Autore: roccoaliberti

Differenze tra Brandy e Cognac

 TAGS:Il brandy e il cognac sono due famosi distillati; oltre a questa evidente similitudine, però, numerose sono le controversie riguardo la loro somiglianza e le loro differenze. Conosciamo meglio queste due bevande dalla lunga tradizione e dalle innegabili affinità.

Differenze tra Brandy e Cognac

Il brandy è un distillato a base di vino. Da parte sua, invece, il cognac è ??un tipo di brandy che viene anch’esso distillato ed è anch’esso a base di vino, ma con vitigni di uva bianca. Questa è la differenza più evidente tra le due bevande.
Il brandy ha origin più antiche rispetto al cognac, anche se non è molto chiara la sua esatta provenienza: il brandy, infatti, è diventato popolare in Europa nel XIV secolo, specialmente in Francia, Olanda, Inghilterra e Spagna. Dal suo canto, il cognac è ??di origine francese e prende il nome proprio dalla città di Cognac.

L’elaborazione del brandy e del cognac sono molto simili, ma ci sono alcune piccole differenze che diventano grandi nel momento in cui proviamo le due bevande. La differenza più importante sta nel fatto che il brandy viene invecchiato in botti di rovere (come in Italia, ad esempio) o attraverso il metodo “criaderas y soleras” (in Spagna).
Nella produzione di entrambe le bevande vengono utilizzati vitigni differenti: come abbiamo già detto, il cognac è prodotto solo con varietà bianche, mentre per il brandy possono essere utilizzati tutti e due i vitigni (rossi e bianchi).
Un’altra evidente differenza sta nella denominazione di origine: ricordiamo infatti che il cognac è prodotto ??unicamente nella regione francese di Cognac e deve attenersi e compiere una serie di regole imposte dal BNIC (Bureau National Interprofessionel du Cognac). Ciò significa che, anche se il cognac è ??un brandy, non può essere elaborato al di fuori dei confini francesi, pur seguendone lo stesso processo. Ed è questo a provocare maggior confusione e controversie, visto che molti brandy prodotti al di fuori dalla Francia vengono chiamati comunque cognac e, se pure la cosa non sia del tutto errata, non fa altro che creare equivoci e malintesi.
Ma forse la differenza più grande tra cognac e brandy sta proprio nel sapore: e non c’è bisogno di essere degli intenditori per capirlo, visto che esistono piccole, ma molteplici, differenze nei loro profumi, sapori e, naturalmente, nel loro colore. Ma una cosa sulla quale siamo tutti d’accordo è che sia il brandy che il cognac sono due ottime bevande, ricche di storia e tradizione.

Per questo oggi ti consigliamo di trovare tu stesso le differenze:

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Cardenal Mendoza Carta Real

 

 

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Hennessy V.S

Come e con cosa bere il Rum

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Diversi sono i pareri su come e con cosa bere un buon rum: per alcuni il rum va bevuto assoluto, per altri on the rocks (con ghiaccio) e per altri è imprescindibile come base di un buon cocktail. E’ un po’ troppo diplomatico dire che hanno tutti ragione, ma è la verità. Sono tutti degli ottimi modi di berlo, ma dobbiamo anche dire che non tutti i rum si bevono allo stesso modo.

Ecco alcuni suggerimenti per bere un buon rum, che non fanno mai male, giusto?

Rum bianco

Il rum bianco è da molti preferito per la preparazione dei cocktail grazie al suo sapore neutro che si fonde splendidamente con i succhi di frutta e con alcune altre bevande. E’ il rum  indispensabile per preparare un buon mojito. Anche se il nostro consiglio è quello di utilizzare il rum bianco per la preparazione di un cocktail, nulla vieta di berlo assoluto o con ghiaccio.

Il nostro preferito è 10 Cane Rum: cambierà la vostra opinione sui rum bianchi. 10 Cane è un Rum Premium di prima pressatura, e viene da Trinidad. Perfetto per un Moijto “numero 1”.

Rum Oro

Si dice che il Cubalibre, per essere davvero buono, dev’essere preparato con il rum oro: niente di più vero. Il rum oro (anche detto “rum ambrato”), infatti, di solito ha un sapore più penetrante rispetto al rum bianco. Ragion per cui vi consigliamo di utilizzarlo nella preparazione di cocktail con pochi ingredienti, proprio per riuscire a conservarne l’essenza ed il sapore.

Vi suggeriamo il Ron Barceló Impérial: con aromi leggeri di vaniglia e melassa che si combinano perfettamente con la coca-cola e un retrogusto di fico che vi stupirà, e lo renderà meno dolce.

Rum Scuro

Questo è sicuramente il rum più gustoso e che solitamente viene invecchiato più a lungo in botti di rovere, da cui ne deriva il colore così marcato. In questo caso il nostro consiglio è di berlo puro, con ghiaccio, con un po’ d’acqua o con qualche goccia di limone.

Vi consigliamo il Ron Diplomático 12 Años Reserva Exclusiva: questo rum ha una profondità di sapore, e una vasta gamma di sfumature che sembrano sempre alla scoperta di nuovi elementi di prova qualcosa. Arancio, cannella, vaniglia, rosmarino, miele, … Per godere lentamente.

Rum Speziato 

I rum speziati o fruttati solitamente vengono impiegati nella preparazione dei cocktail. Alcuni hanno sapori molto pronunciati e quindi vanno mescolati solo con ghiaccio o magari con un po’ d’acqua o della soda. Questi rum vengono chiamati ” da festa” e il nostro consiglio è quello di berli mescolati nei cocktail oppure “on the rocks”.

Provate il Captain Morgan Original Spiced Gold: una miscela di rum corposi ed invecchiati miscelati con spezie e un tocco di vaniglia. Imbottigliato nella tradizionale bottiglia Captain Morgan con un’etichetta dorata. 

Rum Premium, Super Premium, Ultra Premium

Per questo tipo di rum, non c’è storia: questi rum sono “immischiabili”, vale a dire che vanno bevuti puri o con ghiaccio. Un rum di tale qualità ha avuto un invecchiamento speciale così come la sua preparazione; diversi sono i sapori che vi si contraddistinguo, tra cui il legno naturalmente, insieme altre caratteristiche degne di un “Premium”.

Dovete provare il Ron Opthimus 15 Años: aromi profondi di legno, erba e frutta, sono una combinazione ideale per godere di uno dei più esclusivi rum dominicani.

Voglia di comprare del rum? Si dice che nel mondo delle bevande non ci siano regole ben precise perché alla fine tutto si riduce a un “mi piace” e “non mi piace”. Vi invitiamo a provare alcune di queste alternative in modo da farvi la vostra opinione perché, alla fine, l’ultima parola è sempre la vostra!

 

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Ron Opthimus 15 Años

 

 

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Captain Morgan Original Spiced Gold 1L

 

Photo: Chris Brown

Una nuova tappa per i vini della Rioja

Nella regione della Rioja il vino sta attraversando una nuova fase, secondo quanto affermato da Tim Atkim durante la Degustazione Annuale del Regno Unito: “sul modello di Bordeaux o Champenois, stiamo assistendo ad una fase in cui la gente sta comprando uve in tutte le regioni, un po’ come è già successo in Borgogna o in Piemonte, in cui sono i luoghi stessi, ed i loro terreni, a determinarne lo stile”.

Ha aggiunto: “credo che la zona della Rioja, negli ultimi 25 anni, abbia subito un’importante trasformazione proprio com’è avvenuto in qualsiasi altra regione vinicola.” Tuttavia, Atkin suggerisce che “quello della Rioja è un marchio di grande, anzi grandissimo successo, per cui è facile intuire perché l’aspetto commerciale della Rioja è divenuto così popolare”; e continua: “è un vino fruttato, morbido, da comprendere bene, ma c’è un’altra storia intorno alla Rioja.”

Mentre il dibattito sul Rioja, negli ultimi dieci anni, si è concentrata sulla divisione tra i produttori “tradizionali” e quelli “moderni”, Atkin sostiene che ciò ha rappresentato “una distinzione fuorviante”. Continua dicendo: “in questo momento nella Rioja l’unica distinzione da fare è tra quelli che coltivano i loro vigneti e se ne prendono cura, e quelli che non lo fanno“.

Egli ha sottolineato che l’evoluzione della regione verso i singoli vigneti rappresenta più una resurrezione che non un’innovazione. “Ciò a cui stiamo assistendo oggi è un ritorno ad una tradizione molto ,a molto più forte che in passato. I vigneti della Rioja infatti sono abbastanza piccoli: pochissimi sono i produttori che hanno più di 30 ettari”.

Tra i luoghi più interessanti della regione, Atkin ha una personale predilezione per i terreni calcarei che caratterizzano la Rioja Alava e alcuni altri vigneti della Rioja Alta.

Descrivendo questa zona come la “Rioja Côte D’Or”, ha commentato: “l’estremità superiore della Rioja dovrebbe essere nota a tutti per i suoi paesini, così singolari, così diversi gli uni dagli altri, proprio come avviene in Francia nel dipartimento della Côte-d’Or tra Gevrey Chambertin, Volnay e Pommard.”

“E’ un momento molto emozionante per la Rioja che, nei prossimi 25 anni, non sarà più vista come una regione nella quale si producono vini affidabili e fruttati, ma come la regione nella quale si producono i più grandi vini del mondo.”

Ricardo Aguiriano, direttore marketing internazionale dei vini di Rioja, ha dichiarato: “Negli ultimi quattro anni ci si è concentrati sulla “democratizzazione”, vale a dire sulla costruzione del brand tra i consumatori, ora ci concentreremo sulla “premiumisation”, ossia sulla promozione dei vini che hanno un valore aggiunto, in particolare dei Riserva e dei Gran Riserva, e sulla promozione della diversità dei nostri vini e dei loro produttori”. 

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Ramón Bilbao Edición Limitada 2011

 

 

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Remírez de Ganuza Reserva 2006

Quanto si è uomini se si beve il vino?

Gli uomini britannici hanno riconosciuto la paura di fare una figuraccia quando bevono vino in compagnia dei propri amici, questo nei bar, mentre non avviene lo stesso quando si trovano a casa propria.

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Ogni qualvolta osserviamo le abitudini di diversi paesi nel bere il vino, riscontriamo numerose differenze; ma stavolta gli studi hanno fornito dati davvero inaspettati. Infatti secondo una ricerca condotta dalla Association of Wine Côte du Rhone su un campione di 1500 uomini, si è evinto che a 9 uomini su 10 piace bere una bottiglia di vino a casa, ma solo 1 su 4 lo fa anche quando esce fuori con gli amici, per paura di essere presi in giro.

Il motivo per cui solitamente si viene scherniti può derivare, ad esempio, dal fatto di apparire un po’ troppo saputelli sul mondo del vino oppure dal fatto di non riuscire a bere alcolici più forti e più in voga, come fanno invece altri uomini. Sta di fatto che tali convinzioni generano un modello di consumo diverso nel Regno Unito.

Questo studio è stato commissionato dall’Association of Wine Côtes du Rhône, grazie al quale si è scoperto persino che un quarto degli uomini serve vino durante le proprie riunioni per impressionare positivamente i suoi ospiti.

Questi dati dimostrano inoltre che il vino è molto più apprezzato in serate intime, a casa, con amici, o magari durante un pranzo con i propri familiari, almeno secondo il campione di uomini intervistato.

Forse per questi motivi succede spesso di vedere i compratori di vino fare delle scelte molto precise nel selezionare i vini da portare a casa, sia a seconda dei piatti a cui verranno abbinati sia in base al tipo stesso di serata.

E voi? Vedreste di cattivo occhio un amico che ordina del vino? Se siete coraggiosi, vi suggeriamo due</>

 TAGS:Château de Beaucastel Coudoulet de Beaucastel Côtes Du Rhône 2011Château de Beaucastel Coudoulet de Beaucastel Côtes Du Rhône 2011

Château de Beaucastel Coudoulet de Beaucastel Côtes Du Rhône 2011

 

 

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Louis Bernard Côtes du Rhône 2011

Vino e tè: elisir di lunga vita

Secondo uno studio di alcuni scienziati cechi, bere vino e è una pratica che può aiutarci a prolungare la nostra vita.

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Lo studio, realizzato presso la Società Europea di Cardiologia e successivamente presentato in un congresso tenutosi a Barcellona, indica che il vino, sia bianco che rosso, funge da agente protettivo contro le malattia del cuore a coloro che praticano frequentemente attività fisica.

Per effettuare lo studio è stato necessario monitorare per 1 anno 146 persone con un leggero rischio di contrarre malattie cardiache, delle quali la metà ha bevuto vino rosso e l’altra metà vino bianco.

Nel corso di questo anno di studio, gli uomini sono stati autorizzati a bere 300ml di vino e le donne a berne 200ml, fino a 5 volte a settimana.

In queste persone sottoposte allo studio non ci sono stati grandi cambiamenti nel colesterolo buono; ma ci sono stati invece cambiamenti positivi tra coloro che, oltre a bere il vino, avevano anche praticato attività fisica.

Il connubio tra vino ed esercizio fisico rafforza il cuore e prolunga la vita, secondo quanto riscontrato dal professor Taborsky, cardiologo presso l’Università di Palacký, in Repubblica Ceca, che afferma: “Il nostro studio dimostra che la combinazione tra il consumo di vino rosso o vino bianco in maniera moderata e la pratica dell’esercizio fisico migliora i marker dell’aterosclerosi, il che suggerisce che tale combinazione ha un effetto protettivo contro le malattie cardiovascolari.”

Un altro studio presentato durante la stessa conferenza ha mostrato che i tassi di mortalità per cause non cardiache erano del 24% inferiori tra i consumatori di tè rispetto a quelli che non ne bevevano.

Il professor Nicholas Danchin dell’Ospedale Europeo Georges Pompidou, ha dichiarato: “Il tè ha antiossidanti che apportano numerosi effetti benefici in fatto di sopravvivenza. C’è da dire che i bevitori di tè conducono generalmente uno stile di vita più sano; questa miglioria quindi, dipenderà dal fatto che i bevitori di tè rappresentano un particolare tipo di persona o dal tè di per sé? Per me la questione rimane ancora aperta.”

“In attesa di dare una risposta certa a questa domanda onestamente io vi consiglio comunque di bere il tè, a prescindere da tutto, che è sicuramente meglio rispetto al caffè o al non bere affatto.”

Con questi risultati le soluzioni per migliorare il nostro stile di vita e la salute del nostro cuore sono davvero a portata di mano; possiamo infatti assicurarci una vita più salutare e longeva semplicemente bevendo regolarmente tè e vino.

Oggi vi consigliamo due vini rossi da bere, come sempre, con moderazione e da abbinare all’esercizio fisico, grazie ai quali non vi assicuriamo che avrete una vita più lunga ma sicuramente molto più piacevole:

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Pruno 2012

 

 

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Hito 2013

Ritrovata una cantina risalente all’età del bronzo

Durante uno scavo effettuato in Israele, più precisamente in un palazzo cananeo dell’età del bronzo, da parte di alcuni esperti della George Washington University (USA) e di Haifa (Israele) è stata rinvenuta la cantina più antica finora conosciuta.

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La cantina si trova nel Tel Kabri, al confine con il Libano e, al momento del ritrovamento, presentava ben 40 recipienti contenenti residui organici che, una volta analizzati, si è stabilito che un tempo altro non erano che vino.

Andrew J. Koh, uno dei partecipanti allo scavo, ha affermato che si tratta della più grande e più antica cantina trovata fino ad oggi, al cui interno sono state rinvenute anfore in ceramica capaci di conservare ben 49 litri di vino, in un’unica stanza.

Gli scienziati credono che ci potrebbero essere altre riserve di vino immagazzinato, visto che la quantità sinora ritrovata non sarebbe stata sufficiente per l’intera popolazione, per cui si è concluso che la cantina fosse ad uso esclusivo del palazzo.

Le anfore, molto simili tra loro, contenevano sia vino rosso che vino bianco; tuttavia, non avendo ritrovato del vino vero e proprio, ne sono stati analizzati i residui, secondo quanto riportato da Yasur-Landau.

Patrick McGovern, un esperto di viticoltura antica presso l’Università della Pennsylvania ha affermato che la scoperta getta nuova luce sullo sviluppo della viticoltura nella terra di Canaan, che in seguito passerà all’Egitto e all’intero Mediterraneo.

Mentre Curtis Runnels, un archeologo dell’Università di Boston, ha affermato che “la scoperta è importante non solo perché mostra la sofisticazione del vino, ma anche per il fatto che ci indica che era destinato all’uso esclusivo del palazzo.”

Tutte le anfore non solo erano simili le une alle altre ma conteneva anche un vino prodotto con la stessa ricetta, tra i cui ingredienti ritroviamo il miele, la menta, la cannella e l’olio di cedro. Ciò rivela la vasta conoscenza delle piante che si aveva già a quell’epoca e le differenze rispetto alle ricette utilizzate oggigiorno per produrre il vino.

La produzione, la distribuzione e persino il consumo di vino, giocavano un ruolo molto importante nella vita degli abitanti del Mediterraneo e dell’Oriente durante la media età del bronzo. Viste le poche testimonianze archeologiche a disposizione, tale scoperta contribuisce a una migliore comprensione della viticoltura antica e dell’economia dei palazzi cananei.

Sapevate che in Israele si produceva vino? Ancora oggi, nella regione della Galilea, si producono dei vini rossi davvero buoni. Oggi ve ne consigliamo due:

Galil Mountain Merlot 2011

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Galil Mountain Merlot 2011

 

 

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Enira Easy Merlot Bessa Valley 2009

Droni per la produzione di vino

Droni per la produzione di vino TAGS:undefinedL’azienda americana Precision Hawk ha sviluppato un drone in grado di scacciare gli uccelli parassiti dai vigneti, un’invenzione che aprirà un mondo di nuove possibilità e che apporterà innumerevoli benefici a tutta l’industria del vino.

Quando si sente parlare di droni, tutti pensano agli aerei senza pilota utilizzati dai militari in missione all’estero, come in Iraq o in Afghanistan; in realtà i droni possono svolgere le più svariate attività e, in questo caso, vengono utilizzati per apportare grossi vantaggi all’intero settore enologico.

La società americana Precision Hawk, grazie alla tecnologia UAV, ha creato un drone, previamente modificato in modo da assomigliare ad un falco, col fine di spaventare gli uccelli parassiti che prendono di mira i vigneti.

Inoltre, con un sistema di raccolta dati per i produttori riguardante la ricerca sulle piante, la protezione e la produzione delle colture, promette di rivoluzionare l’intero sistema di coltura per le future generazioni.

“Una volta completata la raccolta dei dati, i computer dei droni si connettono automaticamente alle reti Wi-Fi, trasferendo tutti i dati di telerilevamento, informazioni sui voli e di diagnostica sui server remoti”, afferma Ernest Earon fondatore e presidente della Precision Hawk.

L’ultimo modello di drone, che è stato chiamato Hawk (Falco), è il Lancaster Mark III, un piccolo UAV ad ali, con un peso di soli 1,3kg, completamente autonomo ed in grado di raccogliere dati di telerilevamento in alta risoluzione.

Questo UAV dal “naso” alla “coda” è lungo solo un metro ed è estremamente silenzioso, il che rende ancora più semplice il suo lavoro nel dissuadere gli uccelli parassiti e di identificare le malattie e gli insetti; inoltre può anche rilevare carenze nutrizionali e confrontare geneticamente le colture in modo da ottenere il massimo rendimento al minimo sforzo.

Potendo usufruire di tali vantaggi, i produttori di vino di tutto il mondo hanno la possibilità di migliorare la produzione delle proprie colture, ottimizzare le proprie risorse e proteggere i propri vigneti, senza alcun bisogno di mano d’opera, bensì solo ed esclusivamente grazie all’aiuto dei droni.

Ma c’è di più: possono riscontrare le eventuali carenze nutrizionali delle coltivazioni, in modo da evitare perdite ed ottimizzare quindi la produzione di uve, affinché l’annata sia il più completa possibile.

A questo punto ci manca solo che il drone raccolga in volo le uve e realizzi esso stesso la vendemmia, per avere un vino rosso perfetto e completamente automatizzato.

Cosa ne pensate? Secondo voi i cieli di tutta la Rioja saranno presto popolati da droni? E’ questo il futuro del vino? Nell’attesa che arrivino i droni, facciamoci un bel bicchiere di vino:

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Ramón Bilbao Edición Limitada 2011

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Vega Sicilia Valbuena 5º Año 2009

L’invenzione del “radar” anti-alcol

L'invenzione del

Bere il vino, la birra o qualsiasi altro tipo di bevanda alcolica con moderazione e prudenza è fondamentale per evitare gli incidenti stradali. La guida in stato di ebbrezza infatti è una delle maggiori cause di mortalità, ed è un problema che, anno dopo anno, nonostante gli sforzi delle autorità, rappresenta ancora una piaga della nostra società. Molti paesi, oltre ad applicare i metodi di controllo standard, stanno cercando aiuto nella tecnologia, nella speranza di riuscire a trovare un metodo per poter intervenire in anticipo su chi adotta questo tipo di comportamento così pericoloso ed imprudente.

Più precismente, nell’Istituto di Optoelettronica dell’Università Militare della Tecnologia di Varsavia (Polonia), gli scienziati Jaroslaw Mlynczak, Jan Kubicki e Krzysztof Kopczyski hanno sviluppato un nuovo sistema per rilevare i vapori dell’alcol all’interno dei veicoli in movimento utilizzando un laser. In questo modo sarebbe possibile, senza effettuare il classico alcol test, scoprire se il conducente o gli stessi passeggeri dell’auto presentano livelli significativi di alcool, migliorando in questo modo la precisione e l’efficienza dei metodi finora utilizzati.

Lo studio è stato pubblicato nel Journal of Applied Remote Sensing e, in base alle informazioni contenute nel sito Thedrinksbusiness, la capacità di questo dispositivo, che utilizza un sistema di rilevamento chiamato “stand-off”, di registrare i vapori dell’alcol arriva fino allo 0,1%. Ma non è tutto: in futuro tale sistema potrebbe essere applicato anche nell’individuazione di altre sostanze. Anche se al momento ci sono alcune limitazioni sulla capacità di “ingannare” il dispositivo (aprendo i finestrini o collocando su di essi dei semplici para sole), questi dati possono comunque essere facilmente raccolti per informare le autorità che potranno quindi eseguire un controllo più adeguato.

Il dispositivo, naturalmente, è ancora in fase di sviluppo e sicuramente ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che possa essere messo in commercio in quanto sarà necessario calibrare tutti i fattori di cui abbiamo parlato precedentemente per migliorarne la precisione ed evitare errori e possibili tentativi di frode.

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L’annata 2013 di Rioja: buona

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Dopo aver testato quasi 4.000 vini a denominazione di origine Rioja, la Commissione di degustazione vini DOC della Rioja ha ufficialmente qualificato l’annata 2013 come buona.

Nel 2013 sono stati prodotti, all’interno della regione della Rioja, 263,70 milioni di litri di vino. In questo periodo le condizioni meteorologiche sono state particolarmente insolite.

Nelle parole della Commissione di degustazione vini DOC della Rioja:

E’ stato un anno difficile per i viticoltori, il ciclo di crescita dell’annata 2013 è avvenuto in condizioni climatiche molto diverse rispetto a quelle degli anni precedenti. La pesante pioggia primaverile e le basse temperature hanno ritardato il ciclo di crescita e hanno portato ad una maturazione irregolare”.

“Fortunatamente, il danno che comportava il ritardo di 2 o 3 settimane è stato compensato dal bel tempo prevalente in settembre e ottobre, cosa che ha permesso la raccolta selettiva delle uve proprio nel momento in cui queste ultime avevano raggiunto la maturità adeguata, ottimizzando così la qualità del frutto. Con una stagione così impegnativa dal punto di vista della crescita, i produttori della Rioja hanno dovuto ricorrere a tutto il loro sapere: hanno dimostrato di essere capaci e preparati, riuscendo a far fronte ad una situazione così complessa come quella di una vendemmia tardiva e ne sono riusciti ad ottenere il massimo, per la gioia dei produttori di vino”.

Davvero una buona notizia per tutti coloro che sono diventati amanti del vino Rioja, un vino che, nonostante le condizioni avverse, ha preservato la sua qualità e si è confermato all’altezza della reputazione positiva che lo precede.

La vendemmia del 2013 si è conclusa l’8 novembre diventando la vendemmia più tardiva della regione nella storia recente, nonché una delle più piccole, per un totale di 368.42 milioni di chili d’uva, poco più dei 355 milioni di chili di uve prodotte nel 2012.

In totale sono stati esaminati 260.780.000 litri di vino della Rioja, di cui ne sono stati approvati 251.440.000 litri, divisi in14.91 milioni di bianco, 12.82 milioni di rosato e 223.71 milioni di rosso.

E voi cosa ne pensate di quest’annata? Qual è la vostra annata preferita dei vini della Rioja? Oggi vi consigliamo due vini Rioja del 2013:

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Luberri 2013

 

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Murmurón 2013

Come riconoscere un buon whisky (e II)

 TAGS:undefinedPer aiutarvi a capire ancora meglio se un whisky è di buona qualità e qual è il modo migliore per berlo, oggi continueremo a darvi alcuni consigli a riguardo, in modo che abbiate maggiori strumenti per poter fare la scelta giusta al momento dell?acquisto e che possiate servire il whisky in maniera corretta e finalmente godervelo in buona compagnia.

Accompagnato o assoluto. Se siete tra coloro che preferiscono bere il whisky assoluto, sarete felici di sapere che di recente Xavier Monclús, durante una degustazione, ha espresso la sua più ferma convinzione sul fatto che il whisky cambi positivamente il suo sapore semplicemente con l’aggiunta di un po’ d’acqua, perdendo in questo modo la sua essenza statica. Addirittura con l?aggiunta del ghiaccio il whisky diventa una bevanda dinamica, perché si evolve man mano che il ghiaccio si scioglie.

Quando si decide di accompagnarlo, il consiglio fondamentale è quello di evitare di mescolarlo con bevande zuccherine, così come afferma Monclús: “naturalmente il buon whisky può essere miscelato, ma mai con bevande che contengono zucchero. Esistono ottimi cocktail con acqua tonica, con acqua frizzante… dipende molto dalla situazione. In un ristorante di solito lo si beve assoluto o con l’acqua, ma se siete in giro di notte e avete voglia di un long drink è normale che dovrete mescolarlo, ma sempre con bevande che non contengano zucchero. Con acqua o con acqua frizzante non vi causerà né mal di testa né sbornia”, conclude Monclús.

Etichetta ed età. Sull’etichetta vengono riportate informazioni estremamente utili come l’anno di produzione del whisky, la sua composizione, l’invecchiamento nelle botti di sherry, etc. Nel caso dell’età, gli anni indicati sull?etichetta non influenzano la qualità della bevanda; Monclús ricorda infatti che ci sono whisky molto vecchi e costosi che non sono di buona qualità: “in generale un whisky raggiunge il suo compimento tra i 10 ei 12 anni, e man mano va perdendo le sue qualità fino al raggiungimento della sua ?fine? che avviene intorno ai 25 anni. Per cui niente whisky di 50 anni.”

Blended o Single Malt. La maggior parte delle volte i Single Malt sono di buona qualità, ma in alcuni casi possiamo avere fortuna anche con i Blended. “Esistono anche degli ottimi Blended – indica Monclús ? come il Bailie Nicol Jarvie o addirittura il DYC 8 Years che ha un punteggio abbastanza buono ed è un whisky da non sottovalutare, anche se la Spagna non è propriamente famosa per essere un paese produttore di whisky.”

Additivi. I whisky che presentano additivi, come il caramello, sono da evitare perché significa che tali additivi sono stati impiegati per mascherare un?eccessiva presenza di alcol.  

Temperatura. Il whisky deve essere servito ad una temperatura compresa tra i 10 ei 18 gradi, in modo da poterne apprezzare a fondo tutte le sue caratteristiche.

Botti di Sherry. Secondo il parere di Monclús l?utilizzo delle botti di sherry per la maturazione del whisky non deve superare i due anni, dopodiché il distillato deve essere invecchiato per i successivi 10 anni nelle botti di bourbon, quindi non dall’inizio della sua elaborazione. Questo per evitare che le note di zolfo si propaghino??, alterandone irrimediabilmente il gusto.

Acqua. L’acqua con cui è fatto, ha una piccola influenza sul whisky, circa il 10% del risultato finale.

Vi lasciate consigliare un paio di whisky davvero buoni? Vediamo se siete d’accordo con noi:

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Lagavulin 16 Anni, un vero e proprio punto di riferimento.

 

 

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Talisker 10 Years, il miglior rapporto qualità-prezzo.