Quando il vino è patrimonio dell’umanità

Il 18 Aprile si celebra la Giornata Internazionale dei Monumenti e dei Siti, istituita nel 1983 dall’Unesco – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Lo scopo di questa ricorrenza è quello di far riflettere sull’importanza del valore formativo ed educativo del patrimonio culturale mondiale.

L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti proclamati “patrimonio dell’umanità”, ben 54, e tra questi rientrano anche tre importanti regioni vinicole.

Giornata Internazionale dei monumenti e dei siti: i vini patrimonio dell'Unesco

Langhe-Roero e Monferrato

Risale al 2014 la decisione di proclamare i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato patrimonio dell’umanità. A rendere possibile questo riconoscimento sono state le colline ricoperte di vigneti, i borghi e le cantine secolari, le torri e i castelli di origine medioevale, l’armonia e l’equilibrio dei paesaggi piemontesi.

L’elenco dei paesaggi comprende la Langa del Barolo che, come suggerisce il nome, è la culla di uno dei vini migliori al mondo; le colline del Barbaresco, che comprende vigneti prevalentemente coltivati a Nebbiolo da cui si produce, neanche a dirlo, il celebre Barbaresco; il Castello di Grinzane Cavour, acquistato dallo statista Camillo Benso Conte di Cavour, il quale si occupava personalmente della sua vigna; la zona di Canelli, dove si coltiva il Moscato Bianco da cui si produce lo spumante Asti; l’area di Nizza Monferrato, “capitale” del Barbera; il Monferrato degli Infernot, dove si possono visitare vecchie cantine profonde diversi metri, scavate direttamente nella roccia.

Pantelleria e lo Zibibbo

Sempre nel 2014, l’isola di Pantelleria ha ricevuto il titolo di patrimonio dell’umanità per la caratteristica coltivazione ad alberello dell’uva Zibibbo. Dalle uve Zibibbo si ottiene il famoso Moscato di Pantelleria, uno dei migliori vini da meditazione del Bel Paese.

Questa pratica vuole che la piantina venga inserita in una buca profonda 20 centimetri, in modo da poter assorbire una maggior quantità di acqua e resistere ai venti marini. La raccolta, esclusivamente manuale, inizia nella seconda metà di agosto: per la comunità locale, i giorni della vendemmia rappresentano un’occasione per riunirsi e festeggiare.

Quello ad alberello è un metodo di coltivazione che avviene in condizioni climatiche estreme e che viene tramandato oralmente di generazione in generazione; un patrimonio culturale da salvaguardare e da trasmettere alla future leve di vignaioli.

Le Cinque Terre e lo Sciacchetrà

“Da qui i vigneti illuminati dall’occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino.” Così scriveva Francesco Petrarca a proposito dei vigneti delle Cinque Terre.

Tra le caratteristiche del panorama di quest’angolo di Liguria, ritroviamo i ripidi terrazzamenti dove ancora oggi viene coltivata la vite da parte di viticoltori “eroici” – o “angeli matti”, come li definisce il critico enologico Luigi Veronelli. I vigneti crescono su pendii scoscesi a picco sul mare e sono raggiungibili solo grazie ad un trenino a cremagliera, con rotaie a base dentata adatte ad affrontare le pendenze.

Il frutto di questo sforzo è lo Sciacchetrà, un vino passito DOC più unico che raro, dolce, profondo e speziato, decantato da poeti come Boccaccio, Pascoli e D’Annunzio. Per produrlo si usano uve appassite in inverno delle varietà Albarola, Bosco e Vermentino.

Una terra ricca d’incanti, l’Italia. Prendiamo questa giornata come un’occasione per apprezzare la sua bellezza e i prodotti che ci regala.

Menù di Pasqua: che vino scegliere?

Avete già preparato tutto per il pranzo pasquale? Certo, il cibo è importante, ma altrettanto importante è il vino che sceglierete. Ecco alcuni preziosi consigli che vi faranno fare un figurone con i vostri ospiti.

Che vino bere a Pasqua? Ecco i consigli di Uvinum

Gli antipasti

Ogni pranzo pasquale che si rispetti inizia con un sacco di antipasti: uova sode, verdure in pastella, vol-au-vent di pesce, torta pasqualina… chi ne ha più ne metta!

Per iniziare vi consigliamo di scegliere vini prodotti con uve Riesling, un Etna Bianco o ancora un Grignolino del Monferrato. Quest’ultimo è indicato soprattutto con il classico Casatiello napoletano.

I primi piatti

Cannelloni, lasagne e paste al ragù sono i primi piatti più tradizionali. Sono dei piatti ricchi, che hanno bisogno di un vino corposo e rigorosamente rosso: possiamo scegliere tra un Montepulciano d’Abruzzo, un Bonarda dell’Oltrepò Pavese, un Montefalco Rosso o un Lambrusco.

l’agnello

Si sa: il piatto più importante di ogni pranzo di Pasqua è l’agnello. Questo tipo di carne ha bisogno di un vino avvolgente e morbido, ma tutto dipende da come viene proposto. Se in umido, una buona idea è quello di abbinarlo ad un Aglianico del Vulture, ad un Barbaresco o ad un vino siciliano intenso come il Nero d’Avola.

Se l’agnello viene cotto alla brace o al forno, l’accompagnamento giusto è quello con un Cabernet Sauvignon dell’Alto Adige, con un Bolgheri o con un potente Cannonau.

Le verdure

Non siete amanti dell’agnello? Seguite una dieta vegetariana? Nessun problema. Un’alternativa è quella di ripiegare su formaggi e verdura di stagione, come asparagi e carciofi. In questo caso è meglio optare per un vino bianco con una bella acidità. Noi vi consigliamo un Pouilly-Fumé o un Pinot Bianco altoatesino.

Non sai che vini servire durante il pranzo di Pasqua? Ecco i suggerimenti di Uvinum

I dolci

Ed ecco la parte più amata dai golosi: il momento del dolce! E cos’è Pasqua senza uovo di cioccolato? Attenzione, però, al tipo di cioccolato. Con il cioccolato fondente è preferibile l’abbinamento ad un  vino dolce, come un Barolo Chinato o un Marsala; con il cioccolato al latte, più delicato, optiamo per un Recioto della Valpolicella.

Per chi, invece, preferisce la tradizionale colomba pasquale, consigliamo un Moscato d’Asti, un Recioto di Soave, un Passito di Pantelleria o un Malvasia di Bosa.

Pastiera napoletana e nepitelle calabresi, infine, vanno d’accordo con Vin SantoSauternes e Greco di Bianco.

La pancia è piena, ma c’è sempre lo spazio per un buon calice. E allora perché non concludere la mangiata in bellezza con un brindisi? Champagne, Franciacorta o un Trento DOC saranno la conclusione perfetta per questa bella giornata di festa.

La nuova moda dei cocktail di verdura

Cocktail alla frutta? Ormai sono superati! La nuova moda è quella dei cocktail di verdura. Belli da vedere e da fotografare (guai a non pubblicare una foto su Instagram prima di berli!), i Veggie Cocktail sono sempre più di moda negli ambienti hipster e nei bar più gettonati.

5 ricette di cocktail di verdura - Uvinum

D’altronde, non è una novità: non è di certo raro incontrare cetrioli e sedano nei propri drink. E che dire, poi, del famigerato Bloody Mary, uno dei cocktail più consumati al mondo, che ha nella ricetta proprio del succo di pomodoro?

Ecco allora che vi suggeriamo 5 ricette facili per rendere i vostri aperitivi e party più “green”!

Green Paradise

  • 2 manciate di spinaci freschi
  • 4 cl di vodka
  • 3 cl di latte di cocco
  • 1,5 cl di Bénédictine
  • 2 gocce di assenzio

Dopo aver lavato gli spinaci, frullateli con il latte di cocco, la vodka e il Bénédictine. Mettete due cubetti di ghiaccio nel vostro bicchiere old fashioned, versateci il frullato e finite con un due gocce di assenzio. Il gioco è fatto!

Cocktail al peperone rosso

  • 40 gr di peperone rosso
  • 4 cl di gin
  • 6 foglie di basilico
  • Una tazzina di succo di lime

Tagliate il peperone rosso a strisce sottilissime. Mettete le fettine in uno shaker con il succo di lime e il basilico. Pestate delicatamente con un pestello per estrarre il succo dal peperone. Dopodiché, aggiungete nello shaker il gin e il ghiaccio. Shakerate forte, filtrate e versate il contenuto in un bicchiere da Martini.

Cocktail di verdure: 5 ricette facili: Uvinum

Psycho Carrot Deluxe

  • 4 cl di rum
  • 1 cl di triple sec
  • 3 carote (6 cl di succo)
  • 1 cl di latte di cocco
  • Noce moscata in polvere (2 spolverate)

Centrifugate le carote. In uno shaker, mettete alcuni cubetti di ghiaccio e tutti gli ingredienti. Shakerate forte e versato il tutto in un bicchiere riempito di ghiaccio. Semplice, no?

Zucchine Sake

  • 2 zucchine
  • 2 cucchiai di sciroppo di limone
  • 6 cl di sake

Lavate e sminuzzate le zucchine, poi spremetene la polpa per ottenerne una specie di “succo” molto liquido. Mettete in uno shaker l’acqua delle zucchine, lo sciroppo di limone, il sake e del ghiaccio. Shakerate per bene e versate tutto il contenuto in un bicchiere, aggiungendo qualche cubetto di ghiaccio e una buccia di zucchina come decorazione.

Cocktail alla barbabietola

  • 45 gr di barbabietola
  • 3 cl di succo di limone
  • 4,5 cl di whisky
  • 17 gr di zucchero
  • 1 cl di acqua tonica
  • Timo

Spremete la barbabietola. In una padellina, mettete il succo di barbabietola e lo zucchero e scaldate a fuoco medio fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto. Fate raffreddare. Dovreste aver ottenuto circa 30 ml di sciroppo di rapa rossa. In uno shaker, mettete lo sciroppo, il whisky, il succo di limone, l’acqua tonica e un po’ di ghiaccio. Agitate e versate il tutto in un bicchiere old fashioned. Guarnite con il timo.

 

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Etichette d’autore: quando l’arte incontra il vino

Molti concorderanno sul fatto che fare vino è una vera e propria arte. In una società dove l’apparenza è tutto, però, un buon vino deve presentarsi sul mercato in maniera accattivante, con un packaging che attiri l’attenzione del consumatore e che lo invogli a compralo. Tanti sono coloro, magari meno conoscitori del settore, che scelgono un vino in base alla bellezza dell’etichetta, piuttosto che in base alla fama della cantina o al tipo di uva.

Ecco perché lo sforzo di un’etichetta ben fatta, che sia sì bella ma anche (e soprattutto) rappresentativa del vino e della cantina, merita di essere riconosciuto e premiato.

Vino e arte: le etichette d'autore - Uvinum

Etichetta Château Mouton Rothschild 1973

L’arte in etichetta

Data la premessa, non risulta strano se molti artisti nel corso degli anni abbiano collaborato con i vignaioli per mettere il loro tocco su una bottiglia. Château Mouton Rothschild, tenuta storica situata a Pauillac, ha fatto dell’etichetta d’autore una sua caratteristica distintiva. Dal 1945 lo Château ha collaborato con i più grandi artisti contemporanei: Georges Braque, Salvator Dalì, Joan Mirò, Marc Chagall, Wassily Kandinsky , Roberto Matta, Pablo Picasso, Andy Warhol, Francis Bacon, Robert Wilson… Non è certo un caso se una bottiglia di Château Mouton Rothschild può arrivare a costare centinaia di dollari!

Anche in Italia, terra d’arte, non potevano certo mancare esempi simili. Dal 1971 Alfredo Currado e la moglie Luciana, proprietari della cantina Vietti, affidano ad artisti diversi l’arduo compito di rappresentare visivamente le caratteristiche distintive di ogni annata. Claudio Bonichi, Mino Maccari, Pier Paolo Pasolini, Pierflavio Gallina, Janet Fish ,Wayne Thiebaud e Jerry N. Uelsmann sono solo alcune delle personalità che hanno prestato il loro talento al mondo del vino.

Celebri sono anche le etichette della casa siciliana Donnafugata, ideate da Gabriella Rallo e realizzate da Stefano Vitale. Lo scopo della cantina è quello di rappresentare, attraverso delle sinuose e colorate figure femminile, la personalità di ogni vino e l’amore per la propria terra.

Per altre case vinicole, la strategia è stata quella di riprodurre sull’etichetta opere già conosciute. La Tenuta di Sant’Anna, situata ad Annone Veneto, ha utilizzato le più famose opere di Velasquez, Gauguin, Bruegel e Botticelli, mentre la Pojer e Sandri di Faedo utilizza opere Dürer, artista che ha legato il proprio nome al luogo. Molte sono le cantine che si sono affidate alle opere di artisti locali per impreziosire le loro bottiglie: la cantina La-Vis, in Trentino, ha utilizzato dipinti del Segantini; la cantina Menfi di Agrigento si è affidata ai dipinti di Guttuso; l’Azienda Agricola Lorenzon di Ponte Piave, infine, ha scelto le opere di Pietro Longhi.

Quando il vignaiolo è anche artista

Se fare vino è un’arte, non deve sorprenderci se il vignaiolo, a volte, è un vero e proprio artista! È il caso di Sandro Chia, scultore e pittore che nel 1984 acquistò le cantine del Castello Romitorio di Montalcino e iniziò a impreziosirne le bottiglie con bozzetti e opere compiute.

C’è anche Carlo Hauner, artista e designer bresciano che negli anni ’70 iniziò a fare vino alle isole Eolie. Ed è proprio la Sicilia, con i suoi colori e i suoi paesaggi, il soggetto preferito per le etichette del suo passito Malvasia riserva delle Lipari.

Interessante è anche il caso delle etichette della linea “Comete” di Alois Lageder, cantina storica dell’Alto Adige. Ogni etichetta è decorata da una cometa bianca disegnata a mano, o meglio con un polpastrello, ed è quindi un’opera unica e irriproducibile.

Sembra inutile sottolineare che molte di queste bottiglie “artistiche” sono state prodotte in edizioni limitate e sono diventate oggetti ambiti da molti collezionisti.

Elementi importanti per capire il vino bianco semidolce

Si distinguono diverse tipologie di vini bianchi a seconda del tipo di uva utilizzata e del suo sapore e colore. Di solito sono classificati, per concentrazione di zucchero, come vino bianco dolce, semidolce e secco. Vediamo alcune delle differenze tra i tre tipi per approfondire il vino bianco semidolce.

Com’è il vino bianco semidolce

Le vendite del vino semidolce sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, confermando questo vino come uno dei più consumati. È inevitabile, quindi, parlare di questa tipologia, che è venerata sia dai consumatori che dagli esperti del mondo del vino.

Per questo motivo, dobbiamo capire bene come sono le altre tipologia di vino bianco. Il vino bianco dolce è solitamente bevuto molto freddo poiché consigliato in estate e nelle stagioni più calorose. Per essere denominato dolce, deve contenere più di 50 grammi di zucchero per litro. Quando parliamo di vino bianco secco, ci riferiamo a quelli che hanno meno di 5 grammi di zucchero per litro, e quindi sono molto meno dolci. Tra questi ci sono anche i semi secchi, che contengono tra i 5 e i 15 grammi di zucchero per litro.

Generalmente, il vino bianco semidolce si beve freddo, ma non tanto quanto il dolce, e si caratterizza per contenere tra i 30 e i 50 grammi di zucchero per litro di vino.

Produzione del vino bianco semidolce

Di solito viene utilizzata una macerazione a bassa temperatura per fermentare a freddo il mosto. Successivamente si blocca la fermentazione con un abbassamento di temperatura per eliminare i lieviti e ottenere un vino con zucchero residuo.

Il risultato è un vino senza troppo zucchero e poco dolce ma con sfumature e senza molta acidità. La sua freschezza, come abbiamo visto, è una delle sue principali caratteristiche, oltre a esprimere un sapore delicato, che lo rendono facile da bere, tra quei vini che si consumano volentieri.

Come abbinarlo

Non essendo un vino dolce, non è riservato ai dessert, ovvero, è ottimo sia per i primi piatti che per i secondi. Il vino bianco semidolce è solitamente abbinato a tutti i tipi di pesce, ai formaggi stagionati, alla pasta e alle insalate. Anche i frutti di mare si sposano perfettamente con questo tipo di vino.

Al momento troviamo bianchi semidolci di qualità, con denominazioni note come Verdejos e Albariño, ma anche altre meno conosciute che optano per una maggior varietà.

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Alcool e glitter: il gusto dell’anno è l’unicorno!

Oggi, 9 aprile, è lo Unicorn Day. Avete capito bene, esiste una giornata dedicata agli unicorni! Negli ultimi tempi, infatti, l’immagine del mitologico animale, simbolo di forza e purezza, è tornata di moda, comparendo su magliette, accessori e… cibo!

Approfittiamo di questa festività alquanto bizzarra per proporvi una serie di vini e distillati dedicati al magico mondo di questa creatura fatata.

Lacrime di unicorno: vino, gin e birra - Uvinum

Il vino alle lacrime di unicorno

È rosa ed è glitterato, si chiama Lágrimas de Unicornio e arriva dalla Spagna. A produrlo è  Gik Live!, azienda a cui non manca certo la fantasia: è infatti stata la prima a commercializzare il vino azzurro prodotto con un mix di uve bianche e rosse.

Se vi siete mai chiesti che sapore abbiano le lacrime di un unicorno, ora avrete la risposta. Il vino, che ha una gradazione alcolica di 12 gradi, è (molto) dolce e sa di caramella. La ricetta? È un mistero, proprio come l’animale a cui si ispira. L’unica cosa che ci è dato sapere è che è completamente naturale.

I gin dedicati agli unicorni

La lacrime di unicorno sembrano essere un ingrediente apprezzato anche dai produttori di gin! Firebox ci propone un gin dal gusto fresco e aromatizzato, dove spiccano tocchi di citronella, arancia e liquirizia. Anche in questo caso, la bevanda è arricchita da brillantini argentei, ovviamente commestibili, che rendono il gin prezioso e affascinante. Perfetto per il vostro gin tonic e per vivere una serata… magica! Esiste anche la versione aromatizzata al lampone, rosa e scintillante.

Per Zymurgorium, invece, il gin giusto da dedicare a un unicorno è quello che sa di marshmallow. Il sapore di Realm of the Unicorn è proprio quello della sofficissima caramella, reso più speziato da note di ginepro e vaniglia.

Christine and Stephen Ditchfiel, fondatori di 3 Pugs, non si sono limitati a dedicare una bevanda agli unicorni. Il duo si è superato immaginando la trasformazione in unicorno dei loro tre cagnolini, la cui missione è quella di salvare la principessa dello zucchero filato. Neanche a dirlo, Rise Of The Unicorn Pugs ha il sapore di una nuvoletta zuccherata, a cui si aggiungono note di ginepro e agrumi. Il colore? Rosa e glitterato, ovviamente!

La birra al sapore di unicorno

Amanti della birra, ce n’è anche per voi! È in arrivo dagli Stati Uniti la Sour Me Unicorn Farts, una birra fruttata che sa di cioccolato e biscotto. Nonostante in questo caso l’ingrediente segreto non siano le lacrime ma le puzzette di unicorno, non potevano di certo mancare i glitter commestibili.

La bevanda è un’edizione limitata e nasce dalla collaborazione tra DuClaw Brewing Co., azienda produttrice di birra artigianale del Maryland, e Diablo Doughnuts, azienda che si dedica alla produzione di ciambelle a Baltimora. È stata lanciata a marzo negli USA e non si sa ancora quando arriverà nel nostro Paese.

Siete pronti a buttarvi nel mondo luccicante degli unicorni?

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Happy New Beer’s Eve!

Il 7 aprile è il National Beer Day negli Stati Uniti, ma i festeggiamenti non si limitano a questa data. Il giorno prima, infatti, si celebra quella che gli americani chiamano New Beer’s Eve, la vigilia della Nuova Birra! Vi state chiedendo quale sia il senso di questa festa? Beh, dobbiamo tornare indietro ai tempi del Proibizionismo.

New Beer's Eve: un passo importante verso la fine del proibizionismo - Uvinum

I tempi bui del Proibizionismo

Ogni amante delle birra che si rispetti dovrebbe conoscere questa storia. Dal 1920 al 1933 ogni bevanda alcolica era assolutamente proibita negli Stati Uniti. L’unica maniera per assaporare una goccia di alcool era quella di rivolgersi a fabbricanti illegali e contrabbandieri, che fecero la loro fortuna in quegli anni. Insomma, quella che era stata pensata come una legge per difendere la morale e l’efficienza sociale si era trasformata in una manna per la criminalità organizzata.

Non solo. Durante i “ruggenti anni venti” si diffusero per tutto il Paese i cosiddetti speakeasy, bar dove si vendevano illegalmente alcolici, si giocava d’azzardo e si consumavano sostanze stupefacenti. Neanche a dirlo, erano i luoghi di ritrovo preferiti dei gangster più pericolosi.

Per il Governo Federale degli Stati Uniti, invece, la prima conseguenza fu la perdita del circa 14% delle sue entrate, che derivavano proprio dalla tassazione degli alcolici. Inoltre, il Bureau of Prohibition, il dipartimento che si occupava della lotta contro l’alcool, richiedeva sempre più risorse in termini di uomini e denaro: nel 1930, ne facevano parte quasi 4.500 agenti, per una spesa che superava i 14 milioni di dollari. A questo si aggiungevano poliziotti, ufficiali della dogana e la guardia costiera.

Un buon momento per farsi una birra

Il 22 marzo 1933 il Presidente Franklin D. Roosevelt firmò la legge Cullen-Harrison, che legalizzava la vendita di birra con un contenuto alcolico pari o inferiore al 3,2% Vol. All’epoca si pensava, forse ingenuamente, che questo livello di alcool era troppo basso per dare effetti tossici. La leggenda vuole che, al momento della firma, il presidente Roosevelt pronunciò la famosa frase “sarebbe un buon momento per bere una birra”. Una battuta da film americano!

Mito o no, la legge entrò in vigore il 7 aprile. Il giorno prima, milioni di americani si misero in fila davanti a pub e bar, aspettando che scoccasse la mezzanotte per gustare le prime birre legali dopo 13 anni di astinenza. Non sorprende che solo nelle prime 24 ore dopo la fine del divieto siano stati consumati circa 1,5 milioni di barili di birra.

Il Proibizionismo terminò ufficialmente il 5 dicembre 1933 con la ratifica del XXI Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Gli americani poterono finalmente tornare a bere bevande alcoliche regolarmente tassate, i bar illegali chiusero i battenti, si crearono più di un milione di nuovi posti di lavoro e la criminalità perse numerose entrate. Era davvero la fine di un’epoca buia.

Come non unirsi ai festeggiamenti? Ecco la nostra selezione di birre:

Carbonara Day: i vini da abbinare ai vostri spaghetti!

Uova, guanciale, pecorino romano, sale e pepe: i semplici ingredienti di un piatto senza tempo! Il 6 aprile in Italia si festeggia il Carbonara Day e noi di Uvinum vi consigliamo i vini più adatti da abbinare al vostro piatto di pasta.

Giornata della Carbonara: quali vini abbinare? - Uvinum

La storia della pasta alla carbonara

Scoccerà ammetterlo, ma la pasta alla carbonara non ha un’origine 100% italiana. Sembrerebbe, infatti, che gli inventori siano stati gli alleati americani di stanza in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare quelli posizionati sulla Linea Reinhard.

I soldati, alcuni dei quali davvero molto giovani, sentivano nostalgia dell’America e decisero, quindi, di aggiungere un sapore “di casa” alla ricetta della pasta cacio e ova abruzzese. Cosa si accompagna alle uova nella tipica colazione statunitense? Il bacon, molto simile a quel guanciale prodotto sugli Appennini tra Lazio e Abruzzo.

In poco tempo, la ricetta italo-americana si diffuse fino alla capitale, dove divenne un piatto tradizionale, tramandato con orgoglio di generazione in generazione.

Carbonara e vino: un matrimonio difficile

La pasta alla carbonara è un piatto piuttosto semplice da preparare ma, allo stesso tempo, si rivela molto complesso a livello di sapori e, di conseguenza, difficile da abbinare al vino.

Questo perché la carbonara ha una forte componente dolce, sia a causa dell’impiego del tuorlo d’uovo – da aggiungere a cottura quasi ultimata – sia a causa degli zuccheri presenti nella pasta. Inoltre, l’aggiunta del guanciale di maiale conferisce una certa untuosità e una nota leggermente amarognola al piatto, dovuta alla sua rosolatura in padella. Il tutto, poi, viene ben condito dalla forte sapidità del pecorino.

Spaghetti alla carbonara: quale vino scegliere? - Uvinum

Carbonara e vini bianchi

Per chi predilige i vini bianchi, la scelta dovrebbe ricadere su un vino di bassa acidità e di buona freschezza, che aiuti ad alleggerire il salato del formaggio e che copra l’estrema dolcezza dell’uovo. Consigliamo quindi uno Chardonnay, un Viognier, un Verdicchio, un Bianco dei Colli Armerini o un Malvasia delle Venezie. Da non sottovalutare, poi, la scelta di una bollicina, ad esempio un Franciacorta DOCG o un Trento DOC, capaci di rendere meno unto il piatto.

Carbonara e vini rossi

Agli amanti dei rossi ricordiamo di scegliere un vino rotondo e morbido. Suggeriamo un bel Merlot, consistente ma versatile, o un Sangiovese, più energico. Tre le diverse opzioni, rientrano anche il Nebbiolo, il Barbera o lo Schioppettino.

Carbonara e vini rosé

I vini rosati, freschi e minerali, si adattano alla perfezione alla pasta alla carbonara, in quanto combinano la struttura di un buon rosso con la freschezza di un vino bianco. In questo caso, potete scegliere tra un Rosato Puglia IGT, un Vignanello Rosato DOC o un Chiaretto del Garda.

Il pesce d’aprile? Mettetelo in padella!

Siete già stanchi di tutti gli scherzi che dovrete subire oggi, 1 aprile? La soluzione per liberarvi del famoso pesce d’aprile è… mangiarlo! Ecco la nostra guida definitiva per abbinare nel modo corretto i vostri piatti a base di pesce con il vino giusto.

La guida di Uvinum per abbinare il pesce al vino

Pasta al pesce

Il vino ideale per accompagnare un primo di pesce è un vino minerale e delicato, non molto alcolico e con una persistenza aromatica non troppo forte.

Per accompagnare un bel piatto di pasta allo scoglio, consigliamo di scegliere un Vermentino di Gallura, un Grave del Friuli Tocai o un Salice Salentino. Per i tanto amati spaghetti con le vongole, invece, potete scegliere tra un Soave Classico, un Verdicchio dei Castelli di Jesi, un Gavi, un Elba Bianco o una Falanghina del Sannio.

La pasta con le sarde necessita di un vino morbido e mediterraneo, come un Alcamo Bianco o un Contessa Entellina Bianco. Con un piatto di spaghetti ai ricci di mare, invece, è ottimo l’abbinamento con un Gewürztraminer giovane e fresco. Infine, per il risotto agli scampi, meno salato rispetto ai piatti già citati, preferite un bianco asciutto e leggero, come l’Alto Adige Müller-Thurgau, il Verdicchio di Matelica, il Colli d’Imola Trebbiano o il Sauvignon Collio.

Pesce al forno

Orata, branzino e dentice sono pesci saporiti e delicati, che hanno bisogno di un vino fresco ma di buon corpo, con una persistenza aromatica intensa. Optate quindi per un un Alto Adige Chardonnay, un Verdicchio dei Castelli di Jesi o un Vermentino Superiore di Gallura.

Per pesci come il pesce spada, la cernia o la ricciola, invece, è giusto orientarsi su bianchi più evoluti, come un Greco di Tufo, un Fiano di Avellino o una Vernaccia di San Gimignano.

Pesce: gli abbinamenti più riusciti con il vino - Uvinum

Pesce in padella

I piatti speziati, come quelli della cucina orientale, hanno bisogno di un vino molto aromatico. Ecco allora che un Alto Adige Gewürztraminer diventa l’abbinamento ideale.

Con un baccalà alla vicentina, piatto ricco e molto unto, scegliete un Etna Bianco, un Collio bianco o un Durello Pas Dosé Riserva. Per una tagliata di tonno, appena scottata, affidiamoci ad un Frappato siciliano.

Pesce al vapore

Alleato di tutte quelle persone che seguono una dieta, non sempre il pesce a vapore è sinonimo di sacrificio! La cottura al vapore, infatti, esalta la delicatezza delle carni di pesci d’acqua dolce e salata. Accompagnate il vostro (salutare) pasto con un bianco giovane e fresco, come un Colli di Luni Vermentino, un Frascati Superiore o un Locorotondo.

Pesce alla griglia

Il miglior compagno per una grigliata mista di pesce è un vino di buona struttura, come un Trentino Chardonnay, un  Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio o un Pomino bianco. Grazie ai loro aromi intensi, infatti, bilanciano le note amarognole date dalla cottura sul fuoco.

Pesce fritto

Per i fritti bisogna puntare su un vino sgrassante: più alcool, più acidità, più anidride carbonica. In questo caso, scegliamo un Prosecco extra-dry o uno Champagne. Oltre a ridurre l’untuosità del piatto, lasceranno il palato pulito.

Zuppe di pesce

Solitamente nelle ricette di guazzetti e caciucchi rientrano aglio e peperoncino. Per accompagnare le vostre zuppe di pesce, potete scegliere un vino rosso giovane e leggero, magari servito fresco, ad esempio un Rossese di Dolceacqua o un Chianti Classico.

Si abbinano anche vini bianchi o rosati di gran corpo, con una buona componente alcolica e una buona sapidità, come un Soave Classico e un Greco di Tufo. Ottimi sono i vini rosati pugliesi, un Rosé della Valtenesi, un Cerasuolo d’Abruzzo o un Bolgheri Rosé.

Il pesce d'aprile mettilo in padella! Abbinamento con il vino - Uvinum

Frutti di mare

Granchio, astice e scampi e crostacei in generale sono da degustare con dei vini bianchi aromatici, come quelli del nord-est: la scelta ricade su un Alto Adige Muller Thurgau, un Collio Malvasia Istriana, un Alto Adige Sauvignon o Alto Adige Riesling Renano.

Con un saporito sauté di cozze scegliamo un vino profumato e morbido, come un S’Elegas o anche un Garda DOC Brut Rosé.

Per le capesante, sia gratinate che scottate in padella, scegliamo vini freschi come un Alto Adige Chardonnay, uno Chablis o uno Champagne Extra Brut.

Le ostriche, invece, si abbinano tradizionalmente con il Muscadet-Sèvre-et-Maine, un vino fruttato prodotto nell’area Nantes, ma anche l’abbinamento con l’italiano Langhe Bianco non è male!

Sushi

La salsa di soia che accompagna il sushi o il sashimi dona al piatto un quinto gusto, l’umami, che indica il sapore del glutammato. Il vino adatto per il vostro pesce crudo, quindi, è il rosé, che combina la vivacità di un bianco alla complessità di un rosso.

Altrimenti, valutate l’abbinamento con un Sauvignon Blanc, un Trentodoc o un Franciacorta, per equilibrare la grassezza del salmone e per evidenziare la freschezza del tonno.

 

Cambiamento climatico: come influenzerà il mondo del vino

Il problema del cambiamento climatico, inevitabilmente, impatta anche il mondo del vino. I danni causati dal surriscaldamento, la perdita di fertilità del suolo e l’alterazione degli ecosistemi sono solo alcune delle problematiche che i viticoltori si trovano costretti a fronteggiare.

Earth Hour: in che modo il cambiamento climatico impatterà il mondo del vino - Uvinum

Lo spostamento dei vigneti e la distruzione degli ecosistemi

Secondo lo studio “Climate change, wine, and conservation”, uno dei problemi principali, il surriscaldamento, imporrebbe uno sistematico spostamento dei vigneti ad altitudini più elevate, il che comporterebbe a sua volta un cambio radicale delle aree vitivinicole. Le principali aree vinicole del mondo, tra cui Toscana, Borgogna e Australia, in un prossimo futuro potrebbero vedere ridotte fino al 73% le proprie superfici coltivabili, trovandosi appunto costrette a spostare i propri vigneti in zone precedentemente inviolate.

La conseguenza sarebbe la distruzione delle specie vegetali autoctone e la scomparsa degli animali locali che hanno sempre vissuto indisturbati nel territorio. Il paesaggio, inoltre, potrebbe venire distrutto dall’utilizzo di recinzioni e dalla polverizzazione di prodotti chimici. Le zone più a rischio sarebbero le Montagne Rocciose, al confine tra Usa e Canada, e le pianure della Russia occidentale.

Temperature elevate: un pericolo per le fonti d’acqua

Non solo. Un aumento della temperatura di anche solo 1.5°C potrebbe voler dire uno stravolgimento delle attuali pratiche di coltivazione della vite e un peggioramento della qualità del vino. Le temperature più elevate, inoltre, costituiranno una vera e propria minaccia per le acque dolci, in quanto i produttori di vino saranno costretti a rinfrescare le proprie vigne più frequentemente per sopperire alla disidratazione dovuta al caldo eccessivo e alla scarsa piovosità.

Esiste una soluzione?

Naturalmente, la vigna è solo un esempio, ma lo stesso discorso vale per tutti gli altri tipi di coltivazione. Quella del vino si è sempre dimostrata nel tempo un’industria consapevole e sensibile al tema dell’ambiente.

È difficile trovare una soluzione definitiva al problema, ma si possono comunque adottare azioni collettive che possano limitare i danni. Ad esempio, viticoltori ed enti difensori dell’ambiente dovrebbero pianificare congiuntamente l’eventuale espansione dei vigneti per evitare zone di grande importanza dal punto di vista ambientale. Si potrebbe anche valutare l’utilizzo di altre varietà di uva dalle caratteristiche simili ma più resistenti al cambiamento di clima e sensibilizzare i consumatori, invitandoli a preferire cantine che producono nel rispetto della natura.