In viaggio tra i vini dell’Africa

Negli ultimi anni, l’Africa è diventata la terra promessa del vino. La reputazione e la qualità dei vigneti del Sudafrica sono ben noti, ma è il continente nel suo insieme che sta vivendo una vera e propria rivoluzione vinicola.

Non solo Sudfrica: in viaggio tra i vini africani - Uvinum

Quando si parla di Africa e vino, però, è bene ricordare che in molte zone del continente le bevande alcoliche sono vietate dalla religione, ed è per questo motivo che la produzione e il commercio del vino non si sono mai sviluppati tanto come in altre parti del mondo.

Salite a bordo e fate un viaggio con noi nel continente africano… giusto per il tempo di leggere questo articolo!

Sudafrica

Lo stato del Sudafrica rappresenta senza dubbio la zona del continente più famosa – e più apprezzata – per i suoi vini. La viticoltura vi si pratica fin dal 1600, quando fu introdotta dagli olandesi che si occupavano dei traffici commerciali tra Europa e Oriente. Furono poi gli Ugonotti francesi e olandesi – in fuga dall’Europa a seguito della revoca dell’Editto di Nantes da parte del sovrano francese Luigi XIV – che dal 1680 circa fecero diventare vigneti e frutteti i principali protagonisti dell’economia del paese.

In Sudafrica si trovano tre importantissime zone vinicole, che oggi stanno conquistando i mercati mondiali. La prima, la più antica, è quella di Constantia, situata sul Capo di Buona Speranza, dove nel 1685 fu fondata la prima cantina sudafricana. Seguono Stellenbosh, famosa anche per i suoi vini fortificati, e Paarl, dove vengono prodotti spumanti e brandy.

Oggi, il vitigno più coltivato è lo Chenin Bianco, qui chiamato Steen, che vince su Chardonnay, Sauvignon, Riesling, Colombard e Cape Riesling, da noi più famoso come Moscato d’Alessandria. Tra le uve a bacca rossa, invece, primeggiano il Cabernet Sauvignon, il Cinsault, il Merlot e lo Shiraz. Importantissimo è anche il Pinotage, una varietà locale ottenuta dall’incrocio tra Cinsault e Pinot Nero.

Tanzania

La Tanzania si è buttata solo recentemente nel settore vinicolo. Nel 2002 l’ingegnere veronese Fiorenzo Chesini ha pensato bene di investire ingenti risorse in un progetto di valorizzazione a favore dei produttori locali. Grazie agli investimenti di Chesini, sono sorte delle cantine all’avanguardia nel cuore della regione di Dodoma, situata su un altipiano di 1.100-1.200 m proprio nel centro del Paese.

Dalle cantine del villaggio di Hombolo ci arrivano dei vini di qualità, intensi e esotici, che non hanno nulla da inviare a quelli di altri paesi e continenti. I vigneti tanzaniani ospitano soprattutto uve Marzemino, Teroldego, Aglianico e Syrah, varietà introdotte precedentemente dai missionari europei.

Kenya

Il Kenya è ancora alle prime armi per quanto riguarda la produzione di vino. Al momento, i migliori sono quelli a base di uve Colombard prodotti nella zona del Lago Naivasha, a nord-ovest di Nairobi.

Se volete assaporrare qualcosa di davvero tipico, allora non potete non provare il mnazi, un vino biancastro ricavato dalla palma di cocco. Il vino di cocco è ottenuto dalla fermentazione della linfa della palma e presenta un sapore piuttosto acido. Dobbiamo avvertirvi, però: il mnazi non sembra incontrare il gusto della maggior parte dei viaggiatori europei!

Etiopia

Purtroppo, l’origine della vitivinicoltura in Etiopia è legata a una pagina nera della storia, quella del colonialismo italiano in Abissinia. Le truppe italiane di occupazione, infatti, iniziarono a coltivare la vigna vicino alla capitale, Addis Abeba, per produrre in loco del vino. Dopo l’indipendenza dall’Italia (1947), la produzione di vino fu nazionalizzata e lasciata ristagnare per parecchi anni.

Questo fino al 2012, quando il colosso francese Castel, su invito dell’ex presidente Meles Zenawi, decise di investire sullo sviluppo della viticoltura in Etiopia. Dalla Francia arrivarono uve Syrah, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, che sembrano aver trovato il loro ambiente ideale sugli altipiani e nelle verdi vallate etiopi.

Vini dal continente africano - Uvinum

Nordafrica

I vini marocchini sono perlopiù vini rossi. La zona maggiormente coltivata a vite è quella della valle di Meknes, a ovest di Fez e situata a circa 600 m di altitudine. Altri vigneti si possono trovare sulla costa, nelle città di Rabat e Casablanca, e sulle montagne della catena dell’Atlante.

La Tunisia, invece, è specializzata in vini bianchi di ottima qualità. La Tunisia è uno dei pochi Paesi africani dove la vitivinicoltura ha origini profonde: il Moscato veniva qui coltivato e vinificato già dai fenici.

Nel nostro tour non poteva certo mancare l’Egitto. La coltivazione e la produzione del vino egiziane vantano una lunga tradizione, come testimoniano i geroglifici che decorano le tombe dei faraoni e i documenti scritti ritrovati dagli archeologi. Il Delta del Nilo era intensamente coltivato a vite dagli antichi egizi e il vino era la bevanda preferita dai nobili. Secondo la leggenda, fu lo stesso dio Osiride ad insegnare agli uomini a produrre il vino.

Con il tempo, però, la vitivinicoltura egiziana ha subito uno stop (circa il 90% della popolazione è musulmana). Oggi, sembra esserci la volontà, da parte di alcuni produttori locali, di investire nella produzione e nell’esportazione di vini – bianchi, rossi e rosé – per portare l’Egitto a una posizione competitiva nel mercato internazionale.

Beh, non siete curiosi? Mettete “Africa” di Toto a tutto volume e iniziate a scoprire l’Africa partendo dal bicchiere!

 

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Boschendal Pinotage 2016

Al naso, presenta note di ciliegia matura, ribes, prugna e un tocco di cioccolato fondente. In bocca, invece, è possibile riconoscere eleganti sfumature di fumo e pelle.

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Vergelegen Sauvignon Blanc 2016

Vino sorprendentemente elegante, regala aromi di fiori di tiglio, uva spina, guava, pepe bianco e mela cotogna. Secondo gli utenti di Uvinum, merita una valutazione di 4 punti su 5.

Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

In fondo al mar: quando i vini invecchiano sott’acqua

No, i vini non invecchiano solo in oscure cantine. Alcuni produttori vinicoli preferiscono far riposare i loro vini sott’acqua, direttamente in mare, dove le condizioni ambientali sembrerebbero essere migliori e le caratteristiche organolettiche del vino vengono mantenute inalterate.

Le ragioni, se ci pensate, sono abbastanza chiare: assenza di ossigeno, assenza di luce, temperatura costante, immobilità. Non si potrebbe chiedere di meglio per far invecchiare il proprio vino in tranquillità!

lecantine acquatiche: quando i vini invecchiano sott'acqua - Uvinum

Come è nata l’idea?

L’idea di una cantina sott’acqua è nata nel 2010, grazie al ritrovamento di una nave affondata nel 1880 nell’arcipelago delle Aaland, fra Svezia e Finlandia. I sommozzatori trovarono 168 bottiglie di Champagne, molte delle quali firmate Veuve Clicquot, che probabilmente erano dirette alla corte russa.

Molte delle bottiglie sono state restituite alla casa madre, altre sono state destinate ad esami e prove in laboratorio, altre ancora sono state aperte. La tentazione di assaporare il frutto di 170 anni di sepoltura marina era troppo forte! Sebbene il perlage fosse quasi del tutto scomparso, il vino era inaspettatamente ancora integro.

Nel 2014, Veuve Clicquot ha dato il via al progetto “A cellar in the sea”, una cantina sotto il mare, a 42 metri di profondità, dove lasciare invecchiare lo Champagne in condizioni naturali. Il progetto prevede il posizionamento di diversi vini (una selezione di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi-Sec), in diversi tipi di contenitore, accanto al famoso relitto. I vini verranno tenuti sotto stretta osservazione e sottoposti ad esami di laboratorio per cinquant’anni.

Le cantine sommerse d’Europa

Il Mediterraneo è la culla delle cantine sommerse. In Grecia, nella stupenda isola di Santorini, la cantina Gaia Wines dispone le sue gabbie metalliche piene di bottiglie di vino Thalassitis, prodotto con la nobile uva Assyrtico, a una profondità di 25 metri per almeno 5 anni. In Croazia, invece, optano per un metodo un po’ più “vintage”. La cantina Edivovino ripone le sue bottiglie di vino in anfore di terracotta e le lascia riposare sul fondo del mare per 1-2 anni.

Anche gli spagnoli non si sono lasciati sfuggire l’occasione di utilizzare il mare come cantina. Vina Maris fa risposare il suo vino, sia bianco che rosso, in bottiglie sigillate a una profondità di 30 metri a largo di Calpe, vicino ad Alicante.  Nei Paesi Baschi, più precisamente a Plentzia, esiste anche un laboratorio che studia l’invecchiamento del vino sott’acqua: il Lseb – Laboratorio submarino envejecimiento bebidas.

Lo Château francese Larrivet Haut-Brion, invece, ha inabissato alcuni dei suoi pregiati Bordeaux nelle profondità dell’Oceano Atlantico.

Invecchiamento dei vini sott'acqua in Italia - uvinum

E in Italia?

In Italia, il pioniere delle cantine acquatiche è stato Piero Lugano, proprietario dell’azienda vinicola Bisson di Chiavari. Nel 2009, Lugano ha posizionato ben 6.500 bottiglie dello spumante Abissi sul fondale del golfo di Portofino. Oggi le bottiglie della sua Riserva Marina di Portofino sono oltre 30.000.

Dal 2010, la Tenuta del Paguro di Brisighella ha affondato migliaia di bottiglie di Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera al largo di Ravenna. Continuando a parlare di Mar Adriatico, il Lagunare rosso di Ornella Molon Traverso viene lasciato invecchiare per 6 mesi in botti calate nella Laguna di Caorle.

In Sardegna, la Cantina Santa Maria La Palma di Alghero fa riposare il suo Vermentino DOC nella stupenda Area Marina Protetta di Capo Caccia.

 

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Bisson Metodo Classico Dosage Zero Abissi 2015

Dopo la vinificazione, lo spumante viene imbottigliato, posizionato in gabbie di acciaio inox e immerso sott’acqua ad una profondità di 60 metri, alla temperatura costante di 15° per 18 mesi. 

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

 TAGS:Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.

Perché il vino si utilizza per cucinare e qual è il più consigliato?

Fin dall’antichità, i vini sono stati usati in cucina per conferire maggior intensità e sapore a tutti i tipi di piatti. Nonostante molti credano che si dovrebbero utilizzare vini di qualità inferiore e più economici, in realtà non è raccomandabile. In seguito vi diremo quali sono i vini migliori per cucinare e perché.

Quali vini usare per cucinare

Miglior qualità. Come abbiamo già detto, è meglio evitare i vini economici e non dovremmo cucinare con un vino che non berremmo perché un buon piatto può anche essere rovinato da un vino economico e insipido.

Un ingrediente in più. Per non esagerare e sprecare un buon vino scioccamente, quando cuciniamo dobbiamo tenere presente che il vino è uno degli ingredienti della ricetta, che dovremmo seguire alla lettera. Cioè utilizzare solo la quantità stabilita.

Abbinamento perfetto. Non sempre si sceglie il vino giusto per cucinare. Non ci sono regole precise, quindi dobbiamo tentare e sperimentare in cucina. Prova diversi vini, ricette, sapori e scegli quello che ci regala il sapore che stiamo cercando per il nostro piatto.


Vini rossi. Parlando di tipi di vino, il rosso è consigliato per cucinare stufati, spezzatini e carni forti. Per questi piatti si raccomandano vini come Merlot, Pinot Nero, Tempranillo, Cabernet Sauvignon, Syrah o Monastrell.

Vini bianchi. Presentano più acidità e sono adatti per cucinare stufati di pesce o pesce in generale, preferendo i bianchi aromatici e fruttati. Li possiamo scegliere anche per le carni bianche, in alternativa ai rosati.

Vini bianchi dolci. Questo tipo di vino è riservato per salse molto dolci. Dobbiamo tener presente che sarà uno degli ingredienti principali per la salsa, quindi non possiamo scegliere vini troppo forti.

Ricette piccanti. In piatti con sapori più forti, saporiti e anche piccanti, possiamo aggiungere alla ricetta vini rossi giovani e vini bianchi aromatici come il Gewürztraminer, il Riesling o il Viognier.

Vino de Jerez. Questo tipo di vino si utilizza spesso in cucina. Soprattutto serve per accompagnare zuppe e stufati di carne.

Vini giovani o invecchiati. Abbiamo già visto che vanno bene sia per la carne che per il pesce. Inoltre sono particolarmente raccomandati per i legumi, e consigliamo soprattutto i vini invecchiati per carni di manzo o agnello.

Festa della mamma: 5 cocktail per festeggiare

Di mamma ce n’è una sola, per questo va festeggiata come si deve! Se siete stanchi dei soliti fiori e dei cioccolatini, potete valutare l’idea di stupirla con dei drink speciali! Ecco 5 ricette di cocktail freschi e fruttati per coccolare le vostre mamme in questa giornata speciale.

5 cocktail per festeggiare la mamma! - uvinum

Pink Lady

Ingredienti:

• 6 cl di gin
• 1.5 cl di succo di limone fresco
• 0,75 cl di sciroppo di granatina
• 1 cl di albume d’uovo

Shakerate gli ingredienti con del ghiaccio. Versate il composto in una coppetta da cocktail o in un bicchiere da Martini, facendo attenzione a filtrare il tutto. Decorate con una scorza di limone.

Per una versione meno “acida”, sostituite il succo di limone con della crema di latte e decorate con una ciliegia candita.

Rossini

Ingredienti:

• 10 cl di Prosecco o Champagne
• 5 cl di purea di fragole

Per ottenere la purea, pestate a mano 4 o 5 fragole e filtrate il succo con un colino. Nel frattempo, raffreddate un calice o una flûte con del ghiaccio. Una volta freddo, svuotate il bicchiere e versateci la purea o lo spumante. Mescolate delicatamente e guarnite con una fragola incastrata nel bordo.

Strawberry Martini

Ingredienti:

• 25 cl di Martini
• 10 cl di liquore alla fragola
• Fragole fresche
• Fetta di limone

In uno shaker, mescolate il ghiaccio, il Martini e il liquore alla fragola. Shakerate per qualche minuto. Versate il cocktail in una coppetta da cocktail, aggiungete un cubetto di ghiaccio una fragola e una fettina di limone come guarnizione.

Cocktail golosi per celebrare la festa della mamma - Uvinum

Orange Marmalade

Ingredienti:

• 6 cl di gin
• 5 gr di marmellata di arance
• 2 cl di succo di limone fresco
• Una spruzzata di Orange Bitter
Mettete la marmellata in uno shaker, aggiungete il gin e iniziate a mescolare. Aggiungete anche gli altri ingredienti, riempite lo shaker con del ghiaccio e shakerate con forza. Versate il tutto in una coppetta da cocktail.

Cosmopolitan analcolico

Ingredienti:

• 12 cl di succo di mirtillo
• 3 cl di succo di lime
• 3 cl di aranciata
• Un cucchiaino di zucchero di canna
• Un goccio di acqua tonica
• Mirtilli freschi

Mescolate in uno shaker tutti gli ingredienti con del ghiaccio. Versate il drink in una coppetta da cocktail e decorate con mirtilli freschi.

Tanti auguri a tutte le mamme e… cin cin!

Il cioccolato e il vino ritardano l’invecchiamento

Due dei piaceri più preziosi di questa vita, il cioccolato e il vino, possono preservarci dall’invecchiamento. Una ricerca pubblicata sulla rivista BMC Cell Biology dimostra che le cellule umane possono essere ringiovanite, se mangiamo e beviamo (sempre con moderazione) entrambi. Scopriamo perché.

Il resveratrolo, antiossidante per prevenire l’invecchiamento

Sebbene siano già emersi diversi studi che fanno riferimento a questa affermazione, questa recente ricerca dimostra che i prodotti chimici simili al resveratrolo, che è un antiossidante presente in diverse piante e alimenti, come il cacao o l’uva, ringiovaniscono la pelle.

Lo studio, condotto da ricercatori delle università di Exeter e Brighton nel Regno Unito, e guidato da professori di genetica molecolare, ha rilevato che aggiungendo sostanze simili al resveratrolo al processo d’invecchiamento delle cellule umane, non solo le cellule vecchie sembravano più giovani, ma iniziano anche a dividersi di nuovo. Questo sarebbe, di fatto, il comportamento normale delle cellule giovani.


I responsabili dello studio hanno spiegato di aver ripetuto più volte l’esperimento. In ogni caso, le cellule sono ringiovanite. Quindi la ricerca riafferma che sia il cacao che il vino sono potenti antiossidanti, che rigenerano le nostre cellule e rallentano l’invecchiamento della pelle.

Benefici del cioccolato

Come possiamo vedere, quindi, grazie agli antiossidanti, il cioccolato trasforma la pelle e la rende più giovane e liscia. Infatti, è noto che i trattamenti estetici di chocoterapia per il corpo consentono di migliorare l’epidermide.

Ma, se ciò non bastasse, il cioccolato fa bene al cuore. La Società Spagnola di Dietetica e Scienze dell’Alimentazione, Sedca, indica che il cioccolato fondente è quello che apporta più nutrienti e abbassa la pressione sanguigna.

Inoltre, a livello psicologico, i medici affermano che una porzione normale di cioccolato provoca un’elevata attività psicofarmacologica. Pertanto, si raccomanda per combattere la depressione o lo sconforto perché attiva l’ormone della felicità, mentre ci dà energia e benessere. Come sappiamo, il cacao nero è il migliore per la salute, anche se non possiamo abusarne.

Proprietà del vino

Soprattutto il vino rosso ha molte proprietà. Da un lato, dato che l’uva contiene polifenoli antiossidanti, regala giovinezza alla nostra pelle. Ma aiuta anche a combattere i radicali liberi, aumenta il colesterolo buono, protegge il cuore e ci rilassa. E, come il cioccolato, fornisce energia rilasciando endorfine.

Il vino dove essere bevuto con moderazione, tanto che la dieta mediterranea lo include e ne consiglia un bicchiere al giorno.

 

Il sole nel vigneto

Il 3 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Sole. Il sole è indispensabile per la vita sulla Terra, in quanto è la nostra prima fonte di luce, energia e calore.

Forse l’hai sempre dato per scontato, ma una buona esposizione al sole è fondamentale per una crescita sana delle viti e dei grappoli d’uva con cui si produce il nostro amato vino.

Giornata mondiale del sole: l'importanza del sole per la vigna - Uvinum

No luce, no uva

La vite è una pianta eliofila – aggettivo composto dalle parole greche Hélios, sole, e filèin, amare. Come ci suggerisce il nome, è una pianta che necessita dell’esposizione diretta alla luce solare per poter crescere, germogliare e produrre i propri frutti.

Uno degli elementi più importanti a cui l’agronomo deve pensare al momento di progettare un vigneto, è proprio l’esposizione alla luce solare, tenendo in conto anche le ore giornaliere in cui le piante saranno esposte al sole. La vite è, infatti, una pianta a giorno lungo, che ha bisogno di molte ore di luce – circa 1300 ore di sole durante la stagione di crescita – per poter svolgere le funzioni vegetative e riproduttive. Ecco perché, in generale, si prediligono le zone situate ad un’altitudine elevata.

Il colore e gli aromi dell’uva sono dovuti al sole

Sapevi che più ci si avvicina alle alte latitudini e più è difficile ottenere vini rossi? Questo perché le piante necessitano molta più energia per assicurare la sintesi delle materie coloranti dei frutti che per produrre zuccheri. Questo spiega perché regioni come l’Alto-Adige e la Valle d’Aosta sono famose soprattutto per i loro bianchi aromatici.

Allo stesso modo, i vini delle regioni meridionali presentano una struttura più densa, aromi più concentrati e una gradazione alcolica più elevata. Ciò è dovuto al fatto che una maggior quantità di luce fa aumentare gli zuccheri nei frutti e diminuire gli acidi e i tannini.

L’essiccazione al sole

Il sole è fondamentale nel processo di lavorazione di uno dei prodotti enologici italiani tra i più importanti e celebri: il vino passito. I vini passiti sono ottenuti attraverso le stesse tecniche di vinificazione impiegate per i vini classici, ma le uve utilizzate vengono prima sottoposte ad un periodo di appassimento. Questo processo fa sì che gli acini perdano la componente liquida e raggiungano uno stato di sovramaturazione. Le uve disidratate presenteranno così un’alta concentrazione di zuccheri, sali minerali e aromi.

L’appassimento può avvenire direttamente sulla pianta, in ambienti chiusi in particolari condizioni di umidità e temperatura, o ancora posizionando i grappoli raccolti su degli appositi graticci sotto al sole.

È con quest’ultima modalità che si ottengono alcuni gioielli come il Passito di Pantelleria, lo Sforzato di Valtellina, l’Amarone della Valpolicella, il Greco di Bianco, l’Erbaluce di Caluso passito.

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Donnafugata Passito di Pantelleria Ben Ryé 2015

Il Passito di Pantelleria Ben Ryé di Donnafugata è elaborato con uve Zibibbo. Dalla gradazione di 14.5% Vol., ha ottenuto un punteggio di 4 punti su 5 dalla community di Uvinum

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Bertani Amarone Della Valpolicella Classico 2009

L’Amarone della Valpolicella Classico di Bertani nasce nei vigneti di Villa Novare, nel cuore della Valpolicella Classica. Questi vigneti sono dedicati esclusivamente alla coltivazione di uve destinate all’appassimento. 

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Kellerei Bozen Cantina Bolzano Gewürztraminer Südtirol Alto Adige 2018

“Produrre buoni vini è un mestiere, fare grandi vini è un’arte”: questo è il motto dalla Cantina Bolzano / Kellerei Bozen. Una filosofia che si riscontra nella qualità dei loro vini, di cui questo Gewürztraminer 2018, fresco, fruttato e aromatico, ne è un buonissimo esempio. 

Vino 2.0: i nuovi mestieri del vino

In un mondo in cui nessuno può più fare a meno del cellulare e dei social network, anche il mondo del vino si è aggiornato. Alle classiche figure del viticoltore, dell’enologo e del sommelier, si sono affiancati anche nuovi professionisti, più “tecnologici”.

Ecco una lista dei nuovi professionisti del vino, figure di riferimento che hanno il compito di far conoscere il prodotto al grande pubblico.

Il vino nel XXI secolo: le nuove professioni del vino - Uvinum

Wine blogger

Perché andare in una cantina o in un negozio specializzato se si possono reperire tutte le informazioni necessarie su un vino direttamente a casa su internet? Se si digita la parola “vino” su Google, è facile trovare tra i risultati di ricerca blog tenuti da persone appassionate di vino e scrittura.

Il wine blogger è un sommelier, un giornalista, il proprietario di una cantina o un semplice appassionato che ama dire la sua. Nei loro siti si possono trovare recensioni, consigli, news, curiosità e informazioni su prodotti ed eventi, raccontate in modo più o meno professionale.

Wine influencer

Non solo moda! Gli influencer – coloro che sfruttano la loro immagine sui social, in particolar modo Instagram, per pubblicizzare prodotti – si occupano anche di vino. Una bella foto, il “tag” alla cantina produttrice e gli hashtag giusti: il gioco è fatto! Naturalmente se ti sei conquistato la fiducia di un qualche migliaio di followers…

Questa volta, cercate la parola “vino” su Facebook, Twitter e Instagram: non è poi raro incontrare i profili social di cantine e critici enologici. Le reti sociali, al giorno d’oggi, sono il nuovo modo per farsi pubblicità! Ecco perché il community manager è diventato una figura chiave nella strategia di marketing di qualsiasi azienda, anche vinicola.

Wine promoter

Il wine promoter è un organizzatore di eventi specializzato nel campo del vino. È lui che sceglie quando, dove e come un vino deve essere lanciato e/o degustato. Deve conoscere alla perfezione sia il produttore che il consumatore, in modo da poter creare la situazione e l’atmosfera giuste per far sì che il prodotto venga associato a un’esperienza positiva e divertente. Un passo falso potrebbe voler dire il fallimento di un prodotto!

Vino 2.0: i nuovi mestieri del vino

Wine hunter

È il “cacciatore di teste” delle bottiglie. Sei un collezionista di bottiglie pregiate e non sai dove recuperare quel Bordeaux di quell’annata tanto speciale? No problem, ci pensa il wine hunter a rintracciarla. I tempi si stringono, le contrattazioni si snelliscono e il cliente è felice.

Anche le cantine e le enoteche possono assumere un wine hunter per farsi conoscere dalla clientela giusta, più mirata ed esclusiva.

Wine driver

Si sa, il vino è convivialità! Si esce con gli amici, si beve un po’ più del dovuto e non si sa come ritornare a casa. Il wine driver è colui che può risolvere il problema! Utilizzando la sua auto o la tua, ti riporta a casa senza rischi.

Game of Thrones: un gioco di bicchieri

Siete fan della serie e state aspettando con trepidazione il finale? Rilassatevi con un bicchiere di vino. Firmato Game of Thrones, ovviamente!

HBO, il network proprietario del marchio Game of Thrones, sta approfittando del successo stellare della serie TV per lanciare sul mercato gadget e prodotti di ogni tipo, compresi vini, birre e distillati. Alcuni sono, per il momento, dedicati al mercato statunitense, ma altri sono già disponibili in Europa.

Game of Thrones: i vini, le birre e i whisky dedicati alla serie - Uvinum

More wine!

Durante la serie sono molte le scene in cui i personaggi sorseggiano – e in alcuni casi tracannano – del vino, primi fra tutti Robert Baratheon, Cersei e Tyrion. Sembrerebbe, infatti, che il vino sia uno dei pochi personaggi capaci di sopravvivere a tutte le stagioni!

HBO e la Vintage Wine Estates, proprietaria di alcuni vigneti americani, hanno lanciato quattro diversi tipi di vino: un Red Wine, un Cabernet Sauvignon, uno Chardonnay e un Pinot Noir. Tutti e quattro vengono venduti in eleganti bottiglie con etichette riccamente decorate e riportanti il logo ufficiale della serie.

Il gravoso compito di ideare un nettare degno del trono di spade è stato assegnato al famoso enologo Bob Cabral, che ha accettato con entusiasmo la sfida di creare dei vini che rappresentassero al meglio i personaggi della sua serie preferita. Non ci resta altro che provarli!

Beer is coming

L’azienda americana Brewery Ommegang, specializzata in bevande di tradizione belga, è stata incaricata da HBO di realizzare una collezione di birre dedicate a Game of Thrones.

Della collezione fanno parte cinque diverse bottiglie: Hand of the Queen, una Barleywine Ale ispirata a Tyrion Lannister; Queen of the Seven Kingdoms, una bionda dedicata a un’altra bionda, Cersei; Mother of Dragons, una miscela di Porter Affumicata e Kriek in onore di Daenerys Targaryen; King in the North, una Imperial Stout fatta invecchiare in botte dedicata a Jon Snow; For the Throne, una Strong Golden Ale fermentata con succo di Pinot Grigio e Viognier. A chi è dedicata? Beh, a chi alla fine occuperà il Trono di Spade.

Things I do for whisky

Diageo e HBO hanno pensato di celebrare le otto stagioni della serie con otto bottiglie di Single Malt Scotch Whisky, ognuna delle quali è dedicata ad una casata:

  1. Alla casata Greyjoy, che regna sulle Isole di Ferro, è toccato un Talisker Select Reserve distillato sull’isola di Skye.
  2. Ai Lannister, si sa, piace il potere. A loro è stato assegnato un Lagavulin invecchiato 9 anni, whisky prodotto in una distilleria che da oltre 200 anni domina le nostre di Islay. Appropriato, non trovate?
  3. La distilleria scozzese Dalwhinnie è situata ad alte latitudini, in un ambiente freddo e lontano. Ci poteva essere un whisky migliore per gli Stark, signori del Nord, che il Dalwhinnie Winter’s Frost?
  4. Per la famiglia Tully, i signori delle Terre dei Fiumi, è stato assegnato un Singleton of Glendullan Select, che nasce sulle rive del fiume Fiddich.
  5. Ai leggendari Targaryen, e più in particolare a Daenerys, è stato dedicato un Cardhu Gold Reserve. D’altronde, la distilleria Cardhu fu avviata principalmente da Helen Cumming e dalla nuora Elizabeth nell’800, in un’epoca in cui solo gli uomini potevano occuparsi di whisky. Girl power!
  6. Una bottiglia nera per i Guardiani della Notte! A loro è dedicato un Oban Bay Reserve, la cui distilleria sorge a strapiombo sulla baia che divide le Highlands occidentali dalle Islands scozzesi. Non vi ricorda il Castello Nero?
  7. Alla reale famiglia Baratheon non poteva che essere assegnato un whisky altrettanto reale: un Royal Lochnagar 12 Year Old.
  8. La distilleria Clynelish è situata nel mezzo di un paesaggio bucolico, fatti di verdi pascoli e ridenti colline. Ecco allora che il Clynelish Reserve sembra essere la scelta più ovvia per i Tyrell, i signori dell’Altopiano, dove si trovano le terre più fertili del Continente Occidentale.

E visto che senza Estranei Game of Thrones perderebbe una parte piuttosto importante della storia, è giusto che anche a loro venga dedicata una bottiglia: White Walker by Johnnie Walker. Da servire ghiacciato, ovviamente!

Come direbbe il Re Folle, drink them all!

 

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Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Un whisky che mette i brividi (servitelo ghiacciato!) è stato scelto per rappresentare gli spaventosi Estranei. Il loro è un blend di single malt Cardhu e Clynelish, distillerie situate nel nord della Scozia.

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Lagavulin 9 Anni Game Of Thrones House Lannister

Questo Lagavulin invecchiato 9 Anni è dedicato alla casa dei Lannister. È un Single Malt che “ruggisce” come un leone, da apprezzare liscio o con una spruzzata d’acqua.

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Cardhu Gold Reserve Game of Thrones House Targaryen

Il Cardhu Gold Reserve è il whisky scelto per rappresentare i Targaryen. È un whisky passionale, che rinchiude in sé tutta la grinta delle donne. Fu Helen Cumming ad avviare la distilleria con l’aiuto della nuora, distillando e vendendo il whisky illegalmente!