4 cocktail a basso contenuto calorico per mantenere la linea

Vuoi perdere qualche chilo senza rinunciare a un gustoso aperitivo dopo il lavoro? Non ti preoccupare, su Uvinum conosciamo bene questo problema. Proprio per questo, ti proponiamo 4 cocktail a basso contenuto calorico per goderti il sabato sera con gli amici, senza perdere la tua linea.

1. Spritzer – La bevanda nazionale austriaca

Lo Spritzer, chiamato Weinschorle in Germania , è probabilmente il long drink più famoso in Austria e si degusta in qualsiasi stagione dell’anno. È una bevanda a base di vino, miscelato con acqua minerale, e decorata con una fetta di limone. Per questo cocktail popolare si utilizza un vino giovane proveniente da vitigni a bacca bianca come il Grüner Veltiner, lo Weißburgunder e lo Chardonnay e la proporzione tra vino ed acqua dovrebbe essere di 1:1. Questa bevanda rinfrescante ha solo 58 calorie per 100 ml.

C’è anche un altro vantaggio: ti risparmierai i postumi della sbornia grazie all’alto contenuto d’acqua di questa bevanda. Goditi questo classico austriaco!

2. Vodka Soda – Semplice e con poche calorie

Soda + Vodka = Vodka Soda

Certo, non è così semplice! Anche questo cocktail deve essere miscelato correttamente. Per prima cosa, riempi un bicchiere con cubetti di ghiaccio e aggiungi gli ingredienti. Per questa bevanda a basso contenuto calorico servono 3 parti di soda e 1 parte di vodka. Infine, decora il bicchiere con una fetta di lime. Questo cocktail ha solo 22 calorie per 100 ml.

Non sai quale vodka usare per preparare questo cocktail? Nel nostro blog ti offriamo una selezione unica.

3. Martini: miscelato o shakerato?

Tutti conoscono questo drink dai famosi film di James Bond, ma sapevi che questo cocktail appartiene alle bevande alcoliche a basso contenuto calorico? Il cocktail Martini è un drink da bere come aperitivo ed è solitamente preparato con assenzio francese e gin.
Una delle varianti più conosciute del Martini è il Martini Dry. Questo drink è composto da London Dry Gin e la minor quantità di vermouth possibile. Senza mai dimenticare l’oliva che decora il bicchiere.

Una quantità equivalente a 100 ml di Martini Cocktail ha solo 140 calorie! Ora capisci perché James Bond ha un corpo così perfetto.

4. Mojito – Saluti da Cuba

A differenza di molti altri cocktail cubani, il mojito è un’alternativa con poche calorie. Inventato a L’Avana, questo cocktail è composto da 5 ingredienti fondamentali: rum bianco, zucchero (tradizionalmente succo di canna da zucchero), succo di limone, soda e menta. L’elemento più importante nell’elaborazione di un mojito è probabilmente il rum. I migliori rum per il tuo mojito sono disponibili su Uvinum.

L’acqua minerale di questo cocktail cubano lo rende una bevanda ipocalorica. L’oro verde di Cuba ha solo 71 calorie per 100 ml.

Come puoi vedere, c’è una selezione unica di cocktail con poche calorie. Quindi niente ti limiterà nel prossimo party. Divertiti provando e godendoti questi cocktail a basso contenuto calorico. E, ricorda, bevi con moderazione! 😉

I migliori romanzi sul vino

Oggi, 23 aprile, è la Giornata Mondiale del Libro. Se sei un amante del vino e della lettura, cosa ci può essere di meglio se non unire entrambi i tuoi hobby?

Che sia in una vigna, in una cantina o durante una cena con amici, il vino offre sempre il contesto perfetto per raccontare una storia…

Giornata mondiale sul libro: i migliori romanzi sul vino

Palato, Roald Dahl

Questo racconto breve di Roald Dahl narra di una cena, in un primo momento tranquilla. Ad un certo punto, però, inizia una sfida tra l’ospite e un suo invitato per indovinare a quale annata e cru appartiene il Bordeaux servito durante la serata. La posta in ballo è la mano della figlia del padrone di casa. Il racconto, il cui titolo originale è Taste (1945), è un perfetto esempio del cinismo e della criticità attraverso cui Dahl, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini, era solito descrivere la società nei suoi racconti più “da adulti”.

Il signore delle vigne, Noah Gordon

L’autore, Noah Gordon, ambienta la sua storia in Linguadoca alla fine del XIX secolo. Josep Álvarez, giovane catalano, scopre l’arte della vinificazione grazie a Monsieur Mendès, un viticoltore francese. Dopo aver ricevuto la notizia della morte del padre, Josep torna nella sua terra natale, dove scopre che il fratello vuole disfarsi della vigna di famiglia e che Maria, la donna di cui era innamorato, si è creata una famiglia con un altro uomo. Tra disordini, lotte di successione e assassini politici, riuscirà Josep a realizzare il suo sogno di produrre un vino spagnolo buono quanto i vini prodotti in Francia?

La vigna di Angelica, Sveva Casati Modignani

Angelica ha 35 anni. È una madre, una moglie e un’imprenditrice di successo nel campo della produzione del vino. La sua vita sembra essere perfetta, ma dietro quella facciata si nascondono le bugie del marito e una serie di sogni infranti. Dopo un brutto incidente in moto, il destino fa incontrare ad Angelica uno chef di fama mondiale, Tancredi d’Azaro. Questo incontro rappresenterà un nuovo inizio? 

La confraternita dell’uva, John Fante

Pubblicato nel 1977, è un romanzo sulla prima generazione italoamericana. Nick Molise è un padre ingombrante, tirannico, che si vanta di essere il primo scalpellino d’America. Il mondo descritto da Fante è un mondo di uomini di testarda virilità, guardati con inquietudine e paura dagli americani che considerano gli italiani degli ubriaconi. Piccola curiosità: il romanzo venne  pubblicato in Italia nel 1990 con il titolo La confraternita del Chianti.

Ogni storia inizia con un bicchiere di vino - Uvinum

Il commissario Cosulich, Giovanni Negri

Il sangue di Montalcino, Prendete e bevetene tutti, Il vigneto da Vinci: ecco i tre titoli che compongono la trilogia del Commissario Cosulich, detective istriano in azione in Italia, in particolare in alcune delle zone vinicole più importanti del Bel Paese. I tre episodi della saga hanno un unico fil rouge, il vino. Nel primo, un enologo di fama mondiale, Roberto Candido, viene trovato ucciso nell’abbazia di Sant’Antimo, tra le vigne di Montalcino; nel secondo, qualcuno ha manomesso i freni della macchina di Mario Salcetti, inventore delle bollicine italiane in Franciacorta; nel terzo, il nostro detective rimane affascinato dagli studi sul vigneto appartenuto a Leonardo da Vinci del professor Attilio Scienza.

Di viole e liquirizia, Nico Orengo

Daniel, sommelier francese, soggiorna per alcuni giorni ad Alba. Il protagonista dimostra avere una profonda conoscenza dei vini piemontesi, soprattutto per quelli delle Langhe, e un amore profondo per il Piemonte. A smitizzare quest’atmosfera quasi mistica, però, entra in gioco il tassista Luciano, accanito bevitore di birra, che bacchetta vignaioli, critici e politici che hanno sì rilanciato nell’Olimpo dei grandi vini la Langa, ma a discapito della sua originalità, della sua sincerità e del suo paesaggio.

Vi abbiamo fatto venire voglia di leggere? Allora riempitevi il bicchiere e iniziate a sfogliare quel libro che avete sul comodino!

Green Wine: i vini che difendono la Terra

“Il vino è la poesia della terra”: così scriveva Mario Soldati. Il 22 aprile si festeggia in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Terra, evento nato per sottolineare la necessità di conservare e proteggere le risorse naturali della Terra.

Green Wine: i vini che salveranno la terra - Uvinum

Il mondo del vino si è da sempre dimostrato attento a difendere l’integrità del territorio e a migliorare la sostenibilità della produzione vitivinicola. Vi presentiamo tre pratiche – quella della viticoltura biologica, biodinamica e naturale – che hanno in comune lo stesso obiettivo, quello di salvaguardare la Terra e rispettare la natura.

Vino biologico

Esiste una normativa che stabilisce in che modo un vino deve essere prodotto per essere definito biologico. Il Regolamento Europeo 203/2012 dispone che l’uva utilizzata sia coltivata evitando qualsiasi tipo di prodotto chimico di sintesi e mette al bando le varietà OGM. Sono vietate, quindi, concimazioni chimiche e antiparassitari sistemici che stimolino la produzione quantitativa della pianta a scapito di quella qualitativa, e che mettano in pericolo il prezioso equilibrio Terreno-Pianta-Clima.

Per la fertilizzazione dei terreni è preferibile ricorrere a concimi organici, mentre per difendere le piante dai parassiti si utilizzano trattamenti di origine naturale (rame, zolfo ed estratti di piante) o si ricorre alla pratica della lotta biologica, che consiste nell’introdurre organismi viventi nemici dei parassiti nell’ecosistema vigneto.

Anche la vinificazione è regolamentata. Ad esempio, per quanto riguarda i solfiti, la quantità massima consentita è di 100 mg/l per i rossi e 150 mg/l per i bianchi e i rosati.

Vino biodinamico

Pur non essendo ancora riconosciuta a livello legislativo, l’agricoltura biodinamica è regolamentata dall’Associazione Demeter ed è sempre più in voga anche nel nostro Paese. Lo scopo di questa pratica è quello di eliminare in modo definitivo l’utilizzo di prodotti chimici e di ridurre allo stesso tempo l’impiego di macchinari, il tutto basandosi sul corso naturale della natura, in particolare sulle fasi lunari. Caratteristica tipica di questo tipo di agricoltura è l’impiego di compost naturali da utilizzare in determinati periodi dell’anno.

Anche nel vino biodinamico, comunque, sono presenti dei solfiti, anche se in quantità limitata: 70 mg/l nei vini rossi, 90 mg/l nei vini bianchi e 60 mg/l nei vini frizzanti.

Earth Day: i vini in difesa dell'ambiente

Vino naturale

Con vino naturale – detto anche vino secondo natura, vino vero e vino artigianale – si intende un prodotto elaborato senza l’utilizzo di additivi chimici di sintesi e/o manipolazioni da parte dell’uomo. Le vigne, a bassa resa, sono trattate solo con sostanze naturali (zolfo e rame), mentre per la fermentazione e l’affinamento vengono utilizzati esclusivamente lieviti indigeni già presenti nell’uva.

I solfiti possono essere aggiunti solo nel caso in cui non se ne sviluppino naturalmente in quantità sufficiente durante la fermentazione alcolica. La quantità massima stabilita è di 30 mg/l per i vini rossi e rosati e 50 mg/l per i vini bianchi.

Vini Triple A e vini liberi

Negli ultimi anni sono nate altre due correnti di pensiero interessanti: quelle dei vini Triple A e quella die vini liberi.

Nato a Genova nel 2003, il movimento Triple A – Agricoltori, Artigiani, Artisti – lotta contro la la standardizzazione del vino da parte delle multinazionali e a favore dell’unicità e della naturalità dei vini italiani. Il movimento adotta, quindi, tecniche agronomiche ed enologiche che evidenzino non solo le caratteristiche del vitigno e del terroir, ma anche la personalità del produttore. Anche nel caso dei vini Triple A, è vietato l’utilizzo di qualsiasi prodotto chimico e di lieviti selezionati.

Infine, l’Associazione Vino Libero, fondata nelle Langhe, si propone come scopo quello di sviluppare un’agricoltura capace di essere allo stesso tempo economicamente vantaggiosa e rispettosa dell’ambiente. No quindi a concimi di sintesi ed erbicidi, per produrre un vino che presenta il 40% in meno rispetto al limite previsto per legge di solfiti. Grazie all’Associazione, le aziende produttrici di vino adottano un tipo di coltivazione naturale senza aver bisogno di sborsare cifre molto alte per ottenere la certificazione bio.

 

Quando il vino è patrimonio dell’umanità

Il 18 Aprile si celebra la Giornata Internazionale dei Monumenti e dei Siti, istituita nel 1983 dall’Unesco – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Lo scopo di questa ricorrenza è quello di far riflettere sull’importanza del valore formativo ed educativo del patrimonio culturale mondiale.

L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti proclamati “patrimonio dell’umanità”, ben 54, e tra questi rientrano anche tre importanti regioni vinicole.

Giornata Internazionale dei monumenti e dei siti: i vini patrimonio dell'Unesco

Langhe-Roero e Monferrato

Risale al 2014 la decisione di proclamare i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato patrimonio dell’umanità. A rendere possibile questo riconoscimento sono state le colline ricoperte di vigneti, i borghi e le cantine secolari, le torri e i castelli di origine medioevale, l’armonia e l’equilibrio dei paesaggi piemontesi.

L’elenco dei paesaggi comprende la Langa del Barolo che, come suggerisce il nome, è la culla di uno dei vini migliori al mondo; le colline del Barbaresco, che comprende vigneti prevalentemente coltivati a Nebbiolo da cui si produce, neanche a dirlo, il celebre Barbaresco; il Castello di Grinzane Cavour, acquistato dallo statista Camillo Benso Conte di Cavour, il quale si occupava personalmente della sua vigna; la zona di Canelli, dove si coltiva il Moscato Bianco da cui si produce lo spumante Asti; l’area di Nizza Monferrato, “capitale” del Barbera; il Monferrato degli Infernot, dove si possono visitare vecchie cantine profonde diversi metri, scavate direttamente nella roccia.

Pantelleria e lo Zibibbo

Sempre nel 2014, l’isola di Pantelleria ha ricevuto il titolo di patrimonio dell’umanità per la caratteristica coltivazione ad alberello dell’uva Zibibbo. Dalle uve Zibibbo si ottiene il famoso Moscato di Pantelleria, uno dei migliori vini da meditazione del Bel Paese.

Questa pratica vuole che la piantina venga inserita in una buca profonda 20 centimetri, in modo da poter assorbire una maggior quantità di acqua e resistere ai venti marini. La raccolta, esclusivamente manuale, inizia nella seconda metà di agosto: per la comunità locale, i giorni della vendemmia rappresentano un’occasione per riunirsi e festeggiare.

Quello ad alberello è un metodo di coltivazione che avviene in condizioni climatiche estreme e che viene tramandato oralmente di generazione in generazione; un patrimonio culturale da salvaguardare e da trasmettere alla future leve di vignaioli.

Le Cinque Terre e lo Sciacchetrà

“Da qui i vigneti illuminati dall’occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino.” Così scriveva Francesco Petrarca a proposito dei vigneti delle Cinque Terre.

Tra le caratteristiche del panorama di quest’angolo di Liguria, ritroviamo i ripidi terrazzamenti dove ancora oggi viene coltivata la vite da parte di viticoltori “eroici” – o “angeli matti”, come li definisce il critico enologico Luigi Veronelli. I vigneti crescono su pendii scoscesi a picco sul mare e sono raggiungibili solo grazie ad un trenino a cremagliera, con rotaie a base dentata adatte ad affrontare le pendenze.

Il frutto di questo sforzo è lo Sciacchetrà, un vino passito DOC più unico che raro, dolce, profondo e speziato, decantato da poeti come Boccaccio, Pascoli e D’Annunzio. Per produrlo si usano uve appassite in inverno delle varietà Albarola, Bosco e Vermentino.

Una terra ricca d’incanti, l’Italia. Prendiamo questa giornata come un’occasione per apprezzare la sua bellezza e i prodotti che ci regala.

Menù di Pasqua: che vino scegliere?

Avete già preparato tutto per il pranzo pasquale? Certo, il cibo è importante, ma altrettanto importante è il vino che sceglierete. Ecco alcuni preziosi consigli che vi faranno fare un figurone con i vostri ospiti.

Che vino bere a Pasqua? Ecco i consigli di Uvinum

Gli antipasti

Ogni pranzo pasquale che si rispetti inizia con un sacco di antipasti: uova sode, verdure in pastella, vol-au-vent di pesce, torta pasqualina… chi ne ha più ne metta!

Per iniziare vi consigliamo di scegliere vini prodotti con uve Riesling, un Etna Bianco o ancora un Grignolino del Monferrato. Quest’ultimo è indicato soprattutto con il classico Casatiello napoletano.

I primi piatti

Cannelloni, lasagne e paste al ragù sono i primi piatti più tradizionali. Sono dei piatti ricchi, che hanno bisogno di un vino corposo e rigorosamente rosso: possiamo scegliere tra un Montepulciano d’Abruzzo, un Bonarda dell’Oltrepò Pavese, un Montefalco Rosso o un Lambrusco.

l’agnello

Si sa: il piatto più importante di ogni pranzo di Pasqua è l’agnello. Questo tipo di carne ha bisogno di un vino avvolgente e morbido, ma tutto dipende da come viene proposto. Se in umido, una buona idea è quello di abbinarlo ad un Aglianico del Vulture, ad un Barbaresco o ad un vino siciliano intenso come il Nero d’Avola.

Se l’agnello viene cotto alla brace o al forno, l’accompagnamento giusto è quello con un Cabernet Sauvignon dell’Alto Adige, con un Bolgheri o con un potente Cannonau.

Le verdure

Non siete amanti dell’agnello? Seguite una dieta vegetariana? Nessun problema. Un’alternativa è quella di ripiegare su formaggi e verdura di stagione, come asparagi e carciofi. In questo caso è meglio optare per un vino bianco con una bella acidità. Noi vi consigliamo un Pouilly-Fumé o un Pinot Bianco altoatesino.

Non sai che vini servire durante il pranzo di Pasqua? Ecco i suggerimenti di Uvinum

I dolci

Ed ecco la parte più amata dai golosi: il momento del dolce! E cos’è Pasqua senza uovo di cioccolato? Attenzione, però, al tipo di cioccolato. Con il cioccolato fondente è preferibile l’abbinamento ad un  vino dolce, come un Barolo Chinato o un Marsala; con il cioccolato al latte, più delicato, optiamo per un Recioto della Valpolicella.

Per chi, invece, preferisce la tradizionale colomba pasquale, consigliamo un Moscato d’Asti, un Recioto di Soave, un Passito di Pantelleria o un Malvasia di Bosa.

Pastiera napoletana e nepitelle calabresi, infine, vanno d’accordo con Vin SantoSauternes e Greco di Bianco.

La pancia è piena, ma c’è sempre lo spazio per un buon calice. E allora perché non concludere la mangiata in bellezza con un brindisi? Champagne, Franciacorta o un Trento DOC saranno la conclusione perfetta per questa bella giornata di festa.

La nuova moda dei cocktail di verdura

Cocktail alla frutta? Ormai sono superati! La nuova moda è quella dei cocktail di verdura. Belli da vedere e da fotografare (guai a non pubblicare una foto su Instagram prima di berli!), i Veggie Cocktail sono sempre più di moda negli ambienti hipster e nei bar più gettonati.

5 ricette di cocktail di verdura - Uvinum

D’altronde, non è una novità: non è di certo raro incontrare cetrioli e sedano nei propri drink. E che dire, poi, del famigerato Bloody Mary, uno dei cocktail più consumati al mondo, che ha nella ricetta proprio del succo di pomodoro?

Ecco allora che vi suggeriamo 5 ricette facili per rendere i vostri aperitivi e party più “green”!

Green Paradise

  • 2 manciate di spinaci freschi
  • 4 cl di vodka
  • 3 cl di latte di cocco
  • 1,5 cl di Bénédictine
  • 2 gocce di assenzio

Dopo aver lavato gli spinaci, frullateli con il latte di cocco, la vodka e il Bénédictine. Mettete due cubetti di ghiaccio nel vostro bicchiere old fashioned, versateci il frullato e finite con un due gocce di assenzio. Il gioco è fatto!

Cocktail al peperone rosso

  • 40 gr di peperone rosso
  • 4 cl di gin
  • 6 foglie di basilico
  • Una tazzina di succo di lime

Tagliate il peperone rosso a strisce sottilissime. Mettete le fettine in uno shaker con il succo di lime e il basilico. Pestate delicatamente con un pestello per estrarre il succo dal peperone. Dopodiché, aggiungete nello shaker il gin e il ghiaccio. Shakerate forte, filtrate e versate il contenuto in un bicchiere da Martini.

Cocktail di verdure: 5 ricette facili: Uvinum

Psycho Carrot Deluxe

  • 4 cl di rum
  • 1 cl di triple sec
  • 3 carote (6 cl di succo)
  • 1 cl di latte di cocco
  • Noce moscata in polvere (2 spolverate)

Centrifugate le carote. In uno shaker, mettete alcuni cubetti di ghiaccio e tutti gli ingredienti. Shakerate forte e versato il tutto in un bicchiere riempito di ghiaccio. Semplice, no?

Zucchine Sake

  • 2 zucchine
  • 2 cucchiai di sciroppo di limone
  • 6 cl di sake

Lavate e sminuzzate le zucchine, poi spremetene la polpa per ottenerne una specie di “succo” molto liquido. Mettete in uno shaker l’acqua delle zucchine, lo sciroppo di limone, il sake e del ghiaccio. Shakerate per bene e versate tutto il contenuto in un bicchiere, aggiungendo qualche cubetto di ghiaccio e una buccia di zucchina come decorazione.

Cocktail alla barbabietola

  • 45 gr di barbabietola
  • 3 cl di succo di limone
  • 4,5 cl di whisky
  • 17 gr di zucchero
  • 1 cl di acqua tonica
  • Timo

Spremete la barbabietola. In una padellina, mettete il succo di barbabietola e lo zucchero e scaldate a fuoco medio fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto. Fate raffreddare. Dovreste aver ottenuto circa 30 ml di sciroppo di rapa rossa. In uno shaker, mettete lo sciroppo, il whisky, il succo di limone, l’acqua tonica e un po’ di ghiaccio. Agitate e versate il tutto in un bicchiere old fashioned. Guarnite con il timo.

 

 TAGS:Grey Goose Vodka 1L

Etichette d’autore: quando l’arte incontra il vino

Molti concorderanno sul fatto che fare vino è una vera e propria arte. In una società dove l’apparenza è tutto, però, un buon vino deve presentarsi sul mercato in maniera accattivante, con un packaging che attiri l’attenzione del consumatore e che lo invogli a compralo. Tanti sono coloro, magari meno conoscitori del settore, che scelgono un vino in base alla bellezza dell’etichetta, piuttosto che in base alla fama della cantina o al tipo di uva.

Ecco perché lo sforzo di un’etichetta ben fatta, che sia sì bella ma anche (e soprattutto) rappresentativa del vino e della cantina, merita di essere riconosciuto e premiato.

Vino e arte: le etichette d'autore - Uvinum

Etichetta Château Mouton Rothschild 1973

L’arte in etichetta

Data la premessa, non risulta strano se molti artisti nel corso degli anni abbiano collaborato con i vignaioli per mettere il loro tocco su una bottiglia. Château Mouton Rothschild, tenuta storica situata a Pauillac, ha fatto dell’etichetta d’autore una sua caratteristica distintiva. Dal 1945 lo Château ha collaborato con i più grandi artisti contemporanei: Georges Braque, Salvator Dalì, Joan Mirò, Marc Chagall, Wassily Kandinsky , Roberto Matta, Pablo Picasso, Andy Warhol, Francis Bacon, Robert Wilson… Non è certo un caso se una bottiglia di Château Mouton Rothschild può arrivare a costare centinaia di dollari!

Anche in Italia, terra d’arte, non potevano certo mancare esempi simili. Dal 1971 Alfredo Currado e la moglie Luciana, proprietari della cantina Vietti, affidano ad artisti diversi l’arduo compito di rappresentare visivamente le caratteristiche distintive di ogni annata. Claudio Bonichi, Mino Maccari, Pier Paolo Pasolini, Pierflavio Gallina, Janet Fish ,Wayne Thiebaud e Jerry N. Uelsmann sono solo alcune delle personalità che hanno prestato il loro talento al mondo del vino.

Celebri sono anche le etichette della casa siciliana Donnafugata, ideate da Gabriella Rallo e realizzate da Stefano Vitale. Lo scopo della cantina è quello di rappresentare, attraverso delle sinuose e colorate figure femminile, la personalità di ogni vino e l’amore per la propria terra.

Per altre case vinicole, la strategia è stata quella di riprodurre sull’etichetta opere già conosciute. La Tenuta di Sant’Anna, situata ad Annone Veneto, ha utilizzato le più famose opere di Velasquez, Gauguin, Bruegel e Botticelli, mentre la Pojer e Sandri di Faedo utilizza opere Dürer, artista che ha legato il proprio nome al luogo. Molte sono le cantine che si sono affidate alle opere di artisti locali per impreziosire le loro bottiglie: la cantina La-Vis, in Trentino, ha utilizzato dipinti del Segantini; la cantina Menfi di Agrigento si è affidata ai dipinti di Guttuso; l’Azienda Agricola Lorenzon di Ponte Piave, infine, ha scelto le opere di Pietro Longhi.

Quando il vignaiolo è anche artista

Se fare vino è un’arte, non deve sorprenderci se il vignaiolo, a volte, è un vero e proprio artista! È il caso di Sandro Chia, scultore e pittore che nel 1984 acquistò le cantine del Castello Romitorio di Montalcino e iniziò a impreziosirne le bottiglie con bozzetti e opere compiute.

C’è anche Carlo Hauner, artista e designer bresciano che negli anni ’70 iniziò a fare vino alle isole Eolie. Ed è proprio la Sicilia, con i suoi colori e i suoi paesaggi, il soggetto preferito per le etichette del suo passito Malvasia riserva delle Lipari.

Interessante è anche il caso delle etichette della linea “Comete” di Alois Lageder, cantina storica dell’Alto Adige. Ogni etichetta è decorata da una cometa bianca disegnata a mano, o meglio con un polpastrello, ed è quindi un’opera unica e irriproducibile.

Sembra inutile sottolineare che molte di queste bottiglie “artistiche” sono state prodotte in edizioni limitate e sono diventate oggetti ambiti da molti collezionisti.

Elementi importanti per capire il vino bianco semidolce

Si distinguono diverse tipologie di vini bianchi a seconda del tipo di uva utilizzata e del suo sapore e colore. Di solito sono classificati, per concentrazione di zucchero, come vino bianco dolce, semidolce e secco. Vediamo alcune delle differenze tra i tre tipi per approfondire il vino bianco semidolce.

Com’è il vino bianco semidolce

Le vendite del vino semidolce sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, confermando questo vino come uno dei più consumati. È inevitabile, quindi, parlare di questa tipologia, che è venerata sia dai consumatori che dagli esperti del mondo del vino.

Per questo motivo, dobbiamo capire bene come sono le altre tipologia di vino bianco. Il vino bianco dolce è solitamente bevuto molto freddo poiché consigliato in estate e nelle stagioni più calorose. Per essere denominato dolce, deve contenere più di 50 grammi di zucchero per litro. Quando parliamo di vino bianco secco, ci riferiamo a quelli che hanno meno di 5 grammi di zucchero per litro, e quindi sono molto meno dolci. Tra questi ci sono anche i semi secchi, che contengono tra i 5 e i 15 grammi di zucchero per litro.

Generalmente, il vino bianco semidolce si beve freddo, ma non tanto quanto il dolce, e si caratterizza per contenere tra i 30 e i 50 grammi di zucchero per litro di vino.

Produzione del vino bianco semidolce

Di solito viene utilizzata una macerazione a bassa temperatura per fermentare a freddo il mosto. Successivamente si blocca la fermentazione con un abbassamento di temperatura per eliminare i lieviti e ottenere un vino con zucchero residuo.

Il risultato è un vino senza troppo zucchero e poco dolce ma con sfumature e senza molta acidità. La sua freschezza, come abbiamo visto, è una delle sue principali caratteristiche, oltre a esprimere un sapore delicato, che lo rendono facile da bere, tra quei vini che si consumano volentieri.

Come abbinarlo

Non essendo un vino dolce, non è riservato ai dessert, ovvero, è ottimo sia per i primi piatti che per i secondi. Il vino bianco semidolce è solitamente abbinato a tutti i tipi di pesce, ai formaggi stagionati, alla pasta e alle insalate. Anche i frutti di mare si sposano perfettamente con questo tipo di vino.

Al momento troviamo bianchi semidolci di qualità, con denominazioni note come Verdejos e Albariño, ma anche altre meno conosciute che optano per una maggior varietà.

 TAGS:Ramon Bilbao Verdejo 2017

Alcool e glitter: il gusto dell’anno è l’unicorno!

Oggi, 9 aprile, è lo Unicorn Day. Avete capito bene, esiste una giornata dedicata agli unicorni! Negli ultimi tempi, infatti, l’immagine del mitologico animale, simbolo di forza e purezza, è tornata di moda, comparendo su magliette, accessori e… cibo!

Approfittiamo di questa festività alquanto bizzarra per proporvi una serie di vini e distillati dedicati al magico mondo di questa creatura fatata.

Lacrime di unicorno: vino, gin e birra - Uvinum

Il vino alle lacrime di unicorno

È rosa ed è glitterato, si chiama Lágrimas de Unicornio e arriva dalla Spagna. A produrlo è  Gik Live!, azienda a cui non manca certo la fantasia: è infatti stata la prima a commercializzare il vino azzurro prodotto con un mix di uve bianche e rosse.

Se vi siete mai chiesti che sapore abbiano le lacrime di un unicorno, ora avrete la risposta. Il vino, che ha una gradazione alcolica di 12 gradi, è (molto) dolce e sa di caramella. La ricetta? È un mistero, proprio come l’animale a cui si ispira. L’unica cosa che ci è dato sapere è che è completamente naturale.

I gin dedicati agli unicorni

La lacrime di unicorno sembrano essere un ingrediente apprezzato anche dai produttori di gin! Firebox ci propone un gin dal gusto fresco e aromatizzato, dove spiccano tocchi di citronella, arancia e liquirizia. Anche in questo caso, la bevanda è arricchita da brillantini argentei, ovviamente commestibili, che rendono il gin prezioso e affascinante. Perfetto per il vostro gin tonic e per vivere una serata… magica! Esiste anche la versione aromatizzata al lampone, rosa e scintillante.

Per Zymurgorium, invece, il gin giusto da dedicare a un unicorno è quello che sa di marshmallow. Il sapore di Realm of the Unicorn è proprio quello della sofficissima caramella, reso più speziato da note di ginepro e vaniglia.

Christine and Stephen Ditchfiel, fondatori di 3 Pugs, non si sono limitati a dedicare una bevanda agli unicorni. Il duo si è superato immaginando la trasformazione in unicorno dei loro tre cagnolini, la cui missione è quella di salvare la principessa dello zucchero filato. Neanche a dirlo, Rise Of The Unicorn Pugs ha il sapore di una nuvoletta zuccherata, a cui si aggiungono note di ginepro e agrumi. Il colore? Rosa e glitterato, ovviamente!

La birra al sapore di unicorno

Amanti della birra, ce n’è anche per voi! È in arrivo dagli Stati Uniti la Sour Me Unicorn Farts, una birra fruttata che sa di cioccolato e biscotto. Nonostante in questo caso l’ingrediente segreto non siano le lacrime ma le puzzette di unicorno, non potevano di certo mancare i glitter commestibili.

La bevanda è un’edizione limitata e nasce dalla collaborazione tra DuClaw Brewing Co., azienda produttrice di birra artigianale del Maryland, e Diablo Doughnuts, azienda che si dedica alla produzione di ciambelle a Baltimora. È stata lanciata a marzo negli USA e non si sa ancora quando arriverà nel nostro Paese.

Siete pronti a buttarvi nel mondo luccicante degli unicorni?

 TAGS:Unicorn Tears Gin 50ml

Happy New Beer’s Eve!

Il 7 aprile è il National Beer Day negli Stati Uniti, ma i festeggiamenti non si limitano a questa data. Il giorno prima, infatti, si celebra quella che gli americani chiamano New Beer’s Eve, la vigilia della Nuova Birra! Vi state chiedendo quale sia il senso di questa festa? Beh, dobbiamo tornare indietro ai tempi del Proibizionismo.

New Beer's Eve: un passo importante verso la fine del proibizionismo - Uvinum

I tempi bui del Proibizionismo

Ogni amante delle birra che si rispetti dovrebbe conoscere questa storia. Dal 1920 al 1933 ogni bevanda alcolica era assolutamente proibita negli Stati Uniti. L’unica maniera per assaporare una goccia di alcool era quella di rivolgersi a fabbricanti illegali e contrabbandieri, che fecero la loro fortuna in quegli anni. Insomma, quella che era stata pensata come una legge per difendere la morale e l’efficienza sociale si era trasformata in una manna per la criminalità organizzata.

Non solo. Durante i “ruggenti anni venti” si diffusero per tutto il Paese i cosiddetti speakeasy, bar dove si vendevano illegalmente alcolici, si giocava d’azzardo e si consumavano sostanze stupefacenti. Neanche a dirlo, erano i luoghi di ritrovo preferiti dei gangster più pericolosi.

Per il Governo Federale degli Stati Uniti, invece, la prima conseguenza fu la perdita del circa 14% delle sue entrate, che derivavano proprio dalla tassazione degli alcolici. Inoltre, il Bureau of Prohibition, il dipartimento che si occupava della lotta contro l’alcool, richiedeva sempre più risorse in termini di uomini e denaro: nel 1930, ne facevano parte quasi 4.500 agenti, per una spesa che superava i 14 milioni di dollari. A questo si aggiungevano poliziotti, ufficiali della dogana e la guardia costiera.

Un buon momento per farsi una birra

Il 22 marzo 1933 il Presidente Franklin D. Roosevelt firmò la legge Cullen-Harrison, che legalizzava la vendita di birra con un contenuto alcolico pari o inferiore al 3,2% Vol. All’epoca si pensava, forse ingenuamente, che questo livello di alcool era troppo basso per dare effetti tossici. La leggenda vuole che, al momento della firma, il presidente Roosevelt pronunciò la famosa frase “sarebbe un buon momento per bere una birra”. Una battuta da film americano!

Mito o no, la legge entrò in vigore il 7 aprile. Il giorno prima, milioni di americani si misero in fila davanti a pub e bar, aspettando che scoccasse la mezzanotte per gustare le prime birre legali dopo 13 anni di astinenza. Non sorprende che solo nelle prime 24 ore dopo la fine del divieto siano stati consumati circa 1,5 milioni di barili di birra.

Il Proibizionismo terminò ufficialmente il 5 dicembre 1933 con la ratifica del XXI Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Gli americani poterono finalmente tornare a bere bevande alcoliche regolarmente tassate, i bar illegali chiusero i battenti, si crearono più di un milione di nuovi posti di lavoro e la criminalità perse numerose entrate. Era davvero la fine di un’epoca buia.

Come non unirsi ai festeggiamenti? Ecco la nostra selezione di birre: