vino sviluppò il suo potenziale ed arrivò a competere con i vigneti italiani. Tempo dopo, grazie all?avvento della ferrovia, intorno al 1800, la produzione di Languedoc-Roussillon si fece conoscere in tutto il resto del paese.

Questa zona, definita dai geografi come “Anfiteatro che volge al mare”, è costituita da montagne e pianure che confinano con la Catalogna, con il mar Mediterraneo (il golfo di Lione), e con le regioni francesi di Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Rodano-Alpi, Alvernia e Midi-Pirenei. Grazie al suo sviluppo e al suo potenziale, da essa dipende la maggior parte della produzione di vino del paese.

Rinomata per le sue Denominazioni di Origene, per i suoi amabili vini comuni ?denominati Vin de Pays ? per il volume della sua produzione e le ricchezze storiche lasciate dai conquistatori ellenici e romani, questa regione si contraddistingue inoltre per i suoi aromi ed i suoi sapori mditerranei. Languedoc-Roussillon ha cominciato a prendere coscienza della ricchezza dei suoi vini quando un vino di Languedoc, chiamato Mas de Daumas Gassac 2008, venne incluso nel Les Grands crus classés (la classifica Médoc, Bordeaux) del 1885.

Si dice che Olivier Jullien, novello enologo, fu l?idealista che, a soli 20 anni, comprese l?enorme potenziale di queste terre del sud della Francia nella creazione di vini densi ed espressivi. Con quest?intuizione, tirò su con le sue proprie mani la cantina Mas Jullien. A lui fecero seguito produttori nazionali e stranieri, e fu lui ad essere il protagonista di una corrente d?inspirazione che continua ancora ai giorni nostri. Jullien ha inoltre spiegato che lì non si producono unicamente grandi vini, ma anche cuvées speciali con Denominazione di Origine come vini più semplici a prezzi ragionevoli, meglio detti Vin de Pays.

Lo Sherry e il Pedro Ximénez

 TAGS:Pedro Ximénez e Palomino Fino sono le varietà di uva che definiscono il carattere delle due regioni spagnole rispettivamente di Cordova e dell?Andalusia; ebbene proprio in questi luoghi così secchi ed afosi si producono i vini più rinomati del paese: lo Sherry (in spagnolo ?Jerez?) ed il Pedro Ximénez. Nel secolo XVI, molto prima che il mondo venisse a conoscenza del Rioja o del Ribera del Duero (due delle denominazioni d?origine più famose della Spagna), queste due bevande avevano già un enorme successo di esportazione, soprattutto verso il Regno Unito.

Fu precisamente il matrimonio tra la primogenita dei Re Cattolici Caterina d?Aragona ed il principe Arturo d?Inghilterra a potenziare il commercio di questi prodotti oltre frontiera. Al punto che molto tempo dopo, nel secolo XIX, lo Sherry rappresentava il 40% delle importazioni di vino dell?isola.

Per negligenza si è soliti confondere lo Sherry con il Pedro Ximénez, a causa del loro colore, praticamente identico,  e della loro vicina provenienza. Tuttavia le differenze tra i due non sono poche. Il primo è un vino secco da antipasti, elaborato con uva Palomino Fino; mentre il secondo è un vino dolce prodotto con la varietà Pedro Ximénez, ideale per accompagnare i dessert. L?unione tra le due bevande è dovuta solo alla loro terra, in quanto entrambe hanno bisogno di molte ore di sole e di poca acqua. Inoltre tutti e due sono prodotti fortificati, ciò significa che viene loro aggiunto dell?alcol vinico dopo la fermentazione e che entrambe vengono poi travasati in botti di rovere per l?invecchiamento in soleras.

Una volta nelle cantine, le botti vengono disposte in forma piramidale, lasciando sempre la più vecchia sotto e le più giovani in alto e, per il loro imbottigliamento, il cantiniere ne prende una porzione da ogni recipiente. Alla fine le botti vengono riempite utilizzando il vino più giovane. In questo modo lo Sherry ed il Pedro Ximénez si mantengono sempre freschi. Un Pedro Ximénez, per esempio, può rimanere in botte talmente tanto tempo, che ci sono ancora sul mercato delle etichette,con quotazioni altissime, della vendemmia del 1924.

Il vino Jerez (Sherry), elaborato sempre secco con la varietà di uva Palomino Fino, deve il suo nome al paese Jerez de la Frontera, nel sud della Spagna, in Andalusia. In generale, le cantine, appartenenti a delle grandi aziende, producono la bevanda solo in questa città ed in altri due paesi limitrofi: Sanlúcar de Barrameda e Puerto de Santa María.

Per tenere alta l?immagine, negli ultimi anni l?elaborazione dello sherry è regolata da una serie di norme, tra cui: limitare la quantità di vino che può essere venduto ogni anno da una cantina; proibirne la vendita all?ingrosso ed infine permettere l?inserimento dell?annata nelle etiichette dei vini premium.

Vini Tedeschi

 TAGS:Si è già ripetuto fino allo sfinimento che nel mondo è possibile produrre vino solo nei paesi che si trovano tra i 30 ed i 50 gradi di latitudine nell?emisfero settrentrionale e meridionale. Spagna, Italia, Stati Uniti, Argentina, Sudafrica, insieme ai più rinomati produttori di uva, sono compresi in questa striscia immaginaria che divide le zone più calde da quelle più fredde del globo.

Tuttavia, come sempre succede nella vita, quando si parla di ?regole? ci sono poi sempre delle eccezioni. La Germania per esempio, insieme ad altri paesi come Inghilterra e Canada, essendo la più settentrionale di tutte, riesce a trarre profitto proprio dalle gelide temperature tipiche del nord.

Come risultato della sua posizione geografica alquanto estrema, con temperature medie annuali molto basse ed una quantità di ore di luce al di sotto della norma, questi vigneti producono uve di un?acidità intensa e con difficoltà di maturazione. Per questo motivo i vini tedeschi vengono elaborati facendo loro conservare una leggera dolcezza in modo che lo zucchero compensi tale acidità ed apporti alla bevanda maggiore corposità. A tal punto che, anzicchè essere catalogati in base alla loro collocazione geografica, come avviene in Francia o in Italia, qui i vini si differenziano in base al livello di zucchero delle uve prima della fermentazione, oltre ad essere riconosciuti specialmente per le proprie etichette bianche della varietà di uva Riesling. Anche per gli esperti, i vini tedeschi dimostrano eleganza e, per questo motivo, valgono sul mercato molto di più di qualsiasi altra bottiglia dello stesso stile.

In Germania, i vini si dividono in 2 categorie:

  • La prima è quella dei vini da tavola, che comprende il Tafelwein, letteralmente ?vino da tavola?, ed il Landwein, ossia ?vino del paese?.
  • La seconda è quella dei vini di qualità, chiamati Qualitätswein bestimmter Anbaugebiete (QbA), ossia vino di qualità di una regione specifica, e Prädikatswein detto anche Qualitätswein mit Prädikat (QmP), che indica un vino con caratteristiche particolari le cui uve provengono da uno specifico distretto.

All?interno di quest?ultimo gruppo, è proprio il livello d zucchero a determinare lo stile del vino elaborato; ad esempio:

  • Kabinett, vini leggeri in cui risaltano l?acidità e la fruttuosità.
  • Spätlese indica che le uve sono state raccolte con ritardo e per questo possiedono un?alta concentrazione di zucchero.
  • Auslese, i cui acini vengono raccolti in piena maturazione ed hanno quindi una maggiore concentrazione di zucchero.
  • Beerenauslese, che è un vino prodotto con uve mature affette dal fungo Botrytis Cinërea, caratterizzato da un alto contenuto zuccherino e dal particolare aroma di muffa nobile (pourriture noble).