In viaggio tra i vini dell’Africa

Negli ultimi anni, l’Africa è diventata la terra promessa del vino. La reputazione e la qualità dei vigneti del Sudafrica sono ben noti, ma è il continente nel suo insieme che sta vivendo una vera e propria rivoluzione vinicola.

Non solo Sudfrica: in viaggio tra i vini africani - Uvinum

Quando si parla di Africa e vino, però, è bene ricordare che in molte zone del continente le bevande alcoliche sono vietate dalla religione, ed è per questo motivo che la produzione e il commercio del vino non si sono mai sviluppati tanto come in altre parti del mondo.

Salite a bordo e fate un viaggio con noi nel continente africano… giusto per il tempo di leggere questo articolo!

Sudafrica

Lo stato del Sudafrica rappresenta senza dubbio la zona del continente più famosa – e più apprezzata – per i suoi vini. La viticoltura vi si pratica fin dal 1600, quando fu introdotta dagli olandesi che si occupavano dei traffici commerciali tra Europa e Oriente. Furono poi gli Ugonotti francesi e olandesi – in fuga dall’Europa a seguito della revoca dell’Editto di Nantes da parte del sovrano francese Luigi XIV – che dal 1680 circa fecero diventare vigneti e frutteti i principali protagonisti dell’economia del paese.

In Sudafrica si trovano tre importantissime zone vinicole, che oggi stanno conquistando i mercati mondiali. La prima, la più antica, è quella di Constantia, situata sul Capo di Buona Speranza, dove nel 1685 fu fondata la prima cantina sudafricana. Seguono Stellenbosh, famosa anche per i suoi vini fortificati, e Paarl, dove vengono prodotti spumanti e brandy.

Oggi, il vitigno più coltivato è lo Chenin Bianco, qui chiamato Steen, che vince su Chardonnay, Sauvignon, Riesling, Colombard e Cape Riesling, da noi più famoso come Moscato d’Alessandria. Tra le uve a bacca rossa, invece, primeggiano il Cabernet Sauvignon, il Cinsault, il Merlot e lo Shiraz. Importantissimo è anche il Pinotage, una varietà locale ottenuta dall’incrocio tra Cinsault e Pinot Nero.

Tanzania

La Tanzania si è buttata solo recentemente nel settore vinicolo. Nel 2002 l’ingegnere veronese Fiorenzo Chesini ha pensato bene di investire ingenti risorse in un progetto di valorizzazione a favore dei produttori locali. Grazie agli investimenti di Chesini, sono sorte delle cantine all’avanguardia nel cuore della regione di Dodoma, situata su un altipiano di 1.100-1.200 m proprio nel centro del Paese.

Dalle cantine del villaggio di Hombolo ci arrivano dei vini di qualità, intensi e esotici, che non hanno nulla da inviare a quelli di altri paesi e continenti. I vigneti tanzaniani ospitano soprattutto uve Marzemino, Teroldego, Aglianico e Syrah, varietà introdotte precedentemente dai missionari europei.

Kenya

Il Kenya è ancora alle prime armi per quanto riguarda la produzione di vino. Al momento, i migliori sono quelli a base di uve Colombard prodotti nella zona del Lago Naivasha, a nord-ovest di Nairobi.

Se volete assaporrare qualcosa di davvero tipico, allora non potete non provare il mnazi, un vino biancastro ricavato dalla palma di cocco. Il vino di cocco è ottenuto dalla fermentazione della linfa della palma e presenta un sapore piuttosto acido. Dobbiamo avvertirvi, però: il mnazi non sembra incontrare il gusto della maggior parte dei viaggiatori europei!

Etiopia

Purtroppo, l’origine della vitivinicoltura in Etiopia è legata a una pagina nera della storia, quella del colonialismo italiano in Abissinia. Le truppe italiane di occupazione, infatti, iniziarono a coltivare la vigna vicino alla capitale, Addis Abeba, per produrre in loco del vino. Dopo l’indipendenza dall’Italia (1947), la produzione di vino fu nazionalizzata e lasciata ristagnare per parecchi anni.

Questo fino al 2012, quando il colosso francese Castel, su invito dell’ex presidente Meles Zenawi, decise di investire sullo sviluppo della viticoltura in Etiopia. Dalla Francia arrivarono uve Syrah, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, che sembrano aver trovato il loro ambiente ideale sugli altipiani e nelle verdi vallate etiopi.

Vini dal continente africano - Uvinum

Nordafrica

I vini marocchini sono perlopiù vini rossi. La zona maggiormente coltivata a vite è quella della valle di Meknes, a ovest di Fez e situata a circa 600 m di altitudine. Altri vigneti si possono trovare sulla costa, nelle città di Rabat e Casablanca, e sulle montagne della catena dell’Atlante.

La Tunisia, invece, è specializzata in vini bianchi di ottima qualità. La Tunisia è uno dei pochi Paesi africani dove la vitivinicoltura ha origini profonde: il Moscato veniva qui coltivato e vinificato già dai fenici.

Nel nostro tour non poteva certo mancare l’Egitto. La coltivazione e la produzione del vino egiziane vantano una lunga tradizione, come testimoniano i geroglifici che decorano le tombe dei faraoni e i documenti scritti ritrovati dagli archeologi. Il Delta del Nilo era intensamente coltivato a vite dagli antichi egizi e il vino era la bevanda preferita dai nobili. Secondo la leggenda, fu lo stesso dio Osiride ad insegnare agli uomini a produrre il vino.

Con il tempo, però, la vitivinicoltura egiziana ha subito uno stop (circa il 90% della popolazione è musulmana). Oggi, sembra esserci la volontà, da parte di alcuni produttori locali, di investire nella produzione e nell’esportazione di vini – bianchi, rossi e rosé – per portare l’Egitto a una posizione competitiva nel mercato internazionale.

Beh, non siete curiosi? Mettete “Africa” di Toto a tutto volume e iniziate a scoprire l’Africa partendo dal bicchiere!

 

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Boschendal Pinotage 2016

Al naso, presenta note di ciliegia matura, ribes, prugna e un tocco di cioccolato fondente. In bocca, invece, è possibile riconoscere eleganti sfumature di fumo e pelle.

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Vergelegen Sauvignon Blanc 2016

Vino sorprendentemente elegante, regala aromi di fiori di tiglio, uva spina, guava, pepe bianco e mela cotogna. Secondo gli utenti di Uvinum, merita una valutazione di 4 punti su 5.

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