Ulteriori benefici della birra (se avevi dubbi)

 TAGS:undefinedÈ arcinoto che la birra e alcune altre bevande con gradazione alcolica, come il vino, sono buone per la salute in generale, sempre che non si abusi di esse. Abbiamo già parlato più volte dei suoi benefici sulla salute e oggi, nel caso in cui aveste dei dubbi, vogliamo rafforzare queste teorie e dirvi di più dei privilegi della birra.

È a basso contenuto calorico e nutriente

Anche se generalmente si pensa diversamente, la birra è tra le bevande alcoliche più leggere che esistano, dato che possiede mediamente 43kcal per 100 ml e contiene vitamina B, fornisce acido folico e una piccola quantità di carboidrati, per non parlare di minerali come magnesio e calcio, fibre e antiossidanti. Non bisogna quindi meravigliarsi che i Vichinghi bevessero birra come parte della loro dieta.

Aiuta a prevenire le malattie

Vari studi medici negli ultimi anni hanno dimostrato che il consumo moderato di birra può aiutare a prevenire e controllare il diabete. I composti polifenolici, i minerali e le fibre e la sua bassa gradazione alcolica aiutano a proteggersi dalla malattia. Inoltre, è stato anche trovato come rimedio per prevenire le malattie neurologiche come l’Alzheimer, a causa del silicio che si trova in essa. In realtà, lo stesso silicio ha un effetto positivo sulle ossa e, in generale, nella prevenzione dell’osteoporosi.

Miglioramento della qualità della vita

A causa della presenza importante di antiossidanti, la birra impedisce alle cellule nel nostro corpo di invecchiare a un ritmo accelerato, proteggendoci da malattie degenerative o che diminuiscono la nostra qualità della vita. Inoltre, gli antiossidanti mantengono il nostro cuore sano e contribuiscono ad aumentare il colesterolo buono, che ci protegge da problemi cardiovascolari.

Come per tutto, un abuso di birra può causare danni importanti alla nostra salute e al nostro benessere, ma un bicchiere ogni tanto permette di godere della vita. Ora si, possiao brindare… Salute!

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Fabbrica Pedavena Rossa Dolomiti 75cl

Il gin tonic, il cocktail alla moda

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Dopo la vodka oppure il rum con il cocktail mojito, il gin e soprattutto il gin tonic invadono i bar di tutto il mondo.

Il numero dei marchi di gin e d’acqua tonica vola via. Senza parlare degli accessori, delle piante e dei profumi indispensabili alla riuscità di un buon gin tonic.

È Meglio chiedere consiglio al barista sulla scelta del gin per il vostro gin tonic. Il gin è come il vino, ne esiste per tutti i gusti: classici, citrici, con sapori erbacei, florali o speziati.

I differenti tipi di gin

I gin classici sono quelli in cui domina il sapore del ginepro e si accordano con le note citrici di scorza di agrumi. I gin citrici sono principalmente a base di agrumi. I gin con sapori erbacei sono potenti e profumati: le erbe aromatiche essendo importanti nella sua composizione. I gin con sapori floreali sono meno asciutti e sono composti da fiori come la rosa. Infine, i gin speziati sono quelli elaborati con cannella, noce moscata, pepe ed altre radici.      

Nel gin tonic, ovviamente il gin è importante. Ma anche l’acqua tonica, il bicchiere ed il ghiaccio giocano un ruolo importante nel gusto del cocktail.

Le diverse acque toniche 

Le acque toniche si sono sviluppate ed adattate ai diversi gin ma anche ai gusti e alle domande dei consumatori. La più classica e nota è la Schweppes: ha saputo rinnovarsi con la sua gamma di acque toniche aromatizzate allo zenzero, al pepe rosa, ai fiori d’arancio etc.Tuttavia, molte altre acque toniche sono apparse come l’Indian Tonic, l’Original, la Fever-Tree, la Nordic etc. Ciascuna tonica concorda con uno stile di gin.

Però, non ha senso avere un buon gin ed una buona acqua tonica che si accordino perfettamente, se non avete i bicchieri ed il ghiaccio adeguati: è un peccato. Il bicchiere indispensabile per un gin riuscito è un bicchiere ballon oppure tumbler. Un bicchiere di grande capacità nel quale si può mettere molto ghiaccio, tipo cubetti di ghiaccio. Se avete tutto questo, non rimane quindi che trovare il kit del perfetto barista con un cucchiaio a spirale e delle spezie che farano del gin tonic un imprescindibile dei pranzi tra amici. Il gin tonic è un digestivo eccelente quando è ben dosato.

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Vino biologico o biodinamico, qual è la differenza?

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Oggi, esiste un crescente interesse per i vini biologici e/o biodinamici. Però qual è la differenza tra i due?

Prima di tutto, i termini “organico”, “ecologico” o “biologico” sono considerati sinonimi in Europa. Tutti i vini biologici o biodinamici “certificati” devono avere un logo, una etichetta permettendo la loro identificazione al consumatore.

I vini ecologici o biologici

Provengono dall’agricoltura biologica. La conduzione del vigneto avviene seguendo tecniche agricole che escludono alcuni concimi e pesticidi (fertilizzanti, erbicidi, insetticidi). Gli organismi e sostanze transgenici, gli additivi, i coloranti ed i conservanti sono vietati anche. Viene poi il lavoro in cantina. Si deve diminuire il livello di SO2 e di alcune altre sostanze chimiche. Tuttavia si può usare alcuni lieviti selezionati (chimici) ed altri trattamenti.

 I vini biodinamici 

Questi vini provengono dall’agricoltura biodinamica : un concetto esistente dall’inizio del secolo scorso. Il vigneto oppure la terra sono considerati come essere viventi. L’obiettivo è che la vite sviluppa le sue proprie difese immunitarie contro i microbi, gli insetti, le malattie. Come? Favorendo la biodiversità ed i microrganismi. Questo lavoro continua poi in cantina e nel modo di vinificare i vini. Le tecnologie ed i trattamenti chimici non sono autorizzati, il tasso di SO2 deve essere debolissimo all’imbottigliamento e soprattutto, i lieviti indigeni o naturali non sono autorizzati per la fermentazione alcolica.

Oggi, in molte tenute che elaborono vini biologici o biodinamici, il concetto va al di là delle norme europee. È una filosofia, uno stile di vita. Le tecniche di lavorazione delle vigne sono più difficili. Molte volte, l’aratura della vigna viene effettuata con cavalli o a mano. I rendimenti sono più bassi. Però i vini sono autentici, con una vera personalità e un carattere locale tipico.

 

 

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Tutto quello che si deve sapere sui vini rosati

 TAGS:undefined              Nel 2014, il consumo mondiale di vini rosati ha raggiunto 22,7 Mio hl.

Ogni estate, i vini rosati hanno il posto d’onore. Ideale da bere con la grigliata di carne oppure durante un picnic, è indispensabile all’ora dell’aperitivo : il vino rosé è il simbolo dell’estate. Chiaro o scuro, c’è un rosato per tutti i gusti.

Come si ottiene un vino rosato?

Il rosato è prodotto a partire da vitigni a bacca nera, il colore del vino è dato dalle bucce. Quindi, non esiste un vitigno specifico “rosato” ma ci sono delle varietà più utilizzate di altre per produrre vino rosé. Le uve usate per il rosato in Italia sono quindi essenzialmente a bacca nera, si usa soprattutto il vitigno Negroamaro in Puglia, il Malvasia rosa nel Lazio, il Sangiovese in Toscana, il Montepulciano in Italia centrale oppure il Merlot, uva originaria di Francia, coltivata in tutta Italia. Esistono due tecniche per ottenere un vino rosato : la pressatura diretta delle uve oppure il cosiddetto saignée, comunemente noto come sanguinamento o salasso.

La pressatura diretta consiste nel spremere le uve senza preliminare macerazione. Senza quest’ultima fase è difficile di estrarre i pigmenti coloranti della buccia. Il vino ottenuto sarà quindi molto pallido.

Il sanguinamento o salasso, invece, consiste nell’effettuare la macerazione delle bucce con il succo. È lo stesso processo usato che per i vini rossi, anche se la macerazione per il rosato è molto più breve e dura poche ore – per il vino rosso parliamo di giorni-. Il colore del vino rosato sarà quindi più scuro con questo metodo.

I rosati chiari sono più leggeri dagli altri?

Il colore può essere fuorviante, non fatevi ingannare! Però una cosa è certa, un vino rosato più scuro sarà più aromatico da una vino rosato chiaro.

I rosati di Puglia

La Puglia è nota per essere una terra di grandi rosati. Dalla Daunia al Salento, questa zona del Sud d’Italia produce la maggior parte dei vini rosati della peninsola e sono tra i più premiati d’Italia.

 

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In quali paesi è più caro comprare vino

 TAGS:undefinedQuando viaggiamo, una delle cose che ci colpisce dei posti che abbiamo visitato sono le differenze di prezzo nei prodotti di consumo. È facile trovare sorprese nelle cose di ogni giorno, come i trasporti pubblici, il cibo e, naturalmente, le bevande alcoliche e il vino.

L’azienda MoveHub ha recentemente condotto uno studo sul prezzo medio di una bottiglia di vino in diverse parti del mondo, preparando, secondo i dati forniti dal California Wine Institute, una classifica dei paesi più cari.

Il risultato, che proviene dalle statistiche dei cinque continenti, mostra una chiara tendenza nel trovare i vini più costosi in destinazioni turistiche come i paradisi fiscali di lusso e i paesi ricchi di petrolio del Medio Oriente, mentre in Europa in generale, il vino è più conveniente, eccetto in Islanda, dove il prezzo medio di 19,42 euro lo rende il terzo paese più costoso del mondo.

Ecco la top 3 dei paesi dove il costo di una bottiglia di vino risulta essere più proibitivo:

  1. Isole Marshall. Questo arcipelago nel mezzo dell’Oceano Pacifico detiene il record di prezzo medio a bottiglia, a 21,78 euro. Dato che per arrivarci si deve percorrere letteralmente mezzo mondo, non crediamo che questo prezzo sia poi così proibitivo per coloro che si recano in questo luogo.
  2. Indonesia. Un po ‘più vicino, ma non troppo, questa isola situata tra il sud-est asiatico e l’ Oceania è al secondo posto, a 20.51 euro.
  3. Islanda. Sapevamo che il merluzzo islandese è caro, ma pare che anche il vino che lo accompagna è piuttosto costoso, con un prezzo medio di 19,42 euro.

Gli altri paesi che completano la top 10 sono Singapore, a 19.36 euro, la Giordania, aa 18,82 euro, il Qatar, a 18,31 euro, le Isole Cayman, a 17,80 Euro, le Maldive, a 17.49 euro, gli Emirati Arabi, a 16.96 euro e per ultima, Aruba, a 16,63 euro.

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Abitudini salutari

 TAGS:undefinedOra abbiamo bisogno di più salute per rimettere in sesto il corpo. Per sentirsi meglio con abitudini sane ecco le nostre raccomandazioni.

Dieta mediterranea

Gli esperti raccomandano la dieta mediterranea come un esempio per un’alimentazione varia e sana, dato che si tratta di frutta, vino, noci e pesce. Sul sito della Fondazione per la dieta mediterranea vi sono diverse ricette che vanno bene per seguire questa dieta a casa.

Aumento del consumo di pesce

Secono i medici e l’Organizzazione Mondiale della Sanità nei paesi mediterranei si consiglia il consumo di pesce dalle 3 alle 4 volte a settimana. Esso fornisce vitamine e minerali, omega 3 e la protezione da varie malattie, oltre a prevenire i rischi cardiovascolari.

Frutta in abbondanza

Oltre al pesce, la frutta è perfetta per migliorare la salute del corpo. Si consiglia di magiare cinque frutti al giorno, il che a volte può essere difficile, ma non se consideriamo succhi di frutta e frullati.

Meno tabacco e alcol

Il consumo di tabacco e di alcol aumenta il rischio di malattie cardiache e di diabete. Un bicchiere di vino al giorno è sufficiente per proteggere il corpo da malattie cardiovascolari.

Sport e molto altro ancora

L’esercizio fisico è un’altra proposta che molte persone si impongono ogni volta che inizia un anno. Non si tratta solo di fare palestra, sollevamento pesi fare esercizi ogni giorno e finire senza forza. Ci sono molti modi per fare movimento come salire le scale, ballare, andare in piscina o a piedi al lavoro.

Riposo e benessere

La salute è dentro e fuori. Relax, benessere e l’assenza di stress sono fondamentali per sentirsi meglio. Dormire una media di 8 ore al giorno, praticare yoga, meditare o ridere rappresentano quello che ci serve per acquisire sane abitudini.

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Scegli un vino come fossi un esperto

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Non c’è dubbio che, avere conoscenza del vino è diventato un requisito indispensabile in qualsiasi momento di aggregazione sociale. Dalle cene intime nei ristoranti alle riunioni di famiglia intorno al tavolo, tutti abbiamo bisogno di sapere scegliere il vino giusto per l’occasione. In questa situazione, molte persone sono costrette a simulare la loro saggezza in questa materia, soprattutto quando si trovano di fronte la lista nel menu di un ristorante.

Pertanto, su Uvinum vogliamo dare preziosi consigli per scegliere il vino come esperti: scegli la bottiglia più economica sul menu. E non si tratta di un atteggiamento avaro, ma di un suggerimento che arriva da professionisti del settore come il critico gastronomico Jay Rainer, o da autori come Madeline Puckett e Justin Hammack.

Perché optare per l’opzione più economica? Questi esperti forniscono i seguenti argomenti a sostegno della loro teoria:

1. Non cadere nello snobismo

I prezzi elevati di alcune bottiglie sono solo una conseguenza dello snobismo. Si tratta di denominazioni di origine e di varietà che hanno ottenuto una certa fama che fa salire la domanda aumenta e aumentare i prezzi. Tuttavia, queste denominazioni di origine o uve non sono di solito le più esaltanti o innovative, anzi, i vini delle regioni meno conosciute hanno un grande potenziale ancora da scoprire.

2. Pensare globalmente, mangiare localmente

Questo vale anche per prodotti stranieri, che tendono ad avere un certo prestigio per il semplice fatto di essere in un altro paese. Le spese di trasporto e di distribuzione spesso aumentano in modo significativo i prezzi di questi vini, il che attribuisce erroneamente più qualità al prodotto. Invece, i vini locali sono spesso le opzioni più economiche, e la qualità è di solito simile o addirittura superiori a quella dei vini stranieri.

3. Accetta raccomandazioni

Infine, è sempre consigliabile accettare consigli da un buon sommelier. In questo modo è possibile scoprire vini che non mai sentiti prima. Se non ti fidi della raccomandazione del sommelier o del cameriere del locale in cui ti trovi, è sempre possibile trovare informazioni su siti Internet specializzati come Uvinum prima di ordinare una bottiglia.

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Quali vini servire con un piatto di formaggi ?

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In molti casi, ci sbagliamo e non scegliamo il buon vino con il formaggio. Pensiamo ad un vino rosso potente perchè i formaggi sono odorigeni. Però è un errore. Infatto, in numerosi casi, sono i vini bianchi che accompagnano meglio un piatto di formaggi.

Quali vini e con quali formaggi?

Con i formaggi di capra (Crottin, Brousse) si deve scegliere un vino bianco secco come un Sancerre, un Muscadet, un Chablis, un Sauvignon blanc de Bordeaux oppure un Chenin.

Con i formaggi a pasta cotta (Comté, Beaufort, Gruyère), il meglio è di servire un vino giallo o un vino bianco del Jura. Ma è anche possibile di prendere un chardonnay di Borgogna.

I formaggi a pasta molle (Époisses, Munster, Maroilles, Pont-l’Évêque): sono formaggi potenti ed aromatici che richiedono vini aromatici di carattere. Un Gewurztraminer, un Muscat, un Pinot Blanc di Alsazia, un chardonnay legnoso oppure un Viognier du Rhône.

Con i formaggi a pasta fiorita (Camembert, Brie, Saint-Nectaire) gli appassionati di vini rossi saranno felici. Con questi ultimi alcuni vini rossi come il Beaujolais, il Gamay d’Anjou oppure il Pinot Noir si accordano perfettamente. Nonostante, i vini bianchi elaborati a partire da Sauvignon Blanc come il Sancerre o il Pinot Blanc vadano anche bene.

I formaggi a pasta erborinata (Roquefort, Fourme d’Ambert), normalmente, sono formaggi che i sommelier abbinano con dei vini liquorosi come un Sauternes, un Coteaux-du-Layon, un Montbazillac. Ma si abbinano anche molto bene con dei vini come il Maury, il Rivesaltes ed il Porto.

Quale vino con un piatto di formaggi vario?

Il più comodo è di aprire un vino bianco non troppo potente ma un po’ aromatico come un chardonnay di Bourgogne o un sauvignon bianco della Loire. Se preferite un vino rosso, scegliete piuttosto un Pinot noir di Bourgogne, un Gamay del Beaujolais o della Loire. Comunque, se volete assolutamente servire un vino rosso con il vostro piatto di formaggi, scegliete un vino con meno tannini possibile.

Potete anche scegliere i formaggi in funzione del vino. Inoltre, anche i formaggi hanno una stagione e non si mangiano durante tutto l’anno: chiedete consiglio al vostro formaggiaio! 

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Le sei uve più utilizzate nell’elaborazione del Porto

 TAGS:undefinedAnche se il Porto non è così popolare come vini quali Cabernet Sauvignon o Pinot Noir, non dobbiamo perdere l’opportunità di assaggiare questo vino e imparare un po’ di più su di esso. Il vino Porto o non proviene esattamente da un’ uva “nobile”, bensì è una miscela fatta da sei uve principali che contribuiscono alla maggior parte della produzione di questo tipo di vino.

1. Touriga Nacional: senza dubbio l’uva più affidabile di tutto il repertorio, la preferita di molti produttori e agricoltori e la che viene utilizzata più spesso sia per la realizzazione del Porto sia per altri vini da tavola. L’uva ha una pelle spessa e scura che permette di ottenere vini molto scuri e concentrati.

2. Touriga Francesa: è l’uva raccolta nella regione del Douro, la regione più grande e importante per i vigneti e interessata alla viticoltura. È molto simile al Touriga Nazionale, e produce vini più aromatici.

3. Tinta Roriz: quest’uva porta una complessità aromatica per il mix non essendo nata in Portogallo. Viene dalla stessa varietà del Tempranillo, che ha origine nelle regioni di La Rioja e Navarra in Spagna.

4. Tinta Barroca: è originaria della regione del Douro, è la terza varietà raccolta e dà la un aroma profondo al Porto. Tuttavia, deve essere miscelato con uve più acide perché è molto dolce e contiene alti livelli di zucchero.

5. Tinto Cão: letteralmente significa “cane rosso” ed si pensa sia il ceppo più antico della regione, che si è adattato bene al clima secco e molto caldo del Douro. Può essere raccolta molto bene anche in terreni poveri e genera elevati livelli di acidità.

6. Tinta Amarela: noto anche come Trincadeira, è indigena del Portogallo, ma non è nativa della regione del Douro. Oggi, è specie rara perché il clima non favorisce il suo raccolto. Tuttavia, se usata in miscele porta un aroma dolce di ciliegia.

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Come sono i vini croati?

 TAGS:undefinedLa Croazia ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom turistico, con un conseguente successo dei suoi vini che stanno raggiungendo picchi precedentemente inimmaginabili di riconoscimento internazionale. Con una lunga storia di produzione di vino, paragonabile a quella dei paesi del bacino del Mediterraneo, i vini croati erano ben noti in tempi diversi: Ma le invasioni ottomane, le guerre mondiali, il comunismo e i conflitti all’interno della ex Jugoslavia li hanno fatto cadere nel dimenticatoio.

Per decenni, la produzione di vino croato si è semplicemente divisa in “costiera” e “continentale”, ma pochi anni fa un gruppo di produttori, sommelier ed esperti hanno creato un nuovo sistema che mette in evidenza quattro regioni divise a loro volta in 12 sottoregioni e 66 denominazioni di origine. Il paese dispone di 64 vitigni autoctoni, con una significativa presenza di Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Chardonnay.

Dalmazia

Questa è l’area più a sud, con clima ideale soleggiato e caldo per la coltivazione di vini bianchi, ricchi e fruttati prodotti con uve Posit, Debit e Maraština. I vini rossi comprendono varietà come Babic e Plavac, con le molto importanti denominazioni di origine della penisola di Peljesac e le sub-regioni del Dingac e Postup.

Istria e Quarnero

Situata nel nord-ovest del paese, è una regione conosciuta come “l’altra Toscana” e comprende le isole di Quarnero. E ‘nota per i suoi vini bianchi rinfrescanti, ideali per accompagnare frutti di mare, elaborati con Malvasia Istriana e realizzati con Zlahtina. I vini rossi sono prodotti sostanzialmente con Teran e alcune varietà internazionali.

Highlands

Nel centro del paese, al confine con la Slovenia e l’Ungheria, questa regione produce bianchi elaborati con Sauvignon Blanc, Moscato, Riesling, Pinot Grigio, Sylvaner, Gewürztraminer e Chardonnay, oltre ad alcuni vini rossi da uve Pinot Nero e ottimi vini dolci e ghiaccio.

Slavonia e Danubio

Infine, la regione della Slavonia e del Danubio è nota per il suo bianco secco Grasevina, conosciuto altrove come Welschriesling o Riesling Italico. Vi si producono alti vini bianchi, preparati da uve Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon Blanc, e rossi elaborati con Blaufrankish e altre varietà internazionali.

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