Le origini del Porto

 TAGS:La Gran Bretagna non ha reso famosi solo il tè ed il whisky. Nonostante non sia produttore di vino, ha dato un grande contributo allo sviluppo della vitivinicoltura mondiale: sono stati infatti proprio gli inglesi a scoprire il vino Porto. La storia di questa bevanda portoghese risale a diversi secoli addietro ma è stato recentemente, nel XVII secolo, che gli inglesi l?hanno imposta al resto del mondo. La Gran Bretagna era in guerra con la Francia, per cui la Corona fu costretta a decretare l?embargo contro i prodotti provenienti da questo paese. E fu proprio nella ricerca di vini di qualità che sostituissero quelli francesi che incontrarono questa bevanda diversa, con una gradazione alcolica maggiore del solito ed un sapore secco o dolce, che sorprese perfino i palati più esigenti.

Il suo segreto si nascondeva nell?aggiunta in botte di vari litri di brandy durante la fermentazione in modo da conservare una parte dello zucchero naturale dell?uva. L?interesse che il Porto destò in Inghilterra fece sì che molti degli investimenti di questo paese si stabilissero nella zona che circonda la città portoghese di Porto, dando un grande impulso alla vitivinicoltura della regione. Alcune cantine conservano ancora i nomi anglofoni dei propri fondatori: “Croft“, “Offley“, “Graham’s“, “Sandeman“, “Dow’s“.

Verso la metà del secolo XVIII, il vino di Porto ricevette l?impulso definitivo quando la Corona portoghese creò l?attuale legge Real Companhia Velha, la più antica cantina di elaborazione del Porto, e immediatamente dopo, tra il 1758 ed il 1761, delimitò la regione di produzione del vino di Porto dando origine alla denominazione di origine più antica del mondo, prima persino a quella dei vini francesi. A partire da allora sono stati definitivamente stabiliti i metodi di elaborazione che vengono rispettati a tutt?oggi.

I vini, elaborati a partire da più di 12 varietà di uve tra bianche e rosse, si fermentano nelle cantine situate nell’alto Douro (nome che prende il fiume Duero in territorio Portoghese) vicino ai vigneti posizionati sui fianchi delle colline. Una volta avvenuta la fermentazione, quando lo zucchero non è stato ancora totalmente assorbito, si aggiunge il brandy (l?alcol del vino), impedendo che la fermentazione continui e lasciando che la bevanda sia dolce. Una volta portato a termine, il Porto viene trasferito per l?invecchiamento attraverso il fiume a Villanova de Gaia, di fronte alla città di Porto, vicino all?oceano Atlantico.

Elaborazione e varianti del vino di Jerez, o Sherry

 TAGS:Il vino Sherry non è un vino unico, in quanto la sua denominazione raggruppa 4 varianti che nascono a partire da un liquido base elaborato nello stesso modo:

– Fino

– Amontillado

– Oloroso

– Palo cortado

Per legge, il 70% della pestatura iniziale deve essere utilizzato per produrre i vini della varietà ?fino? o comune, un altro 20% è destinato alla produzione della varietà ?oloroso? e di altri vini di minore qualità, mentre il liquido rimanente deve essere distillato (convertito in una bevanda alcolica, come il cognac).

Nell?elaborazione di questi vini, oltre alla raccolta delle uve, alla macinazione, alla pigiatura, alla fermentazione e all?aggiunta di alcol vinico per aumentarne la graduazione, è molto importante che nella botte in cui riposa cresca anche il cosiddetto “fiore”: un fungo che sviluppa uno strato che conferisce al vino delle proprietà uniche e allo stesso tempo lo protegge dall?azione nociva dell?ossigeno. Tuttavia, contrariamente a quanto accade con i vini tradizionali, quella dell?ossigeno non sempre è una presenza scomoda; anzi, a volte si cerca proprio quel deterioramento dovuto alla sua esistenza. Come nel caso, per esempio, del vino Jerez “amontillado”. La gradazione alcolica determinerà poi il vino stesso; nel caso dei “finos”, degli “amontillados” e degli “olorosos”, sarà di 15% in volume mentre per la varietà “palo cortado” di 17% in volume (il fiore non si può sviluppare in questo ambiente).

La massima espressione tra questi vini è il cosiddetto “fino”, di colore dorato pallido e dall?aroma mandorlato. Si tratta di una bevanda molto secca e dal gusto morbido. Qui il fiore evita, dopo almeno tre anni di invecchiamento biologico, l?ossidazione del liquido. Da molti considerato l?aperitivo perfetto, questo vino si consuma a 8ºC e si abbina perfettamente al pesce e ai frutti di mare.

Il vino di Jerez “amontillado” ricorda invece le nocciole ed ha un colore ambrato. Anch?esso di sapore secco, è il risultato di un doppio invecchiamento, biologico e ossidante; la sua elaborazione comincia come un “fino”, con tanto di fiore, che però con il tempo perde, e l?ossigeno inizia ad influire sul liquido conferendogli caratteristiche proprie. Servito ottimamente a 14°C, gli esperti consigliano di abbinare questo vino a zuppe, carne bianca e pesce grasso.

“Oloroso” è il termine utilizzato per identificare uno sherry più scuro rispetto ai precedenti, con note di noce e affumicato alla bocca. Con una maggiore gradazione alcolica del “fino” o del “amontillado”, questo vino di Jerez deriva da un contatto prolungato del vino con l?aria all?interno della botte. Si consuma di solito con carni di selvaggina, per il suo gusto marcato, e ad una temperatura intorno ai 14°C.

Tra la varietà “amontillado” e quella “oloroso” incontriamo la “palo cortado”, che si raggiunge quando i sommelier identificano note citriche nell?invecchiamento dello Jerez fino e lo fortificano con più alcol per eliminarne il fiore e aprire la strada ad una fase ossidante che potenzierà le speciali caratteristiche ritrovate in botte. Questo vino si beve a 13°C, ed è ideale da degustare solo o forse con frutta secca.

Nella zona di Sanlucar de Barrameda, l?inverno è più mite rispetto a Puerto de Santa Maria o a Jerez de la Frontera, perché la vicinanza dell?oceano Atlantico ne modera il freddo. La natura fa si che il fiore rimanga attivo tutto l?anno conferendo al ?fino? caratteristiche peculiari tanto da essere conosciuto con il nome di Manzanilla.

Il mito delle annate

 TAGS:Fai un test per un lavoro. Quando finisci, ti chiedono di correggerlo tu stesso, sapendo che se ottieni almeno un 5 il lavoro è tuo. Che voto ti dai?

Questo è il problema della qualificazione delle annate a Spagna. La Denominazione di Origine ha l?incarico di valutare l?annata dei vini prodotti nella propria zona, sapendo bene che un giudizio sfavorevole influirà negativamente sulle vendite, così come una valutazione positiva migliorerà le possibilità di promozione della D. O. Che giudizio daresti?

In Denominazioni come la Toro, dal 1991 ad oggi c?è stato solo un anno in cui il voto è stato ?Buono?; tutti gli altri sono sempre stati “Ottimo” o “Eccellente”. Nemmeno un ?Sufficiente? negli ultimi 20 anni. Che fortuna.

Però questa fortuna va condivisa con più di 40 denominazioni.

Ampurdán-Costa Brava, Calatayud, Cariñena, Conca de Barberá, Condado de Huelva, Montilla-Moriles, Ribera del Duero, Tacoronte-Acentejo e Valdeorras sono le denominazioni che in qualche annata hanno ottenuto un ?Sufficiente?; 9 in totale. E di ?Insufficiente?, in tutta la Spagna e negli ultimi 20 anni, ce n?è stato solo uno, nel 1993 per il Bierzo. Se la memoria non m?inganna…

Per come stanno le cose, magari tutti i settori produttivi spagnoli avessero la stessa altissima qualità dei produttori di vino. Non sbagliano mai e, se le cose vanno così così, l?annata è eccellente. Ma non è che c?è un problema di autocritica?

E? che ci troviamo di fronte al problema della giustizia statistica. Una cantina può creare un grande vino in un?annata cattiva così come un?altra può produrre un vino cattivo in un?annata eccezionale. E questa stessa cantina può persino migliorare il suo vino nell?anno seguente nonostante la qualificazione D. O. sia peggiore, grazie ad una miglioria dei processi di produzione o semplicemente perché il suo vigneto ha raggiunto il suo stato ideale.

Se in una determinata categoria, la valutazione media è bassa, chi ha ottenuto la matricola d?onore deve essere penalizzato? Ci sono denominazioni, come quella dello spumante, che riuniscono produttori disseminati in tutto il paese. Com?è quindi possibile dare un?unica valutazione, se le condizioni climatiche sono così diverse in Catalogna, Rioja o Estremadura? Se ha piovuto troppo a Penedés, il produttore di spumante di Cenicero ha avuto una cattiva annata? In generale, le Denominazioni di Origine tendono a mantenersi alti nelle qualificazioni per non pregiudicare coloro che hanno fatto meglio; però ciò significa anche che il giudizio non è obbiettivo al 100%…

Senza contare il fatto che le condizioni variano a seconda che il vigneto sia di vino bianco o rosso. Un?annata troppo fredda per l?uva rossa può essere invece perfetta per i vini bianchi. E quindi che voto diamo?

In Francia, ad esempio, fanno una distinzione tra le qualificazioni per il bianco e per il rosso. E per quanto vogliano tirar acqua al proprio mulino, immagino che siano un po? più severi. Cosicché il Bordeaux rosso ha 3 ?Sufficiente? dal 91 mentre il Bordeaux Bianco 7. Nella Loira, tanto nei vini rossi come nei bianchi-rosati, quella del 94 è stata definita un?annata insufficiente. Perché il paese che vende di più è anche il più rigoroso?

C?è chi afferma che, siccome vendono di più, vengono anche più criticati quando eccedono nelle valutazioni e, per questo, sono costretti ad essere molto più cauti. Al contrario, altri dicono che quando le cantine pensano di riaffermare l?immagine del proprio marchio nelle vendite al dettaglio di un?annata, è più importante mantenere nel tempo una posizione rispettabile in modo che il consumatore possa avere più fiducia nel corso degli anni.

Io voglio aggiungere un?altra riflessione. In Francia i produttori solitamente conservano il vino nelle cantine per molto più tempo, fino a quando il vino non viene imbottigliato e a volte fino a quando è nel momento di consumo migliore, mentre in Spagna i produttori non hanno pazienza (o soldi, o spazio), per conservare tanto vino e non venderlo. Per questa ragione, quando un?annata è eccellente, la cantina non ha nessun inconveniente nell?aspettare perché il prezzo aumenterà col tempo, e quando deciderà di vendere offrirà un prodotto che si è perfezionato nel luogo migliore: la proprietà. Al contrario, se l?annata non è buona, se ne disfa. Il sovrapprezzo del vino migliore coprirà le perdite ed il cantiniere si risparmierà di dover conservare un vino che sa che non venderà tanto facilmente. Il tempo gioca a suo favore?

Visto che mi piace concludere gli articoli con dei consigli, ecco a voi un vino eccellente di un?annata che è stata considerata ?solamente? buona. Si tratta di El Regajal 2008, un vino della D.O. Vini di Madrid che si trova in un momento perfetto per essere degustato e che sicuramente vi farà pensare fino a che punto si debbano tenere in considerazione le tabelle delle annate…

Vini della Gallia

 TAGS:Tra i parchi ed i boschi che si incontrano lungo il cammino di Santiago, si sente un profumo di erbe fresche, timo ed allori. Ed è proprio qui, nel sud della Francia, ai confini con la Catalogna, che si trova la regione di Languedoc-Roussillon (Linguadoca-Rossiglione), terra di vini rossi, vini dolci, spumanti, e sapori mediterranei di oliva ed aglio.

Languedoc si distingue per la produzione di vini rossi e moscati, mentre a Rousillon predominano gli spumanti ed i vini dolci naturali. Tra la Catalogna, i Pirenei ed il Mediterraneo, le montagne ed i versanti di questa zona nascondono rovine millenarie in cui si respira il profumo di bevande dense ed espressive, di moscati, vini dolci naturali e frizzanti, ed in cui tutto è impresso dal marchio Sud de France.

Gli storici affermano che la regione venne consolidata verso la fine del secolo III a.C. da un piccolo villaggio celtico. All?epoca, le sue capitali erano Tolosa e Nîmes. Invasa dai romani e dai vandali nell?anno 778, Languedoc-Roussillon venne conquistata da Carlo Magno che, alla sua morte, lasciò le terre in eredità ai suoi figli e ne delegò l?amministrazione ai Conti di Tolosa. All?epoca esistevano, da un lato le province di Roussillon e di Sardegna, dominio della Corona d?Aragona, e dall?altro il Basso Languedoc, proprietà della casa Trencavel ed i suoi rivali, i Conti di Tolosa. Anni dopo, nel 1271, alla fine della dinastia dei Conti di Tolosa, la provincia venne finalmente annessa al Regno di Francia, con la città di Corbiéres come confine tra questo regno e quello della Corona Aragonese.

Riguardo alla vite, c?è chi afferma che la sua coltivazione in questa zona arrivò dai greci nel secolo VIII a.C., però fu con i romani che la produzione di vino sviluppò il suo potenziale ed arrivò a competere con i vigneti italiani. Tempo dopo, grazie all?avvento della ferrovia, intorno al 1800, la produzione di Languedoc-Roussillon si fece conoscere in tutto il resto del paese.

Questa zona, definita dai geografi come “Anfiteatro che volge al mare”, è costituita da montagne e pianure che confinano con la Catalogna, con il mar Mediterraneo (il golfo di Lione), e con le regioni francesi di Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Rodano-Alpi, Alvernia e Midi-Pirenei. Grazie al suo sviluppo e al suo potenziale, da essa dipende la maggior parte della produzione di vino del paese.

Rinomata per le sue Denominazioni di Origene, per i suoi amabili vini comuni ?denominati Vin de Pays ? per il volume della sua produzione e le ricchezze storiche lasciate dai conquistatori ellenici e romani, questa regione si contraddistingue inoltre per i suoi aromi ed i suoi sapori mditerranei. Languedoc-Roussillon ha cominciato a prendere coscienza della ricchezza dei suoi vini quando un vino di Languedoc, chiamato Mas de Daumas Gassac 2008, venne incluso nel Les Grands crus classés (la classifica Médoc, Bordeaux) del 1885.

Si dice che Olivier Jullien, novello enologo, fu l?idealista che, a soli 20 anni, comprese l?enorme potenziale di queste terre del sud della Francia nella creazione di vini densi ed espressivi. Con quest?intuizione, tirò su con le sue proprie mani la cantina Mas Jullien. A lui fecero seguito produttori nazionali e stranieri, e fu lui ad essere il protagonista di una corrente d?inspirazione che continua ancora ai giorni nostri. Jullien ha inoltre spiegato che lì non si producono unicamente grandi vini, ma anche cuvées speciali con Denominazione di Origine come vini più semplici a prezzi ragionevoli, meglio detti Vin de Pays.

Lo Sherry e il Pedro Ximénez

 TAGS:Pedro Ximénez e Palomino Fino sono le varietà di uva che definiscono il carattere delle due regioni spagnole rispettivamente di Cordova e dell?Andalusia; ebbene proprio in questi luoghi così secchi ed afosi si producono i vini più rinomati del paese: lo Sherry (in spagnolo ?Jerez?) ed il Pedro Ximénez. Nel secolo XVI, molto prima che il mondo venisse a conoscenza del Rioja o del Ribera del Duero (due delle denominazioni d?origine più famose della Spagna), queste due bevande avevano già un enorme successo di esportazione, soprattutto verso il Regno Unito.

Fu precisamente il matrimonio tra la primogenita dei Re Cattolici Caterina d?Aragona ed il principe Arturo d?Inghilterra a potenziare il commercio di questi prodotti oltre frontiera. Al punto che molto tempo dopo, nel secolo XIX, lo Sherry rappresentava il 40% delle importazioni di vino dell?isola.

Per negligenza si è soliti confondere lo Sherry con il Pedro Ximénez, a causa del loro colore, praticamente identico,  e della loro vicina provenienza. Tuttavia le differenze tra i due non sono poche. Il primo è un vino secco da antipasti, elaborato con uva Palomino Fino; mentre il secondo è un vino dolce prodotto con la varietà Pedro Ximénez, ideale per accompagnare i dessert. L?unione tra le due bevande è dovuta solo alla loro terra, in quanto entrambe hanno bisogno di molte ore di sole e di poca acqua. Inoltre tutti e due sono prodotti fortificati, ciò significa che viene loro aggiunto dell?alcol vinico dopo la fermentazione e che entrambe vengono poi travasati in botti di rovere per l?invecchiamento in soleras.

Una volta nelle cantine, le botti vengono disposte in forma piramidale, lasciando sempre la più vecchia sotto e le più giovani in alto e, per il loro imbottigliamento, il cantiniere ne prende una porzione da ogni recipiente. Alla fine le botti vengono riempite utilizzando il vino più giovane. In questo modo lo Sherry ed il Pedro Ximénez si mantengono sempre freschi. Un Pedro Ximénez, per esempio, può rimanere in botte talmente tanto tempo, che ci sono ancora sul mercato delle etichette,con quotazioni altissime, della vendemmia del 1924.

Il vino Jerez (Sherry), elaborato sempre secco con la varietà di uva Palomino Fino, deve il suo nome al paese Jerez de la Frontera, nel sud della Spagna, in Andalusia. In generale, le cantine, appartenenti a delle grandi aziende, producono la bevanda solo in questa città ed in altri due paesi limitrofi: Sanlúcar de Barrameda e Puerto de Santa María.

Per tenere alta l?immagine, negli ultimi anni l?elaborazione dello sherry è regolata da una serie di norme, tra cui: limitare la quantità di vino che può essere venduto ogni anno da una cantina; proibirne la vendita all?ingrosso ed infine permettere l?inserimento dell?annata nelle etiichette dei vini premium.

Vini Tedeschi

 TAGS:Si è già ripetuto fino allo sfinimento che nel mondo è possibile produrre vino solo nei paesi che si trovano tra i 30 ed i 50 gradi di latitudine nell?emisfero settrentrionale e meridionale. Spagna, Italia, Stati Uniti, Argentina, Sudafrica, insieme ai più rinomati produttori di uva, sono compresi in questa striscia immaginaria che divide le zone più calde da quelle più fredde del globo.

Tuttavia, come sempre succede nella vita, quando si parla di ?regole? ci sono poi sempre delle eccezioni. La Germania per esempio, insieme ad altri paesi come Inghilterra e Canada, essendo la più settentrionale di tutte, riesce a trarre profitto proprio dalle gelide temperature tipiche del nord.

Come risultato della sua posizione geografica alquanto estrema, con temperature medie annuali molto basse ed una quantità di ore di luce al di sotto della norma, questi vigneti producono uve di un?acidità intensa e con difficoltà di maturazione. Per questo motivo i vini tedeschi vengono elaborati facendo loro conservare una leggera dolcezza in modo che lo zucchero compensi tale acidità ed apporti alla bevanda maggiore corposità. A tal punto che, anzicchè essere catalogati in base alla loro collocazione geografica, come avviene in Francia o in Italia, qui i vini si differenziano in base al livello di zucchero delle uve prima della fermentazione, oltre ad essere riconosciuti specialmente per le proprie etichette bianche della varietà di uva Riesling. Anche per gli esperti, i vini tedeschi dimostrano eleganza e, per questo motivo, valgono sul mercato molto di più di qualsiasi altra bottiglia dello stesso stile.

In Germania, i vini si dividono in 2 categorie:

  • La prima è quella dei vini da tavola, che comprende il Tafelwein, letteralmente ?vino da tavola?, ed il Landwein, ossia ?vino del paese?.
  • La seconda è quella dei vini di qualità, chiamati Qualitätswein bestimmter Anbaugebiete (QbA), ossia vino di qualità di una regione specifica, e Prädikatswein detto anche Qualitätswein mit Prädikat (QmP), che indica un vino con caratteristiche particolari le cui uve provengono da uno specifico distretto.

All?interno di quest?ultimo gruppo, è proprio il livello d zucchero a determinare lo stile del vino elaborato; ad esempio:

  • Kabinett, vini leggeri in cui risaltano l?acidità e la fruttuosità.
  • Spätlese indica che le uve sono state raccolte con ritardo e per questo possiedono un?alta concentrazione di zucchero.
  • Auslese, i cui acini vengono raccolti in piena maturazione ed hanno quindi una maggiore concentrazione di zucchero.
  • Beerenauslese, che è un vino prodotto con uve mature affette dal fungo Botrytis Cinërea, caratterizzato da un alto contenuto zuccherino e dal particolare aroma di muffa nobile (pourriture noble).

Cosa considerare nel degustare una grappa

 TAGS:Poichè i gusti basilari vengono mascherati dall?alcol e gli aromi stessi devono essere differenziati su di un fondo intensamente alcolico, il degustatore dovrà mettere in gioco tutta la sua abilità e concentrazione nel praticare la degustazione della grappa. Una volta superato l?impatto iniziale, si apre un mondo di sensazioni molto diverse rispetto a quello del vino, però con la stessa complessità e lo stesso mistero.

La vista non ha la medesima importanza che ha nel caso del vino. Qui si cerca semplicemente la trasparenza perfetta, che può naturalmente presentare diverse gradazioni di brillantezza. Dato il processo di elaborazione, in cui si cerca la purificazione attraverso la distillazione, solo un grave difetto può arrecare alla grappa torbidità o addirittura la comparsa di un velo.

La grappa, senza eccezione alcuna, all?origine è incolore poichè i colori provenienti dall?uva non passano attraverso la distillazione. Quindi solo le grappe invecchiate in botti di rovere presentano colori che variano dal giallo molto pallido all?ambra scuro, in base al tipo di legno utilizzato e al periodo di permanenza in esso. Inoltre a volte le grappe vengono colorate artificialmente con il caramello e si differenziano dalle altre proprio per il colore e per l?assenza di caratteristiche aromatiche dovute al contatto col legno.

La grande concentrazione di alcol etilico della grappa fa sì che alcune sostanze siano più volatili. Per questo alcuni aromi che possono essere presenti nei vini qui sono molto più amplificati. Ma allo stesso tempo l?alcol aggredisce le mucose olfattive, affaticando l?olfatto e rendendolo meno sensibile. Per questa ragione il contatto diretto con la narice dovrà avvenire una o due volte facendo molta attenzione a non affaticare l?olfatto, soprattutto quando ci si trova ad una degustazione e bisogna provare più di una grappa.

Nella grappa, così come nel vino, ritroviamo aromi primari (provenienti dalla frutta), secondari (dalla fermentazione) e terziari (dall?invecchiamento). Nel caso delle grappe aromatizzate, ritroveremo inoltre aromi quaternari proveniente dalle sostanze aggiunte. Nelle grappe è molto importante la percezione retronasale dell?aroma. Si tratta dell?odore che si percepisce una volta che la bevanda sia già entrata in bocca, nel momento in cui si rilascia l?aria dalle narici. Infatti, una volta passato per la bocca, l?aroma dell?alcol già non risulta essere così aggressivo per le mucose nasali ed è quindi in questo momento che si può sentire meglio la complessità degli aromi della bevanda stessa.

In base alla o alle varietà di uva presenti nella vinaccia, nell?aroma della grappa potremo incontrare profumi fruttati (mela, banana, fragola, frutta esotica), noci, fiori, così come possono essere presenti anche aromi sgradevoli, considerati difettosi, come di umidità, di acido acetico, di cera, di sudore, di stantio e così via. L?aroma verrà valutato per la sua intensità, raffinatezza, candidezza, complessità e persistenza.

Vini del Sudafrica

 TAGS:La prima elaborazione di vino realizzata in Sudafrica avvenne nel febbraio del 1659. Gli inizi non furono certamente facili in quanto i coloni olandesi non avevano nessuna conoscenza su come coltivare l?uva e produrre il vino.

La salvezza del vino giunse dal nord: tra il 1680 ed il 1690 arrivò a Città del Capo un gruppo di rifugiati francesi, gli ugonotti, che portò con sè la tradizione vinicola francese, adattandola alle condizioni della regione in cui si trovavano. La grande varietà di climi e terreni di Città del Capo fu il primo ostacolo da superare, insieme alla mancanza di mercato per l?esportazione del vino. Quest?ultimo punto si risolse da solo. L?occupazione inglese nella prima metà del secolo XIX aprì al Sudafrica il mercado più importante: quello inglese per l?appunto.

Numerose furono le traversie climatiche, economiche e politiche che si succedettero, tra cui la fillossera; tuttavia, nel corso del secolo l?industria del vino sudafricano si è andata a poco a poco consolidando, migliorando la qualità dei propri prodotti e producendo alcuni tra i più famosi vini del mondo.

Varietà di vini sudafricani

In Sudafrica si trovano le varità di uve più comuni al mondo, ChardonnayGewürztraminer, Pinot Grigio, Sauvignon Blanc, Sémillon, Trebbiano, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Shiraz, così come altre varietà meno comuni o persino create nella regione stessa.

Le varietà più rare:

  • Cape Riesling, una delle migliori varietà del Sudafrica, identificata come il Crouchen blanc francese.
  • Chenel, un incrocio locale tra Chenin Blanc e Ugni Blanc.
  • Chenin Blanc, conosciuta anche come Steen, che dà vini freschi, fruttati, facili da bere.
  • Clairette Blanche, una delle varietà preferite tra i prodotti sudafricani che dà vini a basso contenuto alcolico e a bassa acidità. Nonostante non venga impiegata per elaborare vini monovarietali, è un componente fondamentale di molti vini.
  • C?è poi Bukettraube (creata in Germania), Colombard, Emerald Riesling, Moscato di Alessandria (o Zibibbo), che si chiama Hanepoot, Muscadel, Palomino, Rhine Riesling.
  • Cinsaut, una varietà versatile conosciuta precedentemente come Hermitage, la cui area di coltivazione diminuisce però giorno dopo giorno.
  • Pinotage, incrocio locale tra Pinot Noir e Cinsaut (Hermitage), che dà vini corposi e fruttati che hanno bisogno di 2 o 3 anni per raggiungere la loro perfetta pienezza.
  • Souzao, varietà di origine Portghese che dà vini di un?eccelente intensità di colore.
  • Altre varietà rosse: Gamay Noir, Muscadel Red, Tinta Barocca, Zinfandel.

Guida utile per comprare e bere vino

 TAGS:Fa une settimane abbiamo dato alcune indicazioni su come scegliere un buon vino, però non tutte, chiaramente. Quindi continuiamo su questo stesso tema.

I vini creati per essere conservati sono in netta minoranza. La maggior parte delle etichette sul mercato sono disegnate per essere utilizzate in un periodo massimo di 2 anni; ciò avviene con la maggior parte dei vini bianchi e dei rossi denominati giovani. Ad esempio, quando i produttori stabiliscono unicamente l?uva e la data di raccolta, stanno comunicando che il vino è stato prodotto per essere consumato in meno di 2 anni. Di solito, detti vini sono molto leggeri, fruttati, e facili da bere. Se, oltre all?anno e all?uva, sull?etichetta è specificato che il vino è riserva, ciò significa che esso è stato conservato per almeno 6 mesi in recipienti di legno, normalmente botti di rovere francese o americano, prima della sua messa in vendita.

In generale, quanto più tempo il vino abbia trascorso nel legno, tanto più sarà costoso. Questo tipo di invecchiamento gli dà maggiore longevità e per di più aumenta il contenuto di tannini, una componente che è strettamente relazionata con la sensazione di astringenza nella bocca.

Un vino riserva può conservare le sue proprietà tra i 3 ed i 5 anni, nonostante ci siano delle eccezioni. Infine ritroviamo i vini da conservazione, pensati per essere consumati almeno 6 anni dopo la loro produzione (alcuni lanciano sul mercato questi vini con un invecchiamento sufficiente a renderne possibile il consumo già al momento dell?acquisto).

Nel cosiddetto Nuovo Mondo vitivinicolo (America, Australia o Sudafrica, tra gli altri), nonostante non esistano delle regole che identifichino legalmente i tipi di vino messi sul mercato, ci sono condizioni che si ripetono e che mirano a dare al consumatore degli indizi riguardo alla propia elaborazione. Quando un?etichetta indica “varietale” significa che il vino viene prodotto da un unico vitigno, come ad esempio il Tannat o il Cabernet Sauvignon. Al contrario, le bottiglie prodotte con 2 vitigni si chiamano “bivarietali”, mentre i vini blend (o assemblaggio o cuvée) sono quelli in cui sono stati mischiati 3 o più tipi di uva.

Regole di consumo: i calici di vino

I dubbi vengono sempre dalla tavola: Che tipo di calice dobbiamo usare per il vino e qual?è il limite della sua servita? Pur essendoci calici disegnati appositamente per risaltare al massimo l?aroma o la fragranza per ogni tipo di varietà (ad esempio per lo Chardonnay, il Merlot o il Syrah), di solito se ne scelgono tra 3 tipi:

  • Standard da 125 ml
  • Generoso da 175 ml
  • Grande da 250 ml

In tutti i casi, oltre al recipiente, ciò che è più indicato fare al momento di versare la bevanda è riempirlo fino a ricoprire un quarto del suo volume. In questo modo sarà possibile aerare il liquido per farne volatilizzare gli odori senza rischiare di rovesciarlo.

Riguardo alle forme dei calici, ogni tipo di vino richiede una forma speciale per migliorarne il sapore e l?aroma:

  • Per i vini bianchi o rosè (che devono essere bevuti freschi) si usano coppe alte con lo stelo sottile. Così, se si prendono dal piede, la mano non toccherà la coppa e non riscalderà il vino.
  • Per i vini rossi corposi, sono ideali le coppe a piede corto.
  • Per i vini rossi leggeri, i calici più appropriati sono panciuti e più ristretti verso l?alto.
  • Per gli spumanti/champagne ed i vini frizzanti, i calici ideali sono alti e stretti.

Vigneti nuovi e vecchi

 TAGS:Uno dei misteri più affascinanti del vino sta nella sua costante evoluzione. La stessa bottiglia, provata a distanza di giorni, può avere sfumature molto differenti. Ciò avviene perchè all?interno del vino albergano miriadi di batteri che si sviluppano, si trasformano, cambiando a loro volta le caratteristiche del vino stesso.

Anche nelle botti avvengono importanti cambiamenti poichè il contatto del vino con il legno fa sì che le particelle della botte si disperdano e vengano assorbite dal liquido.

Tuttavia uno dei cambi più importante ma meno noti è quello che avviene nella vite stessa che, col passare degli anni, va producendo uve con diverse caratteristiche. Ciò fa sì che ogni anno il vino sia unico ed irripetibile, perchè quei determinati fattori non saranno mai più perfettamente uguali.

Qual?è il segreto di una buona raccolta? L?uva deve crescere con i nutrienti metabolizzati dalla pianta. Ciò vuol dire che, se ad una vite diamo acqua e sali con generosità, le uve cresceranno grandi e cariche di succo ma questo succo conterrà acqua e sali; al contrario, se un vigneto è carente di acqua, per alimentare il frutto la pianta dovrà metabolizzare lentamente ogni singola molecola di acqua che le radici incontreranno nel terreno e quindi l?uva crescerà poco e scarseggerà ma in compenso sarà ricca di tutte le proprietà del vitigno.

Nei primi anni di un vigeto, le viti producono uve in abbondanza. Sono dei frutti grandi e belli, con molto zucchero e davvero gustosi al palato. Tuttavia, non è raccomandabile utlizzarle per la produzione del vino poichè queste uve hanno pochi nutrienti rispetto ad una pianta troppo giovane in cui la linfa circola velocemente e con facilità. Se ci si producesse del vino, quest?ultimo sarebbe con molta probabilità molto acido e poco saporito.

Per molto tempo è stato ritenuto opportuno non utilizzare nella vinificazione uve provenienti da vigneti che avessero meno di 5 anni. Oggigiorno, con le nuove tecniche di cura dei vigneti si è riusciti ad accellerare lo sviluppo della pianta al punto che vigneti vecchi di appena 3 anni potessero produrre vini più che accettabili.

Per un vigneto, la maggior produzione di uva avviene fino ai 20 anni. Normalmente si deve “potare l?uva” ossia tagliare i grappoli prima del tempo affinchè la pianta produca meno ma con più qualità. I frutti continueranno cosí ad essere grandi e carichi di nutrienti.

Dopo i 30 anni, ci troviamo di fronte a quelli che vengono considerati vigneti ?vecchi?. Indipendentemente dalla ricchezza del terreno, la pianta è già stata sottoposta a numerevoli potate e le sue ?arterie? non funzionano con la stessa facilità di prima, cosicchè il passaggio della linfa al frutto diventa lento e difficile e di conseguenza i grappoli sono pochi, piccoli e carichi di tannini. Ê difficile produrre vino dai vigneti più vecchi poichè, tra le tante ragioni, si ha bisogno di uno spazio maggiore per ottenere la stessa quantità di vino anche se la qualità aumenta rispetto a quando lo stesso vigneto era più giovane.

Ciò non vuol dire che i vini provenienti dai vigneti più vecchi siano sempre migliori perchè, oltre all?età, anche lo stato di conservazione ha un?enorme importanza. Che lo raccontino a George Clonney…

In Spagna ci sono vari vini di vigneti vecchi che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. Tra di essi, il primo passo è stato fatto dal “Baltasar Gracián Garnacha Viñas Viejas 2007“, de Bodegas San Alejandro, in Calatayud, di cui Robert Parker disse che era incredibile che un vino così eccellente costasse meno d 3 dollari (all?epoca).

Attualmente sono molte le cantine che lasciano invecchiare le loro viti migliori per elaborare questo tipo di vino ed esistono già dei vini rossi considerati imprescindibili come il Leda Viñas Viejas 2004, un tempranillo della Ribera del Duero, o il Dominio de Tares Cepas Viejas 2008, un meraviglioso mencía del Bierzo.

Tra i vini bianchi, nonostante sia meno comune trovarne di vigne vecchie, segnaliamo il V3 Viñas Viejas Verdejo 2009, un vino Verdejo in Rueda che vi sorprenderà senza alcun dubbio..

Per finire, una frase di sir Francis Bacon: “Vecchio legno da bruciare! Vino vecchio da bere! Vecchi amici di fiducia! Vecchi autori da leggere!